27/02/2011

MAURO LIKAR LIKOS IL LUPO DI LUCE

 

Mauro Likar

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LYKOS

 

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Introduzione


Il «Carattere Lupo» non partecipa al patto d’assuefazione e dominio domestico incarnato dalle città civilizzate; non si ammansisce nel sicuro recinto dell’ovile sociale, e salvaguarda, per prima cosa, la propria indipendenza, anche a rischio della solitudine e d’una incomprensione generale, che giunge fino alla proscrizione, alla persecuzione, o all’auto emarginazione volontaria.

«Lupo» è uno che si ribella e sottrae alla tagliola della società civile, e alle sue regole di studiata e bonaria debolezza, opponendosi radicalmente alla sedentarietà appresa, e all’impiego degli artifici collettivi che garantiscono la sopravvivenza accanita: dei peggiori e degli inetti, a scapito dei migliori e dei più vigorosi. Egli resta profondamente selvaggio, nel senso di intimamente vicino alla natura e alle sue leggi eterne; interamente occupato nella soluzione dei problemi reali che si presentano sulla sua strada.

Il «Lupo» affronta queste sfide in modo autentico e diretto, e non accampa scuse che aggirino l’ostacolo, né inventa simulacri, o surrogati di lotta, che sostituiscano l’attacco risolutore, e il sacrificio che esso comporta. Preso nella tagliola, o nella morsa sociale, può decidere di auto mutilarsi, staccanosi una zampa a morsi, pur di restare libero e padrone di sé.    Con il transito nelle tenebre dei secoli cristiani, lo «Spirito del Lupo» è stato condannato come demoniaco, come ribelle, asociale ed anacronistico; revocato e oppresso nella maggioranza dei popoli, fattisi ormai stanziali e sedentari.


Ma talvolta, esso riappare inatteso, in alcuni individui eccezionali, che prendendo coscienza del proprio irrinunciabile spirito di libertà, e di rivolta, possono ancora affermare consapevolmente:

« Io mi sento bruciare da una sete selvaggia di sensazioni violente, da un intenso furore contro quest’esistenza neutra, piatta, regolare e sterilizzata. Il mio è un desiderio forsennato di devastare, di creare controsensi, di sberleffare gli idoli più rispettati, di aiutare l’evasione degli adolescenti in rivolta, di eccitare, di eccitarmi, di sedurre e concupire un fanciullo, o di esserne affascinato; oppure di torcere il collo ad un qualsiasi rappresentante dell’ordine borghese. Perché io detesto, maledico e aborrisco, dal più profondo del mio cuore, questa beatitudine fittizia, questa salute malata, questa comodità ossidante, quest’ottimismo trasognato, questa grassa e prospera elevazione del mediocre e dell’ordinario, a spese dell’eccezionale e dello straordinario.»

Simili individui “Demoniaci”, possono definirsi «Lupi» a tutti gli effetti e dire a se stessi:

«È difficile trovare la Pista e la traccia sottile del Dio, in mezzo agli odori nauseabondi di questa vita infra- umana, così soddisfatta di sé, così borghese, così antispirituale ed artificiosa; fatta di affari fetidi, di politica mondana, e di miserabili compromessi, fin troppo umani! Ma Io sono un Lupo: un ruvido eremita delle foreste, piombato in mezzo ad un mondo di cui non condivido le volubili ambizioni, e di cui non apprezzo i piaceri incompleti! Ciò che mi scuote, dandomi gioia, emozione, estasi, piacere ed elevazione, questo mondo lo ignora; lo fugge come dannato e, tutt’al più, lo tollera nella poesia dei poeti morti, che appunto perché cadaveri, può considerare ormai suoi; trattandolo però, nei vivi, come un fomento e una flogosi di inaccettabile follia.

In effetti, se il gregge americanizzato ed ebraicizzato dei conformi ha ragione, se questa musica, questi rituali collettivi, questi uomini spezzati e remissivi, contenti di così tanta pochezza, e così esperti di lussuosi nulla, hanno ragione, io sono certamente un folle, o un Demone; ma sono, e voglio restare, pur tuttavia, un Lupo delle tempeste: un Barbaro impeccabile, di Luce e folgori, che non si fa imprigionare dalle critiche di un mondo estraneo e per lui imperdonabile.

Io, il Lupo della Luce, sono il Dio disperso nell’uomo, che non trova più in esso il suo clima e la sua aura; il suo cibo, e la sua reale Dimora.»


Questa riflessione, ha per fulcro il profondo significato del simbolo del Lupo. Con questo sigillo immaginale e per suo mezzo, è possibile affrontare le questioni fondamentali che si riferiscono ad una Weltangschauung, o concezione del mondo e dell’eros, radicalmente diversa ed addirittura opposta e contraria, a quella professata dalle attuali società occidentalizzate; ad uno spirito di luc, che sa essere anche «Naturalmente crudele e luminosamente feroce», e che si è voluto, invece, demolire e depauperare, in quanto contrario all’indirizzo politico e religioso attualmente dominante: quello giudaico cristiano.


Lo «Spirito del Lupo», ed il suo modo d’agire e d’essere, è oggi del tutto disprezzato, travisato e misconosciuto, e lo si vorrebbe espellere completamente dalla consapevolezza e delle inclinazioni individuali umane. Lo si considera difatti, e a ragione, un pericoloso avversario, e un eversore di ogni Ordine costituito: una Qualità animale, cioè dell’anima, che essendo catartica e liberatoria, è impossibile controllare socialmente, e che va quindi repressa, ammansita, e spenta, in ogni possibile modo. Da questa repressione civilizzante, che vorrebbe smorzare e distogliere da sé la naturale Potenza del Disumano e del Sovrumano nell’uomo, scaturiscono tutte le attuali mutilazioni patologiche della psiche umana, che, assoggettata al sociale, traduce nelle sintomatologie violente della cosiddetta «Malattia mentale ottenebrante», la propria improrogabile necessità d’espressione: dei propri contenuti più profondi e Tenebrosi, come di quelli più elevati e Luminosi.

Come ogni simbolo, anche il Lupo possiede parecchi significati. Alcuni appaiono opposti, ma, come vedremo, non sono per nulla contraddittori bensì complementari. Così il Lupo presenta sempre un aspetto ambivalente e gemellare: positivo e negativo, oscuro e luminoso, e l’uno non agisce mai senza coinvolgere anche l’altro. Il Lupo è difatti, particolarmente legato al Segno Zodiacale dei Gemelli, retto da Apollo Iperboreo, e da Dioniso.

 

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Alkis-Likas come Sizigoy,

i Gemelli Divini.

 

Syzygos è un termine che viene fatto risalire alla parola greca, composta da Syn = con, insieme, e dalla radice Zeug, che deriva dall’indoeuropeo Yog: Unione, presente nel termine indiano Yoga, e che significa anche vincolo, legame, amplesso. L’aggettivo Sizygos significa CONIUGE, Fratello, Sposo, Compagno, e suggerisce l’idea di affinità e somiglianza, indicando anche l’unione intervirile. Sizygos è il “Genuino compagno”, il Gemello, che può anche essere o diventare, se disatteso e non amato: l’Avversario.

Il Gemello, o Doppio, è l’Icona speculare di ciò che siamo realmente, e configura l’archetipo dell’Io Essenziale; l’unità e la totalità della fenomenologia psichica individuale. Nell’Incontro con il Doppio, o Daimon, l’Io contingente si affaccia a sé stesso confrontandosi con la possibilità reale di una piena integrazione del proprio essere.

Io contingente ed Io Essenziale si strutturano, perciò, come coppia gemina bipolare: la SYZYGIA, operando una Congiunzione erotica omogenea, in quanto intervirile, e quindi priva di distinzioni e di diversità di genere, o sessuale. La Conoscenza di sé non è una semplice acquisizione di concetti, ma un’illuminazione interiore: rivelazione del Dio in noi stessi e riscoperta e recupero della nostra vera identità, nella sua pienezza ed in seno ad una Realtà chiaramente percepita e completamente compresa.


Il Dio in noi perviene a completezza solo grazie al suo realizzarsi attraverso la nostra Psiche individuale; in un gioco di riflessi che indica l’esistenza fondamentale di un’Unica Luce, e dell’identità di Amante ed Amato. È proprio tramite l’esperienza paradigmatica dell’Eros Intervirile, che il SYZYGOS esprime la consustanzialità della nostra Psiche, come di quella di chi amiamo e ci ama, ad un’ANIMO, o Campo Psichico presente al di là della nostra coscienza, e ad essa trascendente.

Il Daimon o Gemello, non viene a riconciliare l’uomo con il Dio, ma a riunire l’individuo a sé stesso, per il tramite dell’altro, simile a sé. Non gli importa di perdonare, o condannare, dei peccati e delle colpe comunque immaginari, ma di ripristinare una situazione libera dall’ignoranza e dalla carenza di luce e d’amore. L’Amante, icona reale del Salvatore divino, giunge per amare e salvare sé stesso, e viene, non a portare la Pace, ma a stabilire, con ogni mezzo, fosse anche il filo della spada, la pienezza e l’efficienza delle proprie origini divine.

Il Dio gusta ed apprende sé stesso in tutte le cose, come il sole che sparge la sua luce su tutte le creature, ed integra a sé tutto ciò che inonda, senza perdere tuttavia, nulla del suo splendore. Egli è e diviene se stesso in ogni creatura, rivelandosi e facendosi conoscere proprio tramite quella: nell’atto d’amore, come in un riflesso visto in uno specchio. Nell’Amato, simile a sé, l’anima riflette il Dio in maniera per sé tollerabile, e diviene così lo specchio del Dio immerso nel corpo dell’altro, come nel proprio; comprendendo, nell’orgasmo, che Dio è lo specchio della sua anima, come di quella dell’amato, presente nel cosmo.


L’intero Universo è un immenso laboratorio Alkemico , in cui il compito dell’uomo individuatosi come Spirito di Luce, è di accelerare consapevolmente, tramite l’uso adeguato del proprio Io contingente, il processo di liberazione dell’Io essenziale divino: la divinità in divenire che lotta per affrancarsi da ogni limitazione materiale. In quest’opera alkemica, a Due Vasi, i corpI sono i crogioli in cui gli amanti raccogono Il proprio Oro Spirituale S : La Luce contenuta nel nutrimento seminale, lo Sperma o Materia Prima, che è, al contempo, anche il fuoco purificatore che compie la lisi.


Il vero soggetto della trasformazione e della realizzazione Alkemica, è l’uomo interiore trascendente; non l’anima empirica dell’Io contingente, ma l’Io essenziale, che è lo Spirito immortale e luminoso: Gemello e polo alterno dell’Uomo corporeo e dell’Io contingente. Egli è la Natura luminosa ed interiore del Daimon:Il Dio, il Syzygos, il vero Io originario e genuino, Compagno incontaminato dal contatto corporeo, Io Essenziale profondo che è la scintilla di Luce tuffatasi in noi come in ogni essere umano. Questo Alter Ego fosforico, è il Portatore della Luce, Io Solare e Lucifero congiunto all’Io Lunare riflesso, attore e soggetto di una vita determinata e condizionata da molteplici fattori accidentale.
Questo IO SONO non soggettivo, indipendente dalla volontà contingente, è il nostro ESSERE AUTENTICO ed oggettivo, reale, ma percettibile solo come immagine dell’Io soggettivo, che pure esiste grazie a lui, ed è la realtà sottesa alle parole Io Essenziale, Sé, Daimon, Gemello, Syzygos. Odhinn, Dio in me.

IO SONO TE, TU SEI ME. Questa è la sintesi dell’immagine speculare che porta ad un passo dalla dissoluzione dell’io contingente, riflesso. Si perde in essa la delimitazione fra Io e Tu, perché questo Tu, che Io sono, è così ampio da far scomparire in una vertigine i limitati dell’ umano. Questo LUI divino è distinto dall’Io personale, umano, eppure è l’Essere vero che rende possibile l’altro, e ne sostiene la manifestazione. Senza il suo Dio, l’uomo è un animale violento e cieco, e senza l’uomo il Dio non può manifestarsi, né agire esistenzialmente.


Fra Io e Dio vi è una reciprocità, e le loro esistenze sono separate eppure indivisibili. L’Io riflesso è la Base sostanziale e concretizzante dell’Io Essenziale, e questo è l’Essenza dell’Io, vale a dire ciò che lo fa esistere, come senso, principio e meta.

Alk Nel simbolismo nordico, ALK  è la Runa dei Gemelli ALKIS; l’Archetipo in cui il Principio divino si manifesta in una entità individuale, bipolare. Essi segnano il passaggio dell’Essenza spirituale nella Sostanza, e la loro unione segnala l’incorporazione del Dio, l’Idios Daimon, nella sua materia corporea; la fusione unificante, anche concettuale, di Spirito e Materia. Gli Alkis corrispondono perciò al terzo termine, prodotto dalla bipolarità erotica virile 1X1.


La forma del geroglifico si compone di due unità falliche e virili, unite assialmente nello spazio-tempo, in un rapporto erotico ambivalente: attivo e ricettivo. L’interazione elettro-magnetica intervirile si sdoppia generando il Terzo termine, che riflette, nella propria, una diversa polarità della psiche e della Materia individuale.


I Gemelli, o Amanti virili, indicano il fatto che la Vita Eterna promana dall’azione dei simili: fanciulli divini, che abbandonano la via della Vita mortale, proveniente dall’interazione procreativa dei contrari eterogenei, per intraprendere la via dell’immortalità vivente, nata dalla fusione dei simili, omogenei. Difatti, le opposizioni erotiche fra maschio e femmina, dissimili, attuano uno scompenso energetico individuale, che è all’origine della morte umana dello spirito nella materia: una caduta procreativa nei cicli di morte e rinascita animale delle distinte specie. I potenziamenti erotici da Maschio a Maschio, simili, provocano, invece, il continuo incremento dell’Energia individuale, aprendo il transito al processo di divinizzazione rigenerante, e di uscita dai cicli mortali della specie umana animale.

Geminus significa Duplice, Doppio, e rimanda al Gamos greco, che significa, principalmente, Unione erotica intervirile. Lo Sposo, in tedesco si dice Gemahl, e Gem in sanscrito significa accoppiarsi, unirsi, mentre Jamuh indica i fratelli. A chiarire il senso erotico dell’unione gemellare intervirile, viene il termine che in sanscrito designa il segno dei Gemelli: Maithunam, che significa coito  fra coloro che sono fratelli di sangue, ovvero Iniziati. I Gemelli, segno di Fusione- Concezione energetica, sono, anche per l’Astrologia, un Segno Doppio, Maschile, Fluidica, Mobile, Positivo, Attivante, e segnano il punto di transizione in cui le energie, indifferenziate e collettive, della specie umana animale e animicamente taurina, si individualizzano e umanizzano, per effetto dell’energia fluidica seminale condivisa, che contiene il soffio animico del Dai mon; il Pneumos Spermatikos, che è “l’ Alito del Lupo”.


L’Io Essenziale Daimonico, si attiva per effetto delle correnti nervose e del pensiero focalizzato, indirizzato ed animato dall’immaginazione attiva e dall’ispirazione divina, che provoca la Veggenza, ed una grande mobilità spirituale e corporea.Questa nuova strutturazione fisico-immaginale, indotta dalla relazione gemina, è capace trasmutare le vecchie configurazioni fisio- psichiche dell’uomo, fornendolo, al di fuori dagli schemi della specie animale umana, di una propria nuova ed a-specifica configurazione individuale. Attraverso l’unione dei simili, L’Idios Dai mon, uno in entrambe, trasforma la materia genetica della Coppia Syzigiaca, in Epifania della propria presenza immortale.


Pianeta dei Gemelli, e loro tutore daimonico, è Hermes, o Mercurio, che gli Ariani del Nord hanno chiamato ODHINN. Ciò significa che, dietro le singole individualità, esiste una realtà unitaria: un’Essenza Suprema invisibile ed immanente, che è simultaneamente visibile e trascendente in ogni individuo. Questo essere divino è l’ODH-INN, l’Ispiratore della Vita Interiore, che i Greci hanno chiamato Hermes Psicopompo, e gli Egizi Toth. Vita interiore, Coscienza, e mondo materiale: mondo interiore ed esteriore, sono la stessa identica Entità, ed Hermes-Odhinn è al nostro interno, comer pure all’esterno, presente in ogni nostro “simile” e percepibile direttamente nell’atto dell’ispirazione erotica ed amorosa.


Mente, Materia, e Spirito, sono tre aspetti di una sola e stessa realtà. Il Simile attrae il Simile, e respinge il dissonante, e nell’Alkimia erotica delle attivazioni gemellari, che è la scienza delle trasmutazioni sottili ottenibile con l’unione dei Gemelli o Likas, cioè Lupi; ovvero con l’operazione dei Quattro Mercuri. Essa consiste nell’unire, dapprima il maschile ed il femminile dell’individuo in un’unica complessione fissa, o “ Pietra Androgina”, e nel porlo poi in unione, di intimo contatto seminale, con un suo “Simile o Gemello”, che abbia attuato in sé lo stesso processo di Soluzione e
Coagulazione della propria Doppia Natura. Da questa Doppia Unione, che volatilizza entrambe, nasce il REBIS, la Cosa Doppia: un Animo Gemino ed Androgino, che unisce i due e che libera sia la Luce, LIK, che il Lupo di Luce LIKOS, esistenti nella Gemma: o Ghiandola Pineale.

I Gemelli sono in rapporto con ogni Inizio e con ogni Iniziazione virile, e vengono rappresentati in sella ad un solo cavallo bianco, dono di Poseidone e di Hermes. I Templari, faranno di questo Segno di padronanza: del potere fluidico abissale, e della parola ispirata che ne veicola le energie, il sigillo eloquente del loro Ordine Virile; il segno implicito di una condivisione, da parte dei “Fratelli- Amanti”, di un unico “veicolo animico”; due corpi ed una sola Anima, come si suol dire.

I Gemelli Divini o Divya come categoria umana Potere divinatorio ed energia fallica sono intimamente connessi. Il primo è la Luce spirituale, l’altro, l’energia che fornisce un mezzo penetrante all’azione dello Spirito nella Materia. I Gemelli costituiscono quindi il prototipo archetipo dell’unione umano-divina, e corrispondono all’Individuo completo, attivatosi come UNUS AMBO daimonico, e come Logos Spermatikos: presenza luminosa trascendente, fissatasi nella materia seminale.


Nella tripartizione Indo Ariana degli esseri, secondo i Guna, oltre agli uomini animale PASHU, soggetti a Tamas, e ai VJRA ed ai KAULA, soggetti a Rajas, vi sono i DIVYA, in cui predomina Sattva. Essi sono esseri con qualificazione prettamente divina: nature umane assai rare, che seguono una via essenzialmente interiore. Non si interessano alle prassi di trascendimento violento, né al ritualismo magico, ma praticano i riti sessuali con i propri simili, per risvegliare in sé la POTENZA E LA COMPLETEZZA ANDROGINICA DEL DIO, nel suo aspetto di ARDHANARISHVARA: Realtà inscindibile di Potere e Potenza.


I Gemelli rappresentano, quindi i Due Co- creatori del Terzo elemento, Centrale; le due forze fluidiche e serpentine che animano il fallo eretto, lancia ascendente e vibrante, nei sette toni della Lira Apollinea, che indicano, implicitamente, le sette vibrazioni dei vortici energetici dislocati sull’Asse della colonna vertebrale umana.
Il Caduceo Ermetico ed il Vajra indo tibetano, sono due simboli della loro azione ignea e folgorante. Nella mitologia greca essi sono i Dioskuroi, e poi i Kabiri: Potenze forti e brucianti del Dio e le energie divine più potenti, che congiungono la Natura del fuoco celeste con quello Tellurico. In Attica, e nelle isole del Mar Egeo, il culto dei Kabiri è identico a quello dell’Hermes Itifallico e dei due giovani Vir-Gen, che in India sono Kumara e Skanda, anch’essi “Signori dei Cavalli”, ovvero degli Spiriti e delle anime dei morti.

 

 

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Skanda


Il Cavallo, animale conio, ha una vasta simbologia che lo lega strettamente al mondo dei morti e degli spiriti. Nella mitologia pre cristiana e poi in quella “cristianizzata”, Demoni, succubi, incubi notturni, e fantasmi, hanno spesso sembianze equine. Fare dei Gemelli e dei Dioskuri dei “cavalieri”, significa farne implicitamente i reggitori di briglia del mondo infero, e delle sue popolazioni demoniache: di Incubi ed inquietanti Presenze.

Nelle culture shamaniche, il cavallo, oltre che essere l’animale che accompagna i morti nell’al di là, è anche l’alleato o “famiglio” del Mago, che su di esso vola nel mondo degli spettri e delle anime disincarnate, alla ricerca di anime e spiriti che si sono “perduti”. È quindi cavalcando, ed essendo cavalcati o montati, ovvero copulando, che i Gemelli attivano il reciproco “’volo magico”, ed il loro rito di contatto e dialogo con le anime dei defunti, trasformandosi in cavalli “daimonici”.


I legami del cavallo con l’al di là, gli spettri e la morte, fa anche dei Dioskuri, come di Odhinn, due guidatori della “Caccia selvaggia”, che, nel Medio Evo è il corteo di Esseri diabolici che si dirige verso il Sabba, ma che in realtà, è il sigillo delle “Cavalcate sessuali ed orgiastiche” connesse ai Riti Equinoziali. Il cavallo è il compagno dei morti, amico e protettore dell’uomo, ed i Gemelli Alkis, Signori dei Cavalli, dei Cavalieri, e del sodalizio erotico intervirile, sono forze cosmogoniche creatrici, associate alla Morte nella vita, ed alla rinascita reale nell’esistenza eterna.


Essi sono anche i Ribaldi del Cielo, i Satiri ed i Koribanti compagni di Dioniso in Grecia, o i Gana che attorniano Ganesha e Skanda; in India. Gli Alkis non ammettono donne fra le proprie fila, non allevano figli propri, ma rapiscono ed iniziano al loro culto intervirile, i fanciulli più promettenti, facendone le “ anime gemelle” di una potente HETARIA, o confraternita guerriera. Il Cavallo, del resto, è notoriamente un “animale parlante”, e nella notte dell’Epifania, secondo la tradizione precristiana della Dea Epona e di Diana, profetizza e descrive gli eventi che caratterizzeranno l’anno appena iniziato.

I “Gemelli”, che formano delle Coppie Erotiche divinizzate, sono i Lupi e i Briganti del Cielo: i Marut indiani, energie delle tempeste e dei venti impetuosi, feroci come lupi furiosi, ed innocenti, ma per nulla innocui, come terribili e luminosi fanciulli. Essi vengono rappresentati comer un gruppo di adolescenti bizzarri ed avventurosi: delinquenti ed omosessuali sfrenati, che vagano nella notte, e, simili al Lupo, si fanno beffe della morale e dell’ordine sociale, incarnando la gioia di vivere, il coraggio, la fantasia, la giovinezza. Vivono in armonia con la natura, opponendosi alle ambizioni distruttrici delle città, all’ipocrisia e all’inganno delle maschere morali che esse esprimono attraverso i propri cittadini. Questi LUPI GEMELLI, Likas-Alkis, dimostrano dal vivo tutto ciò che turba, dispiace, e spaventa le società civili, acculturate e borghesi, ed incarnano pienamente lo “Spirito del Lupo”.

 

 

 

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Il Diavolo e i Lupi

 

Lupo, ossia Diavolo, ovvero Eretico, cioè omosessuale, avverte S. Eucherio nel V° secolo, chiarendo che secondo lui, gli eretici sono i veri “Lupi di Satana”. Per l’Evangelista Matteo, i lupi sono i falsi profeti che si accostano agli uomini traverstiti da agnelli, ma con l’intenzione di travolgerli, e di condurli alla rovina. “Per Lupus Diabolus Intelligitur”: Per lupo intendi diavolo. Già Aristotele, o quel che ne è rimasto dopo le traduzioni arabe e le revisioni e trascrizioni cristiane, pone in evidenza il fatto che il Lupo, per la sua natura, rientra fra i “ Fera mala animalia”: i cattivi animali feroci. È però S. Ambrogio, a codificare lo stretto rapporto fra Lupo, Diavolo, ed Eretico, definendo l’animale ADVERSARIUS: esatta trascrizione giudaico cristiana del SATANA ebraico, il nemico contro cui l’unica arma è la Fede: ovvero l’ignoranza.


In genere, nella violenza cristallina del Lupo, il violento represso ed ipocrita, che usa la sopraffazione come subdola arma di dominio -ovvero l’Ebreo cristiano- scorge e condanna ciò che per lui rappresenta il “Male Assoluto”: ovvero, la sola forza distruttiva naturalmente sana, capace di annientarlo totalmente. I Greci identificano i “Giovani Lupi” con i Kureti, o Ragazzi Selvaggi, iniziati ai riti dell’eros intervirile dal Dio, e che partecipano al suo culto sfrenato ed orgiastico. Più che umani, questi ragazzi sono ormai incarnazioni dei Demoni dell’Estasi, di cui l’erotismo omosessuale è un’espressione, e che non si sposano, ma rapiscono i fanciulli alle madri e alla società dei padri, per farne degli uomini individuati e liberi: dei vagabondi e dei Lupi pericolosi come loro.

