27/05/2010
MAURO LIKAR LA SAGGEZZA DELL'INDIA
Prem Arvind
Mauro Likar
SHANKARA
Atmabodha
La conoscenza
del Sé
1. Questi versi sono scritti a beneficio di chi è stato purificato dalla pratica di una disciplina - di chi ha acquietato la propria mente, liberandola da ogni desiderio che non sia quello di raggiungere la Liberazione.
2. Come il fuoco è la causa diretta della cottura, così la conoscenza, e solo essa, è la causa diretta della Liberazione. Senza la Gnosi la Liberazione è Irraggiungibile.
3. La celebrazione di Riti ed il compimento di buone azioni non possono distruggere l'ignoranza, poiché non le si oppongono. Solo la conoscenza dissolve l'ignoranza, come la luce elimina le tenebre.
4. È solo a causa dell'ignoranza, che il Sé sembra essere limitato. Quando l'ignoranza è distrutta, la natura illimitata del Sé diviene manifesta; come un sole non più oscurato dalle nuvole.
5. Attraverso una pratica tenace, la conoscenza purifica il sé individuale dall'ignoranza e rende manifesta la sua vera natura. Allora anche la conoscenza scompare, come la polvere di kataka dopo aver purificato l'acqua.
6. Il mondo, pieno di attaccamenti, avversioni, e così via, è simile ad un sogno. A chi dorme, esso sembra reale, ma chi è sveglio ne riconosce l'irrealtà.
7. Come la madreperla sembra argento, così il mondo sembra reale, finché non si conosce l'unico Brahman, che è il fondamento d’ogni cosa.
8. Il Signore supremo è la sostanza unica dalla quale il mondo è creato, conservato, e dissolto; come una bolla di s chiuma dall'acqua.
9. Come tutti i gioielli sono fatti d'oro, così ogni cosa al mondo è fatta dell'eterno, onnipervadente Sé, la cui natura è Esistenza e Coscienza.
10. Come lo spazio sembra diverso, a causa dei diversi oggetti che lo occupano, così l'onnipervadente Signore - che è un'unica, infinita luce - sembra diverso a causa delle diverse forme in cui si riflette.
11. Proprio a causa della diversità di queste forme, alla percezione del Sé si sovrappone quella della stirpe, della casta, e dello stadio di sviluppo; come alla percezione dell'acqua si sovrappongono sapore me colore.
12. Composto dalle combinazioni dei cinque elementi, e condizionato dalle azioni passate, il corpo grossolano è la base dell'esperienza del piacere e del dolore.
13. Composto dai cinque tipi d’ energia vitale, dalle facoltà di azione e di percezione, dalla mente, dall'intelletto, e dai cinque elementi non combinati, il corpo sottile è il mezzo attraverso il quale si realizza l'esperienza.
14. Il corpo causale è composto d’ignoranza, priva d’inizio ed indescrivibile. Il Sé non è alcuno di questi tre corpi limitati.
15. Poiché si manifesta attraverso cinque involucri, il puro Sé sembra essere come loro; come un cristallo sembra essere blu, quando è poggiato su un oggetto blu.
16. Come un chicco di riso, attraverso la battitura, viene separato dal suo rivestimento, così il puro Sé, attraverso il discernimento, viene distinto dagli involucri che lo ricoprono.
17. Sebbene sia onnipotente, il Sé non si rivela in tutti i luoghi. Come un'immagine si riflette solo su uno specchio pulito, così, il Sé si svela solo in un intelletto purificato.
18. Esso è conosciuto come l'eterno, distaccato testimone delle attività del corpo, dei sensi, della mente, dell'intelletto, e della Natura; come un Re che osserva le attività svolte dai propri sudditi.
19. Come la luna sembra muoversi quando le nuvole si muovono nel cielo, così a chi è privo di discernimento sembra che il Sé agisca, mentre in realtà sono i sensi ad agire.
20. Come le attività degli uomini hanno il proprio fondamento nella luce del sole, così le attività del corpo, dei sensi, della mente e dell'intelletto hanno il proprio fondamento nella coscienza del Sé.
21. Come la percezione del colore azzurro si sovrappone a quella del cielo, così, in chi è privo di discernimento, la percezione delle attività
del corpo e dei sensi si sovrappone a quella del puro Sé, la cui natura è Esistenza e Coscienza.
22. Come la luna sembra muoversi quando si muove l'acqua in cui si
riflette, così, a causa dell'ignoranza, il puro Sé sembra agire, poiché alla sua percezione si sovrappone quella delle attività della mente.
23. Attaccamento, desiderio, piacere, dolore, e così via, si manifestano a causa dell'attività dell'intelletto. Quando questa attività cessa, nel sonno profondo, cessa anche la loro manifestazione; essi dunque appartengono all'intelletto, e non al Sé.
24. Come la luminosità è la natura del sole, la freschezza quella dell'acqua, e il calore quella del fuoco, così la natura dell'eterno, puro Sé è Esistenza, Coscienza e Beatitudine.
25. L'Esistenza e la Coscienza sono proprie del Sé; l'attività è propria dell'intelletto. Dall'unione di queste, causata dalla mancanza di discernimento, nasce l'idea "io conosco".
26. Nel Sé non vi è attività, e nell'intelletto non vi è conoscenza. Poiché la sua conoscenza non è pura, il sé individuale cade in errore, e crede di essere lui a percepire e conoscere.
27. Chi confonde il Sé con il sé individuale, cade in preda alla paura, come chi confonde una corda con un serpente. Chi invece comprende "io non sono un sé individuale, ma il Sé supremo", è libero da ogni paura.
28. Come la lampada illumina gli oggetti, così il Sé illumina l'intelletto, i sensi, e così via; questi sono inerti, e non possono illuminare il Sé.
29. Come una lampada non ha bisogno di un'altra lampada, per illuminare se stessa, così il Sé, la cui natura è Conoscenza, non ha bisogno di altri mezzi per conoscere se stesso.
30. Chi segue il Grande Insegnamento rifiuta ogni percezione sovrapposta, affermando "non sono questo, non sono questo"; in tal modo egli giunge a conoscere la propria identità con il Sé supremo.
31. Tutto ciò che è oggetto di percezione - come il corpo, e così via nasce dall'ignoranza ed è effimero, come una bolla di schiuma. Si dovrebbe dunque comprendere di non essere tutto questo, e così raggiungere la conoscenza "io sono il puro Brahman".
32. "Poiché non sono il corpo, per me non vi è nascita, né vecchiaia, né malattia, né morte. Poiché non ho organi di percezione, per me non vi è contatto con i suoni e con gli altri oggetti dei sensi".
33. "Poiché non sono la mente, in me non vi è sofferenza, né attaccamento, né avversione, né paura. Non ho energia vitale, non ho mente; sono puro". Questo affermano le Scritture.
34. "Privo d’attributi, libero da ogni attività, eterno, indifferenziato, immacolato, immutabile, privo di forma, sono sempre libero, puro".
35. "Come lo spazio, senza muovermi pervado ogni cosa, all'interno ed all'esterno, sempre identico, puro, senza legami, senza imperfezioni".
36. "Invero io sono il Brahman Supremo, Eterno, Puro, Libero; sono la perfetta Beatitudine, l'Uno infinito, la Verità, la Conoscenza".
37. Come la medicina distrugge la malattia, così la continua meditazione su "Io sono Brahman" distrugge l'ignoranza e le dispersioni da essa causate.
38. Seduto in un luogo appartato, distaccato, con i sensi sotto controllo, medita senza altri pensieri sull'unico, infinito Sé.
39. Quando nel tuo intelletto purificato, tutto ciò che è oggetto di percezione si fonde nell'unico Sé, medita senza altri pensieri su questo Sé, puro come lo spazio.
40. Chi abbandona forme, colori, e così via, raggiunge la meta suprema e diviene una perfetta manifestazione della propria Natura Essenziale, che è infinita Coscienza e Beatitudine.
41. In quest'unica Coscienza e Beatitudine, non vi è distinzione fra il conoscitore, la conoscenza, ed il suo oggetto; è il Sé, invero, che illumina se stesso.
42. Come lo sfregamento di due bastoncini accende un fuoco che brucia tutto il combustibile, così la continua meditazione sul Sé accende il fuoco della conoscenza, che brucia ogni forma d’ignoranza.
43. Come il Sole appare quando l'aurora ha distrutto l'oscurità della notte, così il Sé diviene manifesto, quando la conoscenza ha in tal modo dissolto l'ignoranza.
44. Il Sé invero è sempre presente; è solo a causa dell'ignoranza, che esso non è percepito. Quando l'ignoranza è distrutta, il Sé diviene manifesto; come quando si scopre di avere indosso un gioiello a lungo cercato.
45. Come nel buio un palo sembra un uomo, così, a chi è in preda all'illusione, il Brahman sembra essere il sé individuale. Quando si conosce la vera natura del sé individuale, questa illusione svanisce.
46. Come la luce annulla il disorientamento causato dal buio, così la conoscenza, che deriva dall'esperienza della realtà, elimina l'illusione dell'"Io" e del "Mio".
47. Lo yogi che ha raggiunto la perfetta conoscenza, vede tutto il mondo nel proprio Sé, ed ogni cosa come nient'altro che questo Sé.
48. Tutto il mondo invero è il Sé, e non esiste altro che il Sé; come tutti i vasi non sono altro che argilla, così tutto ciò che egli vede non è altro che il suo Sé.
49. Poiché si diviene ciò a cui si pensa, per raggiungere la Liberazione, il saggio deve abbandonare la percezione delle diverse qualità, e meditare sulla propria Natura Essenziale, che è Esistenza, Coscienza e Beatitudine.
50. Attraversato l'oceano dell'illusione, scomparsi i dèmoni del desiderio e dell'avversione, lo yogi si fonde nella Pace e risplende della gioia del Sé.
51. Abbandonata ogni effimera felicità esteriore, egli dimora nella felicità interiore del Sé, che arde stabile come la fiamma di una lampada protetta da un vaso.
52. Come lo spazio non è modificato dagli oggetti che contiene, così il saggio non è modificato dalla percezione delle diverse qualità. Poiché conosce ogni cosa, egli sembra non conoscere nulla; come il vento, egli si muove libero, perfettamente distaccato.
53. Abbandonando la percezione delle qualità, il saggio si fonde nell'onnipervadente Essere incondizionato; come l'acqua nell'acqua, l'aria nell'aria, e la luce nella luce.
54. Raggiunto il Brahman, non vi è meta ulteriore da raggiungere; goduto il Brahman, non vi è felicità più grande da godere; conosciuto il Brahman, non vi è conoscenza migliore da ottenere. Questo dovresti comprendere.
55. Per chi vede il Brahman, non vi è altro da vedere; per chi conosce il Brahman non vi è altro da conoscere; per chi diviene il Brahman non vi è ritorno in esistenze inferiori. Questo dovresti sapere.
56. Unico, eterno, infinito, il Brahman è la non-duale, perfetta Esistenza, Coscienza e Beatitudine che pervade ogni cosa in alto, in basso e nel mezzo. Questo dovresti intuire.
57. Il Brahman, come insegna il Vedanta, è l'unica, assoluta Beatitudine al di là dei processi mentali dualistici. Questo dovresti intendere.
58. Poiché sono manifestazioni parziali della Beatitudine assoluta, gli Dèi godono solo una felicità limitata, più o meno grande, a seconda del loro grado.
59. Ogni essere è unito al Brahman, ogni azione è fondata sul mBrahman; il Brahman è dunque presente in ogni cosa, come il burro è presente in tutto il latte.
60. Né sottile né grossolano, né alto né basso, il Brahman non nasce e non deperisce; esso non ha forma, né colore, né nome, né attributi. Questo dovresti ricordare.
61. È il Brahman che illumina il sole, la luna e le stelle, e non viceversa; dunque ogni cosa è illuminata dal Brahman. Questo dovresti comprendere.
62. Il Brahman splende di luce propria ed illumina ogni cosa, pervadendo l'interno e l'esterno, come il fuoco con il ferro incandescente.
63. Il Brahman è distinto dall'universo, eppure nulla esiste all'infuori di esso. Ciò che sembra esistere al di fuori del Brahman è invero irreale, come un miraggio nel deserto.
64. Tutto ciò che è visto od udito, non è altro che il Brahman. Chi conosce la verità, sa che il Brahman è non-duale, assoluta Esistenza, Coscienza e Beatitudine.
65. Solo l'occhio della saggezza può vedere l'onnipresente Sé, che è
Esistenza e Coscienza; l'occhio dell'ignoranza non può vederlo, come l'occhio di un cieco non può vedere il sole.
66. Ascoltando la verità, riflettendo e meditando su di essa, si accende il fuoco della conoscenza; questo fuoco libera il sé individuale da ogni impurità e lo fa splendere come l'oro liberato dalle scorie.
67. Quando il sole della conoscenza sorge nel cuore, e annienta ogni oscurità, il Sé che tutto pervade, che tutto sostiene, risplende ed illumina ogni cosa.
68. Colui che abbandona ogni attività, e libero da limitazioni di luogo, di tempo, e così via, nel santuario del proprio sé rende omaggio all'onnipervadente Sé, che è al di là dei dualismi, eternamente felice, puro, questi invero diviene onnisciente, onnipresente, immortale.
Prem Arvind
PREM ARVIND
MAURO LIKAR
AKSHARA
BHAGAVAD GITA
IL POEMA DEL SÈ DIVINO
AKSHARA
Il Maestro interiore del talamo cerebrale, che gli Indù chiamano Narayana, è l’Animo divino sempre presente nell’umanità, ed è il Daimon Ishvara, che in-forma ogni esistenza come una propria manifetsazione divina, individuata dall’esistente unico, facendo d’ogni essere cosciente una particolare “discesa” dell’Infinito nel Finito Apparente del Nome e della Forma.
L’Animo cosciente incarnato è una scintilla del Fuoco Divino, e si apre all’auto comprensione nella misura in cuiesce dall’ignoranza di sé; sviluppandosi come essere individuale cosciente. Il Daimon è la Guida, l’Amico, il Sostegno segreto dell’essere umano; il Signore che abitanel cuore delle creature.
Quando il velo cerebrale di quell’intimo santuario si apre, e l’uomo comprende e parla al Dio nel proprio “Talamo”, senza intermediari, sentendo la Voce divina, ricevendone la Luce, ed agendo con la sia Potenza, come sua Presenza, egli ascende nell’Eterno; fuori della nascita ciclica e della vita terrena. L’individuo Iddio-talamizzato sa di vivere in Dio e con Dio, aprendosi totalmente alla propria coscienza daimonica, che è il migliore e più profondo segreto delle creature. Quando l’Idios-Daimon nell’uomo, prende totalmente possesso della coscienza, individuandola, l’individuo diviene la Guida, il maestro ed il Condottiero del mondo: in forma umana e visibile. Siamo allora in presenza dell’Avatar, od epifania umana del Dio.
Prima che ciò avvenga, l’Individuo è l’Amico, il Combattente, l’Attore e l’Amante intimo del Daimon: il suo Maestro Interiore o Antayarmin, che esprime il divino nell’umano. Egli è il Candidato, il Bianco Arjuna, l’animo della scimmia umana Hanuman, purificato ed illuminato: aperto si finalmente alla completa comprensione divina. Arjuna è Bharata, il guerriero possente, capace di liberare la psiche da tutti i lacci dell’azione compiuta e che si compie, o karman, proprio agendo con forza e decisione nel mondo; pur nell’immensa libertà e consapevolezza del proprio essere divino ed ultra mondano.
Il Contatto amoroso ed erotico con il Daimon, insegna l’Azione compiuta: divina e sovra-umana, che non è l’adempimento dei doverio sociali, ma l’abbbandono e l’abolizione di ogni principio di condotta morale o di dovere, in una realizzazione impeccabile della Volontà divina, operante nel mondo mediante la tua Vita Naturale. Non si tratta, dunque, d’un servizio sociale, ma dell’Azione Aristocratica di coloro che sono “posseduti” dal Dio, e lo “possiedono” , essendo padroni di sé stessi ed Amanti- Amati del Daimon, che sta dietro e dentro all’uomo ed alla Natura, e che ispira nell’individuo, parole come quelle che si trovano nella Bhagavad Gita e che costituiscono la vera Gnosi del Guerriero Ariano.
Swami Prem Arvind
Mauro Likar
Il Testo della Bhagavad Gita
Indice
Capitolo primo – Akshara. Esitazione ed angoscia di Arjuna
Capitolo secondo – Samkhya-Yoga. La Praxis del Guerriero Ariano
Capitolo terzo - La Karma Marga. Le Opere e l’Atto Sacro.
Capitolo quarto - La Via della Gnosi
Capitolo quinto – Il Sannyas: l’Unione nelle Opere.
Capitolo sesto - Lo Yoga della Meditazioneo Dhyana.
Capitolo settimo - Dio ed il mondo: l’amplesso delle due nature.
Capitolo ottavo - L'evoluzione cosmica. Il Supremo Divino
Capitolo nono - Azione, Amore e Comprensione.
Capitolo decimo –La suprema parola.
Capitolo undicesimo – La Visione della Forma Cosmica e dello Spirito Universale.
Capitolo dodicesimo - La fiducia nel Dio individuale supera la meditazione sull'Assoluto. Unione d’Amore.
Capitolo tredicesimo – Natura ed Animo.
Capitolo quattordicesimo – Oltre i Guna o Qualità Essenziali.
Capitolo quindicesimo - I Tre Animi o Purusha
Capitolo sedicesimo - Deva ed Asura.
Capitolo diciassettesimo - I tre guna, la Fiducia e le Opere.
Capitolo diciottesimo – I Guna, la Mente e le Opere.
Capitolo primo
Esitazione ed angoscia di Arjuna
Dhrtarastra chiede:
(1) Nel campo dei Kuru, là ove si farà giustizia, mentre si fronteggiano come avversari bramosi di lotta, la mia gente ed i Panduidi, cosa accade o Samjaya?
Samjaya risponde:
(2) Il re Duryodhana, vedendo l'esercito dei Panduidi già disposto in ordine di battaglia, accostatosi al maestro gli dice:
(3) Vedo, o maestro, il possente esercito dei figli di Pandu, raccolto dal tuo sapiente discepolo: il figlio di Drupada.
(4) Laggiù vi sono eroi, grandi arcieri, valenti in battaglia quanto Bhima ed Arjuna: i Yuyudhana, Virata e Drupada, il valoroso guerriero.
(5) Appaiono Dhrstaketu, Cekitana, ed il valente re di Kasi, Purujit, e poi Kuntibhoja e Saibya: un vero eroe fra gli uomini.
(6) C’è Yudhamanyu il forte, ed Uttamauja il prode, ed ancheil figlio di Subhadra, ed i figli di Draupadi, tutti grandi guerrieri.
(7) Ci sono quelli che fra noi si sono particolarmente distinti, i capi del mio esercito. Questi impara a riconoscere, o migliore fra i due volte nati. Per tua conoscenza, te li menzionerò per nome.
(8) Tu, o Signore e Bhisma, e Karna, e Krpa vittorioso in battaglia. Asvatthaman e Vikarna, ed anche il figlio di Somadatta.
(9) E molti altri eroi, che per me son pronti a rinunciare alla vita, e che sanno combattere con armi d’ogni genere; tutti assai esperti nel duellare.
(10) Enorme è la nostra armata, di cui Bhisma sta a capo, mentre quel loro esercito, retto da Bhima, non è altrettanto poderoso.
(11) E dunque, su tutti i punti del fronte, restando saldi, ciascuno secondo il posto che gli compete, voi tutti lottate in favore di Bhisma.
(12) Per far sorgere l’ardente desiderio di combattere di Duryodhana, il vecchio kuruide, l'avo valoroso, ruggì come un leone con voce tonante. Pieno d’ardore diede fiato alla tromba.
(13) Allora conchiglie e grancasse, tamburi, timpani e corni, iniziarono improvvisamente a risuonare e ne nacque un frastuono tremendo.
