09/05/2010
L'EGREGORO JAHVE'
LA NASCITA DELLE RELIGIONI EBRAICHE
AL PRINCIPIO FU L'EGREGORO, E L'EGREGORO DIVENNE DIO.
L'Egregoro o "Coscienza di gruppo", si forma quando una o più persone si riuniscono per compiere una precisa azione, pensare secondo un dato schema ideologico ed entro certe linee operative, in modo da sperimentare le esperienze emotive, spirituali, e fisiche, corrispondenti alla qualità dell'intenzione attivante. Nell'Egregoro, le forze emotive, vitali, e mentali, di tutti i componenti del gruppo, si fondono in una Forma Pensiero di Gruppo, o Elementale Artificiale, che, se nutrito per secoli o millenni, diviene una Entità Energetica Divina, cioè un Dio artefatto e collettivo, che ha un potere infinitamente maggiore della somma delle menti che compongono il gruppo da cui è stato emesso. Una Forma pensiero egregorica, formata dal legame fra le parti consce, inconsce, e super consce di quanti contribuiscono alla sua costruzione e mantenimento energetico, è interrelata con molti livelli mentali, con altri aspetti di pensiero e con multiformi valenze d’energia Psichica. Per cui, essa non è l'addizione, ma l'elevazione a potenza, delle sue componenti.
Se il gruppo che ha proiettato l'Egregoro, cessa di incontrarsi nel rito dedicatogli, e di nutrirlo immaginalmente, questo Elemento Artificiale potentissimo, non scompare, ma entrato in latenza, può venire ri-attivato da un altro gruppo che operi sulle medesime linee rituali, mentali, ed immaginali di quello originario. La forma pensiero del nuovo gruppo, contatta allora l'Egregoro latente, lo rivivifica, e questo riprende ad operare attivamente attraverso i suoi nuovi canali espressivi.
L'Egregoro opera attraverso lo psichismo dei membri del gruppo che lo aggrega e sostiene energeticamente, attraverso l'uso ripetuto e quotidiano di rituali, cerimonie, visualizzazioni, scritture, recitazioni testuali, immagini dipinte o scolpite, cioè con strutture immaginali ed esterne che ne fissano la Forma Pensiero, ancorandola ad una formulazione sempre più completa, complessa e potente. Se il Rituale ed il Culto di un Egregoro in latenza, viene ri-membrato, riattivato, e praticato in accordo alle linee intenzionali dei suoi emittenti originari, dopo un dato periodo, la Coscienza Egregorica sopita si ri- manifesta: dapprima nelle vecchie modalità, per poi adeguarsi, lentamente, alle varianti immaginali e psichiche dei suoi nuovi ri-compositori, e degli eventuali offerenti accidentali.
Quando un rituale, degli scritti, e delle immagini simboliche egregoriche, sono state caricate ed attivate, in una pratica secolare, o millenaria, l'Elementale Artificiale che ne risulta, è un Centro di Coscienza potentissimo: un “Dio Particolare ed Esclusivo” in cui si organizzano i Poteri, le Facoltà, e gli Ideali di tutti coloro che, in quel lasso di tempo, hanno immesso nella sua struttura, l'energia dei loro pensieri, parole, ed azioni. Non solo i viventi e gli incarnati, ma anche i disincarnati e le Entità sovrumane, che agiscono sull'Egregoro richiamate per corrispondenza vibratoria, dai piani astrali e sottili, collaborano alla composizione complessiva della sua Forma, e del suo Potere. Difatti, ad ogni azione resa esplicita nel livello materiale, corrisponde, per risonanza vibratoria, l'Energia implicita che essa riverbera, richiamandolo dai livelli astrali e cosmici dell'Ologramma divino. Perciò, fondando un Culto Egregorico sul piano fisico, simultaneamente si forma nei piani interiori e sottili, una corrispondente Entità psichica di Gruppo, che diviene il Centro sottile della Coscienza, della Sapienza, e del Potere a cui gli elementi della Con-gregazione sacerdotale, o di un Popolo, che adori passivamente quel Dio artificiale, danno personalità ed energia individuale, e da cui attingono l'Ascendente risultante, potenziato collettivamente.
Questo Scambio, o Patto di Alleanza egregorica, ha luogo per tutta la durata della Pratica rituale e cultuale di un dato Egregoro, e si protrae nel tempo attraverso la sua trasmissione sapienziale, scritturale, simbolica, e di Lignaggio: cioè genetica e razziale. La nozione di Egregoro astrale, spiega il perdurare di idealità costruttive e distruttive, di cui le manifestazioni o Epi-Fanie variano di tempo e luogo, ma che sono tutte gli strumenti “disponibili” di una data realtà egregorica omogenea. I raggruppamenti umani che servono un dato Egregoro, cambiano, evolvono, spariscono, ma la Causa egregorica rimane, e può essere ripresa più tardi, da altri individui o da altre Aggregazioni cultuali dello stesso Lignaggio.
Gli impulsi mentali ed archetipi sotto i quali il gruppo opera, sono in accordo con la sua stessa tipologia costitutiva, e su di essi si organizza quindi la struttura della Forma Pensiero di Gruppo: L'Egregoro che essi vanno progressivamente formando e nutrendo con le proprie emozioni, concetti, intenzioni, ed azioni rituali e simboliche. Su questa struttura primaria, si fissa allora con lenta crescita, la materia vitale ed energetica del Corpo Egregorico: uno psicoplasma vitale capace di organizzarsi autonomamente, manifestandosi, in seguito al Grande Rituale del Richiamo orgiastico di Gruppo, come Canale Fisico ed Incarnazione Materializzata dell'Egregoro stesso.
Questo prodotto è il Figlio del Dio particolare di quel Gruppo: la Presenza Reale, richiamata in un corpo materiale che ne manifesta l'energia ed il potere, sul livello fisico terrestre. Questo è, ad esempio, il Messia degli Esseni e degli Ebrei.
Il Dio egergorico è quindi una Forma-Pensiero artificiale, fatta nascere e crescere nel tempo dalla concentrazione, pilotata, di una generazione di devoti e seguaci dopo l'altra. Le Entità astrali della ritualistica magica, posseggono un'esistenza indipendente, come Forze-pensiero od Elementi di natura. L’ Egregoro non ha un'esistenza organica maggiore, sul piano materiale, che in quello astrale, poiché essa non si concretizza che attraverso l'adesione passiva di esseri umani, alle opzioni forti già scelte intenzionalmente dagli Iniziatori del Patto egregorico. La Realtà astrale, nasce e si mantiene con l'onda d’influenza che il primo centro materiale propaga e diffonde. Quest'onda prende un'esistenza reale, dal momento che continua ad agitare e muovere il proprio centro di propagazione, e vi sussiste tanto più durevolmente, in quanto contiene sempre più energia, incontrando sempre minori resistenze nel supporto psichico delle proprie maestranze, e delle loro vittime esterne.
È così che le Società Segrete, Templari, e Magico rituali, a forte coesione razziale, e con animazione astrale molto viva, continuano a vivere astralmente, molto tempo dopo che la loro azione si è spenta sul piano materiale. Se su quest'ultimo interviene un raggruppamento identico, o a morfologia psico - simile, l'Egregoro può continuare ad alimentarsi e a crescere indisturbato. L'Ebraismo, di cui il Cristianesimo giudaico e l’Islam non sono che delle frange riformiste e scismatiche, ha il proprio Egregoro esclusivo in JAHVÈ ADONAI; e combatte quindi, necessariamente, tutte le formulazioni egregoriche e divine delle altre razze, etnie, e popoli. Negando, alienando, ed osteggiando il culto degli Dei ariani, egizio atlantidi, o delle altre razze, i Giudeo Cristiani, gli Ebrei, e gli islamici, che di fatto formano una sola Tri-unità Egregorica Semita, tentano semplicemente di imporre al mondo ed alle razze altrui, l'egemonia assoluta del proprio Genio tribale e razziale: Jahvè, Geova, o Allah.