I Korybanti, i Kureti, Pan, i Sileni, i Satiri, sono gli Dei, i semidei, e i geni che provocano disordini sociali e mentali nelle folle asservite del patriarcato e del matriarcato. Essi formano le schiere dei Compagni partecipi del Dio: i Baccanti, o Bakta, che lasciati averi e famiglie, vagano sulle strade ed agiscono come incarnazioni viventi ed emissari erotici del Dio, unificando amore umano e divino nella relazione intervirile e nell’uso del “Veleno” o sperma, che diviene un ingrediente basilare nelle droghe che inebriano il Soma, spezzandone ogni Innaturale resistenza. Veggenti nudi ed erranti, in India costoro si identificano a Skanda-Shiva, e sono considerati eretici dagli Indù ortodossi, in quanto non accettano alcuna distinzione di casta, e vivono ai margini della società, come Stranieri che praticano il Maithuna e Ashwini Mudra: il coito intervirile e la contrazione anale.

 

Sono volutamente dissoluti, si fanno beffe dei testi sacri, si prostituiscono, e non praticano mai i rituali vedici. Sono e si considerano i Vratya: i Puri, feccia della società ed acme della libertà individuale. Essi disattendono ogni regola, e sono l’epifania furiosa del loro Dio: la luminosa e tenebrosa manifestazione, spesso frenetica, del Daimon. I Vratya si riuniscono in congreghe esclusivamente maschili. L’uomo stupido e moralista, che li condanna, misconosce Shiva stesso, e non comprende che solo essi realizzano compiutamente il Maheshvara Yoga, l’Unione suprema, che evita il ritorno nei cicli delle rinascite.


Se il volto umano è l’icona della creazione, e l’amore è la vera natura dell’animo, ecco che le anime simili amano il volto dell’amico ed amante: come immagine del sé stessi più profondo; come specchio del cuore condiviso, e come rivelatore dell’AHAMKARA; o senso dell’Io sono.L’ Anamkara celtico, o amico-amante, e Animo gemello, è proprio colui con cui si condivide il senso del proprio Io Essenziale. Questa amicizia che è un’alleanza erotica e un amore non finalizzato, è un atto di riconoscimento e di appartenenza daimonica, capace di sfidare, con la sua esistenza e le sue azioni, ogni convenzione, ogni morale, ogni sciocca categoria religiosa o confessionale. Perché l’amore intervirile, è non solo la vera Natura, ma anche la sola religione dell’Animo individuato, che non conosce e non si cura dei limiti spazio temporali, e che fonda, con il proprio “simile”, un legame eterno, reciproco, ed indissolubile. Quest’ Arte dell’Appartenenza, ridesta ed alimenta, in chi la sperimenta, un sodalizio iniziatico profondo e speciale: il legame indissolubile fra Amici che sono anche Amanti; Anime Gemelle e Lupi, Alkis e Likas.

È questo un vincolo che nessun accidente può spezzare, nessun intervallo ti tempo o spazio, dividere o distruggere, e che nemmeno la morte può intaccare o dissolvere. L’Amore intervirile è un’Amicizia senza maschere o finzioni, una profonda comprensione reciproca, che libera in noi e nell’altro, nostro simile, la verità della nostra anima: l’Amore che è identità di luce e destino daimonico. L’Anima Gemella, l’Amico, è un dono divino, perché l’amicizia amorosa è la natura stessa del Dio. L’Amore è simultaneamente presenza umana e divina, epifania di luce e flusso di coscienza, che si fa nitida consapevolezza di sé e dell’amato: riconoscimento della reciproca unità nell’affetto, nell’empatia, e nella passione erotica. L’Amicizia intervirile, risveglia l’empatia erotica, e il cuore ricorda allora, il suo vero modo di sentire e d’essere.


Si tratta di un vincolo spirituale prezioso, di una “fratellanza” che gli Ariani ed i Celti hanno sempre compreso e promosso per il suo implicito valore; Questo legame, che è di fatto un’unione sacra, modifica il senso dell’identità e della percezione di sé, affinando la sensibilità e la capacità di pensiero e conoscenza degli Amanti. Questa tradizione ariana delle “Anime Gemelle”, è la stessa che, in India, viene portata avanti dagli iniziati al culto di Skanda e di Murugan: i Vratya, che sono i soli e veri Shivaiti oggi rimasti nel sub continente indiano. Difatti, lo Shivaismo attuale, riadattato, non ha più nulla a che fare con quello originario, né con quello rimasto fedele a sé stesso, e che prevede, ancor oggi, come mezzo di trascendenza, il coito sterile intervirile, il sacrificio di Caproni, Bufali e Tori, ovvero della procreazione animale, e che, iniziando adolescenti e fanciulli alla danza orgiastica, con consumazione di vino di palma e Bhang, o Haschisc, riporta in vita le orge dionisiache e l’omofagia spermatica gnostica, ovvero, il Sacrificio dell’animalità umana; fondamento dell’Antica Religione.


In Grecia, importanti indicazioni sul carattere    eretico    dell’erotismo omosessuale dei Kabiri, provengono da vasi e Coppe del IV secolo, in cui si notano    raffigurazioni    che    non rispecchiano le regole della Pederastia di stato greca. In un vaso, ad un Uomo Adulto di nome Kabiros, o Potente, un Fanciullo, Pais, versa del vino, mentre un altro uomo di nome Mitos, o padronanza del seme, intreccia una relazione amorosa con un fanciullo chiamato Krateia, ovvero Potenza, sotto lo sguardo attento di un nano di nome Pratto Laos: che significa sciogliere la pietra. Simili immagini alludono ad una inversione dei ruoli canonici fra Erastes e Pais, e ad una relazione erotica fra “Simili”, a prescindere dalla distinzione per classi d’età, tipica della pederastia greca. Il Vino e l’Acqua, il Potere e la Potenza genuine, sono difatti miscelate assieme solo nella rivelazione erotica intervirile non conforme, in cui il flusso divino scorre fra Fanciullo ed Adulto, e viceversa, come fra Amanti e Simili, in completa antitesi alle regole gerarchiche pensate e volute dalla società patriarcale greca.

Il Percorso Potente, che trasmette l’essenza divina, è quello fallico ed androginico, che percorre, satura, fluidifica, e scioglie la Materia pietrificata del Kabiro e del Pais, con    la reciproca potenza seminale, trasmutando e rigenerando entrambe con questo Liquor Vitae. I Misteri Kabirici si riferiscono quindi al maschio e alla sua duplice natura: di Giovane-Vecchio, Maschio-Femmina, Mortale Immortale, riunita nell’unità dell’ Androgine Divino: Erikepaios.


IO SONO TE, TU SEI ME. Questo riconoscersi nello specchio dell’altro, simile, che avviene assai facilmente nella relazione intervirile, porta alla scomparsa dei limiti fra Io e Tu, e umano e divino. Questa percezione erotica: di un “Noi siamo entrambe un Lui divino” diverso dalle Ego personalità umane, contingenti e molteplici, si amplifica negli amanti, fino a costituire, in entrambe, il loro “Vero Essere”, o Io Essenziale daimonico, oltre ogni accidentalità spazio temporale. Senza il suo amore che riflette il Dio, e senza il suo Dio, l’uomo è solo un animale brutale ed inconsapevole, che ignora sé stesso. Senza l’uomo, il Dio non può manifestarsi né agire in quell’esistenza. Senza l’Amato, l’Amante non può riconoscersi, né riconoscere il suo simile come il Dio in azione. Ogni uomo ha il proprio Daimon o Doppio, che lo guida ai segreti della vita, o meglio, ogni Daimon ha un uomo che ne è l’Imago, e che egli riporta alla conoscenza di sé medesimo. Dio è racchiuso in noi, essendo noi contenuti in Dio; noi possiamo comprenderlo, in quanto Esso ci comprende.


Fra Io Essenziale e Dio vi è reciprocità, e le loro esistenze sono distinte ma indivisibili, come quelle di Ciò che ora siamo, e di ciò che saremo e che siamo sempre stati. Come Duplicità Gemina, gli Alkis, o Gemelli, che manifestano e canalizzano l’Eros divino intervirile, si riferiscono al Corpo Eterico, che nell’uomo animale e personalizzato della specie, trasmette l’energia psichica, coordinando e vivificando il corpo, e consentendo il controllo emotivo e mentale da parte delle ego personalità parassite. Nell’uomo individuato e virilizzato dal Daimon, e che ha superato il livello specifico delle varie ego personalità parassite, il corpo eterico trasmette, invece, l’Energia dell’Io Essenziale individuale: come Raggio di una Gnosi che fa crescere il potere dell’Animo individuale, e decrescere, e svanire, quello della Psiche collettiva, e delle sue ego personalità invasive ed ossessive: genetiche, razziali, archetipe, od ancestrali.


Il Raggio della Gnosi Erotica, o Daimonica, corrisponde perciò alla Nota Fondamentale dell’Uomo Divino, che si manifesta come Intuizione del Daimon e dell’Eros Cosmico. L’Eros degli stadi inferiori: Emozionali, Astrali, Mentali inferiori e così via, ha aspetti limitanti, attaccamenti tenaci, ebbrezze passionali e dolcezze incantevoli, ed è un mezzo potente di elevazione e di espansione spirituale, che rompe le programmazioni personalistiche delle Ego personalità parassite, portando l’individuo all’Unione con il Daimon. Eros, Logos, Gnosi, sono una tri –unità indivisibile, in cui la Sapienza non è Conoscenza,, ma Comprensione intuitiva e diretta, per fusione animica, e per immedesimazione empatia dei campi psichici.

 

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ALKIS regge questa profonda “Intelligenza del cuore”, in cui l’alterità e l’alterigia svaniscono, e lo sguardo con cui vediamo l’altro, è lo stesso con cui egli ci vede: l’uno per l’altro, noi siamo Amanti speculari e Gemini, che attuano il rapporto della perfetta similianza 1X1 . La vera intimità amorosa è un’espressione del Sacro, riservata all’Animo dell’Amante che si fa veggente, percependo il proprio Dio nel corpo, nel volto, e nell’animo dell’Amato e dell’Amico. Nella tradizione ariana, l’incontro con l’Amato è, per l’Amante, l’incontro con il Dio: una contiguità immediata, che riconosce, nell’altro, la presenza del Divino, e ne è riconosciuta. Questo dono reciproco di una illuminazione del cuore, che è per entrambe gli Amanti, Rivelazione del divino nel suo completo svelarsi, è il Mistero Centrale della Gnosi Passionale intervirile, che è il trovare, al centro della Tenebra abissale del cuore, la Luce dell’ Amore che la nutre. Chi ama diviene Gnostico, e chi Sa ama; ogni ombra tenebrosa si illumina e svanisce dall’interno, trasmutandosi in Splendore divino e Lucifero.

 

Gli iniziati all’Eros intervirile, e alla Gemellarità animica, sono gli ALKIS – MISTI: gli Adepti capaci di attivare in sé il “MERCURIO SEMINALE”, ovvero, il codice delle energie latenti presenti nel DNA umano. In Questo Argento Vivo è inserito difatti, l’embrione attivabile del Fanciullo d’Oro: l’Io Essenziale Solare che è la completezza ideogenetica dell’Individuo polarizzato dal Daimon.

Questo Uno e Trino, che si porta dapprima da sé all’altro in sé stesso, e poi dall’Io essenziale al Dio, e che travalica e compenetra le opposizioni mercuriali e virili, di attivo e ricettivo, congiungendole assialmente in una bipolarità androgina che spiritualizza e trascende la materia, viene rappresentato in Grecia, come APOLLO LIKEIOS: Dio Polare ed Iperboreo; Signore dei Lupi e delle Luci.

Egli è l’Energia ardente della Supercoscienza illuminante, che ha sede nella Ghiandola Pineale: il Sole Nero di cui, quello esterno, è un riverbero materiale, e che si concentra anche nel seme virile, da cui può manifestarsi come Dio, e Luce della mente: Eros Phanes. APOLLO, che in India è Skanda, nell’Eros intervirile è il Fallo eretto degli amanti, e questo sorgere verticale: Orthos, è il segno esplicito della sua presenza. In Grecia, Apollo ha per epiteto, fra gli altri, anche Lukeios, che significa sia Luce che Lupo, e si rivela attraverso la Terra interiore e il Mondo Infero, come Signore delle Anime ispiranti dei morti: le Muse, o Topi. Proprio questi roditori che vivono nella tenebra, sono le armi saettanti del Dio della luce, e colpiscono con la Peste Nera: il male epidemico che Apollo infligge agli uomini che vuol punire.


L’Amore intervirile è, perciò una passione di libertà e di giovinezza che rende gli amanti perennemente adolescenti, nella mente e nel cuore, trasfigurandoli e rinnovandoli continuamente. Questa continua doppia metamorfosi, che non conosce pause statiche, è per gli amanti virili una reviviscenza sacra, che impedisce loro di arenarsi nelle secche del quotidiano, o nelle banali motivazioni del sociale. L’Amicizia e l’Amore veri, non sono mai atti o costruzioni predeterminate, ma nascono come gesti di volontario riconoscimento: improvvisi e non calcolati. Si tratta del riaffiorare illuminante di un ricordo, o di una memoria segreta, che riappare improvvisa nel contatto con l’altro: l’Amico ed Amante.


Il lampo di riconoscimento riaccende le braci occulte delle affinità, che allora riprendono ad ardere visibilmente. Questo risveglio reciproco all’antica conoscenza, è il soffio rianimante: l’Amore che fa, dei due amanti, un respiro e un’Anima sola. Nell’ambito dell’Eros intervirile, un cerchio si ricollega e si salda; il vincolo ridiventa unione attuale ed evidente: similitudine palese. Questa è per gli Amanti, la fine dell’esilio, e l’inizio dell’appartenenza reciproca; ognuno dei due “Gemelli”, ritrova nell’altro colui che il proprio cuore sente, e percepisce, come il proprio fratello d’anima e di sangue.


Ora, queste due individualità si concentrano l’una tramite l’altra, in una affinità che è un ritmo condiviso ed unico: una forza più antica e sapiente, che si risveglia in entrambe per tenerli uniti, ed aver cura di loro. L’universo erotico ed amoroso, diviene allora il luogo della dolcezza intima, e della luce misteriosa che essa produce: una chiarezza aurorale, che racchiude, conosce, ed esprime anche la tenebra. Questa aurea luce mattutina è compagna dell’Ombra notturna, e diviene illuminazione nelle tenebre dell’alveo virile: in un amore libero dai ruoli fatali, dalle programmazioni sociali, e dalle finalità procreative della specie umana animale, che manipolano e sigillano la funzione erotica, costringendola in un’ignoranza tossica: di sé, della propria completezza androgina, dei propri poteri di individuazione divinizzante. Nel liberarsi, tramite l’unione intima e sensuale con il proprio simile, l’individuo ritrova ed attiva in sé lo “Spirito del Lupo”: la consapevolezza d’essere, simultaneamente, “Uomo di Luce”, e “Grande Bestia Solare ed Infera”.

 

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Storie d’Umana Bestialità

 

Il pericolo maggiore, nella nostra vita, sta nel fatto che il cibo umano è completamente composto di spiriti. Tutte le creature che noi uccidiamo per mangiare, tutte quelle che distruggiamo per togliere loro le pelli, hanno un’anima che non muore assieme al corpo, e che perciò, deve essere “pacificata”, perché altrimenti si vendicherà sugli uomini per averle tolto il corpo. È una fantasia teologica e una menzogna, quella che pretende che l’uomo abbia potuto elevarsi al di sopra della condizione animale, solo per mezzo della “Provvidenza Divina”, degli Dei, di Spiriti, Geni, Angeli, ed altri esseri sovrumani.


L’uomo è diventato ciò che è, solo grazie al sostegno di altri esseri: creature reali e non immaginarie o sovrannaturali. Esseri che come tutto ciò che sostiene l’individuo umano, nel suo agire cosciente e volontario, non stanno sopra, ma al di sotto dell’uomo. Le buone qualità, i caratteri, e le disposizioni umane, non provengono dall’alto, ma dal basso; non dal vertice luminoso di un qualche Paradiso astrale, ma dal profondo abisso della Natura.


Queste Entità benefiche, questi spiriti tutelari dell’uomo, sono stati in particolare gli animali, grazie ai quali l’uomo ha potuto far esistere la sua attuale “Civiltà umana”. La pretesa inferiorità culturale, animica, e spirituale degli animali, è una deprecabile menzogna, diffusa principalmente, dalle Religioni e dalle culture ebraico cristiane e semitiche: a favore delle loro concezioni: antropocentriche e completamente antinaturali. Queste laboriose industrie del Sacro e del moralmente conforme, popolarizzano e sostengono la falsa superiorità umana, perché hanno l’ impellente necessità di trovare, in “Esseri Diversi ”, o di un’altra specie, le creature o le persone in cui collocare un Male ed un Carattere Negativo, da esse stesse inventato, sostenuto, e costantemente promosso.


Il successo apparente della specie umana, sul cosiddetto piano evolutivo, è stato ottenuto con il sacrificio disinvolto delle cosiddette “specie inferiori”, che, per lungo tempo hanno compreso anche molte popolazioni umane “primitive e barbare”, ovvero Naturali, che sono state immolate, assieme ad animali, piante, e risorse terrestri, in nome ed a vantaggio dell’Uomo Ebraico, Cristiano, Islamico, e del suo unico improbabile Dio.

Per quanto riguarda l’Olocausto degli animali, ben più copioso e reiterato di quello patito dagli uomini , la dieta carnea è l’esempio più emblematico di un sacrificio materiale distruttivo, a cui fan seguito quelli promossi da una distorta concezione culturale dei “Bisogni umani”, e dei modi per soddisfarli. Nella cultura giudaico cristiana, l’antico modello della fraternità con gli animali, che ha le sue radici nelle tradizioni cosmologiche e totemiche delle Antiche Religioni Naturali, ha perduto ogni valore, perché questa Ideologia, profondamente razzista, nega all’animale la dignità dell’uomo, ed all’uomo la dignità dell’Ebreo; del cristiano o dell’islamico.

Gli Animali sono stati posti, secondo il modello semita, in una dimensione di totale sottomissione, e dipendenza, rispetto alla creatura ritenuta più evoluta: l’Uomo ebreo, poi anche quello cristiano ed islamico. Il bipede umano non ebreo, è stato, in quest’ottica talmudica, parificato alla specie animale, e come tale, o Gojim, è stato trattato, e sfruttato. Lo si è potuto, per secoli, catturare, schiavizzare, deportare, vendere, comprare, usare sessualmente, o sacrificare: in un delirio di arroganza che testimonia, se non altro, il fatto che l’Ebreo, ed i suoi tardi epigoni scismatici, vivono nella costante incertezza d’essere realmente delle creature superiori, e nel costante bisogno isterico e compulsivo, di provare a sé stessi ed al mondo, d’esserlo per davvero.


Alcune specie animali, ben precise, già connotate con valenze sacrali nelle culture non ebraiche o pre cristiane, sono così diventate l’emblema del Satana ebraico, cristiano, ed islamico, e dell’universo mitologico che ad esso è stato collegato. Basti come esempio, l’aspetto di CAPRO del Diavolo del Sabba, per individuarne le concrete relazioni di discendenza: dalle antiche divinità silvestri e cosmiche pagane; PAN e i SATIRI. Così l’Ariete, l’Animale che per gli Egizi era un Dio luminoso solare, è stato rigettato come Capro, in antri sempre più bui e sempre più identificati con il Male. Altri riferimenti sono riscontrabili fra il Serpente e il Paganesimo, il Lupo e l’Eretico, il Porco e il Dissoluto, e la Scrofa e la Puttana. Si è attuata così, la demonizzazione degli Animali Sacri del paganesimo, e la loro Identità con il Demoniaco.

La prassi giudaico cristiana e poi islamica: del demonizzare tutto ciò che apparteneva all’Antica Religione Europea, ne ha costretto e relegato i contenuti, entro i limiti sincretici del folklore, o li ha immessi nel contesto mitologico e magico. Il concetto Biblico, di superiorità dell’uomo ebreo, legato al patto con il suo Dio tribale Jahvé, su tutti gli altri esseri viventi della terra, è stato assunto come un dogma perenne, perché permette il protrarsi, e l’espandersi, di una mentalità e di una economia distruttiva e predatoria, condotta da queste creature così autocratiche ed “evolute”, ai danni di tutti gli altri esseri, democraticamente “inferiori”.

Il soffio animico, comune ad uomo ed animale, è stato disconosciuto dall’uomo superiore; poi, dogmatizzando Darwin, e le sue tesi, si è dilatata a dismisura l’importanza di una presunta e per nulla provata, superiorità evolutiva umana, immettendone l’assioma opportunistico in tutti i contesti sociali, ed in tutti gli strati della cultura e del pensiero attuali. L’evoluzione darwiniana è, indubitabilmente, una teoria di comodo molto utile agli oppressori. Difatti, se ciò che è migliore sopravvive per ragioni evolutive, ecco che ciò che è sparito, o che si è fatto sparire, distruggendolo in ogni possibile modo, per mezzo di guerre e vessazioni, può venire definito, “scientificamente”, come “ non evoluto”, rozzo, e destinato comunque a sparire.


Come dire che l’Arte del greco Prassitele, ormai scomparsa, era meno evoluta e raffinata, o degna di permanere di quella di uno Tsaroukis, o di un qualsiasi altro imbrattatele greco attuale. Basta entrare in un qualsiasi museo delle Civiltà ormai scomparse, soppiantate dal cosiddetto “Genio evolutivo ebraico- cristiano”, per afferrare immediatamente la falsità di questa tesi di comodo. La sopravvivenza dell’uomo più scaltro, più violento, più materialista, non è certo la sopravvivenza dell’uomo “migliore”.


Il successo nell’adattarsi alle peggiori condizioni, fisiche e spirituali, tipica dell’uomo ebreo o ebraicizzato, non prova affatto la sua superiorità, e non indica nessun possesso di qualità eccellenti. Essa dimostra semmai la sua resistenza, e la sua feroce tenacia distruttiva. Secondo questo paradigma ebraico-darwiniano, della sopravvivenza del più adatto, la forma più evoluta d’esistenza resterebbe comunque il VIRUS, e non certo l’uomo, che, anche se ebreo, o cristiano, è costretto comunque a soccombergli.


Di fatto, l’uomo è un animale incompleto e non finito, che si definisce e completa solo attraverso forme di cultura particolari; cioè con l’apprendimento e l’Iniziazione. Con l’affermazione ed il dilagare planetario dei tre monoteismi semiti, si è fortemente ridotto il sentimento di sacralità che circondava il Pantheon Politeista, ricco di forme animali, umane, ed ibride.

L’Assioma Mosaico, condiviso anche dai Cristiani e dagli islamici: Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza, è stato il colpo di grazia dato dall’ideologia anti naturale ebraica, alle specie animali e vegetali. Questa affermazione arrogante e perentoria, ha collocato definitivamente fuori dalla norma, ogni rapporto affettivo ed erotico con le creature e le specie non umane, favorendo l’identificazione dei Demoni in molti animali, che precedentemente, venivano considerati come esseri divini, o come epifanie, e presenze materiali, di determinate divinità.

 

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Tyr e Fenrir. Il Mito Scandinavo

 

“Gli ASI allevarono il Lupo FENRIR fra loro, e TYR era il solo che avesse il coraggio di porgergli il cibo. Ma quando gli Dei videro a che punto l’animale crescesse ogni giorno, e dato che tutte le profezie dicevano che era destinato a provocare la loro perdita, presero la decisione di fabbricare, per imprigionarlo, una catena estremamente resistente. “ Così inizia il Mito scandinavo: gli Dei vogliono controllare il proprio destino, ed esorcizzare le proprie ineluttabili paure, e per farlo tentano di addomesticare e sottomettere il Lupo; poi, spaventati dalla sua ferocia, forgiano catene vincolanti per imprigionarlo, e Fenrir, il Lupo, le spezza. Gli Asi utilizzano allora lo stratagemma di una catena magica, per privare subdolamente il lupo della sua libertà d’azione:


“ Era fatta di sei parti: del rumore dei passi dei gatti, di barba di femmina, di radice di montagne, di nervi d’orso, di tostato di pesce e di sputi d’uccello. La catena era liscia, e dolce come un nastro di seta, ma anche solida e forte. “


Gli Dei vogliono incatenare Fenrir su un’isola, con la catena che si chiama GLEIPNIR, ma il lupo diffida giustamente di loro, ed esige che uno degli Asi metta, come impegno della sua buona fede, la mano nella sua gola. Gli Asi si consultano: l’affare diventa sempre più losco ed imbarazzante, e nessuno vuole ficcare la propria mano nella gola del mostro. Allora Tyr tende la destra e la piazza deciso nella gola del lupo.

Quando questo si agita, il laccio lo stringe e più la bestia si dimena, più il cappio si serra. Allora tutti gli Dei ridono divertiti delle convulsioni del lupo, tranne Tyr, che sta per rimetterci la mano. Gleipnir non si guasterà e non cederà che nel destino finale degli Asi: il RAGNA- ROK, detto anche “Crepuscolo degli Dei”. Fenrir, liberatosi, diverrà allora l’affossatore delle societàdegli uomini e dei loro Dei. Questo Mito è dunque legato alla fine di un mondo, di un Ciclo cosmico, e l’esame del ruolo dei due protagonisti, TYR e FENRIR, permette di coglierne meglio il vero significato.