(14) Stando sul grande carro aggiogato ai bianchi cavalli, Madhava Krsna ed il Panduide Arjuna, diedero fiato alle loro divine conchiglie.
(15) Krsna soffiò nella sua Pancajanya ed Arjuna in Devadatta. Bhima, l'eroe dalle temibili imprese e dal vorace appetito di lupo, soffiò nella sua enorme conchiglia, Paundra.
(16) Il re Yudhisthira, figlio di Kuntì, dette fiato al suo Anantavijaya, e Nakula e Sahadeva soffiarono in Sughosa e Manipuspaka.
(17)(18) E soffiarono il re di Kasi, sommo fra gli arcieri, Sikhandin dal grande carro, Dhrstadyumna, Virata, e Satyaki, l'invitto, Drupada e tutti insieme i figli di Draupadi, o Signore della terra, ed il figlio di Subhadra dalle forti braccia, diedero da tutti i lati voce alle loro conchiglie.
(19) Il fragore rimbombante fece tremare il cielo e la terra, e lacerò i cuori dei figli di Dhrtarastra. Arjuna guardò allora i due eserciti.
(20)(21) Il panduide Arjuna, che aveva come vessillo la scimmia Hanuman, dopo aver visto i figli di Dhrtarastra disposti alla battaglia e pronti allo scontro delle armi, alzando l'arco, rivolse questo discorso a Hrsikesa Krishna:
(22)(23) O Acyuta, fa che il mio carro si trovi a stare fra i due eserciti, in modo che io veda gli uomini che si levano desiderosi di battaglia, e che mi fronteggeranno nell'agone di questa mischia, così da poter osservare quelli pronti alla lotta, che si sono raccolti per compiere in battaglia il volere del figlio di Dhrtarastra, dall'animo perverso.
(24)(25) Così, o Dhrtarastra, essendo stata rivolta la parola da Gudakesa Arjuna, Hrsikesa Krsna arrestando fra i due eserciti il migliore dei carri, di fronte a Bhisma, Drona ed a tutti quei padroni di terre, disse: "Considera, o Partha, questi Kuru raccolti in questo luogo".
(26)(27) Allora Partha vide che là stavano i padri e i nonni, i maestri, gli zii, o fratelli, i figli, i suoceri, i nipoti ed anche gli amici ed i compagni; essi stavano sia nell'uno che nell'altro esercito.
(28) E dopo che il figlio di Kuntì, Arjuna, ebbe visto tutti quei suoi parenti così schierati, preso da un sentimento di profonda compassione, fece, turbato, questo discorso:
(29)(30) O Krsna, vedendo la mia propria gente piena d'ardore guerriero; e disposta in ordine di battaglia, le membra mi vengono meno, la bocca mi diventa secca, ed un tremito nel corpo produce in me e il rizzarsi dei capelli; L'arco Gandiva mi sfugge di mano, la mia pelle arde e non riesco a stare in piedi; la mia mente vacilla.
(31) Vedo segni di malaugurio, o Kesava, né posso prevedere alcunché di meglio, se uccido la mia gente in battaglia.
(32) Io non aspiro alla vittoria, o Krsna, né ad un regno, né ai piaceri. A cosa serve mai un regno, o Govinda, a che i piaceri, a che la vita stessa?
(33)(34) Proprio Coloro per i quali noi desideriamo regni, godimenti e piaceri, proprio loro stanno ora in battaglia, rinunciando alla vita ed alle ricchezze: maestri, padri, figli e nonni, zii, suoceri, nipoti, cognati e molti altri parenti.
(35) Io non desidero ucciderli, o Madhusudana, pur se essi mi uccideranno; nemmeno per avere il triplice regno. Che dire dunque, se non che non lo farei mai per l’ amore infero del dominio sulla terra?
(36) Dopo aver ucciso i figli di Dhrtarastra, o Krsna, che piacere potremmo mai avere, o Janardana? Solo l’Errore si attaccarebbe a noi, dopo aver ucciso costoro, anche se sono uomini disposti al male.
(37) Non è degno di noi uccidere, i figli di Dhrtarastra, nostri parenti. In verità, come potremmo essere felici, dopo aver sterminato la nostra stessa stirpe, o Madhava?
(38)(39) Anche se costoro, i cui animi sono dominati dall'ingordigia, non riescono a vedere alcun male nel fatto che una famiglia venga distrutta, o nel tradire le persone care; come potremmo noi non aver la coscienza di star lontani da questa colpa, noi che ben vediamo il male insito nella distruzione delle stirpi, o Janardana?
(40) Quando una Stirpe va in rovina, le sue antichissime leggi e le virtú concrete che le si riferiscono, periscono con essa; e quando la legge è morta, l'ingiustizia sottomette a sé, per conseguenza, l’intera razza.
(41) Quando predomina l'ingiustizia, o Krsna, le donne della stirpe diventano corrotte, e quando le donne son diventate perverse, si determina la confusione delle caste.
(42) Questo miscuglio razziale costa l'inferno alla famiglia stessa e a coloro che hanno distrutto la stirpe. Vi cadono anche gli spiriti dei loro antenati, che si ritrovano privi delle offerte di riso e d’acqua.
(43) A causa di questi misfatti che apportano confusione razziale, operati da chi vuol distrugge la propria gente, vanno in malora quelle leggi della nascita e del lignaggio, che duravano da tempo immemorabile.
(44) Noi abbiamo appreso dalle nostre tradizioni, o Janardana, che vivranno eternamente negli Inferi, gli uomini delle famiglie le cui leggi sono state mandate in rovina.
(45) Ohimé, ci siamo decisi a compiere un grande male, per il fatto d’essere pronti ad uccidere la nostra stessa gente, per la brama dei piaceri che un regno può dare!
(46) Davvero preferirei che i figli di Dhrtarastra, con le armi in pugno, mi uccidessero in battaglia, senza opporre
resistenza e privo d’ogni difesa.
(47) Così Arjuna avendo parlato sul campo di battaglia si accasciò a sedere nel carro con l’animo angosciato, gettando da parte l'arco e la faretra di frecce.
Capitolo Secondo
Samkhya-Yoga.
La Praxis del Guerriero Ariano
Samjaya disse:
(1) A lui così affranto, preso da un sentimento di pietà, e i cui occhi erano pieni di lacrime, Madhusudana rivolse queste parole:
Il Signore Beato disse:
(2) Da dove ti viene addosso questa debolezza in un tale momento di difficoltà? Non se ne compiacerebbero gli uomini d'onore, ed è tale da non condurre al cielo. Sulla Terra essa è causa di disonore, o Arjuna.
(3) Non cedere a questo vile sentimento, o Partha, perché esso non ti si conviene. Cacciando la meschina debolezza d'animo, ora sorgi, o distruttore dei nemici.
Arjuna disse:
(4) Come potrò io combattere sul campo di battaglia, con le frecce, Bhisma e Drona, ambedue degni di rispetto, oh Madhusudana, uccisore di Madhu, oh Arisudana, uccisor dei nemici?
(5) Meglio è mangiare il cibo del mendicante, in questo mondo, che uccidere questi venerabili maestri. Con l'ucciderli, anche se sono avidi di beni, godrei piaceri lordati di sangue.
(6) E non sappiamo quale delle due cose sia per noi la migliore: vincerli od esserne vinti. Dopo avere ucciso i figli di Dhrtarastra, che sono là, schierati in battaglia, di fronte a noi, non avremo più alcun desiderio di vivere.
(7) Il mio essere si smarrisce, per questa debolezza della mia compassione. La mente mi si confonde, e non so più quale sia il mio reale dovere, o Dharma. Ti chiedo: rendimi certo di compiere il meglio. lo sono il tuo discepolo, istruisci me, che in te cerco rifugio.
(8) Non vedo davvero cosa possa allontanare da me questa angoscia, che priva d’ogni vigore i miei sensi. Niente mi pare capace di tanto, neanche l’ottenere sulla terra un regno ricco e d’incontrastabile potenza, o l’avere l'assoluto dominio sugli esseri celesti.
Samjaya disse:
(9) Arjuna Gudakesa, l'uccisore dei nemici, avendo così parlato a Krisna, dopo aver detto a Govinda "non combatterò", rimase in silenzio.
(10) A lui, smarrito in mezzo ai due eserciti, o Bharata, Hrsikesa Krisna il Signore Beato, quasi sorridendo, rivolse queste parole e disse
(11) Ti affliggi per quelli a cui non si addice il tuo pianto, eppure sai dire parole assennate. I saggi non si affliggono né per i morti né per quelli che morti non sono.
(12) Mai vi è stato tempo in cui io non esistessi, né tu, né questi Re e signori di uomini. Noi tutti mai cesseremo d’esistere nell’avvenire.
(13) L' abitante di un corpo, o anima incarnata, dopo che in un corpo mortale ha vissuto la fanciullezza, la gioventù, e la vecchiaia, assume un altro corpo. L'uomo che è in pace, fermo di spirito, non ha motivo di turbarsi per questicambiamenti, né trae da ciò motivi di smarrimento.
(14) Impara a sopportare i contatti con le cose materiali che danno freddo, caldo, piacere, sofferenza, o figlio di Kuntì. Esse vanno e vengono o Bharata, e sono impermanenti.
(15) L'individuo che non si scompone a questi contatti, o condottiero d’uomini, restando saldo ed equanime sia nella gioia che nella pena, si rende degno dell'immortalità.
(16) Ciò che esiste ora non può cessare d’esistere, e ciò che non esiste più non può ricominciare ad essere. La fine di queste opposizioni fra essere e divenire, è ben visibile per coloro che vedono la verità essenziale.
(17) La morte non esiste, poché colpisce il corpo, che non è l’uomo, ma il veicolo dell’Uomo. L’Anima è, e non può cessare d’essere, anche se cambia ciclicamente forma ed apparenza. Sappi dunque, che Il Dio immutabile da cui l’intero mondo della molteplicità si è diffuso, e si diffonde, è indistruttibile. Nulla può causare la distruzione di questo immutabile Essere.
(18) Questi corpi hanno necessariamente una fine, ma l'anima eterna, che vi si effonde e li abita, è indistruttibile ed infinita. Nessuno può quindi uccidere, o venire ucciso; nessuno nasce o muore, e non vi è cosa alcuna che un giorno cominci ad esistere, e che andandosene, non torni mai più all’esistenza. Per questo combatti, o Bharata Arjuna.
(19) Chi pensa d’essere lui ad uccidere e chi pensa d’essere ucciso, sono entrambe in errore, perché nessuno uccide né è ucciso.
(20) Ognuno è senza nascita e senza morte, innato, eterno, permanente, originario, non ucciso quando il corpo viene ucciso.
(21) Colui che riconosce il Sé come Eterno, indistruttibile, senza nascita, e senza fine, come potrebbe, o Partha, uccidere, essere ucciso, o far uccidere qualcuno?
(22) Come un uomo cambia un vestito usato per prenderne uno nuovo, così l’Anima incarnata, o Abitante daimonico del corpo, abbandona le spoglie ormai logore, per rivestirne altre più nuove.
(23) Le armi non possono ferire il Sé, le fiaamme non possono consumarlo, le acque penetrarlo o il vento disseccarlo.
(24) Non lo si può ferire, ardere, bagnare, inaridire. Esso si tiene eternamente immobile, onni-penetrante, immutabile, esistente per l’eternità. Il Sé è sempre identico a sé.
(25) Lo si dice inafferrabile, non-manifesto, impensabile, immutabile, inconcepibile.
(26) Anche se tu lo credessi eternamente soggetto alla nascita ed alla morte, ciò non dovrebbe comunque affliggerti.
(27) Perchè se è certa la morte di ciò che è nato, altrettanto sicura è la nascita, per ciò che è morto. Quindi non temere, e non trarre motivo d’angoscia per ciò che è inevitabile. La nascita è un’apparizione, fuori da uno stato in cui l’anima non è inesistente, ma solo non manifestata ai sensi mortali. La morte è il ritorno a quella condizione non manifesta, da cui si emergerà di nuovo nella formulazione fisica. L’agitazione della mente fisica e dei sensi, per la morte e per l’orrore del morire, è la più assurda delle reazioni nervose.
(28) Gli esseri non sono manifesti all’inizio del loro esistere, si manifestano nel mezzo della loro esistenza, e sono di nuovo immanifesti nella loro disintegrazione, o Bharata. In ciò non vi è alcun motivo d’afflizione.
(29) L'uno che contempla il divino come una cosa straordinaria, o ne parla con meraviglia, non lo conosce. Noi siamo lui, e pensarci come uccisi od uccisori è una completa assurdità.
(30) Il Daimon Ishvara, questo abitante del corpo in ciascuno di noi, è eterno ed indistruttibile, o Bharata. Ecco perché non devi mai piangere su nessuna creatura.
(31) Considera la tua propria Legge d’Azione, e non farti prendere dall’emozione; non c’è nulla di meglio per il Guerriero Ksatriya che una battaglia combattuta secondo il proprio Dharma.
(32) Felicemente i Guerrieri Ksatriya accolgono una simile guerra, venuta da sé spontaneamente: essa ti apre le porte dei piani astrali e della felicità, o Partha.
(33) Se rifiuti di lottare conformemente alla tua vera essenza e natura, tradirai te stesso e la tua Gloria, e commetterai un errore degno di disprezzo.
(34) Gli uomini parleranno sempre della tua vergogna, e per colui di cui si è sempre avuta grande stima, il disonore è peggiore della morte.
(35) I grandi guerrieri penseranno che tu ti sia astenuto dal combattere per paura; ed andrai incontro al disprezzo di coloro che ti ammiravano.
(36) I tuoi nemici ti riserveranno moltissimi insulti e si faranno beffe del tuo valore. Cosa potrebbe esservi per te di più penoso?
(37) Se muori ucciso nella Tua battaglia, raggiungerai i pianeti superiori; se vinci godrai la terra e la materia sensuale. Cosa potrebbe mai portarti svantaggio? Sorgi dunque o figlio di Kunti e del Dio e sii deciso a combattere per Me.
(38) Vedi con occhio equanime il piacere e la pena, il guadagno e la perdita, la vittoria e la sconfitta, e gettati nella mischia; allora non commetterai nessun errore.
(39) Questa è La Comprensione e la Volontà cosciente del samkhya. Ora ti trametterò quella dello Yoga, o Unione daimonica. Se ti lascerai penetrare profondamente da questa sapienza, potrai sfuggire alle tendenze ed ai vincoli karmici dell’Agire.
(40) Nel procedere di questo sentiero, nessuno sforzo è perduto o diminuito, nessun ostacolo può prevalere; anche un minimo di questa Pratica ti affranca da una temibile paura.
(41) In questo processo, o gioia dei Kuri, l'intelletto risoluto è una volontà che si dimostra unificata e stabile; instabile e diramata è l’intelligenza dell’irresoluto, che si disperde nel pensiero dicorsivo e nell’azione esteriore, alla ricerca di fruizione.
(42-43) Chi non possiede un chiaro discernimento, si compiace dei precetti Vedici intesi alla lettera, e proclama con parlare fiorito, che la stretta osservanza delle Scritture è sufficiente. Anime di desiderio e ricercatori di paradisi celesti parlano del concetto della rinascita come del frutto delle azioni compiute sulla terra e nella nascita, e
prescrivono molti riti speciali per ottenere godimento e poteri di dominio.
(44) Coloro che si lasciano fuorviare, ossessionati dal godimento e dal potere, per quanto perspicace possa essere il loro intelletto discriminante, non possono confermarsi nella contemplazione perfetta, che è la completa focalizzazione della volontà e del pensiero, spinta fino all’dentificazione assoluta ed unificante con il Sé: il Dio in Me e il Dio-Io.
(45) I Veda si occupano del gioco delle Tre Qualità Modali della Natura, o Guna, ma tu o Arjuna, Candidato dall’Amore, liberati dalle tre attitudini, portati oltre gli opposti, e, per sempre stabilito nell’Io Essenziale, che è il tuo vero Essere, senza curarti di acquisire o conservare, prendi possesso dell’”Io Sono”, e sii il vero possessore del Sé: Me stesso.
(46) Per l’individuo daimonico, animato dal Dio, e che possiede la Conoscenza, i Veda sono tanto inutili quanto una cisterna od un pozzo in un luogo inondato dalle acque. Veda ed Upanishad non sono necessari all’individuo che ha ottenuto la comprensione di sé, attraverso l’esperienza spirituale diretta d’essere la Luce del Dio; essi sono un ostacolo che devia e turba il tuo intendimento di questo splendore interiore.
(47) Dedicati all’azione, ma non attaccarti ai frutti che essa procura; non dipendere da essi e non evitarli. In te non vi sia nessun attaccamento: all’azione o alla non azione.
(48) Stabilito saldamente nell’Unione con il tuo Sé superiore, l’Idios Daimon o Brahman, conquistane i tesori, e compi ogni azione libero dall’attaccamento; imperturbabile nella sconfitta come nel successo. La mente equilibrata ed imparziale e quella dello Yoga. Yoga significa unione equanime nell’Unus-Ambo divinizzante: Tu sei Quello e Quello è Te!
(49) L’azione è però di gran lunga inferiore all’Unione delle Volontà Intelligenti. Entra nell’intelligenza volitiva Supercosciente, o conquistatore di tesori; destano pietà coloro che compiono le loro opere mirando ai frutti!
(50) Colui che mediante l’intelletto volontà daimonico ha raggiunto l’Unità divina, si eleva sopra il Bene ed il Male. Agisci dunque per realizzare l’Unione che renede abili epotenti nelle opere. Lo Yoga è abilità nell'agire.
(51) I saggi rinunciano al frutto delle loro azioni e, mediante l’intelligenza daimonica, raggiungono l’unione con il loro Io Essenziale, essenza divina nel mondo, liberandosi dal legame delle nascite e raggiungendo una condizione stabile, al di là d’ogni male.
(52) Quando il tuo intelletto attraverserà la piena delusione, perverrai al disgusto per ciò che deve essere ascoltato e per ciò che è stato udito.
(53) Quando il tuo intelletto disorientato dalla sruti, si fisserà immoto, nella Supercoscienza, allora raggiungerai lo yoga.
Ariuna disse:
(54) Qual’è l'uomo che possiede con certezza questa conoscenza, e che è stabile nella meditazione, o Kesava? L'uomo dallo spirito fermo, come dovrebbe parlare, sedere, camminare?
Il Signore Beato rispose:
(55) Colui che ha compreso e superato la passione, la paura e la collera, intimamente soddisfatto di sé, è uno gnostico dall’intelligenza volontà stabile.
(56) Colui che ha l'animo imperturbato pur in mezzo ai dolori, e resta esente da desideri violenti, pur in mezzo ai piaceri, essendo libero da passione, paura e collera, ha il nome di uomo dallo spirito fermo.
(57) Colui che pur usandone, non prova attaccamento per cosa alcuna, e quando sopravvengono il male ed il bene, non si affligge o rallegra, ma ne comprende il senso e lo scopo, è saldamente stabilità nella Sapienza Divina.
(58) Non ritrarti come una tartaruga nel guscio, fuggendo dagli oggetti dei sensi, in uno stolto ascetismo esteriore;non rinunciare al desiderio Daimonico, quale esso sia, ma estinguilo in ogni senso.
(59) Appaga l’abitante daimonico del corpo, senza curarti del frutto negativo o positivo delle azioni, e supera le inclinazioni personali al gusto ed al disgusto. Resta con la Visione del Supremo, osserva lo svanire in essa d’ogni lotta mentale
(60) Mantieni saldo lo stato dell’Unione con il Me, prendendo Te stesso come scopo supremo: Avatar completamente consacrato all’Io Essenziale.
(61) Godi degli oggetti dei sensi senza attaccarti ad essi; estingui ogni desdierio daimonico senza restarvi assorto, e comprendi ogni tua collera come uno smarrimento della Memoria delm Sé, in Te stesso.