Se l'Egregoro è l'Idea trasmessa, la Catena Occulta rappresenta non questo Ideale, ma i protagonisti che lo hanno concepito e realizzato, e tutti coloro che lo promuovono. L’Egregoro è uno, la Catena occulta è, al contrario, costituita da diverse Entità: i promotori delle idee, del passato e del presente, che ora vivono nei tre livelli di esistenza: Fisica, Psichica e Mentale, o Spirituale. La Catena Occulta si compone di esseri materiali ed astrali, ed assomiglia ad una vasta rete occulta che organizza, per i propri fini, un ampio gioco di relazioni e di azioni interattive, i cui partecipanti possono avere sia un ruolo consapevole ed attivo, che occasionale, passivo, o di adesione blandamente favorevole.
JAHVE' ZION ADONAI è quindi il Dio Egregorico, formulato come Unico oggetto della loro Monolatria, dagli Ebrei Leviti di Mosé, nel deserto del Sinai, durante il tempo del loro Esilio; inteso alla costruzione del loro Patto di elezione razziale. Gli Ibridi Habiru, o Hyksos Ebrei, dopo essere stati per tre secoli i Re Pastori Hyksos, e i Faraoni in un Egitto invaso, si sono ridotti ad una etnia di mandriani nomadi e di briganti, animata da un forte spirito di rivalsa, e da un odio illimitato per le altre razze.
Per realizzarsi nuovamente come popolo regale dominante, questo gruppo, sotto la guida di Akhenaton, auto elettosi Profeta di Aton-Adonai, e del “Patriarca” Mosé, - o di Akhenaton-Mosé, se i due sono una sola persona - accetta il lungo isolamento nel deserto del Sinai. Har Sinai significa: monte da cui irradia Sina, cioè l'Odio, ed è qui che Mosè, o chi per lui, porta il "suo nuovo Popolo", allo scopo di creare l'Egregoro del loro specifico Dio razziale esclusivo: Jahveh, fondando una propria Storia, e lanciando, nel Tempo, un'Intenzione Psichica dim conquista globale del Mondo.
Quando essi saranno i Signori della Terra, e delle terre, non vi sarà altra Religione che quella di Jahvèh, a cui il loro destino è collegato per sempre. Per questa ragione, Mosè, che si scinde dall'altra egregora ebraica del Dio El o Elohim, di Abramo, e dall’Aton egizio di Akhenaton, impone al suo "gruppo", o Zion, di sottomettere tutte le altre razze, ed inizia con la carneficina dell'Israele Elohista ed Atonista, che difatti scompare, e va a formare il mito della tredicesima tribù ebraica. Resta padrone del campo, il solo ebraismo levita e mosaico: quello di Jahvè-Zion-Adonai.
Esso opera da millenni alla distruzione d’ogni altra fede e cultura, infiltrando, annientando, e riducendo alla degenerazione, ogni Civiltà ed ogni Storia che non sia la sua. Tutto il mondo crede che la maschera della legge mosaica, sia la vera regola di vita dei Farisei leviti ebrei, e pochi hanno pensato di indagare a fondo il loro Talmud, e gli effetti di questo "Compimento" che insegna, a costoro, d'essere la sola razza meritevole di essere chiamata umana. Tutte le altre etnie, sono "bestie da lavoro" e schiavi degli ebrei, che hanno, come scopo la conquista del mondo el'erezione, in esso, del trono eterno di Zion.
Essendo una razza egregorica e non genetica, che però vuole formularsi come Super-razza, a spese di tutte le altre, ed essendo formata da ibridi, la genia dei figli prediletti di Dio, deve mantenersi separata dalle altre vere Razze e Nazioni, semiti compresi, aderendo strettamente al sistema del Kahal, o aiuto ai soli consanguinei jahveici. La Comunità ebraica, ritenuta erroneamente dai non ebrei una comunione religiosa, o un’etnia, è difatti, per prima cosa e soprattutto, una ferrea comunità neo-razziale e trans- genetica. Si tratta di una sotto-razza ibrida, resasi psichicamente omogenea per mezzo della circoncisione, della ritualità Talmudica, e del Patto egregorico con il proprio Demiurgo Zion-Jahvè.
Essi hanno reso sistematico il loro essere “ Ebrei del Patto”, elevando questo criterio ideologico a strumento di dominio e dominazione delle altre razze. Per ottenere la perfetta separazione del loro, da tutti gli altri popoli, la congrega levita e sionista ha eccitato da millenni, abilmente, il cosiddetto antisemitismo ebraico, e ne ha fatto un cavallo di Troia: espediente che permette loro di agire indisturbati, e a Logge "coperte": come nella Massoneria, da essi ampiamente ispirata e diffusa.
La parola “Antisemita” non significa nulla, perché un ebreo non è semita, che quando le circostanze geografiche ve lo costringono: come altri semiti, ed allo stesso titolo. Un ebreo alto, biondo, dagli occhi azzurri, nato in Polonia da una famiglia che vi si è stabilita da secoli, e che si mescolata abilmente agli indigeni con una serie di oculate mosse: di conversione religiosa e di matrimonio, può non avere nulla del tratto somatico semita, e sembra aver poco in comune anche con i suoi simili, stanziatisi in altri paesi. Ma possiede invece, un particolarismo costante, che resta tale nel tempo e nello spazio, facendo di un Ebreo del Patto quello che egli è: ovunque si trovi a nascere o a dover vivere.
L'antisemitismo, che colpisce principalmente gli ebrei di basso ceto, è del resto un'ottima arma di propaganda, e di salvaguardia degli interessi dell' Elite levita, di cui anzi, rafforza enormemente la stabilità ed il prestigio. Raggiunta la posizione di Super-Governo mondiale, basato sull'economia delle Borse, delle Banche e sulla razzia dell’Oro e delle Risorse, essi potranno alla fine togliersi la maschera, o indossarne una più appropriata, mettendo fine di fatto, ad ogni libertà nazionale ed individuale; sia all'interno che all'esterno di Israele.
"La Gerusalemme o Zion del Nuovo Ordine", collocata fra Oriente ed Occidente, soppianterà il doppio regno imperiale e papale. L'Alleanza Israelita Universale, oggi presente come Globalizzazione Mondiale, fa già sentire la sua pesante influenza, e penetra in tutte le economie, le culture, e le religioni. Le Nazionalità debbono scomparire, le economie frantumarsi, le religioni altrui tramontare. Allora resterà solo Israele e la sua religione unica: quella del Popolo
Eletto, e del loro Dio."
Mauro Likar
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JAHVE'
JAHVÈ IL DEUS INVISIBILIS
Per Ebrei, Cristiani, ed Islamici, che hanno sostituito all’Idios Daimon o Dio individuale, il Dio collettivo delle loro religioni egregoriche, Jahvè non è più un Deus Absconditus, ma un Deus Invisibilis: non esiste all'interno dell'individuo, avvertibile come somiglianza luminosa, ma in una dimensione astrale ed esterna; percettibile solo grazie al Dono della Rivelazione. Solo per essi la Gnosi individuale non è lo strumento, eccellente, di comprensione dell'Arcano divino, e solo per essi l'esistente nel mondo non prova la Presenza della divinità.
Ebrei, Cristiani, ed Islamici, non cercano prove intime, e quindi non le trovano. Si attengono alle loro Leggi: ai Talmud, alle Bibbie, ai Corani, ed attendono pazientemente la grazia di un segno esteriore e collettivo, che tarda. Ma essi, fanno di questa miseria di riscontri, un loro punto di forza dottrinaria:
"Poiché Dio è Nascosto, se una religione o un individuo afferma che è evidente, non può essere che una falsa religione ed un falso profeta".
Come dire che le sole Religioni Vere sono l'Ebraismo e il Cristianesimo, che a detta dei cristiani, ne è il completamento, o l'Islam, che per ora esaurisce la serie. Dato che si nasconde, e non è per essi auto evidente, il Dio egregorico, Jahvè, Geova, o Allah, deve essere continuamente confermato. Ecco quindi la necessità di una Storia lineare delle affermazioni di Dio, e di una apologetica che ne dimostri costantemente la validità teologica e dottrinaria; ecco, cioè, l'Ortodossia. Con questi strumenti Ebrei, i Cristiani, e poi gli Islamici, hanno fatto della propria cecità collettiva, all'evidenza divina nell'individuo, l'Unica vera Visione, e la sola Rivelazione attendibile.