 


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Tyr.

 

La Forma più comune del nome è TIWAS, che proviene da una radice Indoeuropea: DAIWO, o DYU, che designa il cielo diurno, ed è l’Origine del nome DIO, Divino, e DAIMON. La radice DIV, significa anche Brillante. In scandinavo, TYR equivale a DIO, e il suo plurale è TIVAS. Snorri Sturlson presenta TYR in questo modo:
« È il più ardito e coraggioso degli Dei, e decide della vittoria in combattimento; è bene che i valorosi lo invochino. Si dice che colui che si pone a capo degli altri uomini e non indietreggia mai, è marziale come Tyr. Egli è anche sapiente, e si dice anche che chi è più saggio degli altri uomini, è saggio come Tyr.»

TYR rappresenta principalmente l’onore virile, la legge, e la giustizia. I Giuramenti si fanno sotto la sua egida, così come il THING, tribunale ed assemblea dei Vichinghi. Un altro nome di TYR è IRMIN, da cui proviene IRMINSUL, l’Albero e Asse del mondo dei Germani, che assicura la coesione e l’ordine dell’Universo. In Sanscrito, RITA, ciò che è perfettamente aderente alla propria intima legge, e DHARMA, ciò che mantiene le cose al loro giusto posto, esprimono la stessa idea. Con questo altro nome, TYR rappresenta anche la Legge interiore e l’ordine. Egli occupa, con ODHINN, la prima funzione sociale : il sacerdozio e la Sovranità. Il suo sacrificio, narrato prima, assicura, o meglio salva per un certo tempo l’Ordine del mondo degli Dei. Per contro, egli perde una parte non secondaria della sua credibilità e purezza.

La perdita del braccio è il segno che stigmatizza lo spergiuro del migliore degli Dei, la sua perdita della rettitudine e della mano destra, nella gola feroce ma innocente del Lupo. Dopo di ciò, Tyr, reso monco e mancino, non viene più chiamato SAETTIR MANNA, pacificatore, o conciliatore d’uomini.

La mitologia scandinava riporta altre menzogne divine, apparentemente necessarie all’edificazione ed alla stabilità del mondo umano, o degli atti come l’assassinio di YMIR, che provoca l’odio distruttore dei Giganti, per il cui tramite si generano le potenze che metteranno fine a questo stesso mondo degli Dei e degli Uomini. La morte accompagna la vita, la costruzione evoca la distruzione. Gli Dei stessi sono frantumati dal loro agire negativo nel Divenire e dal mondo.


Questo è il luogo in cui l’ordine ed il Caos, lo spirito e la materia, si affrontano e si mescolano. Il più coraggioso e più giusto degli Dei, TYR, come la purezza stessa: BALDUR, vengono colpiti per primi. Queste due tragedie, innescate dagli stessi Dei, segnano la fine dell’Età dell’Oro. Alla grandiosa battaglia che conclude il Ciclo, nel punto cruciale del Ragna-rök, in cui le forze di luce condotte da ODHINN e quelle delle tenebre condotte da LOKI e FENRIR si affrontano, TYR lotta contro un’ipostasi del lupo, GARM, il cane degli Inferi. Con la sua mano sinistra egli strangola il mostro, ma questo lo ferisce mortalmente. Così periscono e si annullano le figurazioni dualistiche del Cielo e delle Tenebre; nel momento in cui il Ciclo si dissolve e si unifica in un nuovo inizio.
La Lancia del potere fallico virile.


Týr è anche la runa del Mann-Wild: l'Uomo selvaggio, o del Mann-Wolf: l’Uomo Lupo realizzatosi come Uomo Daimonico: VIR-GEN, e armato di una ostinazione feroce che trapassa ogni ordinamento. Il suo Fallo è la Lancia della rivincita solare o Sol-Sieg, parallela alla Coppa-Coppia Paar-Peer della Ri- unificazione e coabitazione daimonica:    Questi due Poteri costituiscono la bipolarità e l'alternarsi del Solve e Coagula Alk-emico, nella relazione erotica intervirile a Due Vasi dei Gemelli.


La Lancia è anche lo Scettro fallico del Potere centrale, ed è l'Arma che ferisce e risana. Essa stilla sangue nella Coppa, e di questo flusso realizzante, che è in realtà il nettare spermatico del Dio Týr: “Tiranno”, cioè Assoluto, l'Eroe si nutre per rigenerarsi e compiersi completamente; come presenza carnale di quel Dio. Inoltre, la Lancia ferisce miracolosamente chi getta o rivela il Mistero del Paar- Order agli indegni, e quella ferita spirituale, che è una lacerazione, può essere guarita solo grazie al sangue-seme di redenzione, che sgorga dalla stessa Arma invasiva.

Colui che vibra, affonda, ed estrae Lancia è Týr, il ri-vendicatore solare del dominio assoluto, che ri-assume in sé il potere virile del Lignaggio stellare, instaurando nel proprio mondo la Pax Herotica, nata da un combattimento infero che ha eliminato per sempre ogni usurpazione titanica. L'Eroe , ovvero Týr, è colui che, compreso in se il femminile, elimina le Amazzoni: ogni energia “femminile” che voglia usurparne, telluricamente, la virilità. Se l'Eroe è tale in quanto ha attivato in sé il Vir-gen, il proprio lato ricettivo o femminile, lo è proprio perché, come Vir-Wild, Maschio selvaggio, egli elude ed esclude la fascinazione sottile e vampirica della Donna, e il suo desiderio di procreazione e di continuità nella specie animale, che dissolve e diafanizza il potere magico del fallo virile. Ricostruire la Spada spezzata del padre, corrisponde, per lui, ad un reintegrare, in sé stesso il potere magico del fallo “ancestrale”, reso magicamente sterile proprio dalla fecondità prolifica delle innumerevoli madri materiali.


Fecondare fisicamente la donna, diafanizza, isterilisce, ed evira magicamente l'uomo, rendendolo succube delle forze ctonie e Mater-ializzanti. Uscire dal dominio di queste forze è una prova iniziatica in tre stadi, il cui motto magico è: Schlagt Wieder-aufleben, Percosso Risorgo. Ciò indica la capacità di riaffermare, e rivibrare attivamente un'energia di lignaggio spezzata, rifondendola in sé e rivendicando, per suo tramite, il potere di chi ci ha preceduti sulla Via dell'Eros Eroico.

Ricomporre la spada è il Primo Compito. Porre la Questione è il Secondo. Restaurare l’intimo Potere degli Eroi è il Terzo. Solo allora la Lancia, come fallo di resurrezione, diviene un oggetto solare di pace, e dà la guarigione completa dalla morte.La Lancia Týr spegne difatti, nello stillare del sangue-seme eroico, il gene avvelenato e ardente dei Titani, liberando Prometeo, il Preveggente, dalle catene che lo avvincono alla Materia, sottoponendolo al tormento spirituale dell'erosione volitiva. Tenebre ed ignoranza tragica di sé, dileguano al primo colpo della lancia aurorale, e, in quella penetrazione seminale, si ridesta la Memoria del Sangue, Iperborea, che diviene la guaina g(e)nomica della Spada fallica. Così si realizza il Mistero della coppa e della lancia; il rito del Sangue Regale o SANG-REAL, che è il SANGWA o Compagnia degli Eletti.


Porre la Questione, significa, per l'Eroe, essere Risvegliato: partecipare di una lucidità trascendente, sciolta, per intima comprensione, da ogni elemento Titanico di indifferenza e di crudeltà elementare ; da ogni stupro inconsapevole. Il Lupo diviene padrone e conscio di Sé e da Tenebroso diventa Luminoso. Se l'usurpazione effettuata dalla Donna, è la causa della evirazione del Re Nescien, primo Ignaro custode della Lancia e del Sangue Reale di Thule, la purulenza incurabile della sua ferita è dovuta invece al suo voler occultare il proprio fallo madornale; proteggere, sostenere, e favorire l'utero della donna; come arbitraria Coppa di una Vita Materiale.

Egli diviene così l'Amphora-Texus: il dissimulatore dell'Anfora, o Amphortas; colui che occulta, artificiosamente, il potere: rivitalizzante e spirituale del vero “Vaso”: quello Virile. Egli, con quel travisamento morboso che relega il potere nel femminile, nega la liberazione data dall'invasamento della Potenza fallica e sovrannaturale: del Dio Týr.


La Domanda non posta equivale ad un fallimento della prova solare, in quanto implica Alterigia: una indifferenza ed una incomprensione per lo Splendore Perduto, e una mancanza di Com-passione per un Simile; male inteso come Altro da sé. Porsi il Quesito e fare la Domanda, colloca l'Eroe al livello del «Reo Pescatore»: il Cristo o IKTYS, che ha perduto, per propria colpa, il Potere regale dell'Anello di Fuoco Magico, facendolo cadere nelle Acque Profonde della specie Ictica, cioè Colpita e colpevole.

 

Questo vibrare in risonanza cordiale con il Re-probo, comprendendone l’Ictus, gli permette di ripescarne il Salmone di Saggezza: Il Pesce che, avendo ingoiato l'anello del Re Salomone, ne contiene ora la Qualità magica ed ignea. Ad essere ripescato e Salvato dalle acque è di fatto, il Fulgore stesso del Re fallicoPrimigenio, che subito gli trasmette, con l’Anulus, l'Anello di Connessione al Lignaggio originario, e alla Sapienza Primordiale.


Pesce, Solomon, e Anello, o Anulus, sono anche metafore sessuali che si riferiscono al Fallo, all'Androginia Soli-Lunare, e al Congiungimento Anale, e chiariscono il tipo di richiesta penetrante lanciato all'Eroe fallico, e il modo in cui egli riceve e dà, nella Coppa e nella Copula, una adeguata risposta sapienziale e fisica al suo quesito fondamentale: di Chi sono?


Finché resta tale, il «Reus Piscator», accusando e subendo la propria Impotenza daimonica e fallica, cerca di assorbire quella degli Eletti, facendosi attento cercatore, seduttore, e divoratore, d'uomini e d'Animi eccellenti: Homo Homini Lupus. Ma ciò che egli cerca di catturare con l'Amo dell'Oro della sua Religione malata, non basta al suo bisogno energetico, in quanto il suo Ano, o recipiente d’ analisi, e' stato infettato, e reso incapace ed osceno, da Anus: la vecchia consorte, e non sa più captare la purezza ardente di quella linfa seminale che, compresa, potrebbe ri- donargli la Vita.

Difatti, solo chi dirige fallicamente l'attenzione analitica della propria mente t sull'altro, e nell'altro se stesso, il proprio Amante - Gemello, può, manifestando la virilità ascendente del proprio animo eroico, ottenere il nettare amoroso della risposta daimonica, e rivivificare e riattivare così, in sé, la Stirpe Primordiale: il Retaggio solare della Memoria e del Lignaggio Iperboreo; divenendone l' Herede designato.

Nella Storia del Reo Pescatore, che è il Kristos Logos Solare, deviato dalla crudeltà titanica della sua Religione patologica, è adombrata la fine ineluttabile dell'Eone dei Pesci, e del settarismo giudaico cristiano e semita: la Religione che si fonda sull’Incompletezza virile e sulla parzialità psichica.. È evidente, per chi voglia riflettervi, che l'immagine    archetipica    della    Completa androginia    psichica    Individuale    dell'Eroe Ódhinico, può esprimersi nella realtà solo con la reintegrazione immaginale completa del Daimon Ódhinn: il Dio Completo, Primordiale e Selvaggio, che è simultaneamente Lupo ed Ariete, e che è rimasto finora incompreso, come proprio Io Essenziale.

Questo Ódhinn risorgente, è il Dio in noi, e noi siamo, in lui, il suo proprio corpo di manifestazione. Il suo regno è la perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo psichico, il granello di senape che si fa albero Yaw I di eternità. Egli rappresenta l'Archetipo dell'Io Essenziale ed indica la totalità dell'uomo trasfigurato. Quest’ologramma divino impresso nella psiche umana, è la vera Icona completa di Dio, a immagine e somiglianza del quale è stato formulato e programmato il nostro Uomo interiore: incorporeo, incorruttibile ed immortale.


Con la distinzione duale fra Ódhinn e Loki, o Kristos e Lucifero, e con la caduta nell'errore contaminante di un'origine separata delle cose, l'immagine divina nell'uomo non è stata distrutta, ma solo distorta e insozzata e, può, tramite la discesa agli Inferi del subconscio, e la loro intima comprensione, illuminante, venire reintegrata nella sua totalità, e diretta al Polo del Superconscio. Si tratta di una Resurrezione verticale, Ódhinica, il cui effetto risanante e soterico si estende anche ai morti; cioè alle energie che sono esistite e sono state negate, in ogni spazio tempo, nelle molteplici esistenze parallele, proprie ed altrui. Ogni individuo può congiungere, in sé stesso, la Psiche all'Io Essenziale, acquisendo un Animo individuato ed un proprio centro: il Daimon-Ódhinn in sé.


Questa unione individuante è la vera Relazione Regale d’ogni Eletto: le nozze alchemiche in cui i Gemelli, riuniti, formano il Lapis- Lupus Philosophorum del Grahal, che è il Contenuto che comprende la Totalità. Le immagini di unificazione che la mente recepisce nella propria Coppa, durante il processo di individuazione dell'Io Essenziale, sono i semi contenuti nell'Acqua di Vita, che riformula in noi un Archetipo già latentemente presente: il Centro individuale interiore Ódhinn.


Con questa ri-membranza abissale viene ripristinato lo stato originario dell'Agape individuale con la propria Imago Dei: l'Idios Daimon. Il Lupo è L’Ariete, Ódhinn è Loki ed è Cristo-Lucifero: una totalità che abbraccia anche il lato selvaggio, distruttivo e notturno della psiche e dell'Ologramma Cosmico.

Ódhinn che assimila in sé Loki, e risorge come Baldur, prende con sé e su di sé la propria Ombra; che è anche il rimosso collettivo, e la accetta come parte integrante della propria fiamma di luce, divenendo un'Unità Completa. Loki è inseparabile da Ódhinn e gli appartiene, come l'ombra appartiene alla luce, il Lupo all’Ariete ed all’Aquila, e come il Misterium iniquitatis accompagna il Sol iustitiae: come un Fratello Gemello. Entrambe formano l'unità indissolubile dell'Archetipo dell'Io Essenziale, che risolve in sé Luce e Tenebra, Male e Bene, Creatività e Distruzione.


Questa riunione Ódhinica pone decisamente fine al Cristianesimo e alla sua malefica Crocifissione dell'Uomo Cosmico; alla sua sospensione patibolare e limitante, fra gli opposti Bene e Male rappresentati come due ladroni, che per millenni hanno rubato energia ed esistenza al Centro individuale. Essa estingue la scissione dualistica, che, per tutta la vita, sottrae a chiunque si identifichi unilateralmente con il Sommo Bene e non anche con il Sommo Male, la metà più profonda e potente della propria energia psichica e vitale, impedendogli la riconciliazione geniale con il proprio Io Essenziale unitario, e ponendolo in opposizione alla materia corporea e terrestre, bipolare, vissuta conflittualmente come Tenebra, e non come Luce coagulata.


Nell'individuo c'è un germe archetipo latente che corrisponde all'impronta Completa, e che viene attivato dal porre fine alla Crocifissione, o alla Sospensione mentale fra le opposizioni, e dal passaggio dal livello della falsa perfezione, Cristiana, a quello della vera completezza: Herrmetico-Ódhinica: Tenebra Luminosa del Polo, ed espressione di un'aurora Boreale dell'individualità umana, che risorge dai suoi limiti terrestri e si orienta, polarizzandosi nella divinità del proprio Centro.


L'individuo completo è e deve porsi, al di là del Bene e del Male, al di là della perfezione, che è semplicemente una finitezza che crocifigge e fissa a dei modelli di aspirazione etica. Baldur, l'Ódhinn risorto, è l'Io Essenziale che congiunge in sé le forze opponenti di Ódhinn-Loki, e in sé le annulla e ricrea, come sua Terza Potenza centrale e attiva: libera dai limiti. Questa Resurrezione universale, toglie all'individuo il peso d’ogni inutile perfezione concettuale, che lo inchioda alle dicotomie delle manifestazioni relative, restituendolo integro alla propria completezza di immagine archetipica divina.


Allora, l'Ombra del Lupo, non più negata e contraddetta all'interno, cessa di produrre eventi esterni che si manifestano come Fato Nornico, avverso e divorante, e l'individuo, cosciente d'essere completo, non ha più bisogno di rappresentarsi come attore dei conflitti, o come vittima di oscure e incomprensibili negatività divine o demoniache.


La figura stessa del Cristo, del resto, non è così chiara e univoca come i cristiani vorrebbero e, nell'esegesi che risale alla Chiesa primitiva, egli ha in comune con Lucifero, il proprio opponente, una serie di simboli: Leone, Lupo, Serpente, Uccello notturno, Corvo, Nottola, Aquila e Pesce. Lucifero, la stella mattutina, designa inoltre sia il Cristo che il Diavolo stesso.

 

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Il Serpente

 

Presente in molte Religioni, e spesso legato al culto delle acque o dell’Abisso igneo, il Serpente ha caratteri simbolici opposti: di stretta connessione con l’universo infero e conio da un lato, e di rigenerazione fallica in una vita eterna, o in una eterna giovinezza, dall’altro. Il serpente è soprattutto il rapitore dell’immortalità, connesso alla ricerca della vita eterna. Un contributo fondamentale alla sua demonizzazione, è venuto dal suo chiaro significato fallico, e dal fatto che il serpente di Esculapio,venerato a Roma, era il guaritore della impotenza virile.


Il serpente, simbolo della penetrazione intervirile, è legato strettamente alla Gnosi, sia in senso caenale che mentale: di introduzione ad una sessualità rigenerante, sterile e non procreativa. Questa conoscenza erotica, serpentina, si ritrova nel simbolismo dell’ABRAXAS, ente supremo, che, sotto forma di serpente dalla testa raggiante, è indicato come il signore gnostico d’ogni conoscenza esoterica ed occulta. Nel Secondo secolo dopo Cristo, il serpente è ancora un simbolo positivo, al centro di tradizioni culturali come quelle degli Ofiti, od Ofianoi, che ripudiano decisamente il Dio Jahvé dell’Antico Testamento, chiamandolo il “Dio Maledetto che maledice”.


Il Serpente ha dato all’uomo la conoscenza originaria del Bene e del Male: lo ha cioè illuminato sulla propria ambivalenza e bipolarità costituzionale. Custodito come un animale sacro, il serpente, strisciando fra i pani rituali li trasforma in Cibo eucaristico che viene distribuito fra i partecipanti all’Agape. Il Serpente rappresenta anche la potenza e la saggezza sotterranee, rinchiuse e contenute nel fallo virile in erezione, capace di veicolare le “Voci dei Demoni”: ovvero i ricordi e le memorie ancestrali rimosse.

La Runa Týr è Il Fallo Ódhinico-Hermetico: il contenitore dell'energia virile primordiale necessaria al Processo di trasmutazione, che dà un senso ascendente alla direzione penetrante, che la volontà l'Eroe deve seguire per ottenere la Vittoria. Esso è il solo e vero agente di una trasmutazione efficace.
«Cerca dunque di essere tale e quale vuoi che sia l'Opera a cui ti accingi. Indirizza la Volontà allo sviluppo del tuo Io Essenziale, e in esso genera l'Ódhinn risorto. Il tuo tesoro più prezioso è racchiuso in te stesso, e non fuori di te; perciò comprendi chi sei interiormente, cosa ti ha fatto, quale sia la tua intrinseca qualità e, allora, illuminato dalla tua stessa Natura, ti conoscerai attraverso il medium degli eventi esteriori.

L'Arcanum è il tuo Io Essenziale, che ancora non conosci ma che puoi apprendere, attraverso l'esperienza delle cose molteplici. Impara dunque a conoscere, per mezzo di te stesso, tutto quello che esiste, dentro e fuori di te, tenendo conto che tutto proviene da un'unica Energia. Se vuoi conoscere te stesso, riconosci chi sei, cosa è, da chi dipendi, a chi appartieni, e a quale fine sei stato manifestato, in questa dimensione transitoria. Questo Lapis viene estratto da te, e tu sei la sua miniera; in te lo trovi, anzi, da te lo ricevi. Sperimentandolo, l'amore e la cura per esso aumenteranno in te.»


Týr  è la potenza fallica rigenerante dell' Io Essenziale o Lapis- Lupus, ed è anche l’Apis, o Ka, che rappresenta il Genio Segreto o Spiritus Rector del nostro Destino. Poiché esso è la Quintessenza dell'Individuazione, lo si trova anche in quei nostri Simili con cui siamo spinti ad intrecciare rapporti erotici, individuali e individuanti. Esso è l'Archetipo individuale divino latente in noi, e si comporta come un'Aura o Tono di sensibilità che indirizza e proietta magneticamente l'individuo, lanciandolo in tutte le sue esistenze parallele, oltre ogni limite spazio-temporale.


Questo Io Essenziale o Pilastro di fondamento, è un immagine impressa nell'uomo dal suo Dio Archetipo o Entità Globale, che la radica in lui come germe di eternità individuale. Grazie alla conoscenza del proprio implicito Sostegno, l'uomo resta indissolubilmente ed eternamente collegato al suo Daimon. Questa Fissazione Alkemica dell'Ódhinn, o Mercurio individuale, corrisponde alla Conoscenza Ermetica di sé, giacché Hermete come pure Ódhinn, simboleggia il Nous: la Facoltà interiore dello Spirito di percepire e ricordare, per prima cosa, sé stessa.


Quando l'Eroe-Mago è divenuto veramente l'Imago Unica al centro di sé stesso, la sua Materia diviene Vivente, individuata e attivata dal suo proprio Archetipo Immaginale ed olografico. Il Nostro Centro assiale è il nostro Polo Nord, il magnetismo all'Interno e al vertice della nostra Terra corporea, ed è una Identità individuale terza fra due estremi. Questo Arcano brilla come la Stella Lucifera della nostra Verità cerebrale, e viene a noi come riflesso speculare del nostro Dio Archetipo, presente anche nell'Ologramma Cosmico. Il Centro individuale dell'Io Essenziale, è quindi l'Imago Dei: il Dio in noi, che è il nostro vero Essere; identico alla divinità suprema.
«Esso nasce in noi: come un Bimbo e una Stella, come una goccia dalla sorgente, come un bocciolo dalla vite, come un fiore e un luminoso germoglio dell'Aglio: Laukar; Come LYKOS: un Lupo di luce»

 

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LA RUNA TYR

 

 

La Runa Týr    riporta a Dius e Dev, il cielo luminoso e splendente, il giorno manifesto, ed ai Deva, o Dei splendenti. Týr è il Dio del coraggio, della saggezza e dell'ardimento, che decide la vittoria in battaglia; è il Dio Sapiente. La Mutilazione di Týr, che perde la mano destra, ricorda quella di Ódhinn che sacrifica un occhio. Entrambe gli Dei ottengono da questo Pegno il Sapere e la Potenza unica, che prevale su ogni avversario. Per Ódhinn il Sapere è Magia, per Týr è il Diritto alla guerra: alla risoluzione con il giudizio delle armi.

La Lancia del Dio sancisce, nell'assemblea degli uomini liberi o Thing, la sua invisibile presenza, e ricorda che il diritto umano discende direttamente da quello divino. In epoca romana Týr viene associato a Marte e chiamato Mars-Thing, da cui deriverà il nome Marthin, o Martino. Questa Runa Archetipo, abbraccia tutte le possibili valenze della guerra, intesa anche in senso interiore, ed è il segno della forza trascendente che, nell'uomo, armonizza le correnti caotiche della materia corporea.

Questa è la Vis solare che in ogni Ciclo, si oppone a ciò che nega la luce e promuove il caos; é la Risorgenza eroica del guerriero, che riceve dall'amante virile scudo, lancia e cavallo: l'Onore della Giovinezza, entrando a far parte della Männerbünde, la Compagnia degli Uomini, o Paar-Order. Più tardi, alla lancia viene sostituita la Spada, come dono del Rex al suo Cavaliere, e come pegno della Vera fedeltà di quello. L'Edda sottolinea le 12 Virtù richieste al guerriero:

Amore, Coraggio, Moderazione, Modestia, Saggezza, Ospitalità, Rispetto, Prudenza, Onore, Lealtà, Fedeltà, Cura del proprio corpo.

« Týr è una Stella, ed è l'Astro più fedele ai Principi del Lignaggio regale. Anche nel suo corso veloce, sopra le brume notturne, egli non scompare mai. Týr è fra gli Æsir il Dio con una sola mano; Il Fabbro che deve spesso ispirare il soffio. Týr è il Dio mancino, la perdita e l'omissione del diritto del lupo, e il Re del Tempio.»