(62) Muoviti fra gli oggetti sensibili con i sensi concentrati sull’Io essenziale, esente da attaccamento ed avversione, e, padrone di te stesso, pervieni alla serenità che dissipa ogni dolore.
(63) Nell’Equilibrio dell’Unione daimonica padroneggia i sensi, restando stabile nella Gnosi Suprema.
(64) Con lo spirito stabilizzato alla volontà del Sé, muovendoti fra gli oggetti dei sensi, libero da passione ed avversione, raggiungi la purezza.
(65) Nella purezza di spirito, quando l’animo è sereno, l’intelligenza daimonica viene immediatamente ristabilita.
(66) L’uomo che non è unito al proprio intimo Dio, non possiede volontà, intelligenza o concentrazione; né pace o felicità.
(67) Egli vaga nello sviarsi dei propri sensi umani, come un vascello trasportato dal vento, sulle acque d’un mare in burrasca.
(68) (69) Per il Guerriero dalle membra possenti, i cui sensi carnali sono indirizzati e padroneggiati dal suo Dio, la notte tenebrosa degli esseri è uno stato di Veglia, ed il loro Giorno una Tenebra della sua Veggenza.
(70) Colui nel quale tutti i desideri della volontà daimonica entrano, come le acque fluenti nell’Oceano, e che se ne riempie senza tregua, pur non aumentando o calando mai nel proprio livello erotico, raggiunge la pace divina dell’Amante; non così colui che tenta d’eliminare il desiderio d’amare.
(71) L'uomo che Si abbandona a tutti i desideri del Dio, e, purtuttavia, agisce e vive senza brama di personali ricompense, possiede l’Io ed il Mio, senza ossessioni ego personali parassitanti, e raggiunge la grande pace del Dio in Sé.
(72) Tale è lo stato daimonico o brahmanico stabile, o Partha. Colui che l'ha raggiunto non può più smarrirsi, e se vi si attiene fermamente, anche al momento della morte, raggiunge l’assunzione nel Daimon o Brahman, che non è l’annichilimento del nirvana buddhista, ma l’immersione unificante dell’Io individuato nella realtà Brahmanica dell’Esistenza infinita e sovra individuale del proprio Io
Essenziale.
Capitolo Terzo
Karma Marga:
Le Opere e l’Atto Sacro.
(1) Se tu ritieni che l’intendere sia superiore all'agire, o Janardana, perché vuoi allora impormi questo terribile atto, o Kesava?
(2) Esprimendoti ambiguamente porti confusione nel mio intelletto. Indicami dunque, chiaramente, la via per raggiungere il sommo bene.
Il Signore beato disse:
(3) Ti ho indicato una duplice via, o Eroe senza macchia: quella della conoscenza, che riguarda i contemplativi, e quella dell'operare, che è propria agli uomini d'azione.
(4) Non è con l’astenersi dalle opere erotiche che l’uomo raggiunge lo stato in cui cessano le conseguenze dell’azione compiuta; e nemmeno con la rinuncia al mondo egli può realizzare l’Unione Divina.
(5) In verità nessuno può rimanere un solo istante inattivo; ogni uomo è ineluttabilmente costretto all’azione dalle Tre modalità qualitative che originano dalla Natura: Sattva, Rajas e Tamas. L’uomo di carne ed ossa, che vive nel mondo della Natura materiale, non può astenersi dall’azione. Esistere è già di per sé un agire. L’intero universo è un atto divino, e il fatto di vivere è un suo movimento dinamico.
(6) Colui che usa i 5 organi dell’azione: afferrare, muoversi, assimilare, rigettare, creare, lasciando che la sua mente si ossessioni con gli oggetti dei sensi, si smarrisce nella menzogna del simulare la vita.
(7) Chi invece adopera i sensi ed i loro oggetti, senza attaccamento, intraprende, proprio servendosi dei suoi organi d’azione, l’Unione delle Opere umane e divine. Costui è il Candidato eccellente alla vita reale.
(8) Compi dunque l’azione che ti è propria: quella voluta dalla volontà divina, poiché l’agire è superiore al non agire, e senza l’azione non potresti mantenere nemmeno la tua vita fisica nel corpo.
(9) Il fatto di non compiere le opere umane come un Sacrificio dello Spirito, incatena gli uomini all’azione obbligata nel mondo. Compi la tua opera come un’offerta sacrificale al tuo Dio, e sii libero dall’attaccamento e dai frutti dell’agire nella materia.
(10) Mediante l’Atto Sacro, ami, nutri e proteggi il Dio, ed esso ti ama, nutre e protegge. Il sostegno reciproco degli Amanti è il Bene Supremo. Con esso tu crei una sovrabbondanza che appaga ogni desiderio.
(11)(12) Nutrito e rafforzato dal tuo sacrificio fallico, il Dio ti dà senza indugio le gioie desiderate. Così tu sostieni anche gli Dei, che ti appoggiano, ed il reciproco aiuto porta ad entrambe il Sommo Bene. Colui che gode di questi doni, senza restituirli al Dio ed agli Dei, in verità è un ladro.
(13) I Puri che mangiano i resti seminali del sacrificio, come un nettare d’immortalità, si liberano dall’errore della procreazione e da ogni altro fallimento. Gli impuri, invece, che usano il nettare solo per il proprio piacere, si ingozzano di errori e di agonie.
(14) Dal nutrimento erotico provengono le creature; dalla rugiada seminale ha origine il nutrimento. Dal sacrificio spermatico ha origine questa pioggia, e, dall’agire, il Sacrificio.
(15) Sappi che l’azione karmica ha origine dal tuo Daimon: il Brahman, creatore e promotore delle opere della tua Natura, ed egli viene dall’Assoluto. Per questo il tuo Dio, che ti compenetra tutto, è sempre presente nel Sacrificio d’amore virile.
(16) Colui che non partecipa in questo modo al moto circolare della vita divina, gode il piacere dei sensi immerso nell’errore procreativo, e vive invano ed inutilmente.
(17) Per l’individuo che trae piacere dal Sé, colui che del Sé è soddisfatto, felice solo nel Sé, per lui non esiste opera che non sia già compiuta.
(18) Per lui, in questo mondo non vi è nulla da guadagnare o da perdere, dall’agire o dal non agire. Egli non dipende da nessuna di queste Esistenze, per qualsiasi cosa debba ottenere.
(19) Perciò compie senza alcun attaccamento l’Opera che dev’essere fatta per il bene del Mondo; così si congiunge al Supremo.
(20) In verità mezzo delle opere molti conseguirono la perfezione, ma tu agisci mantenendo lo sguardo anche sulla coesione erotica del mondo.
(21) Qualunque cosa compia il migliore degli uomini, resosi super-umano e divino, essa viene poi praticata anche dagli uomini d’un livello inferiore.
22)(23) Non Vi è nulla, o Partha, nei tre mondi: Fisico, Vitale e Mentale, che L’Io Essenziale ch’io sono, debba ancora fare, né alcuna cosa che il Daimon non abbia già ottenuto; eppure Egli resta impegnato, come Me, nell’azione umana del suo individuo, cosicché questi possa seguirne in ogni modo le orme.
(24) Se Io non restassi infaticabilmente presente e coinvolto nell’agire, se cessassi d’agire, il mondo umano cadrebbe in una rovina caotica, ed Io stesso diverrei il Distrittore, e non l’Amante della mia creatura.
(25) Come gli ignoranti agiscono ossessionati dal loro agire, così gli uomini avveduti e consapevoli devono agire senza attaccamento, per realizzare la tutela del mondo.
(26) Chi ha questa Gnosi non turbi lo spirito degli ignoranti, attaccati ai frutti dell’azione, ma li coinvolga in tutte le opere che egli stesso compie nella Sapienza dell’Unione daimonica.
(27) Essendo tutte le operee erotiche compiute tramite le modalità qualitative della Natura, l’uomo il cui Sé è obnubilato dal senso dell’Ego personalità transitoria pensa: Sono Io, colui che agisce.
(28) Ma il Guerriero dal fallo possente, che comprende nel proprio Sé daimonico il vero Principio che attiva e discerne i Modi e le Azioni per lui naturali, si aggorge che è questo suo “Me” a farle agire e reagire le une sulle altre, e perciò non subisce più alcuna ossessione esteriore.
(29) Chi si distacca dalle qualità della propria Natura, viene comunque asservito alle azioni prodotte da questi modi o qualità. Che nessuno, dotato di comprensione conoscitiva, turbi la mente di chi non conosce completamente la propria Totalità.
(30) Con la coscienza fermamente stabilita nel Sé daimonico, abbandona a me, lo Essenziale, tutte le tue opere, e senza preferenze né preoccupazioni per te stesso, agisci libero da ogni turbamento febbrile.
(31) Gli uomini che con fede, e senza vane critiche, apprendono l’Insegnamento del Sé, vengono liberati dal legame delle nascite e dai frutti karmici delle loro opere.
(32) Gli insensati, che biasimano gli Insegnamenti del Daimon divino, e rifiutano di seguirmi, ingannati dalla propria conoscenza parziale, cadono in una trappola di loro scelta; s’ impigliano in reti che essi stessi hanno tessuto, e si avviano così alla propria perdita, e allo smarrimento d’ogni reale Sapere.
(33) Tutti gli esseri seguono comunque la propria natura: a cosa mai può servire, quindi, la coercizione di attrazione o ripulsa per gli oggetti dei sensi?
(34) Ogni oggetto produce naturalmente attrazione o avversione, nel senso che gli si riferisce. Non cadere sotto ildominio di questi due eterni tuoi nemici.
( 35) È migliore la legge intrinseca che ti appartiene, anche se riesci a prticarla inadeguatamente, che non la legge altrui, anche se ben praticata. È meglio morire nel compiersi del nostro Dharma Caratteriale, perché la legge altrui è fonte d’estremo pericolo.
Arjuna disse:
(36) Ma allora o Varsneya, cosa obbliga un uomo a commettere involontariamente degli errori, costrettovi quasi a forza?
Il Signore beato rispose:
(37) (38) Tale è la brama, tale è l'ira, ed esse nascono dalla modalità naturale del rajas, la passione che tutto divora, tremendamente fallace. Nel nostro mondo questo è il perenne nemico. Come il fuoco è occultato dal fumo, lo specchio dalla polvere, e l’embrione dall’utero, così questo mondo è obnubilato dalla Passione rajasica.
(39) La conoscenza è irretita da questo eterno nemico del saggio, dal fuoco d’un desiderio multiforme difficile da soddisfare.
(40) I sensi, la mente, la facoltà discriminante sono il suo seggio; avviluppando in essi la conoscenza il fuoco dei desideri svia l'anima incarnata.
(41) Eccellenti sono i sensi, e fra essi la più grande è la mente. Maggiore della mente è l'intelligenza distintiva, ma ancor più esteso dell’intelletto è Lui.
(42) Avendo conosciuto colui che è al di là dell'intelligenza discriminante, e rafforzando l’Io contingente per mezzo del Sé, uccidi, o eroe dal forte braccio, il nemico arduo da affrontare, e che ha la forma del tuo desiderio.
Capitolo Quarto
Jnana Yoga:
La Via della Gnosi
Il Signore Beato disse:
(1) Questo yoga imperituro io lo diedi a suo tempo a Vivasvan; Vivasvan lo espose a Manu, e Manu lo trasmise a Iksvaku.
(2) Così, passato dall'uno all'altro, lo conobbero i veri Rishi, poi, con il trascorrere del tempo quello yoga si smarrì nel nostro mondo, o uccisore dei nemici.
(3) Oggi ti ho comunicato questo antico yoga, perché tu sei un mio fedele amico. Questo è appunto il sommo segreto.
Arjuna disse:
(4) La tua nascita è stata posteriore a quella di Vivasvan: come intendere il fatto che Tu al principio gli abbia esposto queste cose?
Il Signore Beato rispose:
(5) Molte sono le mie e le tue vite passate, o Arjuna; io, le conosco tutte, ma tu non le ricordi, o distruttore dei nemici.
(6) Sebbene io sia non-nato ed inalterabile nel Sé, sebbene io sia il Signore delle creature, e pur essendo saldamente radicato nella mia propria natura, io vengo all'esperienza dell’essere contigente, per mezzo del mio stesso potere.
(7) Laddove abbia luogo un declino dell’Armonia e della giustizia, o Bharata, e accada l'affermarsi del Caos e dell'ingiustizia, io creo Me stesso, in una forma d'incarnazione.
(8) Per la protezione dei generosi, per la distruzione dei malvagi, per dare un fondamento stabile al regno del giusto equilibrio, io vengo nell'esistenza di età in età.
(9) Chi conosce nella loro autentica essenza la mia nascita divina ed il mio operare, non avrà altra nascita, ma verrà a me , o Arjuna.
(10) Liberati dalla Passione, della Paura, e della Collera, purificati con la secchezza della Gnosi Virile, imbeviti di Me, e penetrami coscientemente. In Me raggiungi e raccogli la tua Natura Divina.
(11) Quale che sia il modo in cui gli uomini vengono a me, in quella stessa modalità, essi vengono accolti dal mio amore gioioso; poiché percorrono comunque la mia via.
(12) Chi vuole il successo mondano delle proprie opere, le sacrifichi al Dio in Sé, ed esse daranno rapidamente i loro frutti.
(13) Il sistema delle quattro Caste fu da me creato secondo la suddivisione delle qualità e delle azioni. Sappi che sebbene io sia il creatore, sono colui che non agisce, e che non muta.
(14) Le azioni non mi rendono impuro, ed in me non trova spazio alcun desiderio di frutto. Colui che così mi conosce non viene vincolato dall'agire. Fà le mie opere senza apprensione per i loro frutti, e senza sentirti vincolato ad esse. Così consapevole e libero, agisci come un Attore! Misteriosa è la Via delle Opere.
(15) Con questa consapevolezza agirono gli antichi che anelavano alla liberazione. Così agisci tu pure.
(16) Cos'è l'agire? Cosa il non-agire? Anche gli antichi Rishi sono esitanti al proposito. Io ti svelerò cosa esso sia, e conoscendo ciò, tu sarai liberato dal male.
(17) Devi intendere cosa siano l'agire, l'agire improprio, ed il non-agire. Molto ardua è la Via dell'azione.
(18) Chi nell’azione scorge il non-agire, e l'attuarsi nel non agire, è un saggio fra gli uomini, uno che ha realizzato l'unione portando a compimento la sua opera.
(19) Colui le cui imprese sono esenti dall'atto di volizione che procede dal desiderio, colui le cui opere sono bruciate nel fuoco della gnosi, questi, è chiamano un uomo di sapere.
(20) Colui che agisce senza ossessione per i risultati delle azioni, indipendente da tutto, sempre felice, è quieto anche quando s’impegna nell’azione.
(21) Non ha preferenze o dinieghi e misconosce ogni forma di attaccamento e possessione; padroneggia il suo pensiero ed il suo cuore, e, pur operando con dei mezzi fisici, non commette errori materializzanti.
(22) Soddisfatto di ciò che il destino daimonico gli assegna, libero dall’invidia, sciolto dalle opposizioni, uguale nel successo o nell’insuccesso, anche nell’azione costui non è soggetto a vincoli.
(23) Per l’individuo che ha ottenuto la liberazione da ogni attaccamento, e che opera con la coscienza mentale saldamente concentrata nella comprensione di Sé, offrendo la sua azione come un sacrificio al proprio Dio, l’intero operare si dissolve.
(24) Per costui, Daimon-Brahman è l’atto d’offrire, Daimon- Brahman è la cosa offerta. Dal Daimon, in colui che offre il Sacrificio, essa viene versata nel fuoco sacrificale del Brahman. In verità si raggiunge il Daimon-Brahman e vi si attinge, identificandosi perfettamente nell’azione, che è essa stessa il Brahman.
(25) Certi Amanti yoginah offrono il sacrificio agli Dei, altri l’offrono invece al fuoco del sacrificio del Daimon-Brahman, che è il Dio Unico in ognuno.
(26) Alcuni offrono i sensi al fuoco del dominio di sé; altri offrono gli oggetti sensibili al fuoco dei sensi.
(27) Altri offrono al fuoco dell’unione del Signore in Sé, ravvivato dal contatto diretto della gnosi, gli atti sensuali, le energie dei sensi, e quelle del flusso pranico vitale.
(28) Alcuni offrono in sacrificio i loro beni, altri le loro energie spirituali, o le lorro pratiche dell’Unione erotica; altri asceti offrono i loro voti, lo studio delle Scritture e la loro Conoscenza.
29)(30) Chi si consacra al dominio del respiro, sacrifica il fiato espirato ed inspirato, nel doppio movimento del diaframma. Altri regolano il cibo, e riversano il loro soffio vitale nei propri flussi vitali. Tutti costoro, hanno appreso la scienza del sacrificio che distrugge ogni impurità.
(31) Coloro che mangiano il cibo sacro, godendo del nettare d’immortalità che resta dal sacrificio del possedere il mondo, raggiungono il Daimon eterno e possiedono il Tutto.
(32) In tal modo, mille forme di sacrificio irradiano dalla bocca e dal volto del Daimon-Brahman., nate dall’agire che dà la liberazione.
(33) Il Sacrificio della Conoscenza è il più grande dei sacrifici materiali, ed è quello conclusivo, che si compie ed estingue nella Comprensione di Sé.
(34)(35) Comprendendo, e vedendo direttamente il Daimon-Brahman come tuo “Me”, non ricadrai nell’illusione e nell’errore dell’ignorante, che dubita dell’Io Essenziale che dimora nel tuo cuore. In esso risorgerai in totale unione con il Supremo.
(36)(37) Se anche se tu fossi il peggiore dei malvagi, transiterai oltre ogni errore, sul vascello della Gnosi. Come il fuoco ardente consuma tutto ciò che lo alimenta, così, o Arjuna, il fuoco della Gnosi incenerisce ogni tipo d’azione. L’Unione al Daimon è superiore ad ogni rinuncia all’agire, e colui che agisce, riponendo nel Brahman la sua opera, è l’Amante compiuto.
(38) Non vi è sulla terra un mezzo di purificazione che sia pari al Sapere. Chi ha raggiunto la completezza dell’Unione con il Sé lo ritrova gradualmente in sé stesso, come qualcosa che da sempre gli appartiene.
(39) Chi ha fede ed ha la Gnosi per fine supremo, padroneggiando i sensi la consegue e, ben presto, raggiunge la pace suprema.
(40) Ma chi è privo di conoscenza, di fede, ed ha l'animo dubbioso, perisce. Per chi è incerto non vi è felicità né questo mondo, né in un altro.
(41) Le azioni non vincolano chi, rinunciando ad esse nell’Unione daimonica, ha dissolto i dubbi con la Gnosi, e possiede il tesoro della padronanza di sé.
(42) Perciò, dopo aver reciso con la spada della conoscenza il dubbio nato dall’ignoranza, che t’ha invaso il tuo cuore, ricorri all’Unione e sorgi, o Bharata.
Capitolo Quinto
Il Sannyas:
l’Unione nelle Opere.
Ariuna disse:
(1) Tu, o Krsna, lodi simultaneamente sia la rinuncia alle opere che la loro realizzazione senza attaccamento. Dimmi, quale delle è la migliore?.
Il Signore Beato rispose:
(2) La rinuncia alle opere, ed il compierle senza intenzione egoistica, danno entrambe luogo alla più grande felicità. Ma delle due, il compiere le azioni senza intenzione egoistica è superiore alla semplice rinuncia ad esse.
(3) Chi non odia e non desidera, va riconosciuto come uno permeato dello spirito della rinuncia. Essendo libero dalla dualità, egli è esente da vincoli.
(4) Gli sciocchi affermano che il Samkhya, e lo Yoga, sono due cose distinte; ma questa non è l’opinione di coloro che sanno. Chi si dedica compiutamente ad uno di essi, coglie il frutto d’entrambe.
(5) La condizione raggiunta da chi segue la Via della Rinuncia e della Gnosi, viene ottenuta anche da coloro che procedono nella Via dell’azione. Chi vede le due Vie come un solo cammino, è il vero veggente.