Nell'Esodo Jahvé dice di sé stesso:
"Io Abito nella Caligine, ed è impossibile vedermi e restare vivi; si può vedermi solo a Posteriori."
Con questa arguzia pastorale per ignoranti di sé, che negano ogni Gnosi ai reali sapienti, ma se la offrono in esclusiva rivelazione, Mosè, o chi ne usa il nome, nega la possibilità dell'esperienza diretta di Dio, ed afferma l'autorità sacerdotale del proprio Lignaggio Levita: familiare, genetico e trans-razziale: unico intermediario ormai accreditato, come vicario, presso l'Egregoro Jahvè. Il genio ancor più spudorato dei Cristiani, che sono e restano degli Ebrei, dissidenti e scismatici, è quella di rubare, agli Ebrei ortodossi, loro parenti stretti, l'eredità egregorica del Patto mosaico con Jahvè, sviluppandone ulteriormente, ed in proprio, il cupo Lato Saturnino. Come Mosè, anch'essi negano la possibilità di ogni Gnosi individuale diretta, a favore della necessaria mediazione, offerta ovviamente dalla propria Casta ecclesiale.
Da allora, la santità consiste principalmente nel Credere, contro ogni evidenza, al Dogma del Deus Invisibilis. Il Cristianesimo pone difatti la Natura e l'esistenza di Dio, come Problema, e fa della latenza di Jahvè il cardine di una Fede per postulanti cronici: altalenanti fra la paura del castigo e la speranza di un'assoluzione. Questa ideologia dell'insipienza interiore, può allora affermare che Credere e meglio che Sapere:
"La Fede è cosa tanto immensa che è giusto che chi non la cerca ne sia privato; c'è abbastanza luce per chi vuol credere, ma altrettanto buio per chi non vuole."
In altre parole, solo chi crede ciò che i Giudeo-Cristiano-Islamici credono, merita la loro Fede. Jahvè si ottenebra e gioca a rimpiattino con i suoi profeti, per rendere la loro fede più ardente, ed il loro ardore più appassionato, garantendo il libero arbitrio, ed un'esistenza meno noiosa. Avvolgersi d'Ombre, è l'Unico modo, dicono gli Ebrei Cristiani, con cui Dio, che è Persona nel senso fisico del termine, può cercare e trovare l'Uomo, ed esserne cercato e trovato.
Per costoro, CONOSCERE DIO significa penetrarne l'intimità carnale, scoprirlo e denudarlo, per grazia ricevuta e per concessa rivelazione, come si svestirebbe il corpo di un amante, prima nascosto da panni pesanti: per poterlo finalmente possedere od esserne posseduti. La sostituzione del Dio collettivo exoterico, al Daimon e Dio individuale esoterico, che si manifesta in teofanie di Bellezza reale, non potrebbe essere più evidente.
Ebrei, Cristiani, ed Islamici, coltivano non solo lo stesso Egregoro, ma anche la stessa ossessione della proprietà materiale e legale delle cose, ottenuta attraverso la loro "scoperta sessuale". Ossessione della nudità del corpo, e dei corpi nudi da possedere.mLa rimozione dell'Amore individuale, e la negazione del Dio in ognuno, sfocia così nella repressione della sessualità non pro creativa, e dell'omosessualità in particolare. Sacra nelle altre culture, che la identificano come la più alta forma d’attrazione e di relazione erotica: quella per il Simile, che teofanizza il Daimon, questa Philia o amicizia amorosa, viene distorta in un rapporto "more uxorio", che si proietta, nel legame con Jahvè, come passività sessuale esclusiva. Ne nasce un’astensione obbligata, che nega il rapporto reale fra simili, attuando solo quello immaginale patteggiato con l'Egregoro.
Questa distorsione dell'eros intervirile, è funzionale all'economia energetica della relazione con Jahvè, Geova, o Allah. Il Patto con Lui fa dei maschi che lo contraggono, i soli fornitori di quella vitalità spermatica, che costituisce il cibo del Dio, e dei succubi sessuali passivi, cvripto-omosessuali devirilizzati dalla circoncisione, e, con quella, resi "Spose del Signore".
Essi sono attivi solo come medium procreativi del Deus Invisibilis: sensali che gli pro-ducono e pro-curano figli da sacrificare, o che si sacrificano; cioè nuovo ed ulteriore nutrimento. Jahvè è l'Incubo attivo che fa del maschio ebreo, cristiano, od islamico, la propria Sposa e concubina in senso carnale. La femmina umana, semplice oggetto da possedere ed amministrare, è una selva da colonizzare, arare ed in-seminare. Lo sperma, nell'ideologia sottesa al Patto egregorico, non appartiene difatti all'uomo che lo emette, ma a Jahvè ed ai suoi epigoni Cristiano e Islamico, di cui il maschio è il medium pro-creativo: il mezzo per trarre dalla materia femminile, altrimenti inerte e pericolosa, il nutrimento sacrificale dei Figli primogeniti.
Ogni altra relazione erotica è abolita, perseguitata e repressa. Da qui vengono i Tabù dell'amore intervirile, unico vero adulterio nei confronti di Jahvè, Geova, ed Allah, e la paura di perdere o sprecare lo sperma di Dio, in atti non procreativi. Questa, è anche l'origine dell'ossessione legale per la proprietà esclusiva della donna, dei beni, e dei figli, di cui il primogenito, appartenendo a Jahvè, gli va reso sgozzandolo nel rito del sacrificio egregorico. Il Patto prevede difatti, come fonte di nutrimento per Jahvè, il sacrificio di tutte le primizie: figli compresi. L'accordo nega ogni altra divinità cosmica, naturale, o solare, e fa dell'Ebreo Jahveico, e del Cristiano, come poi dell’Islamico che vuole sottrargliene la fruizione, un posseduto: servo volontario e succube sessuale di un Dio-Padre e Padrone, e delle autorità sacerdotali che, rappresentandolo, ne amministrano e sostengono il Potere e la durata.
Con una lunga operazione teologica, la Divinità onni- pervadente dell'Ologramma Cosmico, viene costretta nella camicia di forza della formulazione Ebraico- Cristiano -Islamica, che nega la Sapienza della Gnosi individuale, ed impone Fede e Timore, il rispetto dell'ignoranza assoluta, ed il distacco e la discordia dall'armonia cosmica. Il Divino archetipo dell'Uomo di Luce interiore, viene negato in nome di un Dio egregorico e di un contratto neo-razziale d'elezione reciproca: un accordo nuziale, che si fa Legge da rispettare, e contratto a cui obbedire.
Jahvè, Geova, ed Allah, sono un solo Dio delle Tempeste, degli Eserciti, della Legge, e della Punizione: Carceriere e Giudice che, contro ogni evidenza sapienziale, gli ebrei ed i loro epigoni impongono a sé stessi e agli altri, come Divinità esclusiva, in cambio del potere sul mondo, e della supremazia, della propria “Super-razza“ su tutti gli altri popoli. Questa Monolatria, afferma che ogni valore filosofico, ogni esperienza diretta, ogni abilità scientifica, sono il prodotto della Follia diabolica.
Ogni aspetto divino, non essendo Jahvè, Geova, o Allah, è Satana, etutti gli altri Dei sono Demoni, e quindi Avversari. Jahvè non è sottomesso ad alcuna Legge naturale o cosmica, ma anzi sospende, rigetta, e capovolge ogni legge a suo piacimento. Di fronte alla sua volontà non valgono Sapienza od Armonia, ed egli può sconfessarsi quando più gli garba: La follia di Dio è più sapiente della sapienza degli uomini, dice il propagandista ebreo cristiano Saulo di Tarso, che riprende l'antica preghiera rabbinica: Lodato sii tu o Dio, che vuoi ciò che è proibito.