Tyr è il Dio Stellare, la volta del cielo ó sorretta dal Pilastro Universale i: il punto di germinazione e il fulcro di erezione . Quindi è rappresentato dall' Irminsul dei Sassoni, che è l'Axis mundi ed ha la sua terminazione astrale nella Stella Polare. Le sue Parole chiave sono: Giustizia. Ordine Cosmico. Vittoria. Auto iniziazione. Disciplina Spirituale. Volontà daimonica. L’Azione corretta di TYR è: Lanciarsi nella dimensione creativa virile, penetrando là dove veniamo accolti, e rigenerando noi stessi in una nuova dimensione. Essere il guerriero divino: l'Eroe spirituale daimonico che attua la volontà del suo Dio agendo in piena consapevolezza e responsabilità. Operare per l'Armonia,correggendola ovunque,come un pilastro di Saggezza che sorregge ed eleva. Unicità di propositi e tenacia nel proprio orientamento. Coraggio. Onore. Vittoria in battaglia. Determinazione a raggiungere il proprio scopo superando ogni difficoltà.


I mezzi impiegati influenzano ovviamente, con le proprie, la qualità dello scopo finale; ciò implica Abili e mezzi e Azione corretta: secondo il Codice divino degli Æsir. Týr è la runa del Polo Nord o Stella Polare, usata come guida costante attraverso la notte stellata. Essa Dà penetrazione e precisione, unite al discernimento. Attenzione vigile e precisione, combinate con la Conoscenza, portano immancabilmente alla Saggezza reale.

 

 

 

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Thor e la resurrezione degli animali

 

 

All’interno dei complessi rapporti fra shamanesimo ed animali, oltre alla serie dei contatti rituali, ritroviamo cenni di arcaici riti naturalistici che riguardano la presunta, o reale capacità degli stamani, e poi dei Witki nordici, di resuscitare gli animali mangiati, attraverso una manipolazione magica delle loro pelli e delle loro ossa. Nella tradizione magica dfell’India, si afferma che alcuni Yogi possiedono il dono divino di resuscitare i morti, servendosi delle loro ossa, della loro pelle, o delle loro ceneri.

Siamo in presenza di rituali connessi alla caccia e al “Pasto Sacro”, come pure all’iniziazione trans egoica del Chöd, e all’offerta del proprio corpo ad Entità e Potenze che lo divoreranno, per poi restituirlo trasmutato in Corpo Shamanico. Il rituale tibetano del Chöd testimonia di queste pratiche, che in Europa imponevano ai cacciatori di lasciare completamente integre le ossa delle prede uccise, e di seppellirle nelle loro pelli, affinché lo spirito delle vittime potesse reincarnarsi, e ridare vita all’animale. In tutte le culture tradizionali venatorie, i cacciatori tendono a praticare rituali di annullamento della morte delle loro vittime, attraverso danze mascherate, inumazioni od esposizioni delle ossa della vittima: azioni che ridanno astralmente vita all’animale morto fisicamente, e la cui uccisione ha turbato l’ordine naturale.


Ciò evita anche la vendetta degli animali, uccisi durante la caccia, o una reazione violentemente negativa di quelli della stessa specie. Esperienze del genere si evidenziansi nell’uso di feticci, di animali, di maschere e di ossa, che hanno lo scopo di allontanare, o di rendere “alleati”’ gli animali che, essendo stati uccisi, sono la causa di una trasgressione dell’ordine cosmico. Questa alterazione dissonante, prodotta dalla caccia e dall’uccisione delle bestie, deve venire eliminata e riequilibrata, per non provocare l’ira, e l’intervento punitivo delle Potenze e delle Forze superiori e divine.


L’Iniziazione venatoria, è di fatto, un’iniziazione all’omicidio rituale, introdotta da un presunto Eroe culturale umano, di dichiarata origine divina, che, con questo patetico e palese stratagemma, tenta di far superare all’individuo che caccia, il senso di colpa per la dissacrazione animistica che egli compie ogni qualvolta uccide un animale per cibarsi della sua carne. Il rituale delle pelli e delle ossa, nelle culture della caccia, è presente ovunque e, nel mito nordico, è THOR a praticarlo, ridando vita all’animale per mezzo del suo Martello: MIOLLNIRR.


Che Thor, Signore delle potenza fallica, sia anche assimilabile al “Signore degli Animali”, è provato dal suo potere di far resuscitare le bestie macellate per il banchetto degli Dei, purché le ossa siano conservate intatte, e raccolte nella pelle dell’animale ucciso. Ciò che vale per l’animale, vale ovviamente anche per il fanciullo o per l’uomo. Thor verrà poi cristianizzato, divenendo San Germano, che si sostituirà al Dio anche nelle sue imprese di resurrezione degli animali mangiati. I Riti sulle ossa animali permettono allo Shamano di conoscere il percorso della propria vocazione: un percorso basato sulla fondamentale esperienza di essere fatto a pezzi, di osservare dall’esterno il proprio scheletro, e quindi, di risorgere e rinascere totalmente ricomposto e trasformato: come Uomo Sacro.

Questo rituale di smembramento e ricomposizione magica, si ritrova anche nel mito egizio di Osiride e Seth. Nelle tradizioni altaiche, uraliche, lapponi, tibetane, ed indoeuropee, lo smembramento rituale è un punto di riferimento basilare, ma esso è già presente nella Grecia Dionisiaca, come preludio alla metamorfosi dell’uomo individuato dall’iniziazione daimonica: non più semplice mortale, ma creatura prescelta dalla propria Divinità.

 

 


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Lupi e Demoni.

 

L’Aspetto zoomorfo del Diavolo, scaturito dalla manipolazione giudaico cristiana delle divinità “pagane”, con il sostegno di una vasta tradizione apocalittica di matrice ebraica, si è radic ato nella cultura Europea, con le sue iconografie bizzarre, volte a suscitare rigetto e terrore. Sul piano immaginale, in ogni caso, il Diavolo è “bestiale”, brutto, nero, sporco; mentre l”Angelo è bello, luminoso, sovrumano, e limpido. Famelico come un lupo affamato, il Diavolo si aggira cercando qualcuno da sbranare e divorare, e dato che è intimamante nero e tenebroso, non può che apparire, anche esteriormente, come un negro selvaggio, dal grande fallo eretto: nemico delle unioni coniugali, ovvero omosessuale, pederasta, rapitore e stupratore di innocenti fanciulli; signore delle mosche e dei letamai, ovvero, della merda, e dei buchi di culo che la producono.


Tutte queste valenze anali, falliche, e coprologiche, sono il sintomo, più che evidente, che il Diavolo giudaico cristiano, è che il prodotto di una precisa personificazione: quella del desiderio intervirile, della vita sessuale libera da schemi procreativi, e della “animalità erotica” dell’uomo: una vita Animale, cioè dell’anima, che è stata negata e rimossa sia dagli Ebrei ortodossi, che dagli ebrei cristiani.
Orso, Scimmia, Serpente, Drago, Lupo, Cinghiale, Maiale: il Diavolo resta comunque un animale conio, come il Porco, sacro a Greci e Celti, e che si adatta perfettamente a rappresentare il demonio, dato che il suo piede biforcuto e la sua propensione alla lussuria sessuale.


Il Diavolo è quindi ciò che in noi è selvaggio, aspro, crudele, puro: l’Uomo selvatico che possiamo ancora essere, e che ci può riportare alle creature silvestri dell’antichità, ovvero a ciò che per millenni noi stessi siamo stati liberamente: Fauni, Lupi, e Satiri; un felice Corteo di un Pan, che è diventato, nel delirio immaginale ebraico- cristiano, la perfetta ipostasi delle schiere di Satana: l’Avversario del Dio egregorico, Jahvè, e della sua sete di dominio assoluta, che le Religioni del Patto esprimono perfettamente.


Divinità pastorale, signore delle greggi caprine ed ovine, Pan è il selvatico per eccellenza: un Dio bestiale e lucido, dalla verga eretta, che dimostra appetiti sessuali polimorfi, irrefrenabili, e per nulla conformi. Pan, con i suoi attributi caprini e con la musica lasciva ed ipnotica della sua siringa, è per i Cristiani, e per gli Europei resi stolidi ed inetti dal cristianesimo giudaico, il Diavolo bestiale: signore dell’Inferno, ed eterno tentatore e nemico di quel genere umano che ebrei, cristiani, ed islamici credono di rappresentare in esclusiva. La connessione fra il Wilder Mann, l’uomo selvaggio, e l’universo diabolico delle potenze infere è chiara, e risulta dalla sovrapposizione dell’ideologia e dell’immaginario anti naturale, ebraico cristiano, alle figure archetipiche proprie alle culture europee dei cacciatori, imperniate principalmente sul culto del “Signore degli Animali”: Cernunnos, od Odhinn, che diventa, immediatamente, un’Epifania nordica del Satana Ecclesiale. I combattenti di Odino, signore degli animali, sono i Lupi e gli Uomini Lupo: i BESERKER; guerrieri mascherati ed invincibili, che combattono nudi, posseduti dalla furia e dallo spirito della Bestia. Essi fanno, della loro lotta, una “Caccia selvaggia”: la Wutende Heer, animata dalla stregoneria, dalla metamorfosi, e dal legame con gli spettri e con gli spiriti dei morti: con le anime e i Caratteri della propria razza, e della propria stirpe.


ODHINN è il capo della Caccia selvaggia, una battaglia rituale fra le forze della Luce e quelle delle Tenebre, messa in atto dai “Vagabondi di Odhinn”, i “ Bene - andanti” , che si dichiarano stregoni e Maghi bianchi, opposti ed avversari a quelli Neri: del Cristianesimo giudaico romano. Questi predecessori Gotici dei Wandervogel, si incontrano in segreto di notte, quattro volte l’anno, nei quattro tempi dei Solstizi e degli Equinozi, per attuare, in quei Tempi sacri, le proprie iniziazioni e le proprie orge stagionali.

 

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Fenrir e l’età del lupo.

 

Il Lupo FENRIR è il figlio di LOKI e della Gigantessa ANGERBODA. Sua sorella HEL regna sul regno dei morti. Suo padre appare come un perpetuo fautore di inganni, una fonte di molteplici problemi per gli Dei e per gli uomini. Nel suo intimo, LOKI detesta gli ASI e s’impegna, in ogni occasione, a causare loro dei pregiudizi e dei problemi. LOKI è il Gemello Oscuro o Lato Ombra di ODHINN, nonché il suo segreto amante. Egli è all’origine della morte di BALDER, che raffigura l’Età dell’Oro, e quindi, è anche la causa del suo esilio fuori dal nostro mondo. LOKI conduce le forze oscure che dissolvono il mondo, e sembra più vicino ai Giganti che agli Dei.

I Giganti, di cui FENRIR fa parte, sono le Forze originarie e Primordiali, che la Völuspa evoca sempre all’inizio:

« Io mi ricordo dei Giganti, nati all’origine. »


Essi sono anche chiamati THURSES della brina, e risiedono a JOTUNHEIM, popolando anche UTGARD, la Dimora esterna. Si prefiggono di invadere MIDGARD, la Dimora di mezzo in cui vivono gli uomini, e al centro del quale troneggia ASGARD: la Dimora degli ASI. I Giganti sono spesso localizzati all’Est del mondo, e questa orientazione indica la loro anteriorità, perché l’Est assiste al levare del sole, all’inizio di ogni Ciclo e di ogni nuovo mondo. I Giganti non sono molto astuti, e gli Dei li imbrogliano spesso con delle furbizie ingannevoli e degli artifici, ma si mostrano invece assai violenti. Tuttavia possiedono un grande sapere, relativo alla memoria delle proprie Origini, connesse alle origini del Mondo.


Così ODHINN affronta il gigante VAFTHRUDNIR, che significa Forte nel Groviglio, e, partendo per questo duello, confida a FRIGG:

« Molto curioso io sono dell’antico sapere, posseduto da questo saggio Gigante.»

Gli Dei difatti discendono dai Giganti, tuttavia, questi rappresentano una generazione completamente diversa, che sembra quasi una mutazione. La mitologia greca comporta un’evoluzione simile fra i Titani, la prima generazione degli Dei, nati da OURANOS, e gli Olimpici, devoti a ZEUS. Anche in questa tradizione i conflitti fra i due gruppi sono numerosi e cruenti.


Secondo la tradizione scandinava, i lupi appartengono essenzialmente alla razza dei Giganti. Essi sono chiamati, difatti, «I Cavalli grigi del Gigante.» Per lanciare la barca funeraria di BALDER, gli Dei chiedono l’aiuto del Gigante HYROKKIN, che si piazza a cavallo di un lupo. Nel GYLFAGINNING, a proposito di SKOLL e HATI, i lupi che perseguitano rispettivamente il Sole e la Luna, è detto:

« Vi è un gigante che abita ad est di Midgard, in una foresta che si chiama Jarnvid, il Bosco di ferro. Questa vecchia gigantessa genera molti figli di gigante, tutti sotto forma di lupi, e di là provengono gli animali in questione. »

La Völuspa evoca ugualmente:

« Ad Est sta seduta la vecchia, nella Foresta di Ferro; e genera la razza di Fenrir, il Lupo.»


I Lupi, e per primo FENRIR, rappresentano la giusta vendetta materializzata dei Giganti; la loro ferrea volontà di distruggere un mondo che è stato costruito a loro spese, ed a loro danno. La Völuspa li vede all’opera come segue:

« Essa veloce guada Fiumi densi: degli uomini spergiuri e dei Lupi criminali. Il lupo si occupa degli uomini. I mostri viaggiano tutti con il Lupo.»

La Bestia sta per saltare, non cessa di ripetere la völva, veggente, mentre descrive il periodo che precede il Ragna-Rök. Il disordine, l’odio, la venalità, i tradimenti, l’egoismo, la violenza, il caos, invaderanno il mondo.

« I Fratelli si battono fra loro e si mettono a morte I parenti profanano e stuprano i propri intimi; Tempi rudi appaiono nel mondo: adulterio universale, e un Tempo d’asce e di spade. Gli scudi sono ormai spezzati: in questo Tempo di tempeste e di lupi, Prima che il mondo affondi, sappi : Nessuno risparmierà nessun altro.»

Conseguentemente, tutti i legami si spezzeranno e saranno recisi, allora verrà il momento atteso da lungo tempo: Il Lupo FENRIR si scatenerà e inghiottirà il mondo, rinserrando le mascelle su Cielo e Terra. Il fuoco scaturirà dai suoi occhi e dalle narici vibranti. Ad ASGARD ci sarà il culmine del combattimento, e tutti gli Dei vi parteciperanno, salvo LOKI, che dirigerà, invece, le forze nemiche degli ASI. Questi saranno affiancati dagli Eroi morti. Alla Testa degli Dei vi sarà ODHINN, con l’Elmo d’Oro e la cotta di maglia, che si chiama GUNGNIR, la Fremente. Egli marcerà contro il Lupo FENRIR.


Il Lupo ingoia ODHINN. Per un istante non si può credere che il mondo sia stato definitivamente conquistato dalle tenebre e dal Caos. Ma, nell’attimo che segue, VIDAR si precipita e schiaccia con un colpo la mascella inferiore del Lupo. Ai piedi egli porta le calzature che da sempre i Tempi hanno fabbricato. In una mano egli impugna la mascella superiore del Lupo e gli estrae la gola: questa sarà la morte del Lupo. Le Due armate si annientano: Odhinn e Fenrir, Tyr e Garm, Heimdall e Loki, Thor e Jormunngandr, il serpente gigante fratello di Fenrir. I figli degli Dei sopravvivono.

Una nuova generazione, ipostasi della precedente, prende le redini, e un nuovo mondo comincia. Sol, il Sole, proprio prima di essere inghiottito dal lupo Skoll, fa nascere un altro Sole che gli succede, allora, con BALDER, l’Età dell’Oro, ritorna fra i viventi.

Il lupo simboleggia dunque, nella tradizione scandinava, le forze rese oscure, infere, elementari, che infiltrano, corrompono, e poi dissolvono il mondo, secondo le traiettorie della sua implicita fragilità. Con le differenti parti del corpo di YMIR, antenato dei Giganti che gli Dei hanno ucciso, questi creano il mondo. I Giganti rappresentano le forze naturali risorgenti, e quindi, la rivincita della materia. Sono questi diversi Elementi che, con l’usura del tempo, degenerano evolutivamente e sprofondano per propria intrinseca inettitudine. Il mondo muore da se stesso, per mezzo di sé stesso, e a causa di sé medesimo, e le potenze fondatrici che lo creano, sono anche quelle che lo uccidono. Ciò che dà la vita dà anche in seguito, ugualmente, la morte.


La tradizione Indù rappresenta questa ambigua Funzione con SHIVA, che personalizza fra le altre cose, la costruzione e la distruzione. Si tratta in questo caso, di una legge fondamentale che gli Indù chiamano MAYA, che è sia materia, che forma; potenza ed illusione, ovvero il Mondo manifestato su basi illusorie. La sola possibilità di sfuggire a questo ciclo di morti samsariche, è di ricongiungersi all’Uno, lo Spirito, l’Eterno presente al di là della vita e della morte. Vedremo in seguito, che il Lupo conduce anche alla Liberazione. L’altro punto, direttamente connesso a quello che precede, e che ci sembra importante precisare, si riferisce all’accrescimento costante di Fenrir, il Lupo; inversamente proporzionale all’involuzione ciclica.


Ogni giorno il lupo si amplifica ed aumenta, minacciando quindi il mondo, fino a diventare un pericolo gigantesco. Ciò si avvera, ineluttabilmente. Rimasta per lungo tempo infima, questa potenza devastatrice diviene lentamente un pericolo ampio e preoccupante; che poi si fa mortale. Tuttavia, nessuno si sogna di distruggere Fenrir o Loki, l’idea non viene nemmeno lontanamente evocata. Solo Thor minaccia di uccidere Loki, nel corso di una disputa, ed affronta il serpente gigante Jormungandr senza successo, perché il suo aiutante sviene di paura. Il solo rimedio provvisorio, usato dagli Dei, consiste nell’isolare Fenrir e Loki, incatenandoli.


Questo tuttavia non ne arresta affatto l’involuzione, perché altre forze dissolventi sono all’opera nel mondo; come i lupi Skoll e Hati, i Giganti, e così via.. Tuttavia, fino alla liberazione di Loki e Fenrir, una relativa stabilità viene preservata. L’elemento decisivo proviene, tuttavia dal mondo degli uomini. In effetti, oltre alle anomalie cosmiche che caratterizzano questa età del Lupo, cioè l’assenza del Sole e i tre inverni che si succedono, sono le guerre fratricide, il disonore, e l’esca mortale del lucro e del profitto, i fattori che straziano il mondo degli uomini. Questi ultimi hanno una responsabilità determinante, anche nel Cataclisma che scatena le forze oscure. Difatti, se Dei e Uomini non possono distruggere Fenrir, ciò accade perché il Lupo si trova immerso in essi: cresce in loro, nel loro stesso cuore, e sono essi che lo nutrono.

L’Uccisore dei lupi dovrà, attraverso di loro, uccidersi o trasformarsi. È notevole che colui che distrugge Fenrir, Vidar, viva nella foresta, appartato dagli altri Dei, e rappresenti l’uomo selvaggio e il mondo vergine, originario e non insozzato. Il suo soprannome è Il Silenzioso. Fenrir è un’energia inerente al mondo, e Il suo complementare, ma non nella tradizione scandinava, è l’Agnello. L’uno non appare e non va senza l’altro. Essi presentano i due aspetti estremi della realtà terrestre. È per questo che, nel Paradiso, Lupo ed Agnello coabitano pacificamente; essi non sono che Uno.


L’Età del Lupo, equivalente scandinavo dell’Età del Ferro Greca, e del Kali Yuga, o Età dei conflitti Indù, è l’ultima Età; quella in cui certe caratteristiche lupesche, o bestiali e ferine, che si presentano come il valore implicito, od esplicito, che domina il mondo. I Sintomi dell’Età del lupo, sono la voracità, la bulimia incontrollata della materia, l’ossessione del profitto, l’instabilità psichica e politica, la ferocia, il totalitarismo del Branco sociale o religioso, l’egoismo gerarchizzato, e un furioso e tacito anti individualismo, mascherato da loquace e oppressiva democrazia.

 

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Le fauci degli Inferi.

 

Il Lupo GARM, ipostasi di Fenrir, custodisce gli Inferi, i regni interni e ciò che ci portiamo dentro, ed è quindi, la Gola aperta che inghiottisce il mondo. Il Lupo rappresenta le forze Ctonie nel loro aspetto dinamico e conquistatore. L’Associazione Lupo-Inferi, si ritrova anche nella mitologia greca. La Lupa di MORMOLYCE, con cui si minacciavano i bambini durante l’antichità, è la nutrice d’ACHERONTE, uno dei fiumi che circondano gli Inferi. HADES, Dio dei Morti e Signore del Regno sotterraneo, si riveste, talvolta, con un mantello di pelle di Lupo, e, Secondo gli Etruschi, come Dio dei trapassati, possiede le orecchie di questo stesso animale.

 

Il Medio Evo diviene anche più categorico. Pierre de Beauvais, all’inizio del XIII secolo, dice nel suo Bestiario:

« Il Lupo rappresenta il Diavolo, perché questo prova continuamente dell’odio per la specie umana, e si aggira furtivo attorno ai pensieri e alle idee dei fedeli, con il fine di far cadere le loro Anime »

Il Lupo, grande carnivoro, divora la materia: il mondo. Ma, dato che è lui stesso il mondo, si auto divora. La storia di Lycaone, nella mitologia greca, si rivela significativa a questo proposito. Questo Re offre a Zeus, il Principio supremo, la carne del suo piccolo figlio, ARCAS, parola che è l’anagramma di SARCA: il proprio corpo. Il Signore dell’Olimpo, indignato, o forse lusingato, trasforma allora Lycaon in Lupo. Esso è quindi colui che distrugge e supera la propria carne, il suo proprio sangue, non come fa il mondo quando entra in involuzione, e si auto distrugge lentamente, in un processo di auto-lisi, ma come fa l’iniziato, quando si offre al Dio come Veicolo corporeo.


La trasformazione di Lycaon in Lupo, precede la fine dell’Età del bronzo. Segue il diluvio detto di Deucalione, e di conseguenza, la fine di un mondo. Questo ci riporta all’idea che il lupo sia una maledizione o una benedizione inviata da Dio, per punire o per salvare gli uomini, a seconda che l’angolazione visuale sia quella della materia; o dello spirito.


Una Leggenda bretone, afferma in modo simile:

« Dio, vedendo che i pastori non custodivano più i loro montoni, e li lasciavano divorare il grano, colpì con il piede una zolla di terra e
ne fece uscire il Lupo.»

Il Lupo rappresenta, anche nell’uomo, le forze elementari allo stato bruto; dominarlo    è    impossibile,    ma padroneggiarlo ed allearselo, equivale a fare sì che lo spirito governi il mondo, il regno perpetuamente mutevole delle forze    Inferiori.    In    Occidente,    le conversioni dei lupi da parte dei Santi, esprimono proprio questa idea. Il lupo, in questa ottica, rappresenta i residui
inassimilabili, per ilCristianesimo, della Religione Europea pre-cristiana. La nuova credenza deve combatterlo ed eliminarlo, per dare credito ed impulso ad un proprio nuovo Culto, che vuole presentarsi come un Nuovo Ciclo.


Il Cristianesimo, che in realtà lotta per il predominio assoluto, pretende di sostituirsi alle antiche tradizioni dualistiche, e al fronteggiarsi, in esse, del sole aurorale e delle forze delle Tenebre, spesso immaginati come la lotta fra il Dio e un Mostro. I Giudeo cristiani, fanno del proprio rappresentante di Dio il nuovo Sole, e di tutte le divinità del Pantheon “pagano” i demoni che popolano le tenebre e il Caos.


Nel simbolismo del Lupo scatenato, bisogna però vedere la purificazione di uno spazio, che ristabilendo il proprio legame con il Centro, e con il Cielo Polare, ridiventa sacro. Tutto ciò passa attraverso un transito di potere alle forze oscure, che prendono il controllo del mondo, per produrvi una disgregazione entropia e un’involuzione solo apparentemente distruttive e caotiche.

Si tratta difatti, di un ristabilimento del potere dello spirito sulla materia, e non della distruzione di quest’ultima. Essa resta, ma viene trasformata e rigenerata, attraverso l’eliminazione delle scorie. Nel periodo in questione, il Cristianesimo vuole e deve operare una simbiosi mimetica con i culti anteriori. Ne risulta il dolce boccone avvelenato del Cattolicesimo Medioevale, con i suoi I lupi che lavorano o portano dei pesi per conto di un Santo cristiano. Talvolta, in queste fiabe corrosive, un lupo prende addirittura il posto dell’Asino, che simboleggia le Potenze Infere e il Seth Egizio in particolare. In Grecia l’Asino viene sacrificato ad Apollo, e nel Kalki-Purana, serve da Montura a Kalki, che è la personificazione di colui che pone fine al Kali Yuga. Prendere il suo posto, equivale evidentemente ad indossare una parte del suo significato simbolico.
Nelle leggende cristiane, il Lupo nordico, convertito, diviene un servitore esemplare del Dio giudaico cristiano. Così è per il celebre Lupo di Gubbio, che San Francesco d’Assisi ha reso docile e servizievole. Antico impegno, questo, delle razze semite, ad infiltrare, corrompere, addomesticare, dominare, ed estinguere quelle nordiche o ariane; ben diverse qualitativamente e spiritualmente, e caratterialmente assai migliori delle loro.