(6) Ma la rinuncia è difficile da ottenere senza lo Yoga. L'asceta che si applica alla via del karmayoga, coglie ben presto l'Assoluto.
(7) Chi dedicandosi assiduamente alla via dello Yoga, ha l'animo puro, padroneggia sé stesso e i suoi sensi, ed ha compreso che il proprio Sé è anche quello di tutti gli altri esseri, pur agendo non resta intaccato dall’azione.
(8-9) "In realtà Io non faccio cosa alcuna": così può pensare chi, raggiunta l'unione con il divino, conosce la verità delle cose. Vedendo, udendo, toccando, annusando, gustando, camminando, dormendo, respirando, parlando, respingendo, afferrando, aprendo gli occhi, o chiudendoli, si rende conto che sono i sensi ad avvolgere gli oggetti dei sensi.
(10) Chi agisce senza attaccamento, attuando le sue opere come quelle del Daimon-Brahman, è scevro da errori, come la foglia del loto è impermeabile all’acqua.
(11) Gli yoginah che percorrono la via dell’azione operano con il corpo, con la mente, con l’intelletto discriminante, o con i sensi, rinunciando all’attaccamento per purificare i propri Sé individuali.
(12) Il Vero Sannyasin, il vero Yogi, è colui che agisce nell’Opera che deve comiere senza pensare ai risultati ed ai frutti karmici dell’Opera stessa; non colui che accende il fuoco del sacrificio astenendosi dall’operare. L’Uno raggiunge la pace che non vacilla, l’altro subisce le leggi del vincolo.
(13) L'anima incarnata, rinunciando interiormente alle azioni, si fa padrona di sé e dimora a suo agio nella città dalle nove porte, senza agire e senza causare azione.
(14) Il Dio non crea direttamente né le azioni del mondo né la tendenza all’azione, e neppure il legame fra azione e frutto: è la Natura Individuale che manifesta tutte queste attività.
(15) Il Daimon Brahman non accetta né gli errori né i meriti di nessuno. La conoscenza è intessuta d’ignoranza e quindi le creature si smarriscono.
(16) Ma coloro che sistruggono questa ignoranza con la comprensione dell’Io Essenziale, accendon in sé un Sole che fa risplendere il Supremo.
(17) Consacrati a Lui, con l’intelletto stabilito in Esso, con Quello come solo Sé e scopo supremo, essi vanno dove non vi è ritorno; i loro errori sono dissolti nell’equanimità del Brahman, che è al di là di ogni errore o colpa. Allora l’Amante diviene l’Amato e compie l’estinzione dell’Io e del Tu.
(18) I saggi vedono con lo stesso occhio un brahmano sapiente e modesto, una vacca, un elefante, un cane e un fuori casta che mangia carne di cane. I Veggenti, purificati da ogni contaminazione, hanno tagliato di netto il nodo del dubbio distruttivo, e, padroni della loro mente, conoscono il Dio in Sé ed in ogni altro esistente. L’amplesso delDaimon Brahman li avvolge per sempre.
(19) Anche qui la condizione mondana è vinta da coloro il cui spirito si fonda sul perfetto equilibrio. Brahma è esente da macchia ed è identico a sé; di conseguenza, essi sono saldamente ancorati alla realtà divina.
(20) Non si rallegra nell'ottenere ciò che gli piace, né si rattrista se il dispiacere gli tocca: chi a questo modo è fermo nell'intelletto e nell'animo, conosce il Brahman, ed in Esso è saldamente fondato.
(21) Chi che non ha l'animo attaccato alle sensazioni provenienti dagli oggetti esterni, trova la felicità che ha sede nel Sé. Egli, che per mezzo dell'azione yogica ha raggiunto l'equilibrio nel Brahman, gioisce di una felicità imperitura.
(22) I piaceri nati dal contatto con gli oggetti, sono soltanto una fonte di dolore, hanno un principio ed una fine, o figlio di Kuntì. Di essi non gode il saggio.
(23) Chi anche in questo mondo e prima della liberazione dal corpo, è capace di aver la meglio sugli impulsi del desiderio, e dell'ira, è uno che ha raggiunto l'equilibrio interiore: un uomo felice.
(24) Chi possiede la felicità e la letizia interiore, ed è dotato anche d’un’intima Luce, saturato di Dio, attinge la beatitudine divina.
(25) Conseguono la divina beatitudine i veggenti i cui errori sono ridotti a nulla, il cui ondeggiare dubbioso fra due termini è spezzato, e che, raggiunto l'equilibrio spirituale, provano piacere del bene di tutti gli esseri.
(26) Presso coloro che liberatisi del desiderio e dell'ira, hanno sottoposto i propri spiriti alla Gnosi del Sé daimonico, si compie la beatitudine Brahmanica.
(27-28) Rendendo completamente estraneo alle percezioni esterne, concentrando lo sguardo fra le due sopracciglia, equalizzando il flusso di ispirazione ed espirazione all'interno delle narici, il saggio che ha oltrepassato i sensi, travalicato l'animo, e tralasciata la capacità discriminante, essendo focalizzato sulla liberazione, affrancato dal desiderio, dal timore, e dell'ira, è davvero libero per sempre.
(29) Egli conosce Me come colui che coglie il frutto dei sacrifici dell’ascesi: il Signore, Sovrano di tutti i mondi ed amante di tutti gli esseri. Conoscendomi come tale raggiunge la Mia Pace.
Capitolo Sesto
Lo Yoga della Meditazione o Dhyana.
Il Signore beato disse:
(1) Il Vero Sannyasin, il vero Yogin, è colui che agisce nell’Opera che deve compiere senza pensare qi risultati ed ai frutti karmici dell’Azione stessa.; non colui che accendendo il fuoco del Sacrificio si astiene dal Rito delle Opere.
(2) Il vero Sannyas è l’Unione che fa della Volontà- Desiderio del Daimon-Bragman, il solo Volere che agisce, decide, e risolve.
(3) L'azione è la causa della Liberazione per chi ha raggiunto il culmine dell’Unione. La Calma profonda è la causa della completezza nell’agire.
(4)(5) Mediante l’Io Essenziale ti liberi dalle Ego Personalità Parassite, e non degradi o perdi te stesso, perché l’Io Essenziale è amico dell’Individuo, e solo gli Ego instabili e fluttuanti sono i tuoi avversari.
(6)(7) L’Io Essenziale è il Sé supremo: l’AKSHARA, Sé Superiore o Daimon, concentrato in colui la cui individualità è stata compresa e pacificata, e che rimane equanime dinnanzi al freddo ed al caldo, al piacere ed al dolore, all’onore o al disonore.
(8) Trova il tuo appagamento nella completa unione al Daimon e, imperturbabile padrone dei sensi,, non comparare e non far differenze fra la pietra e l’oro, ma unisci l’una e l’altra in una completa coesione amorosa.
(9) La tua intelligenza daimonica rimanga ferma dinanzi alla benevolenza, all’indifferenza, o all’odio, e non vi sia in te una preferenza fra Male e Bene, fra Peccatore e Santo.
(10) L’Unione daimonica all’Io Essenziale si compie in un luogo isolato, con la sostanza mentale libera dalle ossessioni del possesso di sé o dell’altro.
(11)(12) Dopo aver scelto un luogo pulito per coricarsi, né troppo alto né troppo basso, ricoprilo d’erba e basilico fresco, d’una pelle di daino o d’antilope, e d’una stoffa; ponendoli l’una sull’altra. Seduto o sdraiato su questo talamo, con la mente concentrata e l’attività dei sensi e dei pensieri ben controllata, pratica l’Unione che purifica il Sé
(13-14-15) Con la testa, il collo, ed il corpo eretti ed immobili, con gli occhi fissi sull’estremità del naso, per indurre l’auto-ipnosi che facilita la meditazione, senza divagare, sereno e senza paure, con il pene eretto, dirigi verso l’alto l’energia sessuale, e rivolgiti al Daimon, consacrandogliela interamente. Questa corrente attiva, libera dalla specializzazione inferiore, procreativa, ti conduce alla libertà spirituale. Allora avrai la Pace suprema che ha in me la sua sede.
(16) In verità, o Arjuna, l’Unione non è per colui che mangia troppo, né per colui che troppo digiuna; non per quello che dorme, ma nemmeno per chi veglia di continuo.
(17)L’Unione daimonica distrugge la sofferenza di chi è equilibrato ed unificato in tutto; si tratti di sonno, di cibo, di veglia, di sesso, dell’abbandono o dell’agire.
(18)(19) Contemplando il Dio, mediante l’Io Sono Quello, trovi la gioia dell’amplesso divino: l’orgasmo supremo della Volontà-Desiderio-Intelletto, liberato nella bufera dei sensi, in cui prende stabile Dimora la Verità Essenziale del Tuo Essere: Una fiamma che nessun vento può più disperdere, o vanificare.
(20)(27) L’Unione daimonica rompe ogni sofferenza ed ogni scoraggiamento, causato dai desideri fluttuanti delle Ego Personalità Parassite, ed impiega la mente nella padronanza sensuale priva di dispersione, concentrandola solo sul Daimon-Brahman, e sul tuo essere una sola cosa con il Dio.
(28)(29) Questo contatto armonico di suprema felicità amorosa, ti apre alla calma presenza, ed all’immanenza del Dio in tutte le creature: al loro esplicito situarsi nella Divinità. Ciò rende la tua visione perfettamente equanime.
(30) Colui che mi vede in tutto, e che vede il Tutto in Me, non può né perdermi, né essere da Me perduto.
(31) l’Amante che, fermamente stabilito nell’unione, adora con Amore Me, che sono presente in tutti gli esseri, Mi vive ed agisce, in qualsiasi modo egli viva ed agisca.
(32) Costui, che prende l’Io Essenziale come Centro di Paragone, e vede tutte le cose dolorose o piacevoli con equanimità, è l’Amante e lo Yogi supremo, o Arjuna.
Arjuna disse:
(33)(34) Nello yoga da te spiegato in termini di armonia dello spirito, o Madhusudana, non vedo alcuna possibilità di una qualche stabilità, a causa dell'irrequietezza delle forze psichiche del Manas. Esse sono irrequiete, capace di disgregare, e difficili da rimuovere. La possibilità di controllare il manas, io penso, e pari a quella di poter condizionare una bufera di vento.
Il Signore Beato rispose:
(35)(36) Senza dubbio, il manas, o complesso delle forze psichiche, è difficile da controllare ed è irrequieto; tuttavia, o figlio di Kuntí, puoi averne ragione con se ne può aver ragione la pratica dell'Indifferenza. L’Unione è difficile da realizzare, per chi non si conosce, ma risulta agevole a chi, padroneggiando la psiche, agisce con ciò di cui già dispone.
Arjuna disse:
(37)(38)(39) Chi, pur fedele, non riesce a realizzare l’Unione, che via deve prendere, o Krsna? Non è forse vero che si estingue come una nube dispersa chi si smarrisce sulla Via che porta al Brahman? Dissipa completamente questo dubbio: perché nessuno all’infuori di Te è in grado di farlo.
Il Signore beato rispose:
(40)(41)(42) O Partha, né in questo mondo né nell'altro può egli perire; perché nessuno che operi nobilmente, mio caro, percorre la strada della sventura. Raggiunto il mondo di chi ha agito bene, e dimorando a lungo in esso, chi prima ha abbandonato la Via dell’Unione, rinasce da gente di razza pura e ricca di qualità. Oppure nasce dalla stirpe dei saggi yoginah che sono saggi: una nascita che al mondo è la più difficile da ottenere.
(43)In questa condizione egli riassume i modi e le attitudini della concentrazione interiore, che gli erano appartenuti alla vita anteriore, e per loro tramite si avvia alla perfetta completezza, o gioia dei Kuru.
(44) Egli è orientato e guidato da quella sua pratica senza poter fare nulla in contrario. Anche chi persegue la Gnosi dell’Unione, o conoscenza yogica, sfugge alle limitazioni della sacra parola vedica.
(45) Ma lo yogin scevro da errori, che si è perfezionato attraverso parecchie nascite, raggiunge con questi mezzi il fine supremo.
(46) Il vero yogin od Amante, è superiore all’Asceta, al Saggio e all’Uomo d’Azione. L’Amante è superiore a quelli che perseguono la Conoscenza e a coloro compiono i riti: per questo Tu diventa un amante ed uno yogin, o Arjuna.
(47) Fra tutti gli Amanti, colui che nel più profondo del suo essere si dà al Dio: a Me, adorandomi con gioia e fiducia, come il suo stesso Sé, è quello che più intimamente si è congiunto a me nell’amplesso divino. Costui ha realizzato l’Unione.
Capitolo settimo
Dio ed il mondo:
l’amplesso delle due nature
Jnanavijnana Yoga
Il Signore Beato disse:
(1) Praticando l’Unione divinizzante, con la mente concentrata su di Me, ed accettandomi come unico sostegno in entrambe, tu Mi conoscerai integralmente.
(2)(3) Ti esporrò ora la Gnosi integrale, senza nulla omettere, e quando avrai compreso questa Sapienza integra, nient’altro rimarra per te da conoscere in questo mondo.Fra mille uomini è difficile trovarne anche uno solo che cerchi la perfetta completezza, ed anche quest’uno difficilmente mi conosce davvero.
(4)(5) Terra, Acqua, Fuoco, Aria, Etere, Psichismo Mentale, Intelligenza sensoria discriminante, Senso dell’Io Sono, sono le 8 divisioni della mia Natura Inferiore, relativa a questo mondo. Sappi che esiste però anche la mia natura Suprema, che consiste nella Vita e diviene la Vera AnimaIndividuale, che, come Sé Individuante sostiene il mondo e gli Esseri, o Amante ed Eroe dal fallo eretto e possente.
(6) Comprendi che Essa è la matrice originaria di tutti gli Esseri e che, per suo mezzo, Io sono l’Origine dell’intero Universo, ed anche la sua dissoluzione.
(7) Nulla esiste che sia superiore a Me, o possessore di Tesori, tutto ciò che esiste è unito a me, come una collana di perle al filo che la trapassa e sostiene.
(8) Io sono il sapore delle acque, la Luce della Luna e del Sole, La sillaba AUM in tutti i Veda; il suono nell’Etere e la virilità nel Maschio.
(9) Io sono la fragranza originaria della Materia, il puro profumo nella terra, il calore temperante e l’ardente splendore nel fuoco, la vita in tutto ciò che vive, e la pratica in ogni praticante.
(10) Sappi, che io sono l’origine seminale del divenire soggettivo d’ogni essere, il suo Temperamento, il suo Carattere, la sua Coscienza intelligente, la sua Gloria; siano essi sattvici, rajasici o tamasici. In verità, io non sono in essi, ma essi sono in Me.
(11) Sono la Potenza del Forte, libera da desideri e passioni; sono l’unione sessuale d’ogni tipo, concorde al Dharma dell’Unione d’oognuno.
(12) Cerca di capire che ogni condizione dell’essere, sia essa una virtù armoniosa, una passione ardente, o un’ignoranza tenebrosa, non è che una manifestazione della Mia Energia. Il Tu sei, non esiste indipendentemente da Me, ma l’Io Sono è, in Ognuno, quel Me che anche Tu sei.
(13) Il mondo è disorientato e tratto in inganno da queste condizioni dell’essere nel divenire, composte dalle Tre Qualità Naturali, e in esse non riconosce Me, che sono il Supremo Inesauribile ed Eterno.
(14) Questo mio divino Potere di creazione, composto dalle Tre Qualità, è un velo difficile da attraversare; vi riesce solo chi s’abbandona in Me: l’Amante costantemente unito al Dio, in una devozione senza divisioni né limiti.
(15) Egli Mi ama ed è amato da Me. Chi ha questa Gnosi è Me medesimo, in quanto con l’Animo unito a Me, Mi accetta come suo fine Supremo.
(16)(17)(18) Quattro tipi di uomini benigni mi onorano: l'uomo caduto in disgrazia, quello che cerca la conoscenza, l'uomo che vuole la ricchezza e quello che possiede la sapienza. Fra questi il migliore è il Saggio che, sempre unito alla divinità, è devoto all’Unico e Migliore. Io sono infinitamente caro al saggio, ed egli a Me. Il Saggio è veramente il Sé, e in Me trova il rifugio della Meta Suprema.
(19) Al termine di molte vite, l'individuo dedicatosi alla conoscenza, viene a Me, sapendo che Vasudeva è la Totalità. Una simile grande anima, è difficile da trovare.
(20) Coloro la cui conoscenza è stata irretita, da questo o quel desiderio vile, si dirigono verso altri aspetti del divino, osservando riti diversi, secondo la tendenza della loro intima natura. Chi, rapito dall’illusione del male partecipa della natura demoniaca, non cerca rifugio in Me.
(21)(22) Qualsiasi sia lo forma che un Amante pieno di devozione desidera adorare, Io rendo la sua fede salda ed immutabile. Così egli rende culto a quella Forma ed ottiene l’adempimento dei suoi desideri, ma in realtà sono sempre Io che concedo questi benefici.
(23) Sono però effimeri i frutti ottenuti da questi esseri di scarsa intelligenza. Coloro che sacrificano agli Dei, vanno agli Dei, ma solo i miei Amanti vengono a Me.
(24) Gli uomini privi d'intelligenza, pensano che Io, il Non Manifestato, sia limitato dalla Mia entrata nella stessa manifestazione; essi ignorano la Mia Natura Suprema, imperitura e perfettamente completa.
(25) Celato dalla mia stessa forza creatrice, nell’amplesso sterile dei maschi possenti, non sono a tutti manifesto, e questo mondo illusorio non conosce Me: il Non-Nato, l’Eterno.
(26) Io conosco gli esseri che sono passati, quelli presenti, e coloro che saranno, ma non c'è nessuno che conosca Me, se non i Miei reali Amanti.
(27) Turbate dalle opposizioni in coppie copulanti, che generano il desiderio e la repulsione, tutte le creature di questo mondo sono immerse nell’illusione delle ego personalità, e non comprendono né vedono il Divino Ovunque ed in Ognuno.
(28) Ma gli uomini dalle azioni creative e sterili, meritorie perché prive di frutto, hanno abbandonato l’errore procreativo, sono liberi dal turbamento degli opposti, ed adorano Me con il loro reciproco amore, fedeli ai voti della loro consacrazione iniziatica.
(29) Coloro che a Me si consacrano e Mi si aprono, raggiungono la liberazione dalla vecchiaia e dalla morte, e giungono alla Conoscenza del Brahman; dell’integralità del Principio del Sé daimonico, e di quella d’ogni azione libera da imperfezioni e da frutti.
(30) Coloro che Mi conoscono, comprendono contemporaneamente i Principî di questi divenire materiali, il Principio degli Dei e quello del Sacrificio. Essi mi conoscono anche nell’istante in cui lasciano questo mondo, ed anche in quel momento di transito, la loro Coscienza è unita a Me.
Capitolo Ottavo
L'evoluzione cosmica.
Il Supremo Divino
"Lo yoga dell'Assoluto imperituro".
(Aksarabrahma Yoga)
Arjuna disse:
(1) Cos'è il Brahman? Cosa il Principio del Sé? Qual’è il "Principio dell'azione", Chi si chiama Essere Originario? Cos'è chiamato "Divino Originario"?
(2) Cosa costituisce il sacrificio supremo in questo corpo, e come lo si compie? Come nell'ora della morte puoi essere Tu conosciuto, da coloro che hanno padroneggiato se stessi?
Il Signore beato rispose:
(3) Il Brahman è l'indistruttibile, il Supremo. Principio del Sé, o Sé originario, è detta l'essenza fondamentale di ognuno: la Natura propria dell’Anima Individuale, il Daimon. Azione o Karma, è il nome dato all’impulso creatore che richiama gli esseri, e la Natura mutevole del divenire, all’esistenza.