Come la linfa negli steli ed il midollo nelle ossa, così, Metafisica e Magia Ebraica, sono implicite nelle parole: ne costituiscono il significato ed il potere. Questa Volontà umana, che s’impone come Sola Religione, unica Metafisica, e Magia esclusiva, fonda il proprio potere legittimando e normalizzando il sopruso: compiuto negando la volontà e la divinità individuale altrui. Lo fa, celandolo nell'elemento potente: la Parola.
Cosmologie verbali spiegano, coordinano, ed immaginano idee che il linguaggio dà per scontate, muovendo gli uomini ed ossessionandoli con figure che ne dominano le menti. È l'immaginazione che genera parole ed atti umani, l’idea che seduce l'attenzione con l'inganno ammiccante di una visione ignea: Il Dio Rivelato, non dalla Bellezza ma dal Verbo, dal Libro, e dalle menzogne diventate Storia.
Le tre sette del Libro sono una tri-unità di abili sfruttatori del Verbo Possedere: ossessi larvali nutriti dalla Parola scritta, e fautori frenetici della Legge del loro Dio. Jahvè è un Dio di rivelazioni per pochi prescelti, e di attesa obbediente per i molti che patiscono il fatto d'essere la Nazione ed il Popolo che si dice eletto, pensandosi come sale e lievito della Terra, inconsapevoli d'essere invece, in essa, un fermento corrosivo capace di disseccare ogni realtà vivente.
MAURO LIKAR
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L'UOMO COME POTENZA
L’Uomo Come Potenza.
Per una Rilettura di Julius Evola
Dopo 2000 anni di Cripto-Ebraismo cristiano imperante, vi è ormai una profonda frattura fra Oriente pagano ed Occidente monoteista; dovuta ad un modo opposto di concepire e di intendere la consapevolezza, e la Gnosi. La Conoscenza occidentale e’ di tipo meramente libresco, concettuale, filosofico, intellettuale, e discorsivo; mentere quella orientale è rimasta di stampo magico, esistenziale, pragmatico e sperimentale; ovvero fruibile direttamente e a livello individuale. Essa si presenta, quindi, come Gnosi Essenziale, che si fa prassi trascendente.
Il fondamento della Metafisica Ariana, e’ una Rivelazione, intesa non come dogma di fede, ma come resoconto di una data scoperta e realizzazione, che puo’ essere riottenuta, come esperienza diretta, da chiunque ne soddisfi le condizioni di attuazione pratica. Questo tipo dimostrativo di rivelazione, che è uno svelamentio, implica la verifica e l’attualiazzazione di ciò che è stato comunicato come fatto potenziale, e, quindi, ogni Rituale “Magico” si riporta sempre ad una Tecnica, capace di dimostrare, tramite risultati diretti, la validita’dei propri assunti di base.
Si tratta sempre di un Metodo, che porta ad ottenere un preciso risultato voluto. Questa e’ anche la migliore definizione della vera Prassi Magica operativa. Di contro alla vuota speculazione e al ritualismo esteriore dei culti religiosi, fideistici e confessionali, si ha, quindi, una Prassi di Realizzazione diretta, ovvero, una metodologia magica che, tramite abili mezzi, rende possibile l’effettivo verificarsi di una determinata Intenzione, o il realizzarsi di un dato Postulato.
Questo è l’Esercizio che porta al compimento dell’Azione Gnostica; capace di trasmutare, effettivamente ed oggettivamente, l’individuo che la attua. Le Preposizioni magiche, non esprimono difatti dei concetti astratti, ma delle operazioni da compiere; per rendere vera ed efficace la realizzazione. La Gnosi è, per la Magia, la verifica immediata, ottenuta con la diretta percezione di un dato di fatto. Non si tratta di pensare la cosa conosciuta, ma di Essere quella cosa; secondo un rapporto immediato di assoluta identità.
Il Problema non è quindi se esista una Realtà assoluta, dietro a ciò che viene percepito sensorialmente, ma il COME sia possibile elevare se stessi, e la propria natura percettiva, energetica, e sensoriale, in modo da poter sperimentare direttamente quella Realta’ Assoluta. Nella Magia della Potenza Erotica intervirile, si tratta quindi sempre e solo di Realizzazioni Individuali, non di vuote speculazioni intellettuali; ma di Mezzi per accedere al sapere assoluto. Sapere, Certezza e Autorealizzazione, sono, difatti una sola ed unica cosa: un’ esperienza individuale, trascendente e Metafisica.
La Fisica Erotico-Magica, e’ di tipo psicologico-qualitativo, basata cioè su qualita’ energetico-atomiche corrispondenti ai vari super sensi: ovvero le funzioni metafisiche, che sottendono e reggono la percezione sensibile, e a cui si giunge con la visione espansa; ottenuta tramite la Prassi Erotica. I Sensi sottili, e le percezioni espanse ad essi relative, esistono solo per chi li realizza con la pratica, e, solo per lui esprimono un Significato; ed uno stato di vera e concreta Identità.
La misura della Verità è, difatti, il verificarsi immediato della Potenza; ovvero la realizzazione non-mediata della Gnosi diretta che, sola, sa dare, a chi la sperimenta soggettivamente, l’assoluta certezza oggettiva. Per Conoscere bisogna Agire individualmente, con un Intento capace di attingere al Sapere assoluto. Quando quest’azione non si basa che su sé stessa, per la propria riuscita, e risulta quindi incondizionata, si ha la Potenza reale. Quando invece l’azione deve, per la propria riuscita, conformarsi a delle leggi prestabilibilite, risultando condizionata da fattori esterni, e non essendo connessa all’Io Essenziale, essa risulta essere solo un’effimera illusione di Potenza.
Il Mago, vuole ottenere il risultato realizzativo con un nudo atto della propria volontà individuale. Questo fatto non è materia di discussione discorsiva, ma prassi di realizzazione operativa.
“ Scegli la Via che ti si indica, e verifica da te medesimo se ciò che ti viene detto sia o meno possibile.”
La Potenza non può essere dimostrata, ma solo sperimentata, perché è essa stessa il fondamento di ogni possibile dimostrazione; questo, è il Principio Fondamentale della Prassi Magica relativa alla Potenza. La realtà è APEIROS, qualcosa di vago e di indeterminato, la cui qualità dipende dalla Natura del rapporto con cui l’Io vive la Potenza coinvolta in quella realtà. Ciò che distingue le varie forme di esistenza, è il loro diverso grado di unificazione di Potere e Potenza; ovvero, il livello in cui la Potenza implicita viene Attivata.
La Potenza è l’essenza basilare di ogni facoltà di realizzazione organica, perciò la Magia dell'Eros intervirile rigetta tutti i metodi intellettuali, indiretti e devozionali, e si basa sull’affermazione evidente della Potenza dell’Uomo; su tutte le altre Potenze Ragionanti. Alla Magia Regale, interessano poco gli argomenti razionali; ad essa importa compiere atti sovrumani e divini; con la Potenza dei propri rituali e delle proprie Parole di Potere.
Ben lungi dall’evitare le potenze della natura, o dal considerarle illusorie, il Mago si immerge pienamente in esse, per portare, nell’ambitro del proprio dominio individuale, sia la realizzazione che la liberazione supreme.
La Potenza, o DINAMYS - possibilità attuale e realizzativa della natura- è la misura della Verità e del Sapere individuali, ovvero della reale Volontà del Mago d’essere Potenza. L’Unione di Potenza e Potere, ha per scopo l’eccitazione della Potenza, latente in forme implicite e velate, fino ad un grado in cui esse diventano attuali, attuate, e pienamente attivate.
La verifica della propria realizzazione, è, quindi, una CONFERMA della propria capacità volitiva; un saggiare la verità del proprio saper “Fare cio’ che si vuole”.
Il Principio di ogni dimostrazione realizzativa, è la Potenza, mentre l’Ignoranza consiste proprio nel non sapere, che la Ragione sufficiente dell’agire, è l’atto stesso; che il vero criterio della realtà e’ solo la propria affermazione potente: ovvero, ciò che realmente ci realizza. La Potenza deve essere portata al suo stato di pura attualita, o Presenza - Divina- in modo che, potendo tutto, essa sia completamente onnicomprensiva. L’intero universo rimane un qualcosa di inesplicabile, se non ne riconnettiamo l’essere alla nostra reale Volontà. Il concetto del Mondo come Illusione, è del tutto escluso dalla Magia Erotica delle espansioni.