 

La fine di un Ciclo, la morte, la dissoluzione apportate dal Lupo, non significano affatto l’estinzione. L’inferno può non essere difatti, che un passaggio: un’Opera al Nero. La morte, può preludere ad un’altra vita, come la primavera succede all’inverno e il sole vittorioso segue il sole occultato, e viceversa. Le mascelle del lupo hanno anche la funzione di porte d’accesso: cerniere del tempo che si aprono sia sull’annientamento, per la materia e le forme, che su un altra vita: per l’essere reale e per lo spirito.

 

 

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I Cristiani e la Bestia.

 

Il cristianesimo inizia la sua demonizzazione di uomini ed animali, a partire dai Vangeli Canonici. In essi e da essi, spira il Fœtor judaicus che inquinerà di sé l’Occidente ariano e l’Europa, nei secoli a venire, e fino ad oggi. Questa ideologia semita, infiltratasi come un virus nel tessuto delle civiltà tradizionali europee, e mediterranee, ha, contro natura, staccato l’uomo dal mondo animale, a cui egli essenzialmente si connette, e lo considera come un essere a parte, staccato dalla vita e dal cosmo.

Inoltre, l’orientamento mentale ebraico cristiano, rende gli animali e il resto delle forze naturali, delle cose, intendendole non come entità coscienti, spirituali e pensanti, ma come “oggetti”, da usare e sfruttare a proprio esclusivo vantaggio. L’Animale è, nella sua essenza, ciò che noi stessi siamo: Volontà in atto, ma a differenza della “Bestia”, l’uomo esibisce un carattere di crudeltà e di stupidità gratuita, che ne rivela una continua ego possessione multipla ed ossessiva, ed una implicita carenza di sensibilità, ovvero un’inferiorità sostanziale rispetto alla cosiddetta “Fiera bestiale”.


Il Cristianesimo occidentale, filiazione spuria e scismatica dell’Ebraismo farisaico di Paolo di Tarso, invadendo l’Europa shamanica ed ariana, riduce il mondo e la natura a “cose ed oggetti”, per renderli facilmente acquisibili e smerciabili, ed usa, inventa, ed afferma, per poterlo fare senza ulteriori scrupoli né opposizioni, la loro presunta “Diabolicità”, ovvero la loro non appartenenza al divino. I Giudeo Cristiani, Puntellano questa loro linea di pensiero ed azione, anche con una affermazione volutamente fraintesa, estratta da Aristotele:    “Natura Daemonia Est, Non Divina” . Ma in greco, Daemon non è affatto il Diavolo o il Satana ebraico, bensì il Genio Daimonico che, attraverso il processo che lo immette nelle creature e nell’uomo, si rende consapevole di sé, e si riformula come Ente divino. Il Greco Aristotele, afferma quindi che la Natura è potenzialmente divina: divinizzabile attraverso la simbiosi consapevole fra Genio, o Daimon, e Creature naturali.


Il magnetismo, e la magia empatica degli    animali,    che  nascono principalmente dalla loro volontà, e da un’abilità daimonica di contatto, sono i fattori che più spaventano i fanatici Ebrei e quelli Cristiani, perché evidenziano e manifestano chiaramente la volontà che anche gli animali possiedono: ovvero la loro    intelligenza,  e la    loro consapevolezza di sé.


Queste, sono proprio le qualità che il cristianesimo giudaico nega recisamente: in loro come nell’intera Natura, ritenendole impossibili ed improprie. Volontà ed immaginazione, che si manifestano come fascinazione magica, o come attrazione erotica, sono, invece proprie ad ogni animale, compreso il bipede umano, che per parte sua, può aggiungere, alla propria struttura psichica, quelle qualità e quei caratteri che gli sono peculiari, e che risultano essere dei fattori individuali: facoltà daimoniche naturali, che il Cristianesimo, e le sue chiese, non esitano a definire folli, diaboliche, o maligne; trattandole di conseguenza.

La criminalizzazione, la segregazione, o l’emarginazione degli elementi sociali non conformi, cioè non condizionabili in senso giudaico cristiano, e definiti “Pazzi”, “Briganti”, o “Vagabondi”, avviene alla fine del Medioevo europeo, quando la Chiesa imperante diviene molto attenta, nello scindere da sé ogni forma per essa sfavorevole, che viene immediatamente definita come “aberrante” od “eretica”, a seconda che interessi i costumi sociali o quelli religiosi.


I“Diversi”, siano essi pagani, eretici, folli, o semplici individui senza fissa dimora, non possono più vivere nemmeno ai margini della società, e vengono ormai indicati e trattati, come entità maligne ed “irrecuperabili”: rispetto al resto del “gregge collettivo”, che, a dispetto di ogni evidenza, è rienuto sano e benigno: in quanto cristiano credente, subordinato e conforme. I Reietti, imprigionati negli ergastoli, braccati ed uccisi come lupi feroci, o rinchiusi nei manicomi, vengono considerati e diventano ben presto “Non Umani”; ovvero bestiali, ferini ed animaleschi. Per i Cristiani, essi sono branchi di lupi pericolosi, che devono essere annientati.


L’espulsione del non Cristiano, che riguarderà anche i Pagani, gli Eretici, e gli Ebrei, che dei cristiani sono i diretti e legittimi ascendenti, prende dunque l’aspetto di una metamorfosi bestiale: segno visibile dell’azione delle potenze infernali, che si manifestano, con estrema chiarezza, nelle Alchimie diaboliche dello Stregone, dell’omosessuale, e della Strega. La Trance, mezzo d’azione ieratico pagano e shamanico, ed ogni stato modificato di coscienza capace di provocare delle crisi catartiche irrazionali, ma funzionali e trerapeutiche, viene anch’essa definita diabolica. Demoniache, contro natura, mostruose, e bestiali, diventano anche tutte le prassi iniziatiche tradizionali che, come l’eros intervirile, erano sostenute da millenni di gnosi diretta, e di filosofia. Bestiali ed irrazionali diventano, in questo cupo panorama di fanatismo ecclesiale neosemita, anche tutte quelle parti della psiche umana caratterizzate dal piacere, dalla concupiscenza, dalla voglia erotica, dalla brama, dal desiderio, e che nell’ottica cristiana richiamano troppo da vicino la libertà incondizionata della vita animale. L’uomo, dice Pico della Mirandola, è plasmabile a volontà, e può diventare Angerlo o Bestia, perché ha già, dentro di sé queste possibilità che ne orientano il divenire.

 

 

 

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Il Lupo ed il rinnovamento del mondo.

 

L’Ingestione di ODHINN da parte di FENRIR, può sembrare un fatto paradossale: in effetti, ODHINN regna come Signore dei lupi. Sempre al suo fianco, il lupo GERI, Goloso, e FREKI, Vorace, ricevono dei bocconi che il Dio monocolo regala loro. Egli inspira anche gli ULFHEDNAR, gli Uomini- lupo. Odino controlla i suoi lupi. Essi gli sono devoti ed hanno il loro posto nell’ordine stabilito all’inizio del Ciclo. Tuttavia, Odino, Dio- lupo, è anche ULFS BAGI, Nemico del Lupo, e questo difatti, mette fine ai suoi giorni. Fino all’attacco funesto di Fenrir e dei suoi, vi è accordo fra le differenti parti che compongono il mondo. Questo possiede una legge, delle vie, ed un senso che sembra compiuto.


Lo spirito domina apparentemente la materia, la modella, la schiavizza, la dirige, proprio come i Lupi sono soggetti ad Odino. I figli di Loki, divorando però il Dio dei legami, che li controlla e li usa, dissolvono quest’ordine fittizio. Quando Odino e Fenrir muoiono, il mondo, finalmente purificato all’estremo, ritorna allo zero. Restano allora, solo i germi della vita e del vivere.


L’inverno è il periodo in cui il mondo si rinnova. Il suo punto culminante è quello del 21 Dicembre, giorno del Solstizio d’Inverno, e notte più    lunga    dell’Anno.    Il    Sole    sembra definitivamente vinto. Tuttavia, a partire da questa data egli riappare ogni giorno più forte, trionfando poco a poco dell’oscurità.
Il 21 marzo, all’Equinozio di Primavera, l’astro di Luce acquista un vantaggio decisivo. Il giorno diviene più lungo della notte, la terra sembra rivivere, e la natura è di nuovo prolifica. Il Sole ha ormai vinto. All’Inverno corrisponde come orientazione simbolica il Nord, alla Primavera l’Est, all’Estate il Sud, e all’Autunno l’Ovest.


L’Est, « Terra delle Aurore» preserva la Conoscenza, l’Età dell’Oro, e sovente vi è situato il Paradiso. Il Sud, l’Estate, è il luogo della pienezza, della più grande ricchezza e della prosperità. Tuttavia, l’oscurità attende e riprende vantaggio, in un mondo che inebriato da questa bella stagione, dimentica la luce delle proprie origini. L’Ovest, l’Autunno, porta l’agonia e la decomposizione, e poi, al limite dell’Inverno, la dissoluzione, e l’ultima battaglia.

Il Mondo che muore è stato condannato dai suoi propri difetti: è lui stesso ad avere generato ed allevato il Lupo, incaricato di divorarlo. La sua stessa decadenza ne provoca la perdita, dato che il lupo rappresenta solo il colpo di ritorno: quello che porta all’emergere di un mondo nuovo, lavato da tutte le sozzure di quello precedente. Ogni mondo corrotto, invoca e chiama il proprio Lupo: colui che vendica e cauterizza il male con il male. È lui stesso ad auto infliggersi questa terribile giustizia.


Il Lupo è un animale che nella maggior parte dei casi, è legato al Nord ed all’Inverno. Nella Germania del Sud, l’antico nome del mese di Dicembre è WOLFSMOND, «Mese del lupo». Nella Grecia antica, il lupo si trovava associato al Capricorno, Segno zodiacale che copre la prima parte dell’Inverno: quella in cui avvengono le iniziazioni.

« L’Esperienza iniziatica fondamentale è provocata dall’incontro degli affiliati con i morti, che, soprattutto nei paraggi del Solstizio d’inverno, ritornano sulla Terra. L’Inverno è anche la stagione in cui gli Iniziati si trasformano in Lupi.»

L’Inverno    è un periodo oscuro, e tuttavia, l’ingestione di un essere da parte di un lupo, come la morte di Odino, porta ad un tuffo nelle tenebre. Un Inno del Rig-Veda, riporta che gli ASHVINS, i Gemelli, hanno estratto una quaglia dalla gola di un Lupo. La quaglia s’identifica con la Luce e la Primavera. Quando il lupo la mette nella sua gola, la luce subisce un’eclisse. La sua liberazione annuncia invece la primavera.

Nella sua collera verso Lycaone, che gli ha offerto la propria carne, Zeus non risparmia che uno dei suoi numerosi figli: NYCTIMOS. Sotto il regno di costui ha luogo il diluvio di Deucalione. Il suo nome proviene dal Greco NUKTOS, Notte. Il GRIMNISMAL, testo scandinavo, indica in una descrizione del WALHALLA:

« Un Lupo davanti alla porta, sta all’Ovest; un’Aquila si libra al di sopra.»


Torniamo così all’associazione del Lupo e dell’Aquila. Bisogna notare la situazione del lupo: alla Porta Ovest. Egli sembra custodirla. Effettivamente, a partire dall’Ovest inizia il suo dominio; vale a dire a partire dall’autunno, quando il mondo si dissolve. Allora, il Lupo gigante ritrae le labbra e mostra le sue zanne. La fine non è troppo lontana.

 

 

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Il Conduttore d’Anime.

 

Attraverso la distruzione operata, il Lupo provoca una metamorfosi: il passaggio da uno stato ad un altro. Egli non è il solo a fare questo nel Bestiario simbolico. In Occidente, il leone ha anch’esso questo ruolo di guardiano della Soglia e di animale psicopompo, vale a dire di conduttore d’anime, proprio come i diversi mostri antropofagi onnipresenti nella scultura romana. Visto il ruolo del lupo nel Macrocosmo, ci occuperemo ora del Microcosmo umano, e dato l’Insegnamento di Hermete Trismegisto: «Così in Alto come in Basso» ritroveremo, su una diversa scala, la medesima legge.


Il Lupo non è solamente un distruttore, ma anche, sull’altro versante, un Conduttore ed una Guida. Egli porta all’Uno, colui che se ne mostra degno. Ciò che sembra essere il nulla e la morte, e che può esserlo effettivamente, si apre, dopo un periodo oscuro di transizione, su un’altra vita e ad altre luci.

Finora abbiamo associato il lupo alle Tenebre, tuttavia, possiamo ugualmente connetterlo alla Luce, perché questa duplicità corrisponde appieno all’ambivalenza di questo animale. In effetti egli è spesso legato a Divinità luminose, come Apollo, detto LYKOGENÈS: «Nato dal lupo». Zeus stesso è talvolta chiamato LYKIOS, «A forma di lupo». La parola greca che designa il Lupo, LYKOS, è di fatto vicina a LYKÉ, «Luce.» Un canto funebre romano raccomanda:

« Nuovamente apparirà il Lupo innanzi a te. Prendilo per tuo fratello, perché il Lupo conosce l’ordine delle foreste. Egli ti condurrà per una via facile verso un Figlio di Re, verso il Paradiso.»
Il Paradiso è il luogo dell’unione con l’Uno. Il Figlio del Re è il creatore del nostro mondo, l’emanazione dell’Uno: la sua «Porta».

La strada pianeggiante rimanda al piano, che con la sua orizzontalità simboleggia il nostro mondo, ma anche l’Altro Mondo nella tradizione celtica. Essa esprime anche l’idea di spazio illimitato. Con Ordine delle foreste, bisogna intendere anche la conoscenza dei Dedali labirintici della Natura. Insomma, il lupo conosce il cammino che porta dal Labirinto del nostro mondo materiale, alla luce eterna dello Spirito.

Organizzati gerarchicamente, impegnati collettivamente nelle battute di caccia, con coppie monogamiche e cucciolate accudite amorevolmente, i lupi hanno sempre affascinato e spaventato l’uomo, per la loro intelligenza tattica, la l;oro destrezza, ed il loro assetto sociale. Essi sono creature pensanti come l’uomo, e per i giudeo cristiani, rappresentano l’esperienza simbolica, del tutto contraria alla loro, di un Genio Daimonico Indo europeo.

La fandonia cristiano-ebraica dell’Homo Homini Lupus, vale, come realtà evidente, solo rispetto al comportamento umano, e non certo per quello del lupo, la cui “malvagità presunta” è solo una proiezione, fantasmatica e fittizia di ben altre malvagità: reali e tutte umane.

L’Homo judaicus sbrana e cannibalizza gli altri uomini, che non considera affatto propri simili; l’Homo Christianus, suo emulo e sostituto, fa altrettanto con i non cristiani, e divora i propri e gli altrui greggi, ma in maniera assai più ipocrita, tenebrosa, e maligna di quanto non possa fare il terribile Lupo delle sue favolette teologali.


Il lupo ha la fama di vedere di notte, di possedere una vista che penetra nelle Tenebre. Secondo una credenza, l’anello del Santo lupo guarisce, difatti, dalla cecità. Nella tradizione Egiziana UP-UAT, Anubis, «Apritore dei cammini», guida la barca del Sole nella sua pericolosa traversata notturna. Anubis dalla Testa di Sciacallo, o Lupo del Deserto, è il Dio che conduce le anime nel regno dei morti. Egli è anche il «Signore e guardiano della Necropoli».

 

Anubi verifica il peso dei cuori, ovvero l’autenticità delle anime, nel processo della Psicostasi e, pertanto, decide anche del loro Destino post-mortem. Egli è usualmente chiamato il «Portiere dell’Ade », e questo fatto evoca altri lupi: GARM e CERBERO. Il Lupo è stato anche assimilato ad HORUS, il Sole spirituale, il che ci rimanda all’associazione del Lupo con Apollo. Il Lupo è quindi SETH, come agente della Tenebra, ed HORUS come attore della Luce, e, nell’unione dei due, diviene HERUSETH.

 

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Il Lupo e l’Aquila.

 

Il Lupo rappresenta la forza ancora non contenuta, irrazionale, infera ed impulsiva. In un percorso iniziatico esso corrisponde alla presa di possesso di una forza naturale, il cui impiego può essere sia distruttivo che costruttivo. È necessario, per colui che la possiede, di canalizzarla e dirigerla adeguatamente, secondo le proprie intenzioni, dato che essa può rivolgersi anche contro l’utilizzatore, e spezzarlo o asservirlo. Questa energia rimane al suo fianco, ma costituisce una minaccia costante: è un’arma a doppio taglio.

Se per un solo istante diminuisce l’intensità della tensione grazie alla quale un potere è attratto verso l’uomo, e gli obbedisce, ecco che in quello stesso istante, questo potere lo avvince, trascinandolo in seno alle correnti vertiginose delle «Acque Abissali ». Ciò vale per coloro che, pretendendo di utilizzare la forza incommensurabile del Lupo, cedono alla tentazione titanica di utilizzarne la potenza per dei fini non spirituali; per delle ragioni egoistiche, materiali, o collettive. In questo caso, queste forze s’impadroniscono di costoro, e la caduta e la distruzione hanno inevitabilmente inizio.

Il Lupo resta legato al mondo, ereditandone l’ambivalenza, ed è caratteristico della Funzione Guerriera nelle sue due orientazioni possibili: Cavalleresca o Titanica. L’Aquila è, d’altra parte, un uccello che sfugge all’attrazione terrestre, e quindi, si pone come intermediaria fra la terra e il Cielo. Essa inoltre contempla e fissa il sole, che percepisce dunque in tutto il suo splendore. L’Aquila simboleggia la sovranità, l’autorità, ed il Centro.

« L’Aquila è il simbolo di una natura regale che, con le proprie forze, sa elevarsi al di sopra della Terra, fino a Fissare il Sole», mentre il Lupo resta un ribelle, colui che ha il potere di distruggere,ma non di costruire. Egli oppone la sua potenza, passeggera, a quella eterna dell’aquila. L’Esempio di questo fatto, è dato da Romolo, che ha realizzato una trasfigurazione, nel sacro, di un principio semplicemente virile e guerriero, il Lupo: una compenetrazione del Principio scatenato di Marte, Dio della guerra, con la Calma solare e dominatrice di Apollo, l’Aquila, o Falco.

Altrettanto ha fatto, nella Germania Nazionalsocialista, Adolf Hitler, identificatosi anch’egli al Lupo, fino allo scatenarsi, contro di lui della coalizione di forze pilotata dall’ebraismo internazionale, che henno prodotto la Seconda guerra mondiale, con i suoi milioni di morti. È importante ricordarsi di ciò, affrontando il simbolismo guerriero del lupo. Se questo conduce, scorta, e dunque protegge, nel corso di uno spostamento pericoloso, tuttavia non dà la direzione. Il Lupo ha bisogno di essere diretto ed orientato verso il polo spirituale: soltanto allora dispensa una forza positiva e costruttiva. Chi è lupo, o cammina al suo fianco, deve avere lo sguardo, i pensieri, la volontà, e tutto il suo essere, tesi verso l’Uno: in modo autentico, in un’irradiazione di reale purezza. Altrimenti il Lupo non mancherà di divorarlo.

 

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Virilità e Fecondità.

 

All’Opposto del suo carattere distruttore, il lupo simboleggia anche la virilità grezza, non ancora strutturata come eros intervirile. Penetrare fallicamente un utero, per generare procreativamente dei figli, non significa affatto strutturarsi creativamente, dato che la semplice nascita è solo una tappa nel percorso, contro corrente, dell’edificazione divina dell’ individuo. La venuta al mondo è una condanna a morte, e non una rigenerazione. Questa ultima tappa esige delle qualità che il lupo già possiede in potenza, ma che devono essere attivate in lui dall’aquila: il fallo eretto, o uccello solare per eccellenza. Il Lupo dà l’impulso, la forza alla materia, ma deve sottoporsi ricettivamente al suo principio superiore, il Daimon od Aquila, in modo che il suo intervento divenga veramente rigenerante: cioè orientato e polarizzato verso il divino.


Questo principio fallico, assiale e polare, prende la forma dell’Aquila. In Europa sono principalmente delle Lupe ad illustrare questo aspetto. L’esempio meglio conosciuto, è la lupa nutrice di Romolo e Remo: i Gemelli fondatori di Roma. Nella mitologia greca, Léto si trasforma in lupa, prima della nascita di Artemide e di Apollo. Per contro, presso altri popoli, ed anche presso i Romani e i Greci, un lupo interviene virilmente all’origine della stirpe. L’idea iniziale è la stessa, e proviene dal mondo Indo-Europeo. Tuttavia, quando si tratta d’una lupa, il principio maschile è sempre presente sotto forma di uccello, sostituto, in questo caso, dal lupo. Così un picchio verde, uccello profetico consacrato a Marte, aiuta la lupa a nutrire Romolo e Remo, e li protegge. Anche il lupo è consacrato a Marte, Dio della guerra.

La Madre dei due Gemelli, Rhéa Silvia, evoca una RHEA, sposa di Kronos, o Saturno, che i Romani hanno trasformato in CIBELE, o in HEKATE, che si trasforma talvolta in lupa, come la Dea irlandese MORRIGAN. Questa Rhea che partorisce i Gemelli, è però quella selvatica delle Selve.

Alla nascita di Apollo, un gruppo di cigni si manifesta e fa il giro dell’isola, portando poi il Dio in Hiperborea. Sotto la forma di un cigno, Zeus si unisce a Leda, madre dei Dioscuri Castore e Polluce, a cui i Gemelli Romani somigliano fortemente. Secondo le leggende relative a Merlino, egli viene generato da un Corvo, e il suo nome gli viene dato dall’Eremita BLEIZ: Lupo, che vive ritirato nella foresta in compagnia di un lupo grigio. Si dice che anche il Mago si tramuti talvolta in un lupo. In Europa, il corvo è sia il messaggero del Sole che degli Dei.


I Corvi di Odino, chiamato lui stesso HRAFNAGUD: «Dio dei corvi,» si chiamano HUGINN e MUNNINN: Pensiero e Memoria, o Pensiero ed Intuizione. Essi viaggiano per il mondo, riportando al Dio monocolo ciò che hanno visto ed inteso. HELIOS invia un corvo a MITHRA per ingiungergli di uccidere un toro, e nel Mitreo di Santa Prisca, un’iscrizione dice: «Salute ai corvi, protetti da Mercurio», che è, per l’appunto, il messaggero degli Dei.

Oltre che a Mercurio, il Corvo è stato associato ad Apollo, al Dio celtico LUG, alla Dea irlandese BODB, uno dei nomi di MORRIGAN, che possiede la «Saggezza dei corvi», vale a dire, la conoscenza suprema. Ciò ci rimanda al colore nero del corvo, che simboleggia le Tenebre primordiali, l’in- distinzione originaria, anteriore alla Creazione. Esso evoca anche la Notte, l’Opera al nero, la morte transitoria che precede, e permette, la nascita del nuovo Sole. D’altronde, Corvo è il nome del primo grado Iniziatico nei Misteri di Mithra. Così il Cielo, virile, è rappresentato dall’uccello. Il Cigno e il Corvo rafforzano l’idea dell’Inizio. Secondo Plutarco, ARES sarebbe il padre dei due Gemelli: LYKASTOS e PARRHASIOS, fondatori della città d’Arcadia PARRASIA, ed in tutto simili a Romolo e Remo, in quanto anch’essi Figli di Marte, raccolti ed allevati da una lupa.

 

 

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Il Lupo e la Cerva.

 

Gengis-Khan pretendeva di discendere da un Lupo blu, Börte- Tchino, che si sarebbe unito ad una cerva selvaggia, Ko’ai Maral. La dimora di questo lupo, raffigurazione del principio maschile, si trova nel Cielo e nella Luce. I popoli Uralo- Altaici venerano difatti il Cielo, in cui risiede il Sovrano Supremo.

«La folgore del Cielo è un lupo blu, si dice in Turchia; lupo celeste con una virilità di coltello, che penetra la cerva della Terra, e la in-semina, affinché essa partorisca degli Eroi, dei conquistatori, dei rudi capi d’armata, dal vigore sovrumano, e con occhi di ferro incandescente.»

Letto in modo più intuitivo, questo mito significa che il fallo virile è una potenza primordiale folgorante, che rinserra in sé la forza divina del cosmo, e che deve penetrare con un’attitudine e una forza virile di coltello, cioè ascendente ed affilata, la cervice terrestre. Ciò si ottiene con l’amplesso orale, in- seminando cioè il cervello rettile con i propri contenuti archetipi, in modo che la mente produca Eroi; individualità sovrumane, conquistatori e rudi guerrieri, dal vigore divino, e con occhi di ferro incandescente: capaci di fondere, forare, e trapassare con lo sguardo ogni possibile diaframma oppositivo.


La comparazione fra lupo, fallo e folgore, non manca di interesse, in quanto L’Arma per eccellenza del Cielo, la folgore, punisce o in-semina, come un fallo virile, che è il fallo stesso del Lupo. Il Membro virile, come la folgore, stabilisce il legame erotico fra Cielo e Terra, ed anche il coltello che penetra la Cerva, o Cervice, è, senza dubbio, od equivoco, un simbolo palese del fallo virile ed igneo, che, penetrando, attiva il cervello rettile.


La leggenda seguente, simile a quella che narra le origini della stirpe di Gengis Khan, illustra l’associazione della luce celeste e della fecondità. Alam Ko’a è la femmina di Dobun Mergen, che discende da Börte Tchino e da Ko’ai Maral. Questa leggenda rinnova il mito fondatore del lignaggio.