(4) La Natura mutevole, è il principio del divenire materiali, per tutte le cose che vengono all’esistenza. Lo Spirito Universale è la radice da cui origina ogni cosa che abbia natura divina. Il Principio degli Dei è l’Anima Cosciente del Cosmo. Io sono il principio e l’Origine dei Sacrifici, nel corpo degli esseri incarnati.
(5) Colui che nel momento del suo finire, ha la Mente rivolta a Me solo, e in tal modo abbandona il corpo, viene alla modalità d’essere della mia Natura divina, senza dubbio alcuno in proposito.
(6) Qualsiasi sia la modalità d’essere a cui si pone mente al momento della morte, abbandonando il corpo, a quello si perviene. L’individuo raggiunge la modalità d’esistenza che ha influito su di lui in quell’istante totalizzante della sua vita fisica.
(7) Perciò in ogni momento, ricordati di Me, ed agisci in Me e per Me. Se la tua mente, la tua psiche, e la tua intelligenza Mi sono consacrate, Tu verrai a Me, con assoluta certezza.
(8) Chi mediante la pratica costante dell’Unione, ha unito la sua Coscienza a Me, e senza lasciarsi deviare medita sulla Suprema Anima Cosciente, La raggiunge.
(9-10) Chiunque è unito a Me dall’amore e dalla forza dell’Unione e, con una mente salda medita sull’Onniscente, sull’Antico più sottile del sottile, sul Sovrano e sostegno di tutto l’Universo, la cui forma è impensabile e il cui splendore è quello del sole emergente dalle tenebre, o che al momento d’abbandonare il corpo, con lo spirito in
armonia, attira la forza vitale in mezzo alle sopracciglia, costui raggiunge il Supremo e Divino Animo Cosciente: il Purusha.
(11) Ti Descriverò ora questo Stato o Condizione immutabile. Quest’Anima Suprema è il Brahman immutabile, auto-esistente, ed è l’ultimo scalino d’appoggio dell’essere: lo scopo ultimo del dinamismo e dei movimenti dell’Anima-Daimon nello Spazio Tempo. Questo è lo stato d’essere originario, eterno, e supremo.
(12-13) Esaurendo le apprensioni dei sensi, chiudendo le 9 porte del corpo, riportando la Mente e lo spazio psichico nel cuore, ed attirando verso la testa, fra le sopracciglia, la forza vitale del fallo eretto, colui che già in vita è abile e saldo nella concentrazione dell’unione, pronunci la sillaba AUM, e si ricordi di Me anche nel momento in cui abbandona il corpo. Così raggiungerà la sua suprema destinazione nel mio stesso livello d’esistenza.
(14) Chi è fissa-mente in Me nella Coscienza, è un Amante costantemente Unito, che mi raggiunge molto facil-mente.
(15) Le Grandi Anime che si sono congiunte in Me, non rinascono nei luoghi di sofferenza e di soggiorno precario, ma esistono nei livelli della più alta e perfetta completezza.
(16) Dal mondo di Brahma in giú, tutti i pianeti dei mondi materiali sono soggetti alla rinascita, o Arjuna, ma per chi viene a Me, non esiste rinascita, ed egli resta in uno stato non manifestato, eterno, che non perisce con i giorni e le cicliche notti di Brahma.
(17) Chi sa che il Giorno di Brahma ha la durata di mille età, e che altrettanto dura la sua Notte è il conoscitore del giorno e della notte.
(18)(19) Al venire del Giorno, tutte le manifestazioni interrelate originano dal Non manifestato, e in esso si dissolvono al cader della Notte. L’insieme degli esistenti, che nasce e torna a rinascere, si dissolve necessariamente al calar della Notte, e torna all’essere nella luce del Giorno.
(20) Ma, al di là di questo Immanifestato, c'è un altro Essere eterno non manifeso, il quale non perisce, anche quando tutti gli esistenti periscono.
(21) Il Non-manifesto è Quello che non può perire: l’Immutabile Condizione suprema. Chi raggiunge questa destinazione non torna più indietro. Quella è la mia suprema dimora.
(22) Questo, o Partha, è il Supremo Purusa che effonde le esistenze di tutti i mondi, e in seno al quale dimorano tutti gli esistenti. Puoi ottenerlo con un amore immutabile.
(23) Ti tivelerò ora il Modo in cui un Amante yoginah parte per ritornare, ed anche quello in cui egli se ne va per non più rivenire.
(24) Quando partono nel momento propizio, alla luce del Giorno, sotto l’influsso del Fuoco splendente, durante la quindicina chiara della Luna crescente, nei sei mesi del cammino del sole verso Nord, coloro che conoscono il Brahman vanno al Brahman.
(25) Quando parte nel fumo, durante la notte, nei quindici giorni oscuri della luna calante, o nei sei mesi in cui il sole va a sud, lo Yogi-Amante entra nella luce lunare, e allora ritorna.
(
26) La luce e le tenebre si dice siano le due eterne Vie del mondo; per mezzo dell’una si parte per non più ritornare, con l’altra ancora si torna.
(27) Lo yogin-amante che conosce le due Vie, non può smarrirsi. Perciò tu, o Arjuna, realizza la Tua Unione, e scegli la tua Via.
(28) L’Amante unito a Me, abbandona dietro di sé i frutti dei gesti meritori: lo studio, i sacrifici, le austerità, le offerte caritatevoli. Egli conosce tutti questi luoghi, e giunge alla suprema condizione originaria.
Capitolo nono
Azione, Amore e Comprensione
Rajavidyarajaguhya Yoga.
"Lo Yoga della Suprema Conoscenza
e del Supremo Mistero".
Il Signore Beato disse:
(1) A te che non hai astio nell'animo, svelerò il più profondo segreto: la Gnosi comprensiva ed integrale, per mezzo della quale sarai libero da ogni male.
(2) Questa è la Gnosi Regale, Mistero sovrano e Purificazione suprema, accessibile alla conoscenza intuitiva e all’esperienza percettiva spirituale diretta; in accordo con la legge dell’Essere, facile da praticare ed imperitura.
(3) Le anime che non hanno fiducia in questa Superiore Legge di Vita, non giungono a Me, ma restano nei percorsi di reincarnazeione e sulle vie di questo mondo di morte.
(4) Sono Io, dalla forma non manifesta, che ho diffuso tutto questo universo; tutti gli esseri risieedono in Me, ma Io non dimoro interamente in loro.
(5) Tuttavia gli esseri non dimorano che in una parte di me, non nella Mia totalità. Osserva la Mia Unione Suprema e considera il mio divino potere: il mio Sé è l’origine e il sostegno degli esseri, pur non essendo da essi interamente contenuto.
(6) Nello stesso modo in cui l’Aria, possente elemento che tutto penetra, ha il suo fondamento nell’Etere, o Spazio, così Io sono la base radicale ed eterea di tutti gli esseri. Essi hanno in me la loro sede. Tu comprendimi in questo modo.
(7) Alla fine di un Ciclo cosmico, tutti gli esseri ritornano alla Mia Divina Natura, e, all’Inizio del Kalpa successivo li emetto di nuovo.
(8) Poggiando sulla Natura della Realtà che Mi è propria, emetto ed esprimo questa moltitudine d’esseri, tutti inerti ed impotenti sotto la forza naturale edispotica della Prakriti.
(9) E queste opere non mi vincolano minimamente, poiché assisto non coinvolto a queste azioni, come se fossi uno spettatore che li osserva dall’alto.
(10) Da me guidata, la Natura produce gli esseri animati ed inanimati; in tal modo l’universo gira ed evolve.
(11) Gli stolti dalla mente obnubilata mi disprezzano, quando mi rivesto d’un corpo umano, ma ciò accade perché essi misconoscono la mia Suprema Realtà e Natura: di Signore universale delle esistenze.
(12) Incapaci di comprendere la Gnosi, essi si rivestono della natura ingannevole e separante degli esseri ostili del mondo mentale e vitale: Asuras e Rakshasas. Infondata è ogni loro speranza, vani i loro atti, inutile la loro Scienza.
(13)(14) Ma coloro la cui anima e grande, rivestono la natura divina, e riconoscono in Me l’origine imperitura di tutti gli esseri, adorandomi ed amandomi con devozione assoluta, nell’ardore perseverante dell’Unione.
(15) Altri mi offrono il sacrificio della Conoscenza, e mi adorano come l’Unico ed il Molteplice, o come l’Innumerevole, che ovunque mostra il suo volto, ed ha la faccia rivolta in ogni direzione.
(16) Io sonoil gesto rituale, io sono il sacrificio, io sono l'oblazione agli antenati, e sono l'erba medicinale, l'inno sacro, ed il burro chiarificato offerto alla fiamma. Io sono il fuoco, e, nel rogo, sono l'offerta sacrificale .
(17) lo sono il Grande Antenato di questo universo, Io sono il Padre e la Madre: Colui che lo sostiene ed il suo Supremo Signore. Io sono il Purificatore, ed il solo Oggetto della Conoscenza. Io sono la sillaba AUM, Io sono i Veda.
(18) lo sono la via, la meta, il sostegno, il Signore, il Testimone, la Dimora, il Rifugio, l'Amico, l’Amante, e l’Amato. Io sono il Principio l’Origine dell’essere e della Dissoluzione, la base dell’Universo, il seme degli esseri e lo sperma dell’uomo. Io sono il punto di quiete che non può perire.
(19) Io riscaldo; io trattengo o invio la pioggia. Io sono l'immortalità e la morte; io sono simultaneamente l'Essere ed il Non-essere, o Arjuna.
(20) I conoscitori dei tre Veda, che bevono il Soma e, privi d’errore, scrificano a Me pregando di conseguire la via del cielo, giunti al sacro mondo del signore degli Dei, godono in cielo i piaceri divini.
(21) Dopo aver goduto il vasto mondo astrale, essendosi esaurito il loro merito, essi ritornano fra coloro che muoiono. Così, seguendo la dottrina dei Veda, essendo bramosi di godere, essi ottengono il transitorio.
(22) Ma agli amanti che hanno Me per oggetto del proprio culto, e che non si curano di meditare su nient’ altro, io porto la certezza d’un sicuro potere.
(23)(24) Anche chi è devoto ad altri dei, e, armato di fede, li onora, venera implicitamente anche Me, in modo non ortodosso. In Verità Io sono Colui che gode di tutti i sacrifici, e sono il Signore dei Riti. Ma essi in realtà non mi conoscono, e per questo si perdono.
(25) Coloro che adorano gli Dei vanno agli Dei: chi adora gli antenati va agli antenati. Agli spiriti della Natura vanno coloro che ad essi sacrificano, ma coloro che offrono a Me il sacrificio, a Me giungono.
(26) Anche se con amore mi si offre una semplice foglia, un fiore, un frutto, o dell’acqua, Io accetto quest’offerta d’amore proveniente da un’anima fervida.
(27) Qualunque cosa tu faccia, mangi, offra in sacrifizio, qualunque cosa tu dia, qualunque austerità tu t’imponga, Tu fammene Offerta, come a restituirmi ciò che t’ho dato.
(28)In tal modo sarai liberato dai vincoli delle azioni che producono risultati buoni e cattivi. Con l’Animo unito al Dio, mediante l’unione del sannyasin, tu sarai libero e verrai a Me.
(29) lo sono identico ed invariabile in tutti gli esseri: nessuno mi è odioso, nessuno mi è caro; ma coloro che mi amano con devozione, sono in Me, ed io sono in loro.
(30)(31) Se un uomo dalla condotta spregevole, si rivolge a Me e Mi ama con una devozione senza altro scopo, quello è un uomo che presto diverrà giusto, perché ottima è la sua risoluzione. Egli raggiunge la pace eterna e che mai perirà.
(32) Così, o Partha, accade anche per i nati da un ventre impuro o di cattiva nascita: le donne, i mercanti, gli agricoltori, gli artigiani, gli operai vaisyah, od anche i servi sudrah. Se prendono rifugio in me raggiungono la mata suprema.
(33)(34) Quanto più facilmente possono farlo i Brahmani, i Rishi, e i Re guerrieri! Tu che sei venuto in questo effimero mondo dell'impermanenza e del dolore, amami e volgiti a Me! Fissa su di Me la tua mente, e sii il mio Amante devoto! Onorandomi e sacrificando a Me, Unificato a me, avendo Me come fine supremo, Tu verrai in Me.
Capitolo decimo
La suprema parola.
"Lo Yoga della Manifestazione".
Vibhuti Yoga
Il Signore Beato disse:
(1) Ascolya, guerriero dal braccio possente, la suprema parola che Io ti dirò, affinché tu possa trovare in Me la tua gioia; in Me che voglio il bene della tua anima.
(2) La mia origine è ignota agli Dei ed ai grandi Rishi vedici, perché, in verità, Io sono in tutti i sensi possibili, il Principio originante degli Dei e dei saggi veggenti.
(3) Chi conosce in Me il non-generato, il senza-principio, il Sovrano Signore del mondo, è fra i mortali il liberato da ogni colpa ed errore; quello che non è più fuorviato dall’Illusione.
(4-5) L’Intelligenza discriminante, la Conoscenza, la Libertà da smarrimento ed illusione, la Pazienza, la Veridicità, la Padronanza di sé, la Calma interiore, il Piacere, il Dolore, il Venire ad essere e la Non esistenza, la Paura ed il Coraggio, la Non-violenza, l'equilibrio mentale, la Soddisfazione, l’Austerità, la Generosità, la Gloria, l’Onore, e l'Infamia, sono i differenti stati psicologici soggettivi che muovono le Creature. Tutti questi sono le Mie diverse modalità nel divenire, e solo da Me procedono.
(6) I Sette antichi grandi Rishi ed i Quattro Manavah, o Padri spirituali dell’umanità, sono anch’essi della mia stessa natura, nati dal mio spirito e dalla mia mente. Da essi provengono tutti gli esseri umani.
(7) Colui che conosce in essenza tattvica questa mia manifestazione di Potenza, sovrana nel mondo, e questo Mio unirmi ad esso, senza dubbio si congiunge a me, in un amplesso denza errore.
(8) lo sono l'origine di tutto; da me tutto proviene e si sviluppa. Conoscendo ciò, i Saggi-Amanti m’adorano con un fervido amore, e con un’emozione erotica intensa e concentrata.
(9) Il loro pensiero è rivolto a Me, la loro vita Mi è consacrata; essi non parlano che di Me e, risvegliandosi reciprocamente nella Conoscenza inter-daimonica e brahmanica, sono felici ,pieni di gioia, ed in Me godono.
(10) A costoro, che in tal modo sono costantemente Uniti a Me, e mi adorano con il loro intenso amore, concedo l’Unione dell’Intelletto, grazie alla quale giungono a Me.
(11) Per pura compassione d’amore verso costoro, dimorando in essi e mantenendomi nella loro Natura virile, disperdo le tenebre che sorgono dall’ignoranza, mediante la luminosa torcia della Conoscenza reciproca, che elimina ogni separazione e di dà il potere di tramutare nel Dio.
Arjuna disse:
(12) Tu sei il sommo Brahman, il Daimon, supremo rifugio e dimora, l’estremo purificatore. O bhagvan, Tu sei l’Eterno e Divino Animo cosciente, la Divinità Primordiale, il Non- Nato, la Bellezza onnipervadente, l’Onnipresente.
(13)(14) In questo modi ti celebrano tutti i saggi: Narada il divino veggente, Asita, Devala, e Vyasa, che ti dicono tale quale tu stesso Ti dici. Io penso vero tutto ciò che tu affermi, o Kesava; né gli Dei né i Demoni conoscono la tua manifestazione.
(15) In verità, Tu conosci te stesso per mediante te stesso, Essere Supremo, Supremo Individuo, fonte originarie degli esseri esistenti, Signore delle creature, Dio degli Dei, Signore dell’Universo.
(16) Svela in Me, senza nulla tralasciare, le Divine Potenze del Tuo manifestarti divino; quelle con cui penetri i mondi in cui dimori, e vai oltre.
(17) Come, nella meditazione costante, conoscere in Te l’Amante? In queli aspetti vuoi essere pensato da me?
(18) Esprimi in me la Tua Unione potente. Manifestati completamente, o Janardana, e versa la Tua Parola nel mio Intelletto, come un Nettare di Immortalità.
Il Signore Beato rispose:
(19) Ora ti esporrò le mie manifestazioni divine, ma solo quelle fondamentali, poiché in verità non vi è alcun limite alla molteplice estensione del mio splendore.
(20) lo sono, o Gudakesa, il Sé che risiede nel cuore e nell'intimo di tutti gli esseri; Io sono il principio, il mezzo, e la fine di tutto ciò che esiste.
(21) Degli Adityah, o Dei Vedici, io sono Vishnu, delle Luci sono il raggio radiante del sole; dei marutah o Venti sono Marici, e fra i corpi celesti la Luna.
(22) Fra i Veda sono il Sama-Veda; fra gli dei Indra Vasava; dei sensi sono la Mente sensoria e la materia psichica, o senso interiore, che sintetizza le sensazioni e le trasmuta in percezioni. Negli esseri viventi ed oggettivati, Io sono la Coscienza.
(23) Degli Dei Rudrah vedici, io sono Samkara Shiva; degli Yaksah e dei Raksasah, o esseri del Mondo Vitale, sono Kubera. Fra i Vasu io sono il Fuoco Agni, il purificatore, e sono Meru fra le montagne.
(24) Dei preti familiari, o Partha, sono il capo Brihaspati, e sono Skanda, Dio della guerra e dell’eros intervirile, fra i condottieri. Fra le Acque sono l'Oceano.
(25) Sono Bhrigu fra i grandi Rishi veggenti, e fra le vibrazioni sonore articolate sono la sillaba AUM. Fra le Preghiere sono il sussurro del Japa Mantra, e fra le cose irremovibiili l’Himalaya.
(26) Di tutti gli alberi sono l'Asvattha, il Ficus Religiosa, e sono Narada fra divini veggenti. fra i Gandharvah o musicisti divini sono Citraratha, e fra i perfetti realizzati sono il saggio Kapila, fondatore del Sankhya.
(27) Dei corsieri, sono il cavallo Ucchaisravah, quello nato dal nettare dell’immortalità oceanica, e sono Airavata fra i nobili elefanti. Fra gli uomini io sono il Re.
(28) Delle armi io sono il Vajra folgorante e il fulmine; fra le vacche Kamaduh Surabhi, la vacca dell'abbondanza. Sono il Dio dell’Amore Kandarpa, fra quelli che copulano, e fra i serpenti sono il regale Vasuki.
(29) Dei leggendari Cobra Nagah, io sono Ananta; degli spiriti delle Acque che abitano nel mare Varuna. Fra i Mani e gli avi trapassati sono Aryaman, Signore del Sacrificio, e, fra coloro che governano l’Ordine io sono Yama, Signore della Morte e dell’Armonia.
(30) Dei figli di Diti, i Titani Asura, sono Prahlada, fra gli oppressori sono il Tempo, fra le bestie selvagge il Leone, e fra gli uccelli Garuda, figlio di Vinata e veicolo di Vishnu.
(31) Dei purificatori sono il Vento, fra i guerrieri armati io sono Rama, e il coccodrillo fra gli abitanti delle Acque? Fra i fiumi io sono il Gange.
(32) Delle creazioni io sono il Principio e la Fine, ed anche il punto di mezzo, o Arjuna. Fra le scienze sono quella del Sé daimonico, e sono la dialettica dell’oratore. Dell’argomentare logico, Io sono la conclusione finale.
(33) Delle lettere sono la A; delle regole grammaticali quella delle parole composte: il dvandva. Io sono anche il Tempo inesauribile ed immortale; sono il creatore Brahma, che guarda e vede in tutte le direzioni.
(34) lo sono la morte che tutto divora, e la nascita delle cose destinate ad essere. Fra le Parole creative e ricettive, io sono la Gloria, la Bellezza, la Dignità, la Prosperità, l’Eloquio, la Memoria, l'Intelligenza, la Costanza, la Pazienza.