Dal punto di vista della Coscienza, esso è Realtà, e per l’Assoluto, esso è la manifestazione della propria Potenza: il dinamismo per cui egli è UNO. Nel concetto magico dell’identità trascendentale di Potere e Potenza, del Principio immutabile, e di quello dinamico, si attua un Gioco di manifestazione bipolare, la cui libertà di attuazione è incondizionata.
Non esiste alcuna costruzione, ma solo un riconoscimento di ciò che già è; una consapevolezza realizzata, che è la sintesi progressiva di sensibile e sovrasensibile. Questa Autorealizzazione è sia Amore che Dominio.
L' ENOSIS, che gli indù chiamano Samadhi, è l’Unione che riduce ed uno la Dualità, la realizzazione dell’ 1x 1 di Potere e Potenza, in una dimensione in cui ogni modificazione separante viene dissolta, e in cui cessano anche le Funzioni di Causa ed Effetto. Qui non vi è la negazione dell’Io contingente, ma la sua Trasmutazione e Conversione in Signore essenziale, che può volere, e fare ciò che vuole.
In questa Unione di Amore e Dominio, la dissolvenza, diviene solo il punto non differenziabile della POTENZA ATTIVA, su cui poggia ciò che, in essa, riunisce parti e differenze. Questa Potenza si mostra come bipolarità di Amore ricettivo e di Dominio Penetrante e Attivo. Nel Primo caso, che è quello della mistica, l’Io sperimenta la perdita di sé nella fusione unificante; nel secondo, che è quello della Magia, l’Io riafferma se stesso e la propria individualità, fissandosi nell’ identità, e dominando la Potenza come parte di sé stesso : un dinamismo a cui egli è interiormente superiore.
Nel primo caso, l’Amore, Eros, è il punto finale dell’entusiasmo trascendente, o Mania; nel secondo esso è una tappa strumentale, subordinata al compiersi del dominio e della volonta’ individuali; è Potenza nel senso solare del termine. Il Primo caso è una sommersione mistica, il secondo una Dominazione magica.
IL MONDO COME POTENZA
La Potenza è il Principio elementale, il substrato dell’oceano di forme ed esseri a cui ogni Coscienza si sveglia. Ogni essere è tale quale è, a causa di un’Energia o DINAMYS, tramite cui si afferma, permane e diviene. Realtà e capacità volitiva di affermazione sono quindi, fra loro, in un mutuo rapporto di azione e reazione. Le forme che appaiono fisse o inerti, si
rivelano, ad un esame più attento, come coaguli e nodi relativamente stabili di energia; come vortici di Potenza, collegati nel dinamismo di un equilibrio variabile. Il Principio dell’essere vivente, è indubitabilmente l’azione, la tendenza all’autoaffermazione e all’autoconservazione; ovvero la primordiale Volontà di esistere.
La percezione è il sigillo di un Potere, non una ricezione passiva, simile all’impressione di una matrice su un calco di cera, ma un operare attivo della mente, che, nel continuum dell’esperienza, sceglie ed individua i vari elementi formali da organizzare: nell’immagine di una propria realtà oggettiva. Percepire significa pensare, e pensare vuol dire giudicare e scegliere; ovvero VOLERE. La Potenza è la radianza di un Principio che è Potere, ed è una Volontà che si proietta nel tempo; come azione.
Senza il riferimento ad un punto immobile di Potere, avulso dal mutamento della Potenza, ma ad esso cooperante, non esisterebbero né prima né dopo; non si avrebbe alcuna successione, o continuita’ temporale. D’altra parte, senza contrapporsi a ciò che diviene, nemmeno l’Uno immutabile avrebbe alcun senso. La Potenza che si manifesta, implica,
quindi, una polarità o momento immutabile e statico di Potere; essa è un momento polarizzato del divenire e della differenziazione dinamica di quello.
Il Potere-Potenza complessivo, che e’ Uno in Entrambe, 1x1, è detto IPERDYNAMIS o PANKRATOS. Le cose formalizzate, sono Potenze reali solo in quanto manifestano un Potere, e, al di là dalle Potenze della materia, della mente e dello spirito, vi è il Potere intrinseco ad ogni Potenza: il Principio Unico, che è l’elemento fondante e la pre-condizione di ogni realtà manifestata, e che si mantiene identico a sé stesso nelle varie forme che, proprio tramite la sua Potenza, vengono all’esistenza.
Se Il Potere-Potenza PANKRATOS-DINAMYS è il principio assoluto, esso non puo volere ed essere che sè stesso, ovvero, comunicarsi olograficamente ad ogni cosa che di esso consiste, con un semplice Atto di folgorazione individuale, che nessun cambiamento o modificazione ulteriore puo’ piu’ alterare. Il Punto focale, di tale Sintesi Individuale assoluta, che costituisce il fondamento radicale dell’Io Esseziale, viene chiamato Attuazione, Fruizione e Beatitudine integrali della Potenza che si possiede, come entità Animica: DAIMON o COSCIENZA INDIVIDUATA; puro spirito agente, presente in un atto esistenziale individuato. La Manifestazione materiale, oggetta a leggi interne, esterne, materiali, spirituali e psicologiche, risulta essere il Gioco creativo ed arbitrario della Suprema Volontà divina; la Potenza irradiata da un Potere che, superiore ad ogni Legge o Dharma, e ad ogni necessità o Karma, afferma però, in questo modo, finito e dinamico, il
proprio essere Uno nel molteplice.
La Potenza è identica all’atto, l’oggetto al soggetto, a Coscienza alla pura indifferenziata Esperienza. L’essere è, fondamentalmente, questa Coscienza senza attributi qualitativi; ovvero un Etere spirituale, implicito in ogni cosa, in ognuna contenuto, e, da nessuna di esse, totalmente compreso. In questo Spazio-Coscienza eterico, si articolano e stagliano le varie formulazioni dell’esperienza: conscia ed inconscia, spirituale e naturale, esterna ed interna. La stessa materia, e l’Inconscio, non ne sono che stati particolari; o Modificazioni energetiche.Coscienza e Mente, non sono affatto un’ unica cosa. Il Pensiero è una qualificazione contingente della Coscienza, con cui essa, in nessun modo, si Identifica. Prima della mente vi è la Coscienza, e il Pensiero, se è conscio, non lo è per virtu’ propria, ma grazie alla luce riflessa su di esso dalla Coscienza, che è il Continuum eterico onnipervadente, sotteso ed implicito in tutte le esperienze finite o particolari: in tutti gli esseri, che non ne sono che Modificazioni; o stati differenziali diversificati. Anche nel Buddhismo Mahayana, il Nirvana non esclude il Samsara, ma l’uno e l’altro sono due aspetti coesistenti in un unico Principio superiore, chiamato Shunyata.
La creazione avviene tramite un atto catartico della pura Presenza, con il riflettersi di Conscio su Inconscio, del Potere immobile sulla Potenza dinamica, che agisce la natura materiale o HYLÈ. Questo bagliore riflesso, rompe l’equilibrio delle tre Potenze strutturali basilari, della Natura, che gli Indù chiamano GUNA, dando avvio al mondo delle forme e dei nomi, in una moltitudine di realizzazioni esistenziali in cui conscio ed inconscio sono diversamente qualificati, intessuti ed interrelati, ma non sostanzialmente diversi. Difatti, essi sono due aspetti di un’unica realtà.