« Un mattino, al momento in cui spuntava il giorno, ALAN KO’A venne risvegliata da un raggio di luce, che penetrava nella sua tenda attraverso l’apertura superiore. Ella vide un uomo dal volto bianco e dagli occhi blu scuro, uscire da questo raggio di luce e discendere verso di lei. Egli le si avvicinò, e usò con lei i diritti sessuali di uno sposo; poi ripartì passando per la stessa apertura. Quest’uomo tornò più volte. Tuttavia, fin dalla prima notte, Alan Ko’a portò in grembo il frutto di questa unione.»

Il colore blu indica l’origine celeste. I Turchi ed i Mongoli, si riferiscono al cielo Blu come Eterno, Supremo, e Possente. I Primi si qualificano come Turchi blu, ed i secondi come Mongoli Blu. La cerva simboleggia il principio femminile, ricettivo, sia nella femmina che nel maschio. Nella mitologia Greca essa è consacrata ad HERA, la Terra, e ad ARTEMIDE, che la caccia o se ne serve, secondo Pindaro, per tirare la propria quadriga. Oltre alla grazia e alla bellezza fugace, la cerva evoca la verginità e la purezza, e, usualmente, è bianca o fulva; cioè cromaticamente e vibratoriamente equivalente alla Terra.


Una credenza dell’Anatolia, vuole che quando una Cerva partorisce, una luce sovrannaturale illumini la Terra. Abbiamo qui un mito aurorale, simile alla Ierogamia primordiale ed alla fecondazione della Materia Prima da parte dello Spirito Divino. Il mito fondatore del lignaggio di Gengis Khan, comporta tre indicazioni che confermano quanto si è fin qui detto. Una versione, inoltre, precisa che il lupo attraversa il mare. Ciò equivale al superamento della Tenebra invernale. In Estremo Oriente, l’elemento corrispondente all’Inverno è l’Acqua. Questo va messo in correlazione parallela con tutte le leggende relative ad una navigazione, che avviene prima di poter accostare un’Isola o una Terra meravigliosa, in cui viene preservata l’Età dell’Oro. In seguito si segnala che il Lupo si dirige verso il Nord, direzione dell’Origine, e del passaggio dalla Terra al Cielo.

Infine, il racconto afferma che i figli provenienti da questa unione, sono nati presso la fonte del fiume ONON. Qui è ancora presente l’idea dell’Inizio. I fiumi sono stati talvolta divinizzati, come il Gange, o sono mitici, come i quattro fiumi nati da una stessa fonte, che provengono dal Paradiso. Il Gange proviene dal Monte MERU, La Montagna polare, o Asse del Mondo, in cui esso possiede la sua fonte terrestre, alimentata essa stessa dal Gange celeste, che sgorga dalla Stella Polare, che, per significato simbolico, rappresenta il Polo spirituale: ovvero, il Dio.


In altre leggende, una lupa salva e nutre l’Antenato di un Popolo, il quale talvolta, le si unisce eroticamente. L’uomo e l’animale si rifugiano allora, in una caverna che rappresenta la matrice: l’oscurità primordiale in cui il nuovo sole deve svilupparsi, dal germe di quel lignaggio. Anche il legame fra Artemide e la Cerva non manca di interesse. In effetti, essendo sorella di Apollo, che è associato al Lupo, viene a fondarsi, nella Grecia antica, una coppia Lupo-Cerva. La Cerva è anch’essa legata al Nord, e di conseguenza, incarna la Purezza primordiale Iperborea.


Per catturare la cerva CERYNIA, consacrata ad Artemide, Herakles va in Iperborea, sul Monte Lyceo, o dei Lupi. Questa montagna è dedicata difatti al culto di Zeus Lykaios. Questa leggenda appare come un’eco dell’unione mitica del Lupo e della Cerva, ovvero, dell’Androgine; che li comprende entrambe. Queste non sono per nulla delle coincidenze, in quanto il mondo antico non era per nulla ristretto o limitato nei suoi contatti, come si pensa attualmente.

Ciò si spiega anche con le migrazioni indoeuropee, che hanno percorso in più ondate il continente euro-asiatico. Esse sono state la fonte comune alle culture di popoli differenti: dell’Estremo Occidente, e dell’Estremo Oriente. Presso Turchi e Siberiani, il lupo è ugualmente sinonimo di fecondità. In Anatolia le donne lo invocano per far cessare la sterilità, e in Kamchatka, nell’estremo Est della Siberia, durante le feste di ottobre Il feticcio che rappresenta un lupo viene confezionato per attrarre la fecondità. Differenti riti legati alla fecondità del lupo, hanno luogo anche fra i Samoyedi e gli Yakuti.

 

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La Celebrazione del Lupo Ariete.

 

Due divinità dell’ambito mediterraneo, già evocate, stabiliscono dei legami supplementari fra il Lupo e la fertilità. Nella Mitologia Greca HEKATE, talvolta assimilata ad ARTEMIDE, accorda la prosperità, l’eloquenza, la vittoria, e prende, da un tempo all’altro, la forma di una lupa. Esiodo dice di essa nella Teogonia:

« Essa sa fare crescere il bestiame, ed i figli di KRONOS hanno in essa la nutrice della giovinezza.»

L’altra divinità è ANUBIS, talvolta qualificato come: «Signore delle Vacche da latte.». Ma è a Roma che questa associazione riveste una tale importanza da manifestarsi in una festa annuale, che rappresenta il cardine nella vita della città: i LUPERCALI. Questi hanno luogo il 15 febbraio. A questa data, i Luperci, confraternita di sacerdoti, immolano, nella grotta del Lupercale, situata a nord-ovest del Palatino, un Becco od una capra, e un cane. Poi tagliano delle corregge dalla pelle del becco o della capra, e si espandono in città, flagellando le donne che lo desiderano. Si reputa che questa fustigazione assicuri la fecondità. La parola LUPERCALI si decompone in LUPUS, Lupo, e IRCUS, Ariete o Becco.

Il Significato dell’Ariete si riferisce a quello dell’omonimo Segno Zodiacale, che inizia all’Equinozio di Primavera. Fecondo, energico, virile, e veloce corridore, l’Ariete simboleggia la natura, che esplode nella sua prodigalità, e In India è legato al fuoco, AGNI, e ad INDRA, Il Dio che con la morte del dragone VRITRA, permette il rinnovamento del mondo. Nella stessa tradizione, egli serve da cavalcatura a KUVERA, Guardiano del Nord e dei suoi tesori.

Questo legame con il Nord, e con l’Origine, traspare nella mitologia greca: nelle leggende che si riferiscono agli Argonauti, in cerca del Vello d’Oro, che è quello dell’Ariete, offerto da Zeus a PHRIXOS ed HELLE. Questa stessa tradizione, conosce un HERMES KRIOPHOROS, o Hermete portatore dell’ARIETE, che poi passerà, come AGNUS DEI, nelle figurazioni cristiane del Buon Pastore.
I Dori adoravano, del resto, proprio Apollo Karneios: «Dio dell’Ariete».

 

 

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Il Segno dell’Ariete.

 

È un Segno di Protezione, Maschile, Istintivo, Cardinale, il cui Elemento è il Fuoco: espansione trasmutante e creatrice. Il suo periodo è la Primavera, ed è Domicilio di Urano e di Marte; Esaltazione del Sole. Il suo Emiciclo è quello dell’evoluzione interiore, nel Quadrante delle energie cosmiche indifferenziate. AGNUS-IGNIS è calore, scoppio, forza animatrice che fa scaturire dal fallo eretto lo sperma: esplodere il guscio superficiale. È il Fuoco Sacrificale vedico: GRAHAPATYA. Graha è ciò che contiene, Pati è il Signore. L'Ariete è quindi la Coppa del Grahal Uraniano, che contiene il Principio Daimonico Ares-Eros, che si erige come una Bipenne.


AGNI è assimilato al cuore, il Figlio del Cielo che s’incarna nella materia, e dà impulso ad un nuovo ciclo di manifestazione dell'Energia Coscienza, ed anche alla Potenza del Logos o Vibrazione creatrice. Il suo Guna è Sattva, l'Essenzialità. Il carattere dell'Ariete è Titanico, ed i Titani, figli di Urano, il Cielo, e di Gea, la Terra, sono incarnazioni delle Energie Primordiali archetipiche, che partecipano all'Essenza fluidica del Cielo, e alla sostanza materiale della Terra. Noi gli attribuiamo principalmente il pianeta URANO, che è rappresentato dalla Bipenne e dalla Volontà solare centralizzata e polarizzata .

È il Potere di-visione del Daimon, che interseca ed individua il proprio Spirito nello Spazio-Tempo-Materia della manifestazione vivente ed individuale terrena: MARTE , UR-AN è la Grande Energia Luminosa, dell'Inizio Primordiale, e in sanscrito URNOS significa proprio ARIETE.

Ur, Aur, Urens, sono termini che richiamano all'Inizio, alla Luce d'Oro, all'ardente fuoco primordiale di cui Urano, Padre degli altri Dei, è il Signore: un'energia basilare, ignea e luminosa di cui l'Ariete- è sia il portatore che il veicolo simbolico. L'Ariete , primo segno di evoluzione energetica, è il primo impulso espandente, raggiante l'Archetipo dell'istintività che vive il momento presente, e che non calcola nulla.

Quando il Daimon si materializza in un individuo, rappresenta le sue stesse reazioni istintive e primarie: lo stato del primo impulso, che può essere o non essere seguito. Nell'astrologia egizia, è il Guardiano dei Monti e dei Luoghi elevati, ma anche del deserto. Nel Libro delle Porte lo troviamo alla prima Porta: il Posto invisibile nelle Tenebre per creare le forme celesti di questo Dio.


Il Simbolo grafico che contraddistingue l'Ariete, è quello dell'organo maschile, del flotto di sperma, del Vir-gulto di grano Primaverile , e anche la ripetizione stilizzata della Testa dell'animale omonimo. Il che significa, che il suo senso profondo è relativo a ciò che l'Ariete, e il fallo, esprimono nella Gnosi, che vede, in essi, l'epifania animale del Dio Supremo, AMON RA e il potere rigenerante del Dio MIN.

 


Il concetto è quello di Rigenerazione divina, e di Inizio, vale a dire di una Iniziazione alla propria divinità individuale, implicita nella sostanza spermatica. Il Principio Manifesto di Ariete , è la penetrazione del principio seminale divino nella sostanza spermatica e materiale del Maschio-Lupo, il cui simbolo è il fallo eretto ed ascendente. I Due, uniti, formano la Potenza del flotto spermatico ed il Potere penetrante e assiale del Fallo.

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Il Mito della conquista del Vello d'Oro, segnala proprio la possibilità di un ottenimento forzato, per Via Eroica od Erotico- Virile, di un potere che risana la perdita di una sensibilità nervosa, aurea e divina. Si tratta dell'acquisizione di una nuova impostazione neuronale della propria Pelle, o Emotività nervosa, che passa dal regno animale e Marziano, del fallo discendente o lateralizzato , all'ottava superiore Uraniana del fallo eretto e flottante sperma: Questo duplice rovesciamento del Glifo Ariete rappresenta sia il principio creatore che il suo riflesso speculare; nella sostanza da lui penetrata e in-diata. L'energia dell'Ariete è quella del Fuoco spermatico, o essenza seminale ignea e Primordiale: Agni, di cui un altro nome è VAISHVANARA, cioè l'Uomo Universale: ovvero ciò che è comune a tutti i Maschi esistenti. Questo fattore universale di comunione virile, è lo sperma, che conserva e veicola sia il Genio della propria specie, che il Daimon individuale della propria Virilità a-specifica.


Inoltre, Agna è il cervello, l'organo del pensiero; e l'energia dell'Ariete è quella del FUOCO CEREBRALE , ovvero il moto di pensiero che proviene dalla Mente Universale, e può tornare ad essa. Agni è la divinità situata allo Zenith, e riposa sulla parola; Egli è Agni Vaishvanara, il Dio che dimora all'interno dell'uomo, e che, come il Lupo, conosce tutti i percorsi che dal tenebroso labirinto viscerale, portano all’intrico neuronale della nostra “foresta cerebrale”.

L'Agni Vedico, che nel mito riceve nella bocca lo sperma ardente e rigenerante di Shiva, ha il suo equivalente sanscrito in Uranah, il Fuoco Primordiale Originario: un Magma igneo che, attivato, esplode e si manifesta con forza creativa dirompente, simultaneamente costruttiva e distruttiva. Si tratta dell'energia Sethiana, ribelle e caotica, che è anche sublime e ciecamente generosa: incandescente e simile alle esplosioni della vitalità originaria, pura e brutale nel contempo, come una immensa scarica orgasmica, eruttiva e folgorante.


In Latino Ariete si dice ARIES, in greco KRIOS o KERAOS e ARNEIOS, in sanscrito URANAH. HARI è un altro nome di RAMA, il Dio creatore di tutte le cose e RAM è appunto l'Ariete. Ariete in Gotico di dice WIDDR, reincarnazione, e in tedesco, WIEDER vuol dire nuovo. L'Ariete è quindi il segno dell'Inizio.


Vi è una sottile relazione fra Capricorno, segno del Lupo e del Capro, e l’Ariete. Il Becco del Capricorno, possiede degli attributi in più rispetto a quelli dell’Ariete. Animale di DIONISOS e di APHRODITE, egli è sensuale ed interamente assorbito dall’atto sessuale, e dalla lussuria sterile dell’amplesso intervirile. Questo carattere si accentua con il tempo, in Europa, a tal punto che nel Medio Evo, si rappresenta il Diavolo con un Caprone. In India egli è, come l’Ariete, associato ad Agni e al fuoco primordiale donatore di vita spirituale.


La Materia densa, fisica, simboleggiata dal Lupo, dall’Ariete, e dal Capro, è elettricità, energia, Luce, o, in altri termini, Fuoco Condensato, e non c'è manifestazione grossolana che non si esprima in termini ignei. I piani sottili dell'Essere, vengono formulati in configurazioni di Luce radiosa, come gerarchie Daimoniche od Angeliche, che, in sanscrito, vengono chiamate DEVA: Risplendenti, Luminose, e che sono gli AKHU degli Egizi. Ciò significa che questi piani sottili ed iper- fisici, rappresentano il nostro Fuoco essenziale a livello Radiante: Il Dio o Daimon individuale, che è un Lupo- Ariete- Capro di Fuoco vitale, che anima o consuma, scalda od arde, rigenera oppure incenerisce.
I Veda, parlano di Agni quale Dio Iniziale del Fuoco e della Vita, e Aries, il primo segno della Triplicità ignea zodiacale, è il focalizzatore del Fuoco macrocosmico, nella sintesi di Fuochi Radianti dell'individuo manifestato: amalgama di fuochi astrali, a diversi gradi di condensazione e splendore.


L’Individuo è dunque una Stella fiammeggiante , composta di cinque fiamme bipolari, e i suoi corpi fisici e sottili, nelle loro gradazioni, sono composti di Fuochi che possono essere alimentati e fatti brillare sempre più intensamente. I 7+3 Vortex energetici dell'Individuo, sono 5 x 2 = 10 punti focali elettromagnetici, che corrispondono ai 10 pianeti del sistema Solare; Sole incluso.

Essi possono brillare ed accendersi completamente anche nella Terra della materia corporea umana; aprirsi, attivarsi, e risplendere di luce radiosa, formando la configurazione geomantica ed iniziatica del Fuoco e dell'Eros Inter-Virile: Sole- Marte- Saturno- Urano, che strutturano l'Albero di Vita del Puer Aeternus: il Fanciullo Immortale ed androgino dell'Ariete d'oro.

«Il Capro è Agni; il Becco è lo splendore che caccia lontano le Tenebre.»

Come il lupo, anche l’energia che esso veicola può facilmente, rivoltarsi, tramite il suo eccesso e la sua dissolutezza, verso l’infra-umano. Esso non è allora più ispirato dalla Luce spermatica e sterile dello Spirito, ma dal demone fecondo e lubrico della Materia. Nella Roma antica, Lupa e Lupo erano i nomi dati alle prostitute e ai prostituti. Lingue maligne hanno insinuato che una di esse, Acca Laurentia, sia stata la nutrice dei Gemelli Romolo e Remo.


La capra è sovente associata alla folgore, specie in Cina, in Tibet, e nella Grecia antica. In quest’ultima tradizione, in cui la sua dimora simbolica si trova nel Segno Zodiacale del Capricorno, la capra Amalthea ha nutrito Zeus bambino, sul Monte Ida a Creta. Siamo in presenza di differenti elementi, che indicano un mito aurorale: la montagna, le figurazioni del Centro e dell’Asse, e l’ultimo rifugio e punto di partenza di un ciclo: Il solstizio d’Inverno nel Capricorno; la giovinezza di un Dio, e l’animale nutritore che raffigura la MATERIA PRIMA, generosa e feconda.


Zeus offre ad Amalthea un corno di capra che ha il potere di procurare tutti i frutti desiderati, ovvero il Corno dell’Abbondanza: la Cornucopia. Questa Profusione che riporta all’Età dell’Oro, segnala, per prima cosa, la felicità spirituale. Il suo ultimo affioramento, o Avatar immaginale, è la ricerca del GRAHAL, che consiste nel ritrovare e reintegrare ciò che si era perduto: ovvero, lo stato originario dell’Età dell’oro.

Quanto al cane, esso spesso rimpiazza il Lupo. Il sacrificio dell’animale rinvia allo smembramento del Gigante cosmico, o allo splendore dell’uovo primordiale. Riportato all’anno esso occupa il periodo dell’Equinozio di Primavera, che succede alla gestazione invernale. Il Segno dell’Ariete inizia il 21 Marzo, vale a dire all’Equinozio. Il Lupo, animale invernale, lo precede. Questo periodo vede la trasmutazione del Lupo in Ariete. La natura, da sterile e rigorosa, diventa prodiga. Si tratta sempre della stessa potenza, ma essa si mostra con un altro volto.


HEKATE, la Lupa, Dea generosa, prende talvolta, un aspetto infernale e tenebroso. La grotta rappresenta la matrice oscura, o il fertile alveo di gestazione del nuovo sole. Febbraio è anche il mese della purificazione. Ancora oggi, esso è per gli Ebrei cristiani, l’epoca della Quaresima. Nella Tradizione Cattolica, la festa di Purificazione corrispondente, è quella della Candelora; che ha soppiantato i LUPERCALI romani. Da notare, a proposito di questa Festa rituale romana, che JUNO LUCINA, che presiede alla nascita ed è all’origine dei Riti dei Lupercali, aveva un Tempio sul pendio dell’Esquilino, vicino al luogo ove oggi si eleva la Basilica di Santa Maria Maggiore, a cui fa capo la grande Processione della Purificazione della Vergine. Juno Lucina, la Vergine, la purificazione, sono altrettanti simboli che segnalano un periodo di rinnovamento e d’inizio di un nuovo ciclo. Il Mito relativo alla Lupa e ai Gemelli romani, conferma queste indicazioni.

 

 

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La Lupa madre di Roma.

 

Romolo e Remo, hanno per madre Réa Silvia, figlia del Re Numitor, e vestale, dunque vergine. Delle leggende riportano che Marte si unìsce a lei durante il sonno. Questo atto d’incubazione onirica, rinvia all’Inverno e al tema cosmogonico dell’unione di una forza virile, penetrante, con una forza ricettiva e vergine: alla cerniera dei tempi. In seguito, i Gemelli sono minacciati di morte. Inizia così la loro erranza. Ciò evoca anche l’infanzia di Zeus, che sfugge la teofagia di suo padre Kronos, ed anche Leto, che erra per il mondo per accudire e salvare Artemide ed Apollo. Questa necessità di vagare, si verifica ogni qualvolta bisogni salvare ciò che deve fondare, dopo un diluvio, un’altra umanità ed un’altro Axis Mundi; spesso rappresentato da un albero, come il fico Ruminale della leggenda romana. Quest’albero rappresenta l’asse cosmico che lega e riunisce i tre mondi: Inferi, Terra e Cielo. Attraverso quest’asse vertebrale, si canalizza e passa, anche nell’uomo, l’influenza divina, e il luogo in cui esso si trova diviene perciò un centro, e il punto di partenza di un nuovo Ciclo, e di una nuova Razza Umana.

Finché gli uomini coesistono al Centro assiale, irradiano luce; e quando se ne allontanano spiritualmente, le tenebre avanzano poco a poco. Nel Mito la corrente fluviale depone la cesta, con i Gemelli, a nord-ovest del Colle Palatino, che è il cuore di Roma ed anche il luogo ove risiedono gli Imperatori. La sua funzione di Centro, viene affermata, chiaramente, ed Ovidio, nelle sue Metamorfosi, riporta una leggenda che conferma il suo ruolo di montagna polare, origine di ogni via che porta dalla Terra al Cielo.

«Un giorno Romolo vide il suo giavellotto, piantatosi sul Monte Palatino, coprirsi di colpo di foglie, mantenuto ritto da una nuova radice e non dal ferro affondato nel suolo; non più arma, ma albero dai rami flessibili.»

L’Arma diviene albero di vita, albero verde, a cui si oppone l’albero secco dei periodi d’eclisse. Questo albero che si sviluppa in modo sovrannaturale sul Palatino, rappresenta l’Asse cosmico. Il Giavellotto segnala la folgore. Questa scena esprime, quindi, la legittimità accordata dal Cielo ad un nuovo Rex Mundi, ed anche l’inizio di un nuovo Ciclo cosmico. Proseguendo nel mito, la cesta con i due Gemelli si trova ai piedi del fico, e qui arriva la lupa che allatta i gemelli. Un picchio verde l’aiuta. La leggenda pone l’azione in una grotta vicina al fico. Tutti questi elementi, evocano la nascita di un mondo. Dalla grotta, chiamata LUPERCALE, sgorga una sorgente: promessa di rigenerazione e di fecondità. Il nome del Fico, Ruminale, proviene da RUMIS, mammella, ed è stato in seguito l’oggetto di un culto particolare.


Attraverso l’asta fallica tramutatasi in albero di fico, asse cosmico stillante un dolce nettare, che è sia cibo che “latte”, i gemelli ricevono la “ Luce Celeste”. Con il suo nutrimento, la lupa apporta loro una forza ed una razza dell’anima: uno stile che modella in ogni suo aspetto la Roma antica. Il lupo agisce per il Cielo, e si trova tuttavia nel Mondo per servire da intermediario, proprio come l’Anima fa da Medium, fra lo Spirito ed i Corpi.

I Romani, come molti altri popoli indoeuropei, sono usciti da tribù che si dicono discendere da un Lupo mitico. Questa filiazione, attesta una modalità di vita e un tipo di civiltà specifica. Il lupo è stato uno degli emblemi principali delle legioni romane. La Lupa ha la qualifica di Mater Romanorum, di cui tutti i romani sono i figli. Essa ha trasmesso loro la luce dell’alto, ma sotto un aspetto che si rivela virile, e conquistatore.

Abnegazione, sacrificio, semplicità, rudezza, sono i tratti migliori che caratterizzano la Roma repubblicana, e sono anche quelli che ne faranno la grandezza. La lupa trasmette ai Gemelli, in questo inizio del ciclo, una forma interiore, uno stile qualitativo, ed un Carattere. Se il fico indica da dove essi provengono, la lupa mostra, loro come compiere il proprio Destino, stimolandoli a questa azione. Simbolicamente, i gemelli hanno una parte divina ed una umana: essi sono a loro volta gli intermediari fra i due mondi. Zodiacalmente essi si situano nei Gemelli, di cui uno degli animali corrispondenti è il cavallo: animale che conduce da un mondo ad un altro. Il Dio associato ai Gemelli è Mercurio, il messaggero. I Gemelli sono perciò quelli che apportano e comunicano ciò che la Lupa ed il Fico hanno donato loro. Questo dono originario contiene il destino di Roma, che è sia Solare che Marziale.

 

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Il Lupo Verde.

 

A Jumièges, in Normandia, ha luogo, ogni anno, il 23 e 24 giugno, la festa del LUPO VERDE. Il Verde è il colore della rigenerazione, della vegetazione, della Primavera. Il Lupo Verde è il Lupo della prima metà dell’Anno, che si segnala con la fecondità. Il Solstizio d’estate marca l’apogeo di questo periodo di felicità. Nei giorni che seguono, inizia un lento declino a vantaggio delle tenebre. In questo momento cardinale dell’Anno, i fuochi del solstizio celebrano lo splendore brillante del Sole, della natura; la prosperità e la gioia dei giorni fortunati.


Il giro, compiuto dal popolo, attorno a questi fuochi, evoca il ciclo dell’anno. Catturando il Lupo Verde, impersonato da un uomo completamente vestito di questo colore, che si difende e che subisce poi un simulacro di cremazione, la comunità imita il ciclo annuale, e superando l’ombra che viene, e la rottura che essa opera, si ricollega al lupo fecondo della Primavera. Il numero tre, si riferisce al passaggio da un mondo ad un altro. Questo numero, esprime la totalità del mondo manifestato presente nel triplice tempo: Passato, Presente e Futuro, nei tre Regni Cosmici: Inferno, Terra e Cielo, ed anche nell’Anno, che nella mitologia Greca, si divide in tre tempi.