(35) Fra gli inni del Sama Veda Io sono il vasto Brihatsaman di Indra, dei metri poetici sono il Gayatri, dei mesi Margasirsa, Novembre-Dicembre, e delle stagioni quella dei fiori: la Primavera.
(36-37) Degli ingannatori e dei giocatori sono l'inganno stesso e lo spirito del rischio, la gloria dei gloriosi, e lo splendore di ciò che è splendido. Sono la risolutezza, lo spirito d’iniziativa, e la Vittoria. Sono la forza e l’avventura del forte, e la bontà in quelli che sono buoni. Dei Vrishni io sono Vasudeva, e Te, Arjuna, fra i Pandavah. Fra i saggi io sono Vyasa, e dei poeti il saggio Usana.
(38) Sono lo scettro dei sovrani, il bastone di quelli chepuniscono, e la saggezza politica di chi vuole vincere. Fra i Misteri, Io sono il silenzioso segreto, e sono la Conoscenza di coloro che sanno.
(39) Io sono anche il Seme e lo Sperma di tutti gli esistenti, queli essi siano; proprio quello sono Io, o Arjuna, poiché nulla di animato od inanimato può esistere senza di Me.
(40) Le mie divine manifestazioni, le Vibhuti, sono senza fine, e ti ho esposto in modo diretto, solo l’estendersi esemplare e manifesto della Mia Gloria Infinita.
(41) Tutto ciò che esiste di Splendido, di bello, di glorioso, di potente, sappi che ha avuto origine da una particella del Mio splendore seminale: la mia gloriosa potenza.
(42) Che bisogno potresti mai avere tu, o Arjuna, di una simile conoscenza molteplice? Ricorda che solo con una parte di Me stesso Io penetro e sostengo l’intero Universo, e che in Esso ed oltre ad Esso, Io dimoro
Capitolo undicesimo
La Visione della Forma Cosmica
dello Spirito Universale.
Visvarupadarsana Yoga
Arjuna disse:
(1) Il Tuo discorso sul Sé ha cancellato dal mio spirito ogni traccia di confusione. La tua Bontà mi ha rivelato il sublime segreto di ciò che è chiamato il Principio del Sé, o Adhy- Atma; le tue parole hanno dissipato ogni mia incertezza e smarrimento.
(2) Ti ho ascoltato parlare della nascita e della dissoluzione degli esseri, e della Tua imperitura grandezza, o tu dagli occhi simili ai petali del Loto.
(3)(4) Se questa visione è per me possibile, mostrati ora nella Tua Forma Suprema, nel Tuo Sé imperituro diSignore e Maestro delle Unioni.
Il Signore beato rispose:
(5)(6)(7) Osserva dunque, o Partha, le centinaia, le migliaia di forme divine diverse che Io rivesto: dissimili per natura, forma e colore. Guarda gli Dei Adityah, i Vasu, i Rudrah, gli Asvini ed anche i Marutah; guarda le molte meraviglie dell’intero Universo, con tutto ciò che contiene di animato ed inanimato: eccolo qui unificato nel Mio corpo, con ogni altra cosa che tu voglia vedere.
(8) Ma tu non puoi vedermi con l’occhio della tua condizione umana; ricevi dunque la Visione dell’Occhio divino, e contempla la l’Unione Suprema della Mia divina Potenza.
Samjaya dice:
(9)(10)(11) Avendo detto questo, o re, il Grande Signore dello Yoga, Hari, mostrò ad Arjuna la divina forma suprema, dalle molte bocche e dai molti occhi, dalle prodigiose visioni, con divini ornamenti, e molte armi divine levate in alto; con ghirlande, vesti,profumi ed unguenti, divini fatta di infiniti portenti, e sfolgorante, con il volto diretto ovunque.
(12)(13)(14) Se la luce di mille soli sorgesse simultaneamente nel cielo, sarebbe simile allo splendore di quest’Essere Supremo. Allora Arjuna vide l’intero Cosmo molteplice, unito nel corpo del Dio degli Dei. In preda allo Stupore, con i capelli ritti, chinando il capo dinanzi al Dio egli disse:
Arjuna disse:
(15) Nel tuo corpo divino vedo tutti gli Dei e la moltitudine dei vari esseri: Brahma, il Dio Creatore, seduto sul fiore di loto, e tutti i Veggenti ed i Nagah, i serpenti celesti.
(16) Da ogni parte vedo la tua forma infinita, con innumerevoli braccia, ventri ed occhi. Ti contemplo come Signore dell’Universo, ed in Te non vedo né principio né fine, né parte di mezzo.
(17) Ti vedo portar la corona, armato di mazza e di disco, come una massa di luce occulta e splendente, che non ti svela. Tu rechi ovunque lo splendore d’un fuoco incomparabile, simile al sole fulgente.
(18) Tu sei l’immutabile imperituro, il supremo oggetto di comprensione conoscitiva. Tu sei l’estremo rifugio di questo Universo, il Guardiano del Dharma eterno, che non viene mai meno. Tu sei per me l’Animo Primigenio.
(19) lo ti contemplo, o Potere infinito, senza principio, né mezzo, né fine. Tu dalle innumerevoli braccia, hai per occhi il Sole e la Luna. Vedo nella tua bocca incandescente il fuoco del sacrificio e la tua energia si espande col Tuo splendore, avvampando in tutto questo Universo.
(20)(21) Tu, o Sé prodigioso e terribile, riempi con la tua forma lo spazio fra terra e Cielo, scuotendo e turbando i Tre Mondi. In te penetra e da te esce, esaltandoti, la schiera degli Dei, dei Mondi, e degli Uomini.
(22) I Rudrah, gli Adityah, i Vasavah, i Sadhyah, i Visve, gli Asvini, i Marutah, i Mani che assorbono la fragranza delle vivande, e le schiere dei Gandharvah, degli Yaksah, degli Asurah e dei Siddhah, ti guardano tutti; vinti dallo stupore.
(23)(24)(25) Al vedere la tua enorme figura dalleinnumerevoli bocche dentate e dai molti occhi, braccia, cosce, piedi, e ventri, i mondi sono scossi; ed io pure non trovo piú né saldezza d'animo né pace, o Vishnu. Alla vista di questa distruzione universale che tutti inghiotte mi disoriento e resto senza rifugio. Siimi benevolo, Signore dei Mondi.
(26)(27)(28)(29) Gli eroi del mondo degli uomini e i Signori ed i Re della terra, i figli di Dhrtarastra, Bhisma, Drona, Karna, e noi con essi ci precipitiamo nelle Tue bocche fiammeggianti, come falene che si avventano rapide sulla fiamma, volando incontro alla loro estinzione.
(30) Così tutte le creature e le stirpi si gettano nelle tue bocche, per poter morire, e tu divori i mondi e consumi con raggi terrificanti l’intero Universo.
(31) Chi sei tu, e qual’è il tuo operare, in questa Forma che ispira il Terrore?
Il Signore Beato risponde:
(32)(33) lo sono il Tempo, distruttore di Mondi, divenuto maturo, ed impegnato quaggiù nello sterminio di questi popoli e di queste stirpi. Essi vogliono morire, ed Io dò loro la morte. Io li ho già uccisi tutti, tu sii il semplice strumento della loro morte, o Mio nobile e sinistro arciere.
(34) Distruggi i tuoi avversari e combatti senza alcuna afflizione. Uccidi Drona, Bhisma, Jayadratha, Karna e tutti gli altri grandi guerrieri che in realtà Io ho già ucciso. Non temere e combatti, perché, nella battaglia, vincerai i tuoi nemici.
Satkiaya disse:
(35) Udendo questo discorso di Krsna, Arjuna rendendo omaggio, disse a Krsna con voce piegata e resa fioca dalla paura:
Arjuna disse:
(36)(37) A ragione, o Hrsikesa, il mondo trova piacere nel glorificarti. I Raksamsi terrorizzati fuggono in tutte le direzioni e le schiere dei compiuti ti adorano. Come non rendere omaggio a Te, Sommo Spirito Creatore, che sei più venerando di Brahma? O Infinito Signore degli Dei, rifugio del mondo! Tu sei l'essere ed il non-essere, ed anche tutto ciò che è al di là delle parole.
(38)(39)(40) Tu sei il primo degli Dei, la persona originaria, la suprema dimora del Tutto. Tu sei il conoscitore e ciò che deve essere conosciuto, e sei il Fine Supremo da cui tutto deriva. Tu sei Vayu,il Vento, e Yama, il dio della distruzione; sei Agni,il fuoco, Varuna, il dio del mare, Sasanka, la luna. Tu sei Prajapati, il Signore di tutte le cose. Mille volte e in ogni direzione Salute a Te.
(41)42)(43)(44)(45)(46) Spesso ti ho detto “Compagno ed Amico” e ti ho trattato in modo scherzoso e sconveniente, per amore ed ignorando chi Tu realmente fossi. Di ciò ti chiedo perdono, o Immenso. Tu sei il signore della quiete e del dinamismo, l’oggetto di culto, il maestro venerando, e nulla ti uguaglia o ti supera. Sopportami perciò come un padre il figlio, come l'amico l'amico, o come l'amante l'amata. Io ho visto ciò che prima nessuno ha mai veduto, e il mio animo è stato scosso dal terrore. Mostrami la tua forma usuale, e siimi benevolo, o Rifugio del Mondo. Assumi la tua forma, Tu che possiedi tutte le forme.
Il Signore Beato rispose:
(47) Per mia grazia e per mezzo del mio Potere, ti è stato concesso di vedere la mia Forma suprema, o Arjuna, la Forma di luce integrale, universale ed infinita, originaria, nella quale non sono stato mai visto da altri che da te.
(48) Non per mezzo dei Veda, né dei sacrifici, non con lo studio, le offerte, i riti, né attraverso dure ascesi posso essere visto in questa forma, nel mondo degli uomini da altri che da Te, o eroe illustre dei Kuruidi.
(49) Non angosciarti e non temere,nel vedere questo mio aspetto terrifico. Libero da paura, contento nel cuore, osserva di nuovo il Mio aspetto universale.
Samjaya disse:
(50) Cosí Vasudeva avendo parlato ad Arjuna, si mostrò ancora una volta. E dopo aver di nuovo assunto il suo aspetto pacifico la Grande Coscienza lo rincuorò.
Arjuna disse:
(51) Vedendo questa tua quieta forma umana, o Janardana, sono rientrato in possesso della ragione e ritorno alla mia natura.
Il Signore beato disse:
(52) Tu hai visto questo mio aspetto difficile da sopportare, questa sembianza che gli dei bramano continuamente di contemplare.
(53)(54) Io non posso essere visto, quale tu ora m’hai visto, né per mezzo dei Veda, né con penitenze, o sacrifici. Ma, per mezzo d’un amore devoto ed immutabile, io posso essere visto e compreso in questo aspetto, o Arjuna.
(55) Colui che agisce in Me, che mi assume come Supremo Scopo, che è un ammante devoto, libero da ossessioni e da ogni inimicizia verso le creature, viene a Me.
Capitolo Dodicesimo.
La fiducia nel Dio individuale
"Lo Yoga della devozione"
Bhakti Yoga
Arjuna disse:
(1) Fra quegli amanti devoti che, animati dalla dedizione, Ti onorano, e quelli che venerano l'Imperituro e l'Immanifestato, quali hanno la maggiore conoscenza dell’Unione, o Yoga?
Il Signore Beato rispose:
(2) Coloro che in Me fissano il proprio Spirito e la Mente, e che sviluppando una fiducia completa, mi amano in un amplesso costante, questi Io li considero i Perfetti Amanti, Signori della completa Unione.
(3)(4) Coloro che controllando l’intero insieme dei sensi onorano l'Imperituro, indeterminabile, non manifestato, onnipresente ed impensabile, immutabile, immobile, permanente, e che in tutte le condizioni conservano un costante equilibrio spirituale, mi raggiungono trovando piacere nella felicità di tutti gli esseri.
(5) L'ostacolo per coloro che hanno lo spirito dedito al Nonmanifesto è maggiore, perché per degli esseri incarnati il loro fine è difficile da raggiungere.
(6)(7) Ma quelli che ripongono in Me le loro opere, e che assumendomi come scopo supremo mi amano, e meditano su di Me in un’unione completa, con lo Spirito-Coscienza stabilmente fissato in Me, questi Io li libero e li salvo senza indugio, dall’oceano dell’esistenza mortale.
(8) Solo in Me fissa Manas, la tua mente, solo in Me Buddhi, la tua intelligenza; allora, senza alcun dubbio, dimorerai in me.
(9)(10) Se non sai ancora fissare su di Me stabilmente la sostanza mentale del pensiero, cerca di raggiungermi mediante un’unione reale e perseverante. Se non sei capace di questa pratica regolare, assumi come supremo scopo il compiere le Mie opere, e sii colui per cui esse rppresentano il culmine, poiché compiendole per amore, e con amore, raggiungerai comunque i Poteri della Completezza.
(11) Se anche questo ricorso all’Unione è superiore alle tue forze, allora rinuncia ai risultati delle opere, agisci completamente padrone di te stesso, o consapevole della tua Natura Spirituale.
(12) Migliore è dunque la conoscenza, che non la pratica della concentrazione; la meditazione supera la conoscenza, e la rinuncia al frutto dell’azione è superiore alla meditazione. Alla rinuncia segue immediatamente la pace.
(13)(14)(15)(16) Non percepire odio verso nessun essere vivente, non nutrire inimicizia, e sii compassionevole, equanime, paziente, padrone di te stesso, saldo nelle tue risoluzioni, e consacrato a Me, come Amante ed Attore. Libero dal turbamento, dal risentimento, dal timore, dall’ansietà, non spettarti nulla, e sii puro ed abile: stabilito sopra ogni cosa, e sciolto da ogni iniziativa delle Ego Personalità Parassite.
(17)(18)(19)(20) Non odiare, non desiderare e non compiangere, non preferire o rigettare alcunché, ma, rinunciando sia al Bene che al Male, all’onore e all’infamia, libero da attaccamenti, rallegrati e sii pieno d’amore nell’agire. Segui il Dharma dell’Immortalità, e fai di Me il tuo Fine Supremo.
Capitolo tredicesimo
Natura ed Animo.
"Lo Yoga della distinzione fra il campo
e il conoscitore del campo".
Ksetraksetrajnavibha Yoga
Arjuna dice:
La Natura ed Animo che ne gode, Prakriti e Purusha, il Campo ed il Conoscitore del Campo, Conoscenza ed Oggetto di Conoscenza: ecco ciò che vorrei comprendere.
Il Signore beato risponde:
(1) Il Corpo è detto il Campo o Natura: Colui che lo conosce viene chiamato , da coloro che sanno, il Daimon o Brahman; il Purusha o Conoscitore del Campo.
(2) Sappi che in tutti i Campi, Corpi e Nature, Io sono il Conoscitore. La Gnosi che abbraccia simultaneamente Natura Corporea ed Animo, Campo e Conoscitore del Campo, è la vera Conoscenza
(3)(4) Ora ti dirò brevemente ciò che il Campo rappresenta, la sua natura, la sua origine, e le sue trasmutazioni; e quali siano i Poteri del Conoscitore del Campo ed il suo influsso. La sua Totalità o Natura, è il campo d’azione dello Spirito incarnato in Te: il Campo di cui questo spirito prende coscienza conoscitiva.Esso è stato espresso in vario modo dai saggi, in mpolti inni ed aforismi sull'Assoluto.
(5)(6) Gli Elementi grossolani, il Senso di sé, la Capacità discriminante. I 5 grandi Elementi: Terra, Acqua, Aria,Fuoco ed Etere. Il non-manifestato. Gli Undici sensi: cinque di percezione e cinque d’azione, più la realtà psichica della mente. Ed inoltre, i cinque nutrimenti oggettivi dei sensi: Coscienza, Unione, Persistenza, Desiderio-Avversione, Piacere-Dolore. Così è descrivibile in breve il Campo, con le sue variazioni.
(7)(8)(9)(10)(11) Il fatto di non darsi troppa importanza, l'essere totalmente liberi dalla fraudolenza, il non far male a nessuno, la tolleranza, la rettitudine, l'onore reso al Maestro, la purezza, la fermezza, il controllo di sé, l'indifferenza per gli oggetti dei sensi, il non egocentrismo; la percezione del male inerente alla nascita, alla morte, alla vecchiaia, alla malattia, al dolore, il non-attaccamento affettivo, un equilibrio spirituale che non si smentisce mai, sia negli eventi desiderati che in quelli non-desiderati, una devozione incrollabile in Me, il dimorare in luoghi lontani dalla folla, la costante conoscenza del Sé originario, l'intuitoconcretamente conoscitivo della verità, questo èquanto io dichiaro essere la Vera Gnosi, tutto ciò che se ne distanzia è Ignoranza.
(12) Ti descriverò l’oggetto della Conoscenza, per il cui tramite si gode dell’immortalità: il Supremo Brahman senza principio, che non si può chiamare né Essere, né Non Essere.
(13) Dappertutto sono le sue mani ed i suoi piedi; dovunque i suoi occhi, le sue teste, ed i suoi volti. Egli risiede nel mondo, tutto avvolgendo.
(14) Pur senza possedere gli organi di percezione e d’azione, appare in tutte le funzioni dei sensi. Pur senza attaccamento per le cose, sostiene ogni cosa, e, non avendo qualità naturali, gode di tutte le possibili qualità.
(15) All’esterno e nell’intimo di tutti gli esseri, si muove senza muoversi. Troppo sottile per essere percepito o conosciuto, è lontano e vicino ad un tempo.
(16) Indiviso, sembra tuttavia diviso fra gli esseri in cui risiede; sotiene le creature, le distrugge e le assorbe, e poi ciclicamente, le ricrea.
(17) Luce dei corpi luminosi, lo si dice oltre le Tenebre, ed è sia la conoscenza l'oggetto della conoscenza, e il suo fine. Egli ha sede nel cuore d’ ogni essere esistente.
(18) Così abbiamo detto brevemente del campo, della conoscenza, e dell'oggetto della conoscenza. Quando chi mi ama comprende tutto questo, raggiunge la Mia stessa natura soggettiva; Lo stato d’Essere adatto alla Mia Realtà.
(19)(20) Sappi che Natura ed Animo, Prakriti e Purusha, sono entrambe senza Principio; sappi che anche le variazioni e le qualità del Campo hanno origine nella Natura. Natura è l’origine e la ragion d’essere della Causa, dell’Effetto, e del senso d’Agire. Animo è detto l’origine dell’esperienza, o stato di colui che agisce, nel piacere come nel dolore.
(21) L'animo impegnato nella natura, gode delle qualità e delle sorti che nascono in quella. L’attaccamento a queste qualità è la causa delle nascite dell’anima umana in matrici favorevoli o sfavorevoli.
(22) Testimone del gioco della natura, Colui che è consenziente al gioco, che lo sostiene e ne gode l’esperienza, come Signore onnipotente e Supremo Sé, è detto anche l’Animo Supremo che risiede come Persona nel Corpo.
(23) Colui che cosí conosce l’Animo e la Corporeità, il Purusa e la Prakriti, con le sue qualità complessive ed i modi d’azione, in qualunque modo egli viva ed agisca, non rinascerà.
(24) Alcuni intuiscono il Sé nel sé, per mezzo del sé, con la meditazione; altri per mezzo dello yoga della conoscenza; certi poi, attraverso la via delle opere.
(25) Altri, che nulla sanno di ciò, per averne udito, ed utilmente compreso, compiono le azioni rituali valide all’Unione. Essendo stati fedeli a ciò che hanno sentito ed inteso, Costoro superano la morte.
(26) Sappi che ogni essere, sia esso animato od inanimato, nasce dall’Unione del Campo con il Conoscitore del Campo
(27) Senza estinguersi quando essi si estinguono, il Supremo Signore risiede ugualmente in tutti gli esseri. Chi così vede, vede realmente. Infatti,
(28)vedendo ovunque la stabile Presenza del Signore, con il suo Io contingente e con gli Ego non fa torto all’autentico Sé, e giunge quindi al suo supremo Destino.