La Magia delle Espansioni erotiche e della Mente estesa, realizzando un monismo effettivo, riferisce al POTERE una causalità reale, e identifica la Coscienza individuata, con la POTENZA. Ammette perciò la realta’ di un divenire, che è l’Atto di questo Potere originario. POTERE e POTENZA diventano, così, una sola e medesima cosa: l’uno è il soggetto della Potenza, l’altro il suo Atto. Nella Sintesi MAGICA, suprema Potenza, e Soggetto possessore di questa Potenza, o Potere supremo sono Uno. L’ Unione dell’etere spirituale, che sottende ogni realtà e processo dell’esperienza finita, con la Potenza attuale, porta al passare in atto di Una determinata potenza. Nel nudo momento di questo
passaggio, dall’incondizionato al condizionato, è presente, identica a sé stessa, la folgorazione della sintesi assoluta: Il Divino in sé, che gli indù chiamano Brahman, “ In Realta’ tutto ciò è Brahman, ed Egli è senza un secondo “.
Dato che è senza secondo, e non può associarsi che con sè stesso, anche la potenza di manifestazione, che Vedanta e Samkya erroneamente chiamano illusione e falsità, è in essenza Brahman. A Lui appartengono quindi anche le qualità di Maya: cambiamento, determinazione, individuazione, e una relativa incoscienza o ignoranza. Esso è il Potere che si manifesta a se stesso, come Potenza di manifestazione; ovvero l’assoluto principio: inerente ad ogni possibile soggettività. Il POTERE è ciò che causa il procedere, la pura iniziativa che è l’immobile signore di ogni moto; la POTENZA è la sua energia strumentale, l’attualità in senso stretto, ovvero l’Eros Demiurgico.
EROS è il POTERE DIVINO come appare a sè stesso; non parvenza irreale, ma Realta’ assoluta. La Natura, è la Potenza che proviene dal Potere, come una forza che non ha in sé medesima il proprio principio, ed è quindi, in questo senso, passiva, ricettiva, e creativa: essa è l’Erotismo strumentale dell’Eros primordiale. Il Potere PantoKratos è quest’Eros, il motore immobile e desiderante, che determina ogni movimento del desiderio, senza per questo esservi coinvolto. Come tale è l’attivo, il maschile: l’attore originario di ogni iniziativa desiderante, e di ogni azione; compiuta in seguito a quel desiderio. Egli resta l’Etere non differenziato, lo spazio entro cui la Potenza, come sua attualità dinamica, fluisce e diviene.
Il Principio Maschile non agisce, se non muovendo all’azione, per poi riassumere in sé il risultato di quella; egli è il Potere implicito in ogni Potenza, ed è il fruitore di ogni possibile atto. L’immobilità del Potere non esclude, quindi, il Dinamismo della Potenza; l’essere dellUno non esclude, ma invece implica, il divenire del molteplice; l’Ignoranza non esclude la Liberazione. Il Potere è il soggetto della Potenza, che ne è la manifestazione; è identico ad essa, eppure la trascende. La Potenza deve infine riconoscersi Potere, ovvero, Il Poteredeve ricongiungersi con sè stesso attraverso la Potenza, riportando l’insieme di tutte le proprie Potenze alla propria intangibile Unità.
“Attraverso la Dinamys, come attraverso un puro specchio dinamico, Pantokratos perviene indirettamente all’esperienza di sé; come un Io ”.
Nella polarità Potenza del Potere, si ha un guardare fuori da sé, che costituisce l’aspetto passivo e inconsapevole del Potere: la Potenza. La sua funzione e’ la negazione, o Ignoranza, cioe’ la Via della Dipendenza, del legarsi del Potere Divino a delle forme particolari, mediante un’estroversione di sè: come Desiderio di divenire quelle. Questo è il momento creativo della Potenza, il creare per opera del desiderio e delle tendenze profonde, che inclinano a generare oggetti in cui poter fruire di se stesse.
Nel desiderio, la Potenza è rivolta ad altro da sè, ma, non essendovi nessun altra cosa che non sia una forma particolare e limitata della Potenza stessa, ecco che il desiderio non puo’ che autoriflettersi nelle forme finite. Oltre alla Via della Dipendenza e dell’Ignoranza, vi è il Passaggio della Liberazione e della Gnosi, che include il possesso diretto della Potenza. Qui si manifesta il lato positivo del Potere, implicito nella Potenza, per cui, tutto ciò che è venuto in essere, per mezzo del desiderio esistenziale di divenire, ovvero l’intero
mondo dei nomi e delle forme, viene padroneggiato e riassunto: nel Principio centrale dell’Essere: L’Io Essenziale – il Potere divino.
Questa direzione verso l’interno, è una conversione che comporta una completa inversione del desiderio. Ciò che al Potere appariva come “altro”, viene ora riconosciuto come la propria Potenza di manifestazione. Una tale realizzazione unitaria di Centralità e Godimento, di Potere e Potenza , consente all’Io, individuatosi in questa unità androginica, di padroneggiare le Potenze, facendone una propria pura attualità di fruizione, e l’oggetto di una padronanza trascendente. Nel simbolismo, il momento della conversione, in cui il bianco Potere maschile, si riconosce come Nero e Rosso Potenziale femminile, è simboleggiato dalle Dee della Trasmutazione alchemica virile:SEKMETH, DURGA, e KALI.
Finché destro e sinistro, Potere e Potenza, sono in equilibrio, vi è Samsara: esperienza finita e contingente. La risoluzione ha luogo solo quando, per virtù di un’intensa pratica, o Shadana, il Sinistro padroneggia il destro, il ricettivo si fa predominante, invertendo le posizioni di Potere e Potenza. Ciò viene raffigurato dall’ archetipo immaginale di MAHAKALA, che esprime il momento del ciclo di trasmutazione in cui la Potenza diviene Predominante.
Qui la Potenza viene chiamata KALI, perchè divora il tempo e il divenire, ovvero Kala. Questa femminilità virile, e Nera, indica la trascendenza dell’ordine della manifestazione. Essa è la Nuda Realtà esistenziale, il puro volersi della Potenza, in sè e per sè. Il suo Dominio viene indicato dalla collana con 50 teschi, o lettere dell’alfabeto sanscrito; ad indicare la sua padronanza sull’intero mondo dei nomi e delle forme: sulle potenze basilari ed ossificanti, ovvero meramente materiali, che presiedono alla creazione.
Questi desideri elementali, che teschi e lettere simboleggiano, sono i LOGOI SPERMATIKOI, o Matrici archetipiche, risolti nella sintesi suprema, e ormai purificati da ogni tendenza, e da ogni desiderio di formulazione esistenziale. Ciò costituisce lo HAM+SAH: AHAM, che significa IO.
IO, AHAM, AHAMKARA, è dunque la Parola Suprema, che comprende tutte le lettere esistenti fra A ed HA, ovvero, fra le estremità iniziale e finale dell’alfabeto sanscrito; il che indica l’intero universo: la totalità. KALI è il riassorbirsi del desiderio, in un processo che risulta mortale e terrificante, solo per chi viva secondo le leggi inconsapevoli, e passive, del desiderio e dell’ignoranza: proprie all’onda di vita naturale. MAHAKALA è, invece, fonte di salute e liberazione per l’Eroe virile che, in tutte le cose vuole e vede solo la pura essenza della Potenza Primordiale : il Potere incondizionato che si attua in Eterna Presenza.
Il Divorare e distruggere di Kali e Mahakala, non significano in alcun modo l’annichilimento, ma la padronanza assoluta sulle potenze naturali.Quando si dice che Brahman è senza attributi, non significa affatto che egli non ne abbia, ma che non è legato
o condizionato da nessuno di essi in particolare. Non si tratta quindi di eliminare l’intera Esistenza, o l’Individualità, bensì di realizzare il Punto in cui la Potenza appare, in ogni cosa, come irradiazione del Potere; che sostanzaia di sè l’intera manifestazione. Tutto ciò si attua mediante la cessazione di ogni modalità d’azione e reazione, relativa al desiderio naturale inconsapevole; con un passaggio dall’azione eteronoma, voluta per qualcos’altro, all’azione omonoma, voluta per sé stessa, in quanto animata dalla consapevolezzache l’altro della Potenza, che agisce, è il Potere attivo in questa stessa Potenza. La soppressione del desiderio esistenziale non implica quella dell’atto, ma fa, di questo, una funzione che realizza la vita in forma pura, completa, non paralizzata da condizionamenti e tendenze; intimamente autosufficiente. Così, Liberazione, Distacco, e Fruizione, coesistono senza separazioni; il Sistema di vita universale rimane tale quale esso è, ma risulta essere, simultaneamente, anche il luogo stesso della liberazione.