Il simulacro della cremazione, da una parte rimanda al Sole, ed all’unione del lupo con il centro del cerchio, ovvero con il fuoco e la luce: all’unione della Materia Prima con lo Spirito. Dall’altra, questo rito esprime l’idea di una rigenerazione, di una nuova nascita, come quelle della Fenice e dell’Aquila, così spiegate da Guillaume le Clerc nel suo Bestiario Divino:

« L’Aquila è il re degli uccelli. Una volta divenuto vecchio, può ritrovare la giovinezza grazie alla sua natura del tutto straordinaria. Quando l’Aquila è diventata vecchia, tanto che i suoi occhi si sono ottenebrati, e ognuna delle sue ali è diventata troppo debole, cerca una fonte chiara e pura, in cui l’acqua è limpida e bollente; nel momento in cui i raggi del Sole sono più brillanti. L’Aquila comincia allora a levarsi in aria, molto in alto sopra questa fonte e in direzione del Sole, che spande tutta la sua Luce. Quando l’Aquila è giunta in alto, nel luogo del maggior calore, fissa con i propri occhi lo splendore del Sole, e lo contempla così a lungo che sembra prendere interamente fuoco. Questa fiamma abbraccia l’Aquila facendola chiara e sana, ed essa ridiscende alla fonte, e vi si bagna tre volte, uscendo da quella totalmente nuova e rigenerata; guarita dalla sua vecchiaia.»

Importanti, nella Festa solstiziale, sono i due pasti, dati uno prima di Mezzanotte, e l’altro dopo di essa. In rapporto all’anno, Mezzanotte corrisponde al Solstizio d’Inverno. Il Primo pasto è di magro, e si riferisce al periodo di sterilità, di denudamento che precede il 21 Dicembre, Poi, rinnovata dal Sole, inizia una nuova Età dell’oro. Questa larghezza solstiziale, si esprime ugualmente anche nei Saturnali romani, nei Kronia greci, o nei festini di Tara dei Celti.


Si tratta dunque, sempre, di una festa che si rapporta alla prima metà dell’anno: il DEVA YANA, o «Cammino degli Dei» degli Indù. È un appello alle forze creatrici del solstizio d’Inverno, fatto al momento del Solstizio d’Estate: all’apogeo; vale a dire, nel momento in cui inizia una inesorabile caduta. Così, questa festa è sia un omaggio alla creazione, alla primavera, e al Sole, che uno scongiuro per evitare l’ottenebramento del mondo.


I Figli del Lupo. Nell’Italia preromana, tre tribù si riferiscono ad un Lupo come antenato del proprio gruppo. I Lucani:

« I Lucani sono dei Sanniti condotti alla vittoria da un certo Lycius, che porta il nome dì un Dio-Lupo: Apollo Lykeios, di cui i Romani faranno Apollon Lycius. È l’uomo lupo. Per affermare la loro parentela con la bestia divina, i Lucani hanno emesso, nella metà del Terzo secolo prima della nostra Era, delle monete sul cui dritto figura Zeus, e che portano sull’altro lato una testa di lupo. La legenda Lykianon, mostra che la loro nazione proviene dal lupo: Lykos.»


Gli Hirpini, tribù installata a Benevento, prendono il loro nome da HIRPI, il Lupo, in sabino, e votano un culto a questo animale totemico, come gli Hirpo-Sorani, i cui riti si svolgono sul monte Soracte; a nord di Roma. Sono stati certamente i Sabini, popolo che comprende tribù come i Lucani, gli Irpini e gli Irpi-Sorani, ad essere stati all’origine della celebrazione romana dei Lupercali. Su di essa Carcopino rileva:

« Mentre a Roma non troviamo lupi, all’infuori che nel contesto della leggenda dei Gemelli, le vestigia assai chiare, di un culto del Lupo e della Lupa, si trovano in primo luogo nella Religione dei Sabini, dove questo animale è il Totem protettore, che essi possono sia cacciare e maledire, che seguire come loro protettore sovrano. Nel riorganizzare la città romana, in cui si sono stabiliti definitivamente verso il 450 a.C. essi hanno introdotto il culto per cui erano abituati a vincere, ed i riti dei Lupercali; fuori dei quali noi li cercheremmo invano nella città, che porta tuttavia la loro impronta indelebile.»


Nel dominio greco, menzioniamo la Lycia, in Asia Minore: il Paese dei Lupi e della Luce; nome dato da Leto a questo paese, in cui i lupi la guidarono. Il Nome Licurgo, significa « Conduttore dei Lupi», e ciò sottintende che alcuni popoli greci si sono identificati ai lupi. Senza dubbio, si tratta di una lega di Dori, che fondarono Argo e Sparta, e che erano originari del nord della penisola Balcanica. Argo aveva per emblema il lupo, ed i suoi abitanti chiamavano se stessi Lupi.

Gli Argonauti, sono i Lupi umani: gli Eroi che vanno alla ricerca del Vello d’Oro dell’Ariete divino. Macedone, Eroe eponimo della Macedonia, é per alcuni figlio di Lycaone, e secondo Diodoro porta una corazza di pelle di lupo, ed indossa sul capo la testa di questo animale. I Dori erano vicini e cugini di altri Indoeuropei: i Daci, antenati dei Rumeni, e chiamati anche Geti o Traci. Il loro nome proviene, secondo Strabone da DAOI, Lupi, o quelli che sono simili ai lupi.

Più ad Est vivevano gli Sciiti, popolo anch’esso indoeuropeo, che andavano nomadi fra il Mar Nero e il Mare di Aral. Fra di essi i Neuri, che abitavano l’attuale Ucraina, si mutavano, per alcuni giorni all’anno, in lupi, secondo quanto racconta Erodoto. Nel bacino Aralo- Caspiano si trovavano, parecchi secoli prima della nostra era, tre tribù Sciite fra cui gli HAUMAVARGA, letteralmente «Lupi dell’Haoma». L’Haoma, o Soma degli Indù, è il liquore sacro, spesso divinizzato, che procura forza, estasi, ed ebbrezza. Nel territorio persiano, al sud del Mar Caspio, una regione si chiama Hyrcania, Paese dei lupi. I Greci designavano gli abitanti con il nome di HYRKANIOI, I lupi.

Questi differenti popoli che si richiamano ad un antenato Lupo e si identificano ai lupi, hanno due punti in comune: il nomadismo e la tradizione indo-europea dell’Eros intervirile. Questo animale, è per eccellenza, per i sedentari, un rapitore, un cacciatore che ruba ed infrange il presunto diritto di proprietà. Contro di lui, gli agricoltori, ma soprattutto i pastori, invocano delle divinità; per la loro protezione e quella dei loro beni.: Fauno in Italia, ed Apollo in Grecia.

L’antico nomade prega il Dio a cui il Lupo si associava, prima di sbarazzarsi delle forze antiche, che dopo la sua installazione sedentaria gli sono diventate nefaste. San Giorgio e San Michele, « Signori dei Lupi,» sono invocati in certe regioni d’Europa proprio contro questi stessi animali. Il Lupo, visto da questa angolazione, è quindi legato alla civiltà dei nomadi, dei cacciatori, ed allo shamanesimo. È rivelatore che siano stati i Turchi, l’ultimo grande popolo nomade e conquistatore, eredi di una parte notevole della tradizione Indoeuropea, a mettere questo animale come emblema sui loro stendardi, in un tempo in cui questo simboli era stato dimenticato, in quanto tale, in tutta Europa.

Ciò spiega perché il lupo, animale prima venerato, e che incarnava il più alto grado delle virtù essenziali per i popoli migratori, è decaduto al rango di animale maledetto e vituperato, che necessita di essere allontanato con veri e propri esorcismi, come il Diavolo alla fine del Medio Evo. Al culmine di questa riprovazione, di questa caduta di considerazione generale e dell’ostilità crescente, viene nel 1780 questa frase alquanto stupida del naturalista francese Georges Luis Leclerc conte di Buffon:

« Il Lupo è nocivo finché vive, e inutile prima della sua morte.»

La concorrenza alimentare fra carnivori primari, come i lupi, e secondari, come gli uomini, è il motivo della cieca ostilità dell’uomo stanziale nei confronti del lupo; nonché della creazione dello stereotipo culturale e religioso, della “Bestia Maligna e demoniaca”. Secondo questa concezione, il Lupo “sottrae e ruba” all’uomo, e ai suoi figli, l’energia utile alla vita: il cibo, e viene perciò accomunato agli adepti di Satana, al mondo infero e maligno, che si formalizzano nelle figure dell’”Uomo Lupo”, e nelle manifestazioni della Licantropia. Questa emergenza definita diabolica, ovvero pagana e shamanica, è di fatto il Potere degli Aderpti dell’Antica Religione: di trasformarsi in animali ed in Lupi, ovvero in creature tenebrose, selvagge, e temibili.


In questo filone, va inserita anche la tradizione dei Beserker Germanici, con i loro rituali di richiamo, immedesimazione, ed accoglienza in sé dello “Spirito del Lupo” o dell’Orso. Il loro vestire la pelle degli animali prescelti, ha ovviamente, lo scopo di facilitare la trasmutazione. Con questa vestizione rituale, e con questo “cambio di pelle”, si determina una mutazione radicale del comportamento che autorizza gli adepti ad agire ed a vivere, secondo parametri che sono completamente antitetici alle regole del gruppo civile.

La pelle, indossata per combattere, trasforma il guerriero che se ne copre nella belva stessa, e gliene fa acquisire il potere magico, l’energia bestiale, e la forza disumana. Egli diventa il Lupo, ed entra in uno stato d’esaltazione estatica, in cui la sua violenza si fa primordiale e priva di limiti. L’ingresso nella schiera dei Berserker, avviene con un rito iniziatico che prevede l’uccisione, senza altre armi che le proprie mani ed i denti, di un nemico, di un cinghiale, o di un orso.

Così l’individuo si trasforma in una fiera, ed assume le caratteristiche di un superuomo, in cui s’incarnano tutte le potenzialità dei carnivori e degli uomini che ha ucciso. Il forte rilievo dato alla Licantropia dalla tradizione nordica, si ritrova anche nel panorama greco latino, in cui si giunge ai sacrifici umani in onore di Zeus, praticati sul monte Liceo.

Le vittime di questi riti, vengono mangiate dai partecipanti, che per effetto della pratica antropofagica, possono trasformarsi in Lupi che, con intenti che non sono certo quelli della vita comunitaria, “rapiscono e divorano i fanciulli”; ovvero li iniziano ad un agire e ad un essere Primordiale e Sacro. Con l’avvento giudaico- cristiano, questo modus vivendi ed agendi, viene demonizzato, e costretto nella camicia di forze delle superstizioni di matrice ebraica, ma esso ha un suo senso segreto ed iniziatico assai diverso dalla plateale soluzione ecclesiale: di un cannibalismo diabolico o demenziale.

Così, nei secoli bui del predominio cristiano, «Lo Spirito Lupo» è stato negato, padroneggiato, addomesticato, o molto più semplicemente, sterminato dal nuovo mondo emergente. Tuttavia, questa forza rigettata talvolta è risorta inaspettatamente, con una violenta rivolta. Questo fatto ha fornito, fra le altre cose, il tema mitico della Licantropia, residuo di un culto immemorabile diventato superstizione popolare. I Popoli che si sono chiamati Lupi, erano Indoeuropei, o da questi fortemente influenzati. Essi sono stati nomadi per lungo tempo, prima di fissarsi stanzialmente in qualche luogo. La loro terra originaria, è diventata senza dubbio inabitabile, in seguito ad un cataclisma o ad importanti cambiamenti delle condizioni naturali e climatiche, che li hanno obbligati a migrare per sopravvivere.


Durante millenni essi sono vissuti come Lupi, stabilendosi a poco a poco in nuove terre, e certo non hanno abbandonato, da un giorno all’altro i propri costumi secolari. Così, i culti dei Lupi hanno resistito ancora per lungo tempo, poi, dichiarati anacronistici e pericolosamente inadatti al nuovo corso sociale, essi sono degenerati, e sono stati misconosciuti anche dagli Indoeuropei, ormai assoggettatisi alla vita sedentaria ed alla religiosità giudaico cristiana.

 

 

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I Guerrieri Lupi.

 

Il Lupo è un grande predatore. Regna come un signore sulla fauna esistente, proprio come il Leone nelle contrade più calde. Come quest’ultimo, lo possiamo quindi qualificare come «Re degli animali». Le sue qualità, che sono coraggio, tenacia, mobilità, astuzia, abnegazione, ne fanno un cacciatore impareggiabile. Queste diverse ragioni, e specie la sua dominazione sulla fauna terrestre, ne hanno fatto il modello ed il miglior simbolo della casta guerriera.

Essere lupo, diventarlo, è stata un’aspirazione comune a numerosi ordini guerrieri indoeuropei. Un’iniziazione intervirile permetteva di entrare in seno alla confraternita. Il guerriero doveva acquisire le qualità proprie a questo animale, ed indispensabili per ogni combattimento, come mostra questa dichiarazione di un imperatore alle sue truppe:

« Prendete un’aria terribile! Siate come delle tigri, degli orsi, dei lupi e dei serpenti »

Così, il lupo è servito spesso da emblema simbolico a delle armate. Lo si ritrova alla testa delle legioni romane, dei Daci (un lupo dal corpo di Dragone), sugli stendardi persiani, su quelli dei Turchi, e così via. I racconti scandinavi menzionano dei gruppi di uomini molto temuti, chiamati BESERKIR, guerrieri avviluppati dall’Orso, o ULFHEDNAR: Uomini dalla pelle di lupo. Un passaggio della Ynglinga Saga, riporta le loro sorprendenti abitudini:

« Gli Uomini di Odino vanno senza cotte di maglia, furiosi come dei lupi, mordendo i propri scudi, forti come degli orsi o dei tori. Essi uccidono la gente, ma non sono afflitti né dal ferro né dal fuoco. È questo che viene chiamato il furore dei Beserkr.»

In Germania, questi gruppi iniziatici di maschi guerrieri si chiamano MÄNNERBUBDE, o società segrete d’uomini. I paesi Celtici hanno avuto anch’essi delle iniziazioni guerriere e virili legate ai lupi. Al momento del combattimento, alcuni Galli portavano difatti, un casco a testa di lupo. Georges Dumezil nel suo «Fortune e sventure del Guerriero» segnala la trasformazione in lupo di un eroe del Mabinogi di Math. I Fianna, élite guerriera dell’Irlanda mitica, obbediscono all’Eroe Finn, Dio- Cervo, sposo della cerva Sadv. Anche se l’animale di riferimento, il cervo, differisce, possiede tuttavia la maggior parte delle caratteristiche degli ordini guerrieri indoeuropei. La mitologia greca ha conservato delle tracce di due ordini guerrieri cretesi, ugualmente sacerdotali: I Kureti, protettori mitici di Zeus Kouros, fanciullo, e i Dactyli, di cui, secondo la leggenda, Herakles era un membro. Società iniziatiche virili simili erano presenti anche in Iran.

«Le origini delle società d’uomini iraniane, come pure delle comunità indiane corrispondenti, che hanno trovato la propria traduzione mitologica nel gruppo divino dei MARUTS, rimontano ai tempi Aryani. Esse sono composte di giovani guerrieri. I suoi membri sono dei MARYA, letteralmente Giovani uomini. I guerrieri sono ugualmente chiamati «Lupi». Nel loro culto, questi uomini venerano un eroe uccisore di dragoni. In Iran è Mithra ad essere il Patrono di queste confraternite.»

L’India vedica non aveva, per quanto ne sappiamo, delle società guerriere che avessero il lupo per loro simbolo. Tuttavia, dovevano esservi delle confraternite simili, ad immagine dei Maruts: divinità formidabili che accompagnano Indra. Essi hanno per Padre Rudra, «Colui che urla», Dio a volte distruttore e fecondo, che diviene SHIVA nei testi post vedici. Sotto il nome di SHARVA, egli erra nel bosco sotto forma di lupo. Nel Mahábhárata, uno degli eroi si chiama VRIDOKARA: ventre di lupo, nome associato all’audacia, all’onore, ed alla vittoria eroica.

Dall’Iniziazione al Furore Eroico. Le società guerriere in questione presentano parecchie caratteristiche:

La nuova pelle. L’accesso ad un’altra personalità. L’importanza della notte e del colore nero. L’ebbrezza. La dissolutezza omosessuale orgiastica. Le uccisioni rituali. La rapina. Le prove iniziatiche. Il furore eroico, manifestazione della forza ottenuta tramite l’iniziazione.

 

 


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La Nuova Pelle.

 

Come segno esteriore, il guerriero si riveste di una pelle dell’animale venerato, Orso o Lupo, da cui, in quest’ultimo caso, il nome di Ulfhednar; Pelle di lupo. Tramite questo contatto e questa apparenza, il guerriero acquisice le qualità e la forza dell’animale. Il cambiamento di pelle equivale ad un cambiamento di stato, di dimensione: ad una trasformazione. Nella Tradizione vedica, il rigetto della vecchia pelle diviene indispensabile all’inizio di ogni nuovo ciclo.


Nella Volsunga Saga, racconto germano- scandinavo, due
Volsung, Sigmund e Sinfijoetli, rivestono ciascuno una pelle di lupo. Così abbigliati, essi parlano e comprendono il linguaggio dei lupi, ed urlano come loro. Essi compiono delle imprese. Sinfijoetli uccide undici uomini che l’avevano attaccato. Dopo dieci giorni essi lasciano le pelli e le bruciano. Essi hanno vendicato la loro famiglia. La cifra dieci contiene un ciclo e segnala l’unità ritrovata. Alla fine di questa mutazione essi inceneriscono le pelli, vale a dire che da una parte cambiano definitivamente condizione, e dall’altra eliminano il veicolo, ormai inutile, che ha permesso questo cambiamento. Nell’Iliade, al Canto X, il troiano Dolone si copre con una pelle di lupo, prima di andare, in piena notte, a spiare gli Achei.

Dopo delle prove comprovanti il valore del futuro iniziato, costui poteva indossare la pelle dell’animale.

« La metamorfosi in lupo, vale a dire il rivestimento rituale d’una pelle di lupo, costituiva un momento essenziale dell’iniziazione nel Männerbund. Rivestendo la sua pelle, il postulante assimila il comportamento del lupo; detto altrimenti, egli diviene un guerriero selvaggio, irresistibile ed invulnerabile. Lupo era il soprannome dei membri delle confraternite militari indoeuropee.»

Questa credenza è ugualmente presente in Cina. La Parola sottomettere vuol dire anche portare come vestimento, abituarsi. Il Chan hai King insegna che, per rendersi padroni delle virtù proprie agli animali, è sufficiente mangiarli, saperli chiamare con il loro nome, o portarne le spoglie.


Questo rivestimento rituale va messo in parallelo con l’importanza dei riti legati al conferimento di una nuova veste, come per esempio, la Toga virile presso i Romani, e quelle cerimonie che segnano il passaggio da uno stato ad un altro, generalmente superiore, o l’entrata in seno ad un gruppo.


 

 

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L’Accesso ad un’altra Personalità.


Nella mitologia Nordica, la parola che designa questa pelle, HAMR, designa in modo generalizzato ciò che riveste ed avvolge, e conseguentemente, la forma, l’apparenza, il corpo inteso come vestimento dell’Anima. In modo che il rivestire l’HAMR di un lupo, significa non solo rivestirne la pelle, ma la forma, e ciò che ci rende partecipare alla sua natura, facendoci divenire in una certa misura il Lupo stesso. L’Equivalente di Hamr, è lo «Stato spirituale» che è proprio all’individualità che lo assume, e ne definisce il carattere e le peculiarità. Si tratta qui, ovviamente, della Razza animica, dell Indole, del Genio, della forza, e della forma interiori.


Il Guerriero passa allora, dallo stato d’individuo a quello d’Identità e di Presenza del Dio. Egli incarna una Funzione, e si lega ad una realtà sovra-individuale, e sovrumana. Diviene perciò, capace di mettere in gioco delle forze extra individuali, proprie a questa ulteriore funzione di “Persona Divina”. HAMR è per prima cosa, soprattutto interiore, ed anche la trasformazione è soprattutto interiore, o mentale, se si preferisce. La parola Persona richiede però una breve spiegazione, per non essere confusa con il suo senso attuale, legato all’apparenza, ed all’ipocrisia. Il nome proviene dal latino, e vuol dire Maschera.

« L’iniziatore mascherato incarna il Genio, il Dio o Daimon, che istruisce gli uomini; le danze mascherate insufflano, nell’adolescente, questa persuasione: che egli muore alla sua vecchia condizione, per nascere al suo stato di adulto iniziato. »

 

La Maschera permette un’identificazione ed un’appropriazione, fenomeno simile a quello dell’utilizzazione della pelle d’un animale. Altra virtù della maschera, è quella di captare delle forze. L’anima- soffio dei defunti è errante, per questo si fanno delle maschere per fissarvela. La maschera è dunque, l’esteriorizzazione di una forza spirituale, divina o naturale, e non una facciata. L’ULFHEDNAR è colui che ha saputo captare certe forze, ma ciò non è senza pericolo, perché le energie in questione possono rovesciare, o far regredire colui che vuole e deve essere il loro padrone. Questi diviene allora il loro burattino. Le forze animatrici della persona, possono emanare dal sovra- umano, ma anche dall’infra-umano. Tutto, come il lupo, serve la luce oppure propaga le tenebre.

 

 

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La Notte ed il Nero.

 

Abbiamo visto i legami fra il lupo e la venuta delle Tenebre. Nello Zodiaco, egli corrisponde al Capricorno, ed al solstizio d’inverno; dunque ad un periodo dell’anno in cui la notte predomina. Non deve quindi sorprendere, che le confraternite in questione prediligano la notte e il suo colore: il Nero. ULFR, Lupo, Nonno degli Eroi, si trasforma in lupo la notte:


« Egli può donare un buon consiglio in ogni occasione, perché comprende tutto: Ma ogni volta che giunge la sera, egli si rintana e poca gente può parlare con lui. Al cadere del giorno egli ha l’abitudine di dormire. Si racconta che passeggia frequentemente di notte, in un aspetto trasformato. Perciò la gente lo conosce come KVELDULF, vale a dire, il Lupo di sera.»


Tacito nel libro Germania, riporta sui guerrieri HARII:

« Quanto agli Harii, oltre ad una potenza con cui sorpassano i popoli che vengo a citare, la loro anima feroce ne accentua la natura selvaggia, prendendo a prestito gli aiuti dell’Arte e del momento: scudi neri, corpi dipinti. Per combattere, scelgono delle notti oscure. Solo l’orrore e l’ombra che accompagnano questa armata di lemuri, è sufficiente a portare lo spavento, dato che nessun nemico può sostenere questa vista sorprendente e quasi infernale; perché in ogni battaglia, i primi ad essere vinti, sono sempre gli occhi.»

Il Nome HARII, sconosciuto negli altri testi sui Germani, designa certamente non una tribù, ma una confraternita o Männerbund. Si ritrova difatti, in questo nome, quello di EINHERJAR (AJNA- HARIJA) che portano gli eletti di Odino: i guerrieri ammessi al Walhalla. I Drappi dei MAURYA iraniani, che si spostavano sovente di notte, erano neri, e dello stesso colore erano I i loro vestiti e le armature.

 

 

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L’Ebbrezza.

 

La loro forza, a parte gli esercizi e le attitudini di rafforzamento f isico, i guerrieri la traggono dall’assunzione di una bevanda inebriante. Durante le feste, l’ebbrezza, gli ululati,    la    danza rotante,    provocano un’esaltazione feroce, che si traduce negli slanci lussuriosi e lascivi e in un furore selvaggio, capace di spezzare qualsiasi ostacolo. Queste bevute hanno per oggetto l’imitazione degli Dei, grandi consumatori di bevande    che    conferiscono    potere    ed immortalità, come l’Ambrosia, il Soma, l’Haoma, l’Amrita, il Dutzi, e così via.


Così, per alimentarsi, Odino non ingerisce che l’idromele. Quando Indra, nella tradizione vedica si appresta ad uccidere il dragone
Vritra, ingurgita il liquore sacro: il Soma:

« Ti ha inebriato questa bevanda inebriante, questo virile Soma, portato dall’Aquila e spremuto per te! Grazie a lui, grazie alla tua potenza, o beneamato, tu hai ucciso Vritra, il remoto delle Acque.»

Abbiamo già citato gli Sciti Haumavarka, «Lupi dell’Haoma», ovvero quelli che si trasformano in lupi nell’estasi provocata dall’Haoma. La Völuspa cita MJIODVITNIR, un nano il cui nome significa Lupo dell’Idtromele, espressione simile ad HAUMAVARKA. Virgilio, segnala questa trasformazione nelle Bucoliche, senza precisare se le erbe in questione siano pressate o meno:

« Queste erbe e veleni colti nel Ponto, Méris stesso me le ha donate: il Ponto è fertile in veleni. Ho visto per loro virtù, Méris trasformarsi in lupo, e nascondersi nel bosco.»

Evocazione di un’unione erotica sacra, che si riferisce alla virilità, e comporta una fecondità spirituale ed animica slegata dalla procreazione genetica. Qui l’orgia è strettamente omosessuale, e non corrisponde all’unione genesiaca, e alla sua frenesia illimitata. In essa non si produce l’accrescimento massimo delle forze della specie, ma quello dei singoli individui che vi partecipano, e che ne escono totalmente trasformati.