(29) Colui che vede la Natura costantemente in azione, ed il Sé che non agisce, vede veramente.
(30) Quando egli scorge che le condizioni ed il divenire degli esseri individuali riposano sull’Uno, e che da Quello si attua la sua propria espansione, allora diviene il Daimon, o Brahman.
(31) Anche se questo Supremo Sé o Io Essenziale, imperituro e senza né principio né qualità, risiede nel corpo, esso non agisce, e nulla lo turba o lo sporca.
(32) Come l'etere che tutto pervade, resta intonso a causa della sua sottigliezza, così nulla colpisce od imbratta il Sé, presente in ogni corpo.
(33) Come un unico sole rischiara e rende visibile il mondo, così il Signore del Campo illumina la visione dell’intera Natura e dei Corpi.
(34) Coloro che mediante l’occhio della Gnosi, intuiscono la distinzione fra Natura ed Animo, fra Campo e Conoscitore del Campo, e sanno liberarsi della Brama di Divenire propria alla Natura inferiore, raggiungono il Supremo.
Capitolo quattordicesimo
Oltre i Guna o Qualità Essenziali.
"Lo Yoga della differenziazione dei tre guna".
Gunatrayavibhaga Yoga
il Signore beato disse:
(1) T’Insegnero Ora la Gnosi Suprema,la più alta fra le comprensioni; quella il cui possesso conduceil sapiente da qui, nei legami dll'ignoranza tenebrosa, alla luce dei poteri supremi.
(2) Profittando di questa conoscenza, hanno acquisito una natura simile alla Mia; nei giorni della creazione, al principio di un nuovo cielo di manifestazïone, essi non rinascono più e la dissoluzione finale non li tocca.
(3) L'lmmortalità non è la semplice sopravvivenza individuale dopo la morte deI corpo; tutti gli esseri sono immortali in questo senso, poichè solo le forme periscono. Il grande Brahma è la mia matrice; in lui io getto il mio seme e da esso procede l'origine di tutte le cose, o Bharata.
(4) Gli Io Essenziali che non giungono alla liberazione vivono durante i cicli che si succedono l'uno all’altro, e rimangono ripiegate o nascoste in Brahman nei periodi di dissoluzione dei mondi manifestati, per rinascere all'apparire ciclico di un nuovo cielo. L' lmmortalità è diversa dalla sopravvivenza dopo la morte e dal ritorno continuo alla nascita.
(5) L'immortalità è lo stato supremo in cui lo Spirito si riconosce superiore alla morte e alla nascita, non condizionato dalla natura della manifèstazione, infinito, eterno, immortale, che non subisce l'influsso del corpo che riveste, né delle forme e dei poteri cosmici che assume senza posa, perché esiste costantemente nella conoscenza di Sè, come senza Principio né Fine. Essere liberato ed immortale significa vivere nell'essere eterno e cosciente dell'Anima Suprema. Il Vasto Brahman o Anima Cosmica è la mia matrice; in Lui depongo il germe embrionale da cui nascono gli esseri. Dei corpi che prendono nascita in tutte le matrici, Brahman è l'Immensa matrice; ed Io sono il Padre che fornisce lo sperma ed il seme.
(5) Sattva o Equilibrio armonico, Rajas o Attività passionale, Tamas o Inerzia torpida ed oscurante, sono le qualità essenziali: i Guna che nascono dalla natura e che mantengono l’ anima imperitura che abita il corpo, legata ad esso.
(6) Sattva, mediante la purezza della sua natura, dà splendore ed armonia; esso vincola l'animo unendolo alla felicità ed alla conoscenza.
(7) Rajas ha la natura della Passione, ed è all'origine della cupidigia e deIl’attaccamento; Esso lega solidamente l’anima di chi si è incarnato, incatenandola all'azione.
(8) Tamas, nato dall' ignoranza e capace d’illudere tutti gli esseri corporei, fa smarrire tutte le anime incamate, e Iega l’anima mediante la negligenza, l'indolenza, ed il sonno.
(9) Sattva incatena l'anima alla felicità, Rajas all' azione, Tamas vela dapprima la conoscenza, per poi incatenare l’anima alla negligenza.
(10) Talvolta è Sattva che si sovraimpone, dominando Rajas e Tamas, oppure è Rajas che domina Sattva e Tamas, o ancora, è Tamas che sovrasta Sattva e Rajas.
(11) Quando da tutte le porte del corpo irradia la Iuce della conoscenza, si puo capire che Sattva è dominante. L'intelligenza sveglia e illuminata, i sensi vividi, la mente soddisfittta, l'essere vitale calmo, pieno di luce e di gioia; Conoscenza, Armonia, Piacere eFelicità sono le risultanti caratteristiche di Sattva.
(12) La Cupidigia, l’Avidità, il Bisogno di agire, l'Impulso all' azione ed il Desiderio nascono quando Rajas predomina. La forza di desiderio è il movente comune a tutte le iniziative personali d'azione; a qualsiasi moto naturale, agitazione, impulso, ricerca, che spinga ad agire. Rajas è la forza cinetica che causa la trasmutazione dei modi della natura.
(13) L'oscurità, La mancanza di Luce spirituale, l'immobilismo, la negligenza ed anche la confusione e lo smarrimento psichico, sono gli effetti di un predominio Tamasico Tamas è opposto a Sattva ed a Rajas; come mancanza di luce ed Inerzia d'azione.
(14) Se l’anima incarnata che ha rivestito un corpo e lo sostiene, giunge alla dissoluzione del corpo quando Sattva predomina, passa nel mondo immacolato di coloro che conoscono il Supremo .
(15) La morte fisica, è una disintegrazione della forma di materia che, identificata nell'ignoranza, si dissolve nei suoi elementi naturali. L'anima che sostiene il corpo, persiste, e, dopo un intervaIlo, riprende in un nuovo corpo, formato da questi elementi, il cielo delle nascite; nello stesso modo in cui l’Essere Universale riprende, senzafine, i Cicli Cosmici. Se arriva alla dissoluzione quando predomina Rajas, essa rinasce fra coloro che sono vincolati all'azione, e se si dissolve quando Tamas prevale, rinasce in una matrice smarrita, semi-cosciente od incosciente.
(16)È detto che il frutto dell'azione giusta e ben fatta è puro e sattvico, mentre il frutto passionale di Rajas è il dolore e quello di Tamas la tenebra mentale e psichica, e l’ignoranza.
(17) Da Sattva procede la conoscenza, da Rajas la cupigigia, e da Tamas la negligenza, la confusione, e l'ignoranza.
(18) Coloro che sono stabiliti in Sattva si elevano, i rajasici restano nelle regioni intermedie, ed i tamasici, che subiscono l'effetto confusionale del guna più basso, sprofondano.
(19) Quando il veggente percepisce che sono i Guna ad agire, e conosce Quello che li sovrasta, perviene alla Mia Natura.
(20) Quando l’anima incarnata si eleva sopra i tre Guna nati dall' incarnazione, si libera dalla nascita e dalla morte, dalla vecchiaia e dal dolore, e gioisce allora dell'immortalità.
Arjuna chiede:
(21) Da quali note è determinato colui che si è levato al di sopra dei tre Guna, o Signore? Qual’è la sua condotta? E come riesce a superare i tre Guna?
Il Signore Beato risponde:
(22)(23)(24)(25) Colui che per l'illuminazione di Sattva, l'impulso all'azione di Rajas e lo smarrimento di Tamas non prova né avversione quando si presentano, né desiderio quando se ne vanno; colui che sa che solo i Guna agiscono, e si mantiene separato senza esserne turbato, come se fosse stabilito sopra di essi.Colui che raccolto in sé stesso, immutabile di fronte al piacere o al dolore, considera allo stesso modo la zolla di terra, la pietra e l'oro; che resta impassibile e conserva il proprio equilibrio dirmanzi a ciò che è gradevole o sgradevole, alla lode ed al biasimo, all'onore ed all'obbrobrio, all’amicizia e all'inimicizia; colui che abbandona ogni iniziativa , di esso si dice che si è elevato sopra i Guna.
(26) Colui che senza vacillare, consacra a Me il suo agire in un'unione d’amore, si eleva anche oltre i Guna; egli è pronto a divenire il Daimon: l’Io Essenziale o Brahman.
(27) Perché Io sono in verità la base fondamentale e la dimora del Brahman immortale ed immutabile, dell’eternoDharma, della completa felicità e della beatitudine assoluta.
Capitolo quindicesimo
I Tre Animi o Purusha
"Lo Yoga della Somma Persona"
Purusottama Yoga
Il Signore Beato disse:
(1) Asvattham, Il Ficus Religiosa o Pipal, che ha in alto le radici ed il Supremo, e in basso i rami ed il Mondo manifesto, è detto imperituro. "Le sue foglie sono il ritmo degli Inni vedici. Coiui che lo conosce, conosce il Veda.
(2) l suoi rami, nutriti dalle modalità esistenziali dei guna, si stendono in basso ed in alto; l'oggetto dei sensi è il suo germogliare; le sue radici si prolungano, legate alle azioni, nel mondo degii uomini.
(3)(4) Non è qui possibile scoprire la sua base, la sua forma, il suo principio o la sua fine. Abbatti l'albero ashvatta dalle robuste radici con l'ascia dei distacco, e cerca il livello da cui non si rinasce più sulla terra; Di: lo Cerco solo l'Animo primigenio, da cui è partito il primo impulso cosmico all'azione.
(5) Coloro che senza orgoglio o smarrimento spirituale vincono l'attaccamento, e si liberano dal dualismo piaceredolore, sembre assorbiti nel Sé Originario, abbandonano il desiderare e si stabiliscono fermamente in Me: nell'Eterno soggiorno"
(6) Questo luogo non riceve la Luce del Sole e della Luna o deI fuoco; esso è la Mia suprema dimora e coloro che la raggiungono non rinascono più sulla terra"
(7) Un eterno frammento di Me stesso diviene la realtà della creatura vivente, o anima individuale nel mondo degli individui spirituaIi. Esso attira a sé, nel momento di formare la personalità psichica, dal riposo della Natura, i cinque sensi e la mente sensoria. Ogni Anima Individuale è, nella sua reahà spirituale, lo stesso Divino, per quanto piccola possa essere la sua attuale manifestazione nella Natura. Ogni spirito manifestato, ogni elemento della molteplicità, è un Individuo eterno: un eterno potere non nato ed immortale dell'unica Esistenza.
(8) Quando il Signore Ishvara assume un corpo, o quando l'abbandona, porta con sé i sensi e la mente, simile al vento che porta via i profumi dal luogo dove stavano. L'individuo eterno è il Divino stesso: Ishvara esiste eternamente in noi quale anima immortale. E' Lui che riveste il corpo ed esce da quest’effimera cornice, abbandonandola alla dissoluzione naturale. Vedi questa Identità fra Te ed Ishvara, e non disprezzare il Divino che dimora nel corpo umano. Lo spirito individuale è infinito e quando l'animo si eleva sopra le molte manifestazioni dell'ignoranza, si riveste della sua natura divina, di cui l'umanità non è che un velo temporaneo; una espressione parziale ed incompleta.
(9) Esso si serve dell'orecchio, dell'occhio, degli organi del tatto, del gusto e dell'odorato, ed anche della mente sensoria, per godere degli oggetti sensibili.
(10) Coloro che si sono smarriti nelle apparenze formali, non lo vedono quando se ne va, né quando resta, o quando gode; prendendo piacere od interesse nel possedere i Guna. Ma quelli che hanno l'occhio della conoscenza aperto, lo vedono.
(11) Gli Amanti che si tendono in uno sforzo d'unione, lo vedono come avente sede in loro stessi, ma gli ignoranti ed i poco intelligenti, il cui Sèo Io essenziale non è ancora attivato, per qnanto si sforzino, non riescono a percepirlo.
(12) La Luce che irradia dal Sole ed illumina tutto il mondo, quella della Luna e deI fuoco, sono tutte il Mio splendore.
(13) Penetrando la terra, sostengo gli esseri con la mia energia spermatica e, divenuto il Soma, la cui forma è la linfa, Io nutro le piante.
(14) Divenuto il fuoco della vita, penetro il corpo degli esseri che respirano e sono dotati di respiro e, unendomi al loro soffio vitale, Prana ed Apana, digerisco le quattro specie di alimenti: che si masticano, che si succhiano, che si leccano, e che si bevono.
(15) Io dimoro nel cuore di tutto; da me nascono la memoria e la conoscenza, ed anche il ragionamento. In verità sono Io, Colui che tutti i Veda devono far conoscere; Io sono Quello che conosce i Veda, e sono l'autore dei Vedanta.
(16) Vi sono due Animi nel mondo: Kshara, il Mutevole, soggetto a cambiamento, ed Akshara, l'Immutabile, sopra ogni mutazione. Kshara è l'Anima Collettiva di tutti gli esseri. Ciò che si trova imperturbabile, sopra e nel mezzo, è L'Animo Individuato: Akshara.
(17) Ma esiste un più elevato, e diverso Animo, chiamato il Supremo Sè: o Param-Atman. Egli è il Signore immutabiIe che penetra i Tre Mondi, e li sostiene.
(18) Poichè io sono oltre lo Kshara e l'Akshara e a questo superiore, Mi si glorifica nel mondo con il nome di Anima Suprema, o Purushottama.
(19) Colui che ripresosi dallo smarrimento illusorio, mi riconosce come l'Animo Supremo, z Suprema Individualità, conosce tutto, e Mi ama con l'ardore di tutto il suo essere e con tutti i moti della sua natura interiore, o Bharata.
(20) Ti ho rivelato la più segreta delle dottrine, o Eroe senza
macchia. Chi la conosce diviene un saggio che possiede
l'intelligenza, e la sua opera è compiuta, perché egli fa ciò che doveva fare.
Capitolo Sedicesimo
Deva ed Asura
"Lo Yoga della distinzione
fra le nature divine e le demoniache".
Daivasurasampadvibhaga Yoga
Il Signore Beato disse:
(1)(2)(3) Esistono due Mie manifestazioni creative negli esseri di questo mondo: quella dei Deva e quella degli Asura. Intrepidità, purezza di natura, perseveranza nell'unione conoscitiva, carità, dominio di sè, non violenza, veracità, impassibilità, calma, benevolenza, compassione per tutti gli esseri, assenza di cupidigia, mansuetudine, stabilità, vigore, forza d’animo, nettezza, assenza di cattiveria, sono le caratteristiche di chi nasce con una Natura Devica.
(4)(5)(6) L'ipocrisia, l'arroganza, la presunzione, la collera, la rudezza, l’ignoranza sono caratteristiche della condizione Asurica. La natura devica porta alla liberazione e quella Asurica alla schiavitù spirituale. Tu o Pandava, sei nato per la divina perfezione.
(7)(8) Gli esseri asurici non hanno la conoscenza della via dell'azione, né quella dell'astensione dall'agire; in essi non si trova verità, purezza o fedele osservanza. Essi Dicono che il mondo è privo di realtà, senza fondamento, senza un Signore, venuto all'essere non secondo una giusta connessione causale, ma causato dal desiderio.
(9) Attenendosi a questo punto di vista, si allevano uomini di corto intelletto, dagli atti violenti, che nuocciono a se stessi, e, quali implacabili nemici, portano la distruzione nel mondo.
(10) Abbandonandosi a desideri insaziabili, fraudolenti, pieni d’illusioni, orgoglio, ed arroganza essi conservano pessime inclinazioni ed attuano la corruzione.
(11)(12)(13)(14) Dedicandosi ad una attività affannosa e fuor di misura, che termina solo con la morte, costoro credono che la necessità primaria per l'uomo sia quella di soddisfare i propri desideri, e, convinti che il desiderio sia l'unica realtà di questo mondo, avvinti dalle catene della bramosia, cercano la ricchezza, il potere, e la propria felicità in ogni modo ingiusto ed ignobile, pur di soddisfare le loro infinite ed inesauribili voglie.
(15)(16) "Io sono ricco, di nobile stirpe: chi altro è simile a me? Io farò sacrifici, farò doni e godrò infinitamente": cosí essi credono e dicono, ottenebrati dall'ignoranza. Agitati dai piú diversi pensieri, avviluppati nella rete dell'illusione, impegnati nella soddisfazione dei loro desideri, essi cadono in un cupo inferno.
(17)(18) Infatuati di se stessi, pretenziosi, superbi, orgogliosi della propria ricchezza, costoro compiono ostentatamente dei sacrifici irregolari, che sono tali soltanto di nome. Abbandonandosi all'egocentrismo, alla prepotenza bruta, all'orgoglio, alla lussuria ed all'ira, questi uomini a tutti nemici, detestano Me, che pure risiedo nei loro stessi corpi, quanto in quelli degli altri.
(19)(20) Nel succedersi delle nascite e delle morti, io scaravento ininterrottamente in matrici demoniache questi uomini crudeli, che non fanno che odiare, e che sono i piú vili e malvagi fra gli esseri viventi. Caduti in un grembo asurico, questi uomini dalla mente confusa, vanno di nascita in nascita, alla condizione peggiore e più infima, senza mai potermi raggiungere.
(21)(22) L'inferno ha tre porte attraverso cui l’anima si perde: la voluttà, la collera, e la cupidigia, L'uomo che sa sfuggire a que ste tre porte tenebrose agisce per il bene della propria anima e si dirige verso il destino supremo.
Capitolo diciassettesimo
I tre guna, la Fiducia e le Opere.
"Lo Yoga della triplice fede".
Sraddhatrayavibhaga Yoga
Arjuna disse:
(1) Da dove viene, o Krishna, la volontà concentrata di consacrazione, di coloro che offrono il sacrificio secondo la purezza della loro fiducia, ma rifiutano i precetti delle Sacre Scritture? Dalla bontà di Sattva, dalla passione di Rajas , o dall’ignoranza tenebrosa di Tamas?
Il Signore Beato disse:
(2) La fede negli uomini incarnati è di tre specie. Secondo la natura di ciascuno puo essere sattvica, rajasica oppure tamasica; ascolta bene cio che sto per dire!
(3) Per ciascuno la fede è formata secondo l’essere profondo. L'Animo dell'uomo è fatto di fede: tale è la fede e tale e quale è l'uomo.
(4) CHi uomini sattvici offrono il sacrificio agli Dei; i Rajasici alle Entità del mondo vitale: Yaksha e Rakshasa, ed i Tamasici agli spiriti della Natura, dei 5 Elementi, ed agli Spettri, o fantasmi dei morti in via di disgregazione.
(5)(6) Coloro che si impongono severe austerità sono vanitosi e attaccati al loro senso dell'ego, pieni di desiderio, di passione e di violenza, e, nella loro stupidità maltrattano l'insieme degli elementi che formano il corpo, e Me stesso, che abito nell'intimo del corpo sottile. Sappi che questi uomini sono asurici nelle loro delerminazioni.
(7) Anche il cibo che ognuno preferisce è di tre specie, e cosi pure il sacriticio, la concentrazione della volontà spirituale, ed il dono. Ascolta bene la loro distinzione in classi.
(8) Gli alimenti saporiti, nutrienti, unti, gradevoli, che aumentano la vitalità, la purezza, la forza, la salute, il benessere, la gioia, piacciono agli uomini satlvici.
(9) Gli uomini rajasici amano i cibi amari, acidi, salati, molto caldi, piccanti, aspri ,che bruciano; tutti alimenti che producono dolore, pene e malattie.
(10) Cio che è corrotto, insipido, putrido, fermentato, fatto con rifiuti ed impuro, è il cibo che piace agli uomini tamasici.
(11)Il sacrificio offerto da colui che non si aspetta frutto alcuno e pensa solo a ciò che deve compiere, è un sacrificio sattvico.
(12) Il sacrificio offerto mirando al frutto, o per ostentazione è un sacrificio rajasico.
(13) Il sacrificio offerto senza distribuzione di cibo, senza mantra, senza offerta per l'officiante, è un sacrificio tamasico .