YOGU BHOJAYATE MOKSHAYATE SAMSARA : Il Luogo dell’unione e della Liberazione è il Samsare stesso.
Per questo, il Tantra raffigura Siva, il Potere, come il Signore delle passioni che, benchè immerso nel loro vortice, e legato a forma e Potenza, Sakti, resta eternamente libero, integro e senza attributi: Eros, Maestro d’Amore, e Amante privo da ogni Brama. Come ilo Dio supremo, anche il Mago resta puro ed intatto, pur compiendo quelle azioni che per altri sono fonte di errore e di perdita. Compreso il fatto che l’oggetto dell’azione è l’Io stesso, l’azione cessa di creare legami, il Desiderio è superato, e si può vivere ed agire come e finchè si vuole. Fondamentale, nella Magia Erotica dell'espanzione inter-virile, è il vedere che è la Potenza, ovvero l’agito-agente, a realizzare la propria nuda e semplice automanifestazione, per cui diviene un Io e un Potere: Ahamkara, attraverso e in mezzo ad un mondo di forme, e di esseri distinti secondo un gioco dialettico, in cui la Dualità si converte in Unità, e questa si dispiega e disgrega nuovamente in quella.
DUALITÀ nell’UNITÀ è, difatti, il principio radicale dellla Magia e del Tantra. Questa Gnosi non è concettuale o dottrinale, ma va realizzata individualmente. Conosce il Divino Brashman solo colui che si fa Brahman. Come Kali, la Potenza, non è una dispersa causalità, ma un’intrinseca individualità: Ahamkara; ovvero un possesso e un ritorno a sé, nel punto centrale dell’assoluta identità con il Potere. Il Supremo Principio, è perciò sia esterno che interno ad ogni cosa; superiore ed intrinseco ad ogni personalità Individualizzata. Causa ed Effetto sono un’unica cosa, e non vi è distinzione fra il soggetto della Potenza e la Potenza stessa. Ciò, comporta una simultaneità di immanenza e trascendenza, nella creazione stessa.
Il Potere, attraverso la Potenza che vuole soltanto sè stessa, trascende ogni oggetto ed ogni essere particolare, in una nuda folgorazione; che attua l’Individualità Suprema. Come tale esso è rispetto al Vuoto, o SHUNYATA, uno spazio materiale che è, simultaneamente, la completa Pienezza Spirituale: PURNA. La verità ultima, è la sintesi e la simultaneità di Vuoto e Pieno, di Conscio ed Inconscio, di Samsara e Nirvana: essi non sono che una sola Unità.Il Senso dell’intero processo, per cui il Potere padroneggia sé stesso attraverso la Potenza, è quello di darsi da sè stesso un Centro Individuale: Ahamkara, l’Io Essenziale consapevole di essere.
Questa Luce di Coscienza, trascendente ed eterica, che nella pienezza del proprio vuoto sperimenta l’atto dinamico: di darsi come centro cosciente, l’IO SONO ogni cosa, ed ogni cosa è Me, fruisce di sè stessa nelle forme di Conoscitore, Conoscere e Conosciuto. Il Conoscere è la Potenza,; Conoscente e Conosciuto sono i due aspetti secondo cui il Principio Supremo si appare, nella forma e nella funzione manifestativa: come identico a sè stesso, e come altro da sè. Pantokratos è Siva, il conoscente, Dinamys è Sakti, l’atto conoscitivo; l’universo è lo sviluppo della Conoscenza, e, ancor più concretamente, delle entità individuali che la possiedono e padroneggiamo. Il presupposto fondamentale a tutto ciò, è il Potere Intellettuale, tramite cui l’Io, senza ulteriore mediazione, diviene ciò che pensa.
La Coscienza che pensa l’altro, immediatamente lo produce, ed è quell’altro: ovvero ne è la Materializzazione. La Materia è semplicemente Brahman che si oggettivizza. pensandosi
materia; tale è il principio dell’inconscio e del finito. Solo un momento di inconsapevole ignoranza e desiderio, fa la Natura tale quale essa appare; ma, in sè, essa è solo Spirito: Atma, Brahman.
Una pietra è Dio, solo non sa di esserlo, ed è proprio questa sua ignoranza di sè come Dio, che la determina come pietra. Nella sintesi suprema il Potere, tramite la Potenza, si fa oggetto di sé stesso, per riconoscersi e fruire di sè medesimo. Così, oltre la Natura, come limite estremo dell'Ignoranza, si sviluppano gradi progressivi di Sapere, di Conoscenza; ovvero livelli diversificati di quella funzione di Coscienza con cui si realizza la fondamentale identificazione di Conoscitore e Conosciuto. L' ATMA o DAIMON, che pensa questi vari gradi di riconoscimento, costituisce, nelle varie identità daimoniche in cui si inserisce, la gerarchia degli esseri che si destano dall'oscura passione della materia; manifestandosi in forme sempre piu' luminose; sempre più animate di Vita, di Conoscenza, di Virtù, di Potere, e di Libertà d'azione.
Questa è la Via della Liberazione, che culmina in un apice in cui lo Spirito non appare più in un aspetto formale o in un altro, ma tale e quale esso è in sè medesimo: ATMA SVARUPA, o IDIOS DAIMON. Ciò dimostra, che il termine del processo non è l'annullarsi dell'Entità, ma la piena trascendenza dell'oggetto nel soggetto; non il collasso nella potenzialità indifferenziata dell'immanifesto, ma la padronanza e il possesso dello spirito, nella sua più pura attualità. Il Potere Divino, SIVA procede nell'universo come JIVA, o Anima incarnata, per realizzarsi nell'esperienza di un Io individuato.
Questo BRAHMAN, che è perfetta coscienza, crea il mondo come propria Potenza, MAYA, composta dai tre GUNA; ed egli stesso vi assume le caratteristiche di JIVA, per poter compiere il suo desiderio e il suo sogno universale. Siva, con i suoi Poteri Magici, assume tutte le forme dell'universo, come un attore che incarni le varie parti di una complessa rappresentazione, pur restando intimamente sé stesso.Il fatto che io mi trovi a sperimentare come esseri di natura e come altro da me, ciò che invece non sono che diverse gradazioni dell'unica esperienza trascendente, proviene semplicemente dal grado di ignoranza basilare, che affligge questa mia specifica esperienza, definendola come quella di questo particolare Essere.
La mia esperienza è finita, e non infinita, sono Anima incarnata Jiva, e non Brahman, appunto ed esclusivamente per questo semplice fatto: non posso riconoscermi negli altri esseri; non posso assumerli in me ed animarli dal livello di una intangibile ed eterna unità; sono quindi costretto a distinguerli, e a viverli come se esistessero fuori di me: dislocati nello spazio e nel tempo.
Questa è, in me stesso, la funzione Incantatoria della Potenza: MAYA-SAKTI; ma Io, come Potere e come soggetto di questa funzione di Potenza, sono SIVA, e non vi è, dunque da ricercare, fuori di me, nessun Principio Superiore. Farlo, significa ricadere, ancora una volta, nell'Ignoranza dualistica: Avidya, che non comprende la simultanea presenza di Uno e Molteplice, di Vuoto e manifestazione.
Io Sono lo stesso Potere Supremo, che, in un particolare istante del suo gioco cosmico, si sperimenta come Potenza esistenziale. In questo istante è racchiuso e con-centrato l'intero passato e l'intero avvenire: la totalità degli altri Principi, e dei loro Momenti di manifestazione; l'insieme di tutti gli Elementi: i TATTWA. Il Potere possessore della Potenza, essendo uno con essa, è quale io sono, senza alcun residuo, ed è la DIVINITÀ.