La fine delle sclerosi. Gli eccessi sessuali intervirili assolvono un ruolo preciso e salutare nell’economia del Sacro. Essi spezzano le barriere dell’età e del grado: le gerarchie sociali ed i diaframmi fra l’uomo, la natura, e gli Dei. Aiutano a far circolare ovunque nel gruppo, la forza virile, la vita spermatica, i germi animaci: da un livello iniziatico ad un altro, da una zona della realtà a tutte le altre, simultaneamente.

Ne segue una reintegrazione della Materia Prima, indifferenziata, nell’Unità consapevole di sé, costituita da ogni individuo che partecipa all’Orgia. Così, il mondo e l’uomo possono rinnovarsi. Le esatte composizioni di queste bevande sono oggi perdute, ma se ne trovano degli esempi nelle “pozioni shamaniche”. Questa ebbrezza e le orge che l’accompagnano comportano parecchi significati.

 

L’Orgia intervirile, fra le altre funzioni, ha anche quella di rendere possibile, e di preparare, il rinnovamento e la rigenerazione della vita dei suoi partecipanti. Il Risveglio da un’orgia, può essere assimilato all’apparizione della piantina verde nel solco: è una nuova vita che Inizia, e, per mezzo dell’Orgia, l’uomo ha ricevuto nuova sostanza seminale e nuovo slancio. L’Orgia, ri- attuando il Caos seminale mitico, precedente alla creazione, rende possibile la ripetizione di questa creazione, ma in termini di rigenerazione.

Nella Panspermia orgiastica, l’uomo ritorna, provvisoriamente allo stato indifferenziato ed a-specifico: notturno, androgino, per poter rinascere con ancora maggior vigore, in una nuova forma diurna. L’Orgia, come l’immersione nell’Acqua, annulla la creazione differenziata e la rigenera allo stesso tempo. Identificandosi all’Unità pre- cosmica, L’Uomo si rinnova. Nella struttura e nelle funzioni dell’orgia intervirile, noi identifichiamo il desiderio di ripetere il Gesto primordiale del Dio: La Creazione e l’organizzazione del Chaos, a partire da sé stessi e dal piacere erotico.

Ciò si riferisce anche al mito, fondamentale per le confraternite virili, del combattimento aurorale contro un Toro, che rappresenta la sessualità procreativa della specie, vale a dire il desiderio di riproduzione nella specie animale umana. Viene indicata, anche e l’intima alleanza degli Iniziati con il Drago, che rappresenta, invece, l’energia fallica ed ignea dei guerrieri: la loro omosessualità non procreativa, ma rigenerante.

Fuori dal contesto intervirile, omogeneo, l’Orgia, fattasi eterogenea, ed eterosessuale, perde il suo carattere sacro di superamento della specie, e quindi anche la sua funzione ed il suo senso ascensionale, Assiale e Polarizzante, e diviene una festa profana, e profanante.

L’Orgia eterosessuale, è la caricatura di quella divinizzante intervirile: non onora il Dio nell’uomo individuato, ma segue il desiderio e l’ossessione fantasmatica dell’uomo comune per la sua permanenza nella specie, attraverso la progenie. Gli effetti si invertono, e non vi è liberazione, ma il Toro riprende il sopravvento, e il Drago viene ucciso dal “Campione” umano, che vuole dare libero sfogo alla sua brama per le femmine, ed alla sua inclinazione animale, sociale e procreativa.

Questo processo si produce visibilmente a Roma, quando la religione originaria perde il suo vigore. Nel 186 a.C. i Baccanali vengono severamente proibiti. Secondo Tito Livio, essi permettevano ad ognuno di trovare e di godere, del genere di voluttà che meglio corrispondeva alle sue inclinazioni. Questa ebbrezza non è solamente quella del corpo, ma soprattutto quella dello spirito; bisogna difatti comprenderla come un’Estasi. Odino è per altro, anche il Dio della Poesia.


I Kureti possiedono il dono della profezia, ei  Dactyli sono reputati maghi e musicisti. Pitagora è stato iniziato ai loro Misteri. Per essere ammesso in seno ai Fianna, bisogna essere letterati e conoscere numerosi scritti poetici. Nel Medio Evo, diverse figure illustrano questa associazione della guerra e della poesia: Guillaune IX d’Aquitania, Bertran de Born, Thibaud IV di Champagne, Wolfram von Eschembach, cavaliere, ed autore del Parsifal. In Estremo oriente, i Samurai e gli adepti del Bushi-do e del Wakashi-do, o Via dei Fanciulli, ne sono un’altra tangibile testimonianza.

 

 

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La Dissolutezza sessuale.

 

In seno alle confraternite virili, le fecondità spermatica e l’irruenza fallica, si manifestano come libertinaggio omosessuale, anarchico e smisurato. L’attività dei giovani guerrieri non è orientata solo alla caccia e alla guerra, ma anche alla sessualità intervirile, ed alla sua licenziosità estrema. Gli elementi più marcati della ritualità erotica
intervirile, sono la lotta contro il Toro della fecondità procreativa, combinata alle feste della Rigenerazione divinizzante dell’uomo: al suo Natale Divino. Dopo la sua vittoria sul Toro della sessualità animale, cioè procreativa, il Guerriero può unirsi liberamente a coloro le cui anime, o parti femminili e ricettive, erano, precedentemente prigioniere del MINOTAURO. Bisogna vedere un’eco di queste pratiche, nel Ratto pederastico virile, lo SVEYAMVARA: lo Sposalizio iniziatico fra un adulto ed un ragazzo, che segna l’entrata, di quest’ultimo, nel gruppo dei guerrieri.

Odino, padre ed ispiratore degli ULFHEDNAR, possiede parecchi nomi che ne attestano la potenza seminale virile: GAUTR, GAUTRI, Colui che versa, rigenera; GONDLIR, membro virile. In scandinavia ODEN è talvolta impiegato con il senso di Voglia amorosa, di foia. Grande seduttore, egli è anche chiamato OSKI, Colui che Desidera.

 

 

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Le Uccisioni Rituali.

 

Ad imitazione delle fiere, i guerrieri devono uccidere nel combattimento, ma anche nei Riti, e durante di essi, mangiano parti delle loro vittime. Alcuni evocano dei casi di antropofagia, ma i testi scandinavi, indù, romani, celtici, non la segnalano affatto. Tuttavia, degli scritti iraniani vi alludono, e degli autori greci la menzionano. Così, secondo Platone, queste pratiche hanno luogo sul monte Lyceo, o dei Lupi. Il mito di Lycaone sembra rafforzare questa ipotesi, dato che egli offre a Zeus della carne umana. Anche nella mitologia greca, le Menadi, o Donne Possedute: baccanti divine, o ninfe di Dioniso, si danno a cerimonie simili. Durante il delirio, le Menadi fanno a pezzi dei giovani animali o dei bambini, di cui divorano le carni crude e sanguinanti, il che dà, al corteo di Dioniso, i tratti di una caccia furiosa seguita da un pasto comune.


Le Menadi hanno commesso almeno un omicidio rituale famoso: quello di Orfeo, che viene da loro smembrato e divorato. È possibile avvicinare queste uccisioni a quella del Gigante cosmico, YMIR, della tradizione scandinava; alla mutilazione di Ouranos, alla morte di Vritra, o allo smembramento di PURUSHA nella tradizione vedica, allo smembramento di Osiride e alla Crocifissione di Cristo, come pure alla comunione in cui si mangia il corpo e si beve il sangue della Vittima divina.

«Colui che mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me, ed io in lui.»

L’Uomo può mangiare il Corpo del Dio, e diventare così egli stesso il Dio. Questi differenti miti si fondano sul sacrificio originario della divinità creatrice del mondo. Il Pasto in comune, la Communio spermatica, o Comunione dei confratelli, celebra proprio questo avvenimento fondamentale, e lo imita; per appropriarsi della forza creatrice. Questo pasto dei semi, diviene rilevante all’uscita dall’Inverno, nel periodo in cui tutto attende giustamente una nuova creazione; la nascita del Nuovo Sole.

 

 

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La Rapina.

 

Le confraternite di guerrieri, si distinguono anche per le loro rapine. I membri della confraternita terrorizzano le donne ed i non iniziati, ed esercitano il «Diritto di rapina», costume che si riconosce ancora, in forma attenuata, nelle tradizioni dell’Europa e del Caucaso. La rapina, soprattutto il furto di bestiame, assimila i membri della confraternita ai carnivori.Queste rapine, sono un resto del conflitto che oppone Nomadi a sedentari, cacciatori e paesani. Questi furti possono anche avere un ruolo educativo, come avveniva per i giovani Spartani. In Indo- persiano, Lupo significa ancge Rapitore.

 

 

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Le Prove iniziatiche.

 

L’Iniziazione comporta parecchie prove fisiche, che hanno per scopo di valutare le attitudini, il coraggio, e la volontà del guerriero. Così per il Männerbund, si diventa Berserkir in seguito ad un’iniziazione che comporta delle prove specificatamente guerriere. Il Postulante, non si taglia barba e capelli, se non prima di avere ucciso un nemico. Presso i Taifali, il giovane deve abbattere un cinghiale o un orso, per altri, deve combattere senza armi. Attraverso queste prove, il postulante si appropria del modo d’essere di un selvaggio: diviene un guerriero formidabile, nella misura in cui si comporta come una bestia da preda. Si trasforma in superuomo, perché riesce ad assimilare la forza magico- religiosa condivisa dai carnivori.

A Creta, i Kureti, devono, fra le altre prove, vincere ed incatenare un Toro che abita in una grotta. In Irlanda, i Fianna subiscono delle prove all’altezza della loro natura mistica. Il postulante deve discendere in un buco, da cui non emerge che il busto e, con l’aiuto di uno scudo e di una bacchetta di nocciolo, difendersi contro i giavellotti di nove guerrieri. Deve correre nudo nella foresta, inseguito da tre guerrieri, senza che la sua capigliatura gli sia in alcun modo di disturbo, e senza che il minimo ramoscello s’incrini sotto i suoi piedi. Ancora, deve saltare oltre una sbarra piazzata all’altezza della fronte, e passare sotto un’altra piazzata all’altezza del ginocchio; deve estrarre, senza rallentare l’andatura, una spina piantata nel tallone.

 

 

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Il Furore Eroico.

 

Queste attitudini e capacità, sfociano e si riuniscono nella caratteristica principale, che caratterizza queste confraternite di guerrieri: il furore eroico. I guerrieri in questione possiedono le seguenti qualità: Forza, abilità, coraggio, resistenza, ardore. Qualità che essi incrementano considerevolmente con una sorta di Trance e di coraggio, che permette loro di attingere ad una energia che sorpassa nettamente le capacità umane abituali. Gli Scandinavi chiamano questo stato « Furore dei Beserkir ». Esso è stato assimilato ad una grande collera, e ad una enorme effusione di calore, capace di sciogliere la Neve, come ancora si fa nel Tibet con le pratiche mistiche del TUMO. In Persia, il furore, AESHMA, è stato divinizzato come demone uscito dall’ebbrezza. Ciò caratterizza anche il MIRYA. L’Equivalente sanscrito, ISHMIN, qualifica i MARUTS.

In Sanscrito, calore si costruisce a partire dalla radice TAP. Essa significa anche Praticare l’Ascesi. Esiste, dunque, un parallelismo fra l’estasi guerriera e quella mistica, con la sola differenza che la prima si realizza fisicamente, e la seconda spiritualmente. Ciò avviene anche ad immagine dei ruoli che vengono dati al potere temporale, ed all’autorità spirituale; alla seconda casta e alla prima, o ancora, alla Piccola ed alla Grande Guerra Santa. Tuttavia, non bisogna dimenticare che certe divinità partecipano alle due funzioni: ODINO, DAGDA, NUADA, LUG, ATHENA, INDRA. Certi rappresentano la funzione Regale, plurifunzionale: NUADA, LUG, INDRA. Altri figurano nella prima funzione, ma sono anche guerrieri: ODINO, DAGDA. Il Calore è legato all’energia della creazione.

« All’inizio questo universo non esisteva; non vi era né Cielo né Terra, né Spazio intermedio. Quello, il Nostro Essere, si fece Essere, vale a dire Pensiero: Che io Sia! Disse. Quello si scaldò, e da questo calore nacque il fumo. Si scaldò ancora, e da questo calore nacque il fuoco. Ancora si scaldò e da questo calore nacque la luce; si scaldò ancora e da questo calore nacque la fiamma.»


Il Calore e la Creazione sono le forze extra umane, distruttrici e creatrici, di cui i guerrieri si servono in maniera bellicosa. Non si diventa Beserkir unicamente per coraggio, per forza fisica, o per resistenza, ma in seguito ad una esperienza magico- religiosa, che modifica, radicalmente, il modo d’essere del giovane guerriero. Questi deve trasmutare la sua umanità con un accesso di furia aggressiva e terrificante, che lo assimila ai carnivori infuriati. Egli si scalda ad un grado estremo, trasportato da una forza misteriosa, inumana ed irresistibile, che il suo slancio combattivo fa sorgere dal più profondo del suo essere.

Gli antichi Germani chiamavano questa forza segreta WUT, ovvero FURORE. Si tratta di una sorta di frenesia demoniaca, che riempie di terrore l’avversario e finisce per paralizzarlo. Al Furore succede allora una grande debolezza, come dopo una malattia: il guerriero rimane senza forza, boccheggiante, vulnerabile, e deve quindi saper dosare e controllare i suoi accessi e le sue uscite in questo Stato.

 

 

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L’Usurpazione Guerriera.

 

Nelle Confraternite, si accostano i due aspetti propri al lupo: uno positivo e costruttivo, e l’altro negativo e distruttore. Gli uomini lupo possono essere dei guerrieri d’élite, protettori efficaci di una comunità, ma la loro ebbrezza può anche degenerare. Allora, l’estasi diviene demenza, e spinge a distruggere tutto, senza distinzioni. Dei testi scandinavi menzionano dei guerrieri che in un accesso di questo furore cieco, hanno massacrato i loro stessi compagni.


Ciò accade immancabilmente, quando il Polo è perduto e quando il guerriero non serve più l’autorità spirituale. Il suo mondo Infero ne fa allora uno strumento di dissoluzione, che accelera la venuta delle Tenebre. La tradizione Mazdea distingue due ebbrezze. Una proviene da Haoma, che eleva, e guarisce; è leggera e porta la gioia santa del cuore; l’altra è diabolica, proveniente da Aeshna, e reca all’arma omicida.


L’Avesta, menziona anche l’esistenza di due VAYU, Dio dell’Atmosfera, e dello spazio intermedio: la parte che appartiene allo Spirito del bene, e quella appartenente allo Spirito del Male. I testi sacri insistono sulla complementarità delle due prime caste sociali, e d’altra parte, sull’indispensabile subordinazione della seconda funzione alla prima: del Temporale allo Spirituale. Essi riportano delle insubordinazioni all’ordine delle caste, ed al principio da cui deriva quest’ordine; delle defezioni attuate dalla seconda funzione.

La Ribellione di quest’ultima, si manifesta dapprima, con una volontà di potenza, scissa dal legame con l’Uno e con l’Autorità Spirituale. Ciò si traduce nel ritorno al gusto del gigantesco, delle forme, del naturalismo, dell’individualismo. Ne segue una materializzazione progressiva, che realizza gli ideali dell’intera comunità. Il Mito di LYCAON, già citato, echeggia un periodo assai lontano, in cui la seconda funzione ha ripreso il potere. È il momento in cui i Giganti hanno tentato di soppiantare gli Dei che ne avevano usurpato il Potere.

Zeus, l’usurpatore, decide la fine di questa razza, che egli considera empia e funesta, ed invia il Diluvio.

«Zeus, padre degli Dei, creò una terza razza d’uomini mortali, razza di Bronzo, terribile e possente. Essi non sognavano che la Guerra e le opere smisurate e terrificanti. Potente era la loro forza, invincibili le loro braccia. Soccombettero per propria mano e partirono per i soggiorni dell’Hades infreddolito, senza lasciare dei nomi sulla Terra. Il nero trapasso li prese, per spaventosi che fossero, e li tolse dalla splendente luce del Sole.».


Nella Tradizione vedica, il sesto Avatara di VISHNU, RAMA dall’ascia, combatte e stermina i guerrieri rivoltatisi contro l’autorità celeste. Nel Mahabarata, Indra subisce una disgrazia per espiare l’uccisione di due brahmani. Insomma, quando la seconda funzione usurpa il sacerdozio e la sovranità, le distrugge, ed apre le porte alle forze tenebrose. Per contro, essa si aureola di una gloria immortale allorché assume, con fedele abnegazione, il suo ruolo: la protezione del centro, e il mantenimento dell’Ordine. In quest’ottica, si comprende perché San Michele, capo delle milizie celesti, e San Giorgio, siano considerati nell’Europa dell’Est dei Signori e Padroni dei Lupi. Essi appartengono alla quarta razza, secondo la classificazione di Esiodo.


«Zeus, figlio di Kronos, creò ancora una quarta razza sulla zolla nutriente, più giusta e più coraggiosa, razza divina degli Eroi che si chiamano semi- dei, e la cui generazione ci ha preceduti sulla Terra senza limiti.»

Il guerriero, proprio come il lupo, può dunque essere, ugualmente, il più feroce fra i servitori del Sole, e dell’Uno. Il Guardiano del Sole. Come abbiamo visto, il lupo è frequentemente associato al Sole; a tal punto che viene perfino assimilato all’astro di Luce. Così Macrobio, nei Saturnali, osserva:

« La prova che il Sole riceve il nome di LUKOS, lupo. è che Lycopolis, città della Thebaide, rende pari culto ad Apollo e al Lupo, adorando il Sole in entrambe.»


In Grecia, Apollo è detto LYKOGENES, Nato dal lupo; sia perchè sua Madre LETO si sarebbe trasformata in lupa, durante dodici giorni, per sfuggire alla gelosia di HERA, sia perché un lupo le si era mostrato, mentre lei era incinta di Lui. A causa di questo incontro, l’essenza vitale del lupo solare era passata in lui. In greco, LYKOS, lupo, si assimila a LYKÈ, la Luce, ed anche a LEUKY, Bianco.

Abbiamo, a questo proposito già citato delle leggende Altaiche in cui il lupo si identifica alla luce celeste. È inoltre notevole il possibile avvicinamento fra il Dio Celta apollineo BELEN, BELENUS, e il nome Francese e gallico del lupo: BLEIZ. Tuttavia, assai più spesso, il ruolo del lupo consiste nel proteggere il Sole. Il Lupo viene difatti considerato, nei paesi nordici, come un animale di luce: una sorta di genio solare a cui è consacrata la costellazione della Grande Orsa. Si vuole perfino che questa Costellazione si componga da Sette Lupi, il che è ancora più esplicito. La Grande e la Piccola Orsa, formano attorno alla Stella Polare, che è il Centro Cosmic,o un bastione insormontabile per i non iniziati.

 

Analogicamente al Cielo, il LYKAION, o bosco sacro ateniese, circondava il Tempio di Apollo. Delle leggende greche, riportano che un lupe salvò il tesoro di Delfi, uccidendo il ladro sacrilego ed allertando con i suoi ululati gli abitanti della città vicina. In suo onore, presso il grande altare, venne eretta una statua di bronzo. In un racconto romano, per andare dall’Imperatore, l’eroina deve attraversare tre ponti: il primo di bronzo, il secondo d’argento, e il terzo d’oro. Ad ogni attraversamento un animale s’interpone: Un lupo, un Leone ed un’Idra. L’imperatore rappresenta il centro, e gli animali sono altrettanti guardiani, che permettono il passaggio solo alle Individualità eroiche: qualificate e sufficientemente pure.


In Egitto, il Dio-Lupo UP-UAT di Lycopolis, città dei lupi, si chiama Apritore dei cammini; denominazione che evoca il carattere guerriero del Lupo. Egli conduce i combattenti in terra nemica, e si pone a prua della barca del Sole, nel tempo del suo pericoloso periplo notturno. Il suo culto si fonda, secondo Diodoro, sull’avvenimento seguente: una armata di lupi avrebbe arrestato, nella regione di Elefantina, un’invasione etiopica.

 

Una credenza assai diffusa, vuole che il lupo possieda uno sguardo che penetra le tenebre, perchè i suoi occhi brillano di notte. Così, più che un semplice difensore o che un guardiano del sole, il lupo guida anche il convoglio solare e perciò, si pone alla sua testa, divorando lo spazio innanzi alla barca solare.


Nella tradizione cinese, dei lupi sono i guardiani delle Nove Porte dei Cieli. Per la tradizione scandinava, un lupo precede il Sole. Questo stesso lupo divorerà, alla fine del nostro Ciclo, l’astro del giorno. Questo aspetto del lupo: protettore e Guida del Sole, è meno noto di quello del lupo come animale infernale, che porta la distruzione ed il Caos. I due aspetti sono però complementari, e rappresentano la luce e le Tenebre, che formano l’ambivalenza della sua natura essenzialmente Una.

 

 

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Il Lupo e il divenire del Mondo.

 

Ricapitolando a grandi linee il simbolismo del Lupo, vediamo che egli provoca la fine di un Ciclo, divorando il mondo diventato Materia. Egli lo inghiotte e quindi, rappresenta la dissoluzione e le Tenebre. Inversamente, il Lupo rappresenta anche la Luce. Altra antinomia: alla morte, ed alla sterilità che egli veicola, succede la fecondità di cui egli è pure il portatore. Simbolo guerriero, immagine del combattimento mobile, coraggioso, astuto, fedele, tenace, totalmente devoto al principio che serve, egli può anche ottenebrarsi nelle passioni più egoiste e distruttive, della carne e del mondo; in un parossismo senza uguali.


Lui, la forza e il garante dell’ordine, diviene allora il portatore della violenza e del Caos. Divoratore della materia, egli porta lo spirito fino alla trasfigurazione ed alla riunione con l’Uno. Dalla sintesi di questi diversi elementi, risulta che il Lupo simboleggia il Tempo qualificato. Appartiene sia alla luce dell’Età dell’oro, che alle Tenebre dell’Età Oscura. Da fecondo nella prima età, diviene funesto nella seconda. Volto allo Spirito, se ne distoglie a poco a poco, per poi servire le forze Infere. Rappresenta in modo notevole le qualità di Ciascuna Età, e principalmente, della prima e dell’ultima.

In Alchimia ed Astrologia, oltre al Sole, il Lupo è legato a Saturno e a Marte. Saturno corrisponde all’Età dell’Oro, ma anche, tramite la sua identificazione a Kronos, al tempo, ai cicli, e attraverso di essi, alla morte. Egli presenta, dunque una volta ancora, due aspetti opposti: la Luce delle Origini, ed il Principio distruttore che porta la Notte. Egli configura anche il mondo nella sua fase ascendente, fertile, luminoso, e nel suo decrescere, che lo porta all’oscurità. Pertanto, è un’immagine eloquente di quella forza che dà sia la vita che la morte.

Tuttavia, egli rimane nel ciclo, e non fugge affatto. Così si identifica al Divenire ciclico, e non all’Essere statico, restando però intangibile e immarcescibile. Qui risiede la ragione per cui il Lupo, oltre che al sole, è associato anche alla Luna. Come questa, egli presenta diversi volti, cresce e decresce in modo ciclico, e riflette la luce del Sole. Nel Rig-Veda troviamo un passaggio a questo riguardo.

« I raggi di Agni dalle ali leggere, siedono solitari sotto questa volta celeste, che abbraccia tutto: essi allontanano dalla sua strada il lupo che attraversa le grandi Onde.»

Il termine usato per Lupo, VRICA, significa anche Brigante e Rapitore, e si dice di un astro che compie una traiettoria periodica. Le grandi Onde, sono il cielo e l’aria. Si dice inoltre, che il Cervello del lupo cresca e decresca secondo lo stato della Luna. Infine, il lupo simboleggia l’Uomo che, come lui, può essere luce o tenebra: costruttore o distruttore, servitore dello Spirito o della Materia; un Santo, un Eroe, o un Demone.


Dalla presenza di questa ambivalenza, proviene il suo fascino ed anche il suo rigetto mortifero da parte dell’uomo moderno, che, da stolto ipocrita, ha eliminato o emarginato questo archetipo animale, testimone ed immagine genuina, ovvero compromettente, della sua stessa natura. Ciò non impedisce affatto al Lupo tenebroso di moltiplicarsi, al contrario! Il mondo è posto sotto il segno del Lupo, con le sue qualità ed i suoi difetti, la sua grandezza e le sue bassezze.

Gli uomini lupo attuali, straziano il tessuto aureo del mondo, non danno nulla, prendono con violenza, e non servono niente e nessuno, ma si servono di tutto e di tutto profittano. Tuttavia, un altro Lupo gigantesco è giunto e già si prepara. È venuta ormai la sua ora. Trasformerà l’oscurità in tenebre, e la scintilla di luce in un Sole accecante. Perché egli è morte e vita, capace di tutta l’ampiezza di questa misteriosa forza. Questo Lupo è condanna e liberazione, crepuscolo ed aurora, Fine e Nuovo Inizio.


Mauro Likar

Febbraio 2010  2011

 


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