(14) L'omaggio rituale o Puja agli Dei, ai due volte nati, al Guru, ai saggi, la purezza, Ia rettitudine, la castità, la non violenza, costituiscono cio che si chiama ascesi deI corpo.
(15) Un linguaggio che non causi eccitazione o turbamento, che sia veridico, piacevole e salutare, costituisce con la recitazione dei mantram ciò che viene chiamato l'ascesi della Parola.
(16) La Calma serenità della psiche ed il silenzio mentale, l'affabihtà, il dominio di sé, la completa purezza della natura interiore, costituiscono l'ascesi della Mente e dell’Anima.
(17) Questa triplice ascesi, praticata con fede suprema, da uomini in unione con il Sé, che non si curano del frutto ottenibile, viene dichiarata sattvica.
(18)L'Ascesi attuata con ostentazione, per ottenere rispetto, onore e venerazione, o far bella mostra di sé, è rajasica ed è mondana, mutevole ed incostante.
(19) Dell'ascesi che, nata dall’infatuazione per un concetto e una risoluzione errata, viene praticata torturando sé stessi, o con lo scopo di distruggere e di nuocere ad altri, si dice che è tenebrosa e tamasica.
(20) Il Dono tàtto a tempo e luogo, a colui che ne è degno, con il sentimento che esso va fatto non per disobbligarsi, è ritenuto sattvico.
(21) II Dono offerto controvoglia, per disobbligarsi, o con la speranza di riceverne uno più vantaggioso, è di natura rajasica.
(22) Il Dono fatto dagli indegni, in tempo e luogo inopportuno, o in modo offensivo, scortese, o con disprezzo, è tamasico.
(23) AUM TAT SAT è considerato come la triphce rappresentazione del Brahman.Questa formula ha creato i Brahmana, i Veda ed i Sacrifici.
24) Per questa ragione coloro che si rivolgono al Brahman pronunciano la sillaba AUM quando iniziano gli atti di
sacrificio, di carità o d'ascesi . AUM è il simbolo del triplice Brahman: l’Animo-Coscienza volto all'esterno nella veggla, l’Animo-Coscienza volto verso l'intemo nello stato di sogno, e l'Animo Sovracosciente o causale, senza sogni. Ognuna delle lettere A, U, M, indica uno di questi tre principi nell'ordine ascendente, e la sillaba intera esprime il Quarto Stato, Turya, che eleva fino all'Assoluto.
(25) Pronunciando la sillaba TAT, Quello, che indica l'Assoluto, senza preoccuparsi dei frutto, coloro che cercano la liberazione compiono i diversi atti di sacrificio, carità o ascesi.
(26) Si usa la Sillaba SAT nel senso di Realtà effettiva del principio di esistenza universale suprema, e di bontà, o come un'azione degna di elogio.
(27) Riceve il nome di SAT anche la perseveranza nel sacrificio, nell'ascesi e nella carità.
(28) Tutto cio che viene compiuto senza fede, sacrificio, ascesi o carità è detto ASAT, e non rappresenta nulla in questo mondo o nell'altro.
Capitolo diciottesimo
I Guna, la Mente e le Opere.
"Lo Yoga della liberazione attraverso la rinuncia".
Moksasamnyasa Yoga
Arjuna disse:
(1) O Hrsikesa, desidero ora conoscere il vero concetto ed i
vari modi della rinuncia e dell'abbandono.
Il Signore Beato disse:
(2) I Veggenti hanno chiamato Sannyas o Rinuncia l’Abbandono degli atti compiuti sotto la spinta del desiderio, il che comprende anche i sacrifici imposti; i saggi hanno chiamato distacco l'abbandono dei frutti delle opere,
(3) Alcuni Saggi pensano che si debba rinunciare all’azione, come ad un male, altri dicono che non si debbono tralasciare gli atti di sacrificio, carità, ed ascesi, poichè essi purificano l'uomo ponderato, ma che anche questi atti vanno compiuti abbandonando l'attaccamento all'azione ed ai suoi risultati.
(4) Ascolta ora da me, ottimo fra i Bharata, la nozione reale del Sannyas: l'abbandono è stato spiegato come triplice.
(5)(6)(7)(8)(9)(10)(11) Solo colui che compie l'atto perchè esso
deve essere fatto, senza, attaccamento all'azione ed ai suoi frutti, dimostra un distacco sattvico. Gli atti sacrificali del dono e dell'ascesi vanno compiuti perché realizzano la purificazione dei saggi. Non è possibile per chi è incarnato, rinunciare in tutto e per tutto all'operare, ma chi rinuncia al frutto dell'opera, pratica un autentico distacco.
(12) Per quelli che non hanno compiuto la rinuncia, il Frutto dell’azione, una volta che siano morti, è triplice: Sgradevole, Gradevole, o Misto. Non c’è invece alcun frutto, per chi ha rinunciato.
(13)(14)(15) Tutte le azioni, giuste od ingiuste, che l'uomo
intraprende con il corpo, la parola, od il pensiero, procedono da que ste cinque cause:
l. La base dell' azione, o sostegno dell'animo nella Natura, che comprende corpo fisico, vita, e mente. 2. l’Agente. 3.I diversi strumenti e gli organi di sensazione e d'azione. 4.Le diverse forme dello sforzo e la messa in gioco delle energie fisiche e sottiIi. 5.Il Destino o fattore extra-umano, che interviene nello sforzo umano e ne dirige o dispone i frutti, secondo l’ordine degli atti e delle loro conseguenze.
(16) In tal modo, l’uomo dall'intelligenza rozza e dallo spirito perverso o immaturo, che si considera come l'unico autore delle proprie azioni, non scorge la verità.
(17) Ma anche se uccide questi uomini, colui che è libero dal dinamismo egoico, e la cui ragione discriminante non è offuscata, non uccide in realtà, e non è soggetto alle conseguenze della sua azione.
(18) Conoscenza, Oggetto della Conoscenza, e Colui che conosce, formano l'incitamento all'azione. l'Agente, l'Atto e lo Strumento le danno la Coesione, o Sangraha.
(19) Secondo la scienza qualitativa dei Guna, si dice che la conoscenza, l'azione, e l'agente, siano di sole tre specie.
(20) La Conoscenza con cui si vede in tutti gli esseri l'Esistenza Unica, imperitura, indivisibile in seno alla divisione apparente, è di natura sattvica.
(21) La Conoscenza che vede come separate le diverse nature degli esseri, a motivo di questa stessa distinzione passionale è detta rajasica.
(22) Ma quella limitata, che si attacca ad un effetto particolare come se fosse un tutto, incapace di vederne la causa e di afferrarne il significato essenziale, vaconsiderata come ottenebrata o tamasica.
(23) L'azione compiuta senza attaccamento, attrazione o repulsione, da chi non ne desidera o teme i frutti, è detta sattvica.
(24) L’azione compiuta per soddisfare i propri desideri, spinti da egoismo, o che implichi un grande sforzo, è detta rajasica.
(25) L'azione intrapresa nell’accecamento mentale, e sotto il dominio dell’illusione, senza pensare alle proprie reali capacità, o in rapporto alle sue conseguenze nefaste, è detta tamasica.
26) L'Uomo che non blatera sempre di sé, libero da attaccamento, risoluto, entusiasta, indifferente al successo o al fallimento, agisce in Sattva.
(27) L’uomo appassionato, avido dei frutti della propria azione, pronto alla violenza, cupido, sensibile al piacere e al dolore, agisce in Rajas.
(28) L'uomo che si disperdi in un continuo squilibrio, volgare, disarmonico, ostinato, disonesto, malevolo, pigro, che si scoraggia facilmente e rimanda sempre tutto a più tardi, agisce in Tamas.
(29) Ascolta ora la triplice distinzione qualitativa dell'intelletto discriminante, e della stabilità spirituale, enunciata interamente e con precisione.
(30) E' Sattvica l'intelligenza che conosce ciò che incita all'azione, o che rifiuta il servaggio; cio che deve o non deve fare, temere, e cio che lega l’anima o la rende libera.
(31) E' rajasica l'intelligenza che comprende distortamente il giusto e l'ingiusto, il proprio Bene ed il proprio Male, e ciò che deve o non deve fare.
(32) L'intelligenza ottenebrata, che scambia il male per il bene e confonde tutti i valori è tamasica.
(33) È sattvica la Volontà perseverante, medianle la quale, con l’Unione, si dirigono le attività della mente, del soffio vitale, e dei sensi.
(34) E' rajasica la volontà desiderosa dei frutti dell'azione e che tiene fissameute al proprio Dovere, Desiderio od Interesse, secondo le occasioni. La Volontà non intelligente, che impedisce di disfarsi deI sonno, dell’ansia, della paura, della pena, dello scoraggiamento, e dell’arroganza è tamasica.
(36)(37) Impara da Me le tre specie di piacere felice. La felicità delI'uomo che raggiunge la gioia mediante la pratica deI Sé, e mette fine al dolore, assomiglia in principio ad un veleno ed alla fine ad un nettare. Questa felicità sattvica nasce dalla chiara serenità di un intelletto rivolto verso di Me.
(38) La Felicità che nasce dall’unione dei sensi con gli oggetti, che al principio è come un nettare e alla fine amara come il veleno, è detta rajasica.
(39) Il Piacere che nasce dal sonno, dalla pigrizia e dalla negligenza, che smarrisce l'anima dall'inizio alla fine, nelle sue conseguenze, è detto tamasico.
(40) Non Esiste essere o entità sulla terra o in cielo e fra gli Dei, che sia libero dai tre Guna nati dalla N atura.
(41) Le Attività delle Quattro Caste: dei Bramini, degli Kshatriya, dei Vaishya e dei Shudra, vengono distinte dal Guna pertinente alla loro natura essenziale.
(42) La serenità, Ia padronanza di sé, l'austerità, la purezza, la rettitudine, la conoscenza comprensiva ed integrale, la pietà, sono attributi d’azione del Bramino, che emergono dalla sua stessa natura.
(43) L’eroismo, l'energia, la fermezza, l'abilità, il coraggio nel combattimento, la generosità, la dignità regale, sono attributi d’azione dello Kshattriya, che emergono dalla sua stessa natura.
(44) L’Agricoltura, l'allevarnento, il commercio, sono attributi d’azione del Vaishya, che emergono dalla sua stessa natura. L'azione servile è propria dello Shudra, e proviene dalla e sua stessa natura.
(45)(46) L’Uomo che si consacra al proprio compito, qualunque esso sia, raggiunge la pertèzione se agisce amando Colui che ha creato questo universo, e da cui tutii gIi esseri procedono.
(47)(48) E' meglio seguire lapropria legge, anche se mediocre, che quella altrui anche se è migliore. Chi attua la propria natura essenziale non commette errori. Non rinunciare al tuo Dharma anche se è imperfetto, perché in verità tutte le imprese sono avvolte da difetti, come il fuoco dal fumo.
(49) Chi ha separato da tutto la propria intelligenza, conquistando il Sé ed abbandonando il desiderio, ragginnge la suprema perfezione dello stato di non azione.
(50) In che modo, dopo avere ottenutoquesto Potere completo egli raggiunga il Brahman, imparalo da me; questa è la Suprema consacrazione della Gnosi.
(51)(52)(53) Unificando l’lntelligenza-volontà purificata, con la pura sostanza spirituale in sé, padroneggiando l'intero essere con volontà ferma e stabile, ritirandosi dagli affetti e dall’avversione, distaccato dal suono e dagli oggetti dei sensi, vivendo nella sobrietà e nella pienezza assoluta, padrone del suo pensiero, della sua parola e deI suo corpo, sempre impegnato nell'unione della meditazione, rifiutando desiderio ed attaccamento, libero dal senso dell'ego, dalla violenza, dall'arroganza, dal desiderio, dalla collera, senza nulla possedere e senza egoismi; in pace, un tale uomo è chiamato a divenire il Brahman.
(54) Chi è divenuto il Brahman e, nella serenità del suo Io Essenziale, né si affligge né desidera, ma è equanimc verso tutti gli esseri, ottiene l'amore e la devozione supremi per Me ed in Me.
(55) Mediante l’Amore egli conosce la Mia unica realtà, la mia molteplicità quale essa è, e quale io sono nei miei principi. Conoscendomi in essi, penetra immediatamcnte in Me.
(56) Continuando ad agire, dimorando in me, la Mia Luce gli fa raggiungere l'indistruttibile eterna dimora.
(57) Assumendomi spiritualmente quale Fine supremo, abbandona coscientementc a Me tutti i tuoi atti, e ricorrendo all’unione della volontà e dell'intelligenza, mantieni il tuo cuore e la tua coscienza stabilmente fissi in Me.
(58) Se ad ogni istante il tuo cuore e la tua coscienza sono fermamente stabiliti in Me, la Mia Potenza li farà superare tutti i passaggi difficili e pericolosi; ma, se a causa del tuo senso dell'Ego, rifiuti di comprendermi, sarai perduto.
(59) Ti nascondi dietro il tuo egoismo e dici: Non combatterò. La tua risoluzione è vana, e la tua stessa natura ti costringerà all'azione.
(60) Ciò che nella tua confusione mentale non vuoi fare, lo farai tuo malgrado, trascinato dagli stessi alti nati dalla tua natura essenziale, o figlio di Kunti.
(61) Il Signore Ishvara, il Daimon Brahman, o Atjuna, risiede nel cuore di tutti gli esseri. Mediante il suo potere di manifestazione, e d’illusione magica, EgIi li fa muovere in cerchio, come se fossero seduti su un Veicolo-Yantra.
(62) Abbandona il tuo intero essere in Lui, ed il suo Amore ti condurrà alla pace suprema ed all'etema dimora.
(63) Ti ho così rivelato la più occulta e segreta delle Gnosi. Considerala senza nulla omettere, ed agisci secondo la tua scelta.
(64) AscoIta ora la Mia Parola Suprema, la più segreta di tutte. Tu sei profondamente e con forza il Mio Amato, e per questo parlerò per il tuo bene.
(65) Col tuo pensiero e l’animo costantemente rivolto a Me, sii il mio Amante devoto; offrimi i tuoi sacrifici, e giaci con me in ognuno dei tuoi amplessi. In tal modo tu vieni a Me; il mio Patto è solenne, perchè Io Ti amo.
(66) Abbandona tutti i Dharma e rifugiati in Me solo; Io Ti libererò da ogni errore, non ti preoccupare.
(67) Mai devi ripetere queste parole, a chi vive senza concentrazione della volontà e delle energie dell'Animo,
senza Amore; a chi non si consacra a Me e Mi disprezza, o mi abbassa: lo che dimoro nel corpo umano.
(68)(69) Chi con il più grande amore per Me, diffonde questo supremo segreto fra i Miei amanti, senza alcun dubbio verrà a Me. Difatti, nessuno può fare più di lui cio che mi è grato, e nessuno sulla terra mi sarà più caro.
(70) Colui che studierà questa conversazione e questo dialogo, condotto da noi due in modo sacrale, Mi offrirà per suo tramite il sacrificio della Gnosi.
(71) E l’uomo che pieno difiducia l’ascolterà, senza pensieri malevoli o di vana critica, raggiungerà, liberato, il mondo splendente di quelli le cui azioni sono giuste.
(72) Hai udito ed ascoltato le mie parole con attenzione concentrata? La confusione del tuo spirito, nata dall'ignoranza, si è dissipata, o conquistatore di Tesori?.
Arjuna dice:
(73) La confusione è sparita, o Incrollabile e, mediante la Tua Grazia ho recuperato la consapevolezza e la memoria della mia vera natura e deI mio Dharma. Eccomi qui, deciso. L'incertezza mi ha abbandonato, ed agirò secondo la Tua Parola.
Samjaya disse:
(74)(75)(76)(77) Cosí, o Re, ho udito proprio da Krishna questo dialogo meraviglioso, questo segreto supremo dell’Unione. Quando ci ripenso gioisco e grande è il mio stupore.
(78) Là dove è Krishna, il Maestro dell'Unione erotica, là dov'è Arjuna, l'arciere, immancabili sono la gloria, la
vittoria, e la prosperità: nonchè l'immancabile legge dell’Armonia.
Qui finisce il Poema Sacro: gli insegnamenti upanisadici
della Bhagavad Gita.
Gloria a Sri Krishna! Il Daimon Brahman!
Che tutti siano Felici!
Trieste Gennaio 2002- Maggio 2010
PREM ARVIND-MAURO LIKAR
1
Isa Upanishad
Quello è perfetto, questo è perfetto
Dal perfetto viene il perfetto.
Anche se il perfetto emana il perfetto,
esso rimane perfetto.
1. Il Signore dimora in tutto questo. Ogni cosa al mondo è tutto il mondo. Se rinunci a tutto, godi tutto Non creare la ricchezza fuori di te!
2. Chi agisce così in questo mondo può vivere cento anni. Se vivrai così, non incontrerai ostacoli e nessuna azione ti legherà.
3. Tutti coloro che si oppongono al proprio Sé, dopo la morte vanno nei ciechi mondi avvolti nelle tenebre; chiamati mondi senza sole.
4. L'Uno è immobile, eppure è più rapido del pensiero. Egli è al di sopra di tutto, e neanche gli déi possono raggiungerlo. Senza muoversi, supera tutto ciò che corre. In lui Agni [il dio del fuoco] compie la sua opera.
5. Quello si muove, Quello non si muove. Quello è lontano, Quello è vicino. Quello è all'interno di questo, di ogni cosa; Quello è all'esterno di questo, di ogni cosa.
6. Colui che vede tutti gli esseri nel Sé, e vede il Sé in tutti gli esseri,
questi non odia nessuno.
7. In colui che sa che tutti gli esseri esistono solo come Sé, in colui che così vede solo l'Uno, non c'è illusione, non c'è sofferenza.
8. Questi invero conosce ciò che è luminoso e immateriale, che non può essere ferito né bagnato, puro, senza peccato; il veggente, il sapiente, l'essere supremo, indipendente, che, dall'origine dei tempi, fa raggiungere il proprio scopo.
9. Coloro che dimorano nell'ignoranza cadono in una profonda oscurità. Ma in una ancor più profonda oscurità cadono coloro che si compiacciono della conoscenza.
10. Il destino di chi coltiva la conoscenza, certamente è diverso da quello di chi vive nell'ignoranza. Così dicono i saggi, che insegnano a conoscere Quello.
11. Chi conosce la saggezza e l'ignoranza, vincendo l'ignoranza sconfigge la morte; coltivando la saggezza beve il nettare dell'immortalità.
12. Coloro che adorano gli esseri invisibili, cadono in una profonda oscurità. Ma in una ancor più profonda oscurità, cadono coloro che si compiacciono di ciò che è visibile.
13. Il destino di chi si fonda su ciò che esiste, certamente è diverso da quello di chi si fonda su ciò che non esiste. Così dicono i saggi, che insegnano a conoscere Quello.
14. Chi conosce ciò che porta tutti gli esseri alla rovina, supera la rovina e la morte e beve il nettare dell'immortalità; in tutti gli esseri.
15. Un velo di luce nasconde il volto della verità. Ti prego, rimuovi questo velo e mostrami il vero Dharma [Percorso]!
16. O sole, tu che concedi alla forza creativa il suo potere, unico Saggio, trattieni, ti prego, i tuoi raggi! Attenua il tuo splendore, perché io possa vedere la tua benedetta forma! Questo Sé simile al sole, sono io!
17. Che questo corpo sia consumato, che il mio soffio si fonda con l'aria e divenga immortale!
Om.
ricorda i miei sacrifici, ricorda come ti ho servito! Ricorda i miei sacrifici, ricorda come ti ho servito!
18. O Agni, mio Dio, mio Signore! Tu che conosci la via, guidaci sul giusto cammino! Facci superare ogni ostacolo, liberaci da ogni difetto! Mi inchino dinnanzi a te, e con queste parole ti rengo omaggio
Prem Arvind Mauro Likar
10:32 Scritto da: likar | Link permanente | Segnala | OKNOtizie |
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