Essa ha in me il suo luogo di sperimentazione e di superamento, la sua attuazione, il suo campo di battaglia, e procede solo se io procedo; ovvero se Rimuovo l’Ignoranza, se consumo il desiderio, se realizzo in me il punto centrale del Potere-Potenza, che, negli infiniti esseri si ritrova sempre identica a sé medesima. Perciò, bisogna agire come se l’Io, e la sua esperienza reale, fossero l’estrema istanza sperimentale del Divino; sul piano esistenziale. Il Principio Supremo è. quindi, simultaneamente SI e NO, Conoscenza ed Ignoranza, Causa della Liberazione e fattore di asservimento e dipendenza: Entità astratta in forma infinita, e Unità concreta di Finito e Infinito; di innato e mutevole.
I vari livelli, o esseri infiniti, compresi entro l’intervallo fra Potere e Potenza, che si attua materialmente, sono Nodi di Ignoranza e Conoscenza, che stanno fra loro in vario rapporto di dosatura. MAYASAKTI, che corrisponde al Corpo e alla Mente, è, in un essere, la sua Potenza non attenuata, il suo desiderio di Caos; il suo mutare e il suo inconscio.
CITSAKTI, che corrisponde allo Spirito, è invece, nello stesso essere, ciò che in lui vi è di unificato ed individuale; di attuale e permanente. Ma Corpo, Mente, e Spirito sono, in ultima istanza, una sola ed unica cosa: il Potere che padroneggia e possiede la Potenza. Non vi è distinzione fra la Potenza e il Potere, suo possessore; fra fuoco e potere di bruciare, fra Atma e Sakti. L’aspetto oggettivo, o del Conosciuto, è quello mutevole e del corporeo, l’aspetto soggettivo, o del Conoscente è quello permanente della Coscienza.
Il momento della Conoscenza è quello dell’attualità, che non è né l’uno né l’altro dei due Principi, ma li racchiude entrambe; fusi assieme in una superiore identità. Questa fusione, che può essere più o meno perfetta, presenta due aspetti o polarità.
* Nel suo aspetto folgorante, di sintesi completa, essa è l’unità primordiale del Potere-Potenza: Etere spirituale immutabile, che sostiene ed attua ogni realtà.
** Nel suo aspetto di sintesi contingente, più o meno completa, essa qualifica ogni essere particolare. La diversa limitazione che definisce gli esseri individuati, consiste proprio nella loro incapacità, piu’ o meno accentuata, di realizzare che, in ogni forma, compresa la loro, è contenuta integralmente, e in maniera olograficamente completa e perfetta, l’intera Matrice Energetica Primordiale, o MAHA-SAKTI.
Assegnare l’appropriata quantità e qualità di Potenza, a una qualsiasi forma esistente, significa saperla attuare interiormente, in una pienezza conoscitiva che é il SAMADHI. Questo é il TELEION, il Potere o SIDDHI dell'Unione Erotica Intervirile, o Yoga tantrico, in cui si compie la perfetta unione di Potere e Potenza, di Siva e Sakti; di Vuoto e Apparenza.
Ecco quindi superata, d’un balzo, ogni teoria vedantica e postvedantica, riguardante MAYA, ovvero la presunta illusorietà e falsità del Reale. Maya non è una “alterità” irrazionale, ma il momento dinamico e di Potenza; espresso dal Potere. Essa non è un’ illusione, ma, al contrario, l’energia efficiente dell’Eros Cosmogonico, che corrisponde al valore supremo. Così, mente e corpo, sia nell’universale divino ISVARA, che nell’individuale JIVA, non sono affatto spirito oscurato e coperto di falsità, ma Potere dello Spirito, che si sperimenta come atto creativo: Potenza che si formula e rivela, gradualmente e progressivamente, nell’Inconscio e nel finito, ma che appartiene, integralmente, a quel Potere unico che è, in sé, Conscio ed Infinito.
Nel Suo dispiegarsi come Potenza, il Potere assume vari aspetti di manifestazione progressiva, relativi all’approfondimento comprensivo, sempre più completo e perfetto, dell’unico Elemento Primordiale, e che vengono chiamati Categorie Elementali, o TATTVA. Le Categorie o TATTVA si dividono in tre gruppi:
1.Pure: Quelle cui nell’Io vi è Unità di conoscente, conosciuto e conoscenza.
2. Pure-Impure: Quelle in cui Maya viene vissuta come funzione del Potere, come Potenza in atto.
3. Impure: Quelle in cui le Potenze attuano individuazioni concrete e oggettive. Per impurità si intende una diversa gradazione di separatività, presente nell’esperienza della Potenza cosciente di un altro da sé. Il senso di questa progressione, dalla dualità all’unità,
attraversa i tre gruppi, in modo simile al passaggio che porta dal Sonno al Sogno, e da questo alla Veglia. È la Potenza, o Logos Cosmico, che, destandosi gradualmente e facendosi energia operante e creativa, si consuma nell’esperienza d’attuazione, fino a riflettere, sempre più luminosamente e consapevolmente, il Potere che la sperimenta; come Essenza consapevole di un unico e proprio Io essenziale, che fruisce diversamente, attraverso molteplici individualità soggettive, di un mondo che egli stesso ha realizzato oggettivamente.
La Potenza di manifestazione, presentandosi come Erotismo specifico caratteristico dello stato di veglia, e relativo alle categorie impure, implica l’opposizione dualistica limitante di Io e non Io: di AHAM e IDAM. Il rapporto del Potere divino con il mondo, é, quindi, un rapporto della Potenza con il Potere, che, nel suo aspetto dinamico ed estroverso, di desiderio erotico, è realmente il Mondo e il suo divenire. Esso resta però, simultaneamente, anche il Principio che Trascende ogni propria possibile Immanenza. Il mondo, luogo samsarico del desiderio di manifestazione, è, implicitamente, anche il luogo nirvanico della Liberazione individuale.
Dal punto limite inferiore, della Terra densa, solida e materializzata, e dalla sensazione soggettiva, l’individualizzazione procede gerarchicamente; nella serie dei 5 TANMATRA; le 5 Funzioni Trascendentali che, attraverso le potenze dei sensi, generano la materia sensibile ad essi relativa, strutturando e compenetrando in questa, una coscienza di desiderio sempre più luminosa ed elevata. Oltre la terra materiale, che è il luogo di arresto orizzontale della Potenza, si evidenziano le energie verticali della conversione e del dominio, la prima delle quali è Prana Sakti, l’energia vitale, in cui il molteplice e il particolare vengono padroneggiati ed organizzati da una superiore unità; in forme illuminate da una sempre maggiore intensità di coscienza unitaria.
La Potenza di Conoscenza, che sintetizza la percezione, realizza, attraverso lo “Strumento Interiore” Antahkarana, che è il mezzo con cui l’Io-Potere si auto definisce Potenza dell’Io, situandosi nel livello di ogni sua individuazione contingente,come un’ulteriore purificazione ed estensione della vita organica, facendola procedere nella direzione dell’unità. Le potenze ascensionali di conversione, gerarchicamente superiori a quella della conoscenza, ancora legata ai sensi fisici, costituiscono il dominio ulteriore del Tantra Yoga.
Questa è la metafisica ultima della Magia erotica e del Tantra, in cui, essendo totale Libertà, l’Assoluto non va inteso come Ragione, Idea, o Spirito, ma come un Potere e una Volontà di Potenza, che ha per oggetto il proprio voler essere e attuare ciò che si è. Il sistema metafisico, magico e tantrico non e’ pero’ un punto di arrivo, ma una inea di partenza: un preliminare che attende, come sua parte risolutiva, l’azione dell’acquisizione
reale del Potere; da parte del praticante. Arrestarsi alla concezione teoretica, senza passare direttamente alla Pratica di Realizzazione, è una vera e propria degenerazione discorsiva, e una corruzione della magia erotica delle espansioni inter virili, che pretende, invece, che la propria teoria diventi una forza efficace.
Si tratta d’una Prassi d’unione, o Yoga, capace di trasmutare effettivamente in essenza la più profonda sostanza dell’individualità. Questa Tekné costituisce il passaggio alle Unioni Draconiane intervirili del KUNDALINI YOGA, ovvero al trascendimento della Natura animale e delle sue leggi.
MAURO LIKAR
19:59 Scritto da: likar | Link permanente | Segnala | OKNOtizie |